
di Maria Grazia Lanzavecchia*
Lunedì 6 Febbraio, alle ore 16.45, presso la media Ungaretti di Serra Riccò, ho partecipato ad un corso per la sicurezza nelle scuole.
Ci hanno presentato gli argomenti due Vigili del Fuoco: uno era Carrossino, Assessore ai Lavori Pubblici nel nostro Comune, l’altro era un suo collega già in pensione, un certo D’Amato, resosi disponibile per fare incontri sulla sicurezza nelle strutture pubbliche.
Dopo che il Signor Carrossino ha introdotto l’argomento, è iniziata la relazione del Sig. D’Amato che, aiutandosi con alcune slide, ci ha passato in rassegna vari esempi di segnaletica inefficace, mal posizionata, non sufficientemente visibile o che dava indicazioni su vie di fuga impraticabili.
Tutto questo, ovviamente, allo scopo di sensibilizzare la nostra attenzione sulle indicazioni presenti nei plessi. Ci invitava poi a controllare che le vie di fuga fossero effettivamente agibili, che non ci fossero ostruzioni sul percorso, non ci fossero porte chiuse od ostacoli che potessero impedire l’evacuazione delle scolaresche.
Ci ha poi spiegato quanto sia difficile gestire la sicurezza nei luoghi in cui c’è abitualmente una grande presenza di folla come accade nei centri commerciali, nei teatri, nelle multisale e ci ha precisato che, per deformazione professionale, quando si trova in luoghi del genere è sempre molto attento alle indicazioni che vede in giro e che, se scopre delle criticità difficilmente eliminabili, oltre ad evitare di frequentare quei posti, invita anche chi conosce a fare lo stesso.
Ci ha poi detto quali sono i nostri compiti, cosa possiamo fare per migliorare la sicurezza, ci ha dato alcune informazioni sulle dimensioni che per esempio devono avere i corridoi per essere sicuri e ha concluso soddisfatto chiedendoci più volte se era riuscito a metterci un po’ di paura, se era riuscito a preoccuparci almeno un po’, perché, secondo lui, quello è lo stato d’animo giusto per essere preparati e giustamente reattivi in caso di emergenza.
Al che, dato che trovo corretto a domanda rispondere, ho fatto presente che siamo già preoccupati
a sufficienza, che non ci serve essere messi ulteriormente in allarme ed ho ribadito che la nostra vera necessità è semmai avere indicazioni su cosa possiamo e dobbiamo fare quando siamo consapevoli di insegnare in una scuola che ha parecchie criticità dal punto di vista sicurezza, dato che proprio lui, qualche decina di minuti prima, ci aveva suggerito di tenerci alla larga da strutture che non possiedono i requisiti minimi per essere evacuati in sicurezza.
Facendo mie le preoccupazioni delle colleghe della Scuola Media Negri espresse durante una riunione sulla sicurezza tenuta ad inizio anno, ho manifestato l’impossibilità di trovare una sistemazione adeguata agli zaini dei ragazzi perché, comunque siano collocati, creano sempre intralcio e pericolo in caso di fuga, dati gli spazi molto ridotti sia di aule che di corridoi ed ho ribadito che le dimensioni dei corridoi non sono a norma.
E quale risposta mi è stata data? Che la maggior parte delle scuole ha qualche problema con cui convive, che i Sindaci e le Amministrazioni comunali non sono certo in grado di sopperire alle esigenze di tutti gli edifici scolastici, ma che noi veniamo formati appositamente per essere consapevoli delle criticità al fine di essere in grado di individuare da soli le misure di auto protezione adatte a mettere in salvo, in caso di necessità, noi ed i nostri alunni.
Detto più crudamente, e senza troppi giri di parole, nel mio cervello di malpensante si è fissato un messaggio che mi batte in testa e che più o meno, a seconda dell’umore del momento, suona così: “Bello mio, sappi che tu insegni in un edificio non a norma, noi ti formiamo per non fartelo mai dimenticare, dopodiché arrangiati. Noi, in quanto istituzioni, abbiamo elaborato una buona strategia per pararci le spalle. Tu vedi di fare del tuo meglio perché, comunque, ogni responsabilità sarà la tua: NOI TI ABBIAMO FORMATO!
Una volta si faceva la caccia al colpevole solo dopo eventi nefasti o comunque per accertare le responsabilità di gravi disagi subiti dalla popolazione (si pensi alla Vincenzi del dopo alluvione o ad Alemanno dopo la nevicata di Roma.)
Ora, l’unico ambito in cui si sono fatti significativi passi avanti, mi pare sia quello dell’attribuzione delle responsabilità a chi subisce una situazione senza avere la possibilità di risolverla, in questo caso noi insegnanti, mentre le Istituzioni continuano a sonnecchiare in tutta tranquillità, autoassolvendosi. Che tristezza!
*Maria Grazia Lanzavecchia è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese
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