Il fumo fa male!

  il nostro comune spende cifre ingenti  per il servizio offerto da ATP, il prossimo anno il contributo ammonterà a circa 40.000 euro. Considerando che per salire sulla corriera bisogna anche pagare il biglietto il servizio, se non di prim’ordine, dovrebbe essere perlomeno dignitoso. Invece abbiamo corse poco frequenti realizzate, a volte, con mezzi vecchi ed inquinanti, che, come se non bastasse, spesso percorrono le strade del nostro comune a velocità sostenuta.  

Anche il servizio di AMIU, come più volte abbiamo scritto su questo blog, lascia molto a desiderare.  Cassonetti devastati, spesso senza coperchio o lasciati aperti e posizionati in modo che non si possano chiudere, mancato rispetto di alcuni oneri contrattuali. 

ATP ed AMIU sono aziende in odore di privatizzazione, eventualità  giustamente osteggiata dai lavoratori delle due aziende. Siamo anche noi dell’idea che servizi essenziali come il trasporto pubblico locale non debbano essere erogati da aziende private che, per forza di cose, nella gestione del servizio farebbero prevalere la logica del guadagno;  ma gli stessi lavoratori, più che con scioperi e manifestazioni, allontanerebbero certe ipotesi nefaste mostrando più attaccamento per il loro lavoro e cercando di fornire un servizio di qualità.

Claudio Di Tursi

  

    

Grazie di cuore Aldo!

lapelledellorso:

Volentieri “riblogghiamo” il post di ringraziamento al Dottor Aldo Lavagnino, un sicuro punto di riferimento per la nostra comunità.

Originally posted on Sant'Olcese Inform@:

thank-you

Dedicato al Dott. Aldo Lavagnino

Ricordando la tua presenza nel nostro paese come medico ed anche come consigliere comunale, oltre alla grande passione verso i tuoi pazienti vissuta con tanta abnegazione e spirito di sacrificio, oggi vogliamo celebrare assieme a te l’inizio del tuo riposo lavorativo, con l’augurio di nuove avventure e di sogni futuri.

A nome di tutta l’amministrazione comunale un abbraccio e un  affettuoso grazie!

Armando Sanna
Sindaco

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EDILIZIA SCOLASTICA – NOTIZIE DAL CONSIGLIO PARTE 2

di Flavio Poggi

  Un ampio spazio dell’ultima seduta del Consiglio comunale è stata, quindi, dedicata alla discussione della nostra interrogazione inerente le strategie che l’Amministrazione comunale intende perseguire in materia di edilizia scolastica. Motivo della nostra interrogazione, oltre all’ovvia attenzione che poniamo sulla materia, sono state alcune recenti iniziative intraprese e interviste rilasciate alla stampa locale dalla Giunta, con particolare riferimento al finanziamento richiesto per la riqualificazione termica e il restauro dei prospetti della Matteotti ed a quanto dichiarato relativamente all’avvio della progettazione del nuovo plesso presso il sito del Rio Lasco. In sintesi, la nostra interrogazione poneva alla Giunta i seguenti quesiti:

– far chiarezza sulle strategie che si intende perseguire in materia di edilizia scolastica;

– per quanto riguarda la scuola elementare Matteotti, se si intenda procedere ad un’approfondita verifica strutturale dello stabile prima di investire eventuali ingenti risorse nell’adeguamento termico ed estetico dello stesso;
– per quanto attiene l’area del Rio Lasco, se si intenda procedere ad un approfondimento di indagine idro-geomorfologica del sito prima di avviare la progettazione architettonica del nuovo plesso;
– Per quanto attiene la scuola secondaria “Ada Negri”, se si confermi l’esigenza di aumentare ulteriormente il numero di aule ospitate e, in caso affermativo, se si intenda preliminarmente provvedere a procedere ad una circostanziata verifica della sussistenza dei requisiti di sicurezza della struttura in rapporto al nuovo assetto che si verrà a determinare ed al maggior numero di ragazzi che dovrà ospitare.
L’Assessore Taddeo ed il Sindaco Sanna, ai quali diamo atto di estrema trasparenza, ci hanno risposto ammettendo, innanzitutto, di essere consci della situazione di vetustà in cui versano sia la Matteotti, sia la Ada Negri che, oltretutto, non forniscono ai ragazzi spazi e strutture adeguati, come sarebbero auspicabili per una scuola moderna. La strategia di lungo termine che l’Amministrazione sta attivamente perseguendo è, quindi, quella della costruzione di un nuovo plesso scolastico e l’area all’uopo individuata viene confermata presso il Rio Lasco che, pur essendo in territorio comunale di Genova, è nelle disponibilità del Comune di Sant’Olcese per via degli accordi sottoscritti e disporrebbe degli spazi adeguati per la realizzazione di una struttura adeguata e completa anche di spazi verdi ed aree attrezzate per lo sport all’aperto. Siccome per ottenere finanziamenti occorre avere un progetto preliminare, il Comune ha attivato una convenzione con la Facoltà di Architettura dell’Università di Genova, che farà lavorare i propri studenti sull’argomento. Tuttavia, consci del fatto che la struttura da realizzare avrà certamente costi molto elevati e che nell’attuale contesto economico non è così semplice reperire i finanziamenti necessari e che, comunque, la realizzazione di una simile struttura richiederà tempi lunghi, nel frattempo, l’Amministrazione cercherà di migliorare per quanto poissibile gli edifici scolastici esistenti. In questa direzione deve essere inteso il finanziamento richiesto per la Matteotti.Infine, per quanto riguarda il possibile riutilizzo della scuola di Torrazza, che oggi ospita i laboratori del CEA e la Croce Bianca, prospettato dal programma elettorale della maggioranza, l’Assessore Taddeo ha ammesso che, tralasciando i costi dei lavori che la struttura richiederebbe per essere riadeguata, il Provveditorato non coprirebbe i costi per il personale necessario ad aprire la struttura. Quindi, l’ipotesi è stata abbandonata.
Le nostre valutazioni, espresse in sede di Consiglio, sono le seguenti. Ovviamente, condividiamo sia le considerazioni circa l’inadeguatezza delle strutture della Negri e della Matteotti sia la logica conclusione che l’unica soluzione possibile sia quella di perseguire con convinzione la costruzione di un nuovo plesso scolastico. Tuttavia, permangono le forti perplessità che avevamo già manifestato in campagna elettorale circa la localizzazione del sito. L’area del Rio Lasco, infatti, oltre ad essere molto decentrata rispetto al territorio comunale e nel territorio di un altro Comune, si trova presso la confluenza di un piccolo affluente nel Torrente Secca, pochi metri a valle della confluenza col Sardorella. L’assetto geomorfologico ed idraulico dell’area non appare, quindi, del tutto rassicurante per gli aspetti inerenti il rischio idrogeologico. Si tratta, inoltre, di un’area oggi totalmente naturale: i lavori per la realizzazione della scuola dovranno prevedere, quindi, sia la cementificazione di estese superfici sia la “messa in sicurezza” del rivo, cioè ulteriori arginature e artificializzazioni del corso d’acqua. Credo che la nostra contrarietà a ulteriori interventi che prevedano cementificazioni e artificializzazioni del territorio sia ben nota a tutti. Ancorchè la finalità sia ben più nobile di quelle meramente lucrative delle odiose lottizzazioni assentite nel recente passato, rimaniamo fermi nella nostra convinzione che ogni ulteriore consumo di suolo andrebbe evitato e che sarebbe molto meglio orientarsi sulla riconversione di aree già oggi cementificate, visto anche che ve ne sono molte che versano in stato di abbandono e degrado. Il fatto, poi, che l’intervento richiederebbe, con ogni probabilità, la realizzazione di opere di artificializzazione ed arginatura del corso d’acqua ci rende ancor più dubbiosi sulla scelta operata. Per questo abbiamo chiesto con forza che il progetto sia preceduto da uno studio geologico ed idraulico ben circostanziato ed approfondito: se l’area non è sicura al di là di ogni ragionevole dubbio o richiederebbe onerosi interventi di “messa in sicurezza”, meglio evitare di perdere tempo e risorse in progetti irrealizzabili.
Quanto all’intervento di riqualificazione della Matteotti, pur comprendendo l’approccio della Giunta, abbiamo rimarcato innanzitutto i nostri dubbi circa le carenze strutturali dello stabile, che andrebbero ben valutate prima di procedere ad eseguire interventi sicuramente importanti ma che riguardano esclusivamente l’involucro e non lo scheletro dell’edificio. Inoltre, abbiamo manifestato qualche perplessità circa l’utilizzo di risorse destinate all’edilizia scolastica per una struttura che, in prospettiva, dovrebbe essere venduta (col meccanismo delle cartolarizzazioni) per recuperare risorse per costruire il nuovo plesso scolastico. Il Sindaco ci ha rassicurato asserendo che, certamente, la struttura verrà attentamente esaminata per gli aspetti inerenti la sicurezza statica prima di procedere ad eventuali ulteriori interventi e che, comunque, visti i tempi che occorreranno per la realizzazione del nuovo plesso, anche nell’ipotesi più fortunata, eventuali interventi di riqualificazione della Matteotti saranno completamente ammortizzati.

Ci si consenta, infine, una piccola malignità nel commentare l’affaire della scuola di Torrazza, che, ricordiamo, era previsto nel programma elettorale della maggioranza: considerato come si svolte le cose e che i forti dubbi circa la reale possibilità di concretizzare quell’ipotesi che avevamo manifestato fin da allora si sono prontamente avverati, non è che si sia trattato, alfine, solo di una boutade elettorale fatta per raggranellare consenso in un’area dove l’opinione pubblica era piuttosto arrabbiata per il degrado nel quale le precedenti amministrazioni l’avevano lasciata?

*Flavio Poggi, Geologo, è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per San’Olcese

Storia di Giuliana, Rosa ed altri settantanove

 

Rosa de Dominicis

 Giuliana ha undici anni, è all’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna Borgo Panigale e sta salendo su un aereo. Viaggia da sola, assistita da una hostess. Indossa la classica tracolla con la sigla UM, Unaccompained Minor. Si prenderà amorevolmente cura di lei Rosa De Dominicis, romana, Allieva Assistente di Volo con la prorompente bellezza dei suoi ventun anni. Chissà se Giuliana da grande vorrà solcare anche lei i cieli a bordo di un aereo di linea; ore in piedi su quegli scomodi tacchi a spiegare ai passeggeri dove sono le uscite di sicurezza e cosa fare in caso di emergenza, a servire un caffè che a diecimila metri d’altezza deve sembrarti buono per forza, a rassicurare persone che hanno quelle stesse paure che non riusciranno mai a superare la barriera del sorriso di ordinanza.

Ad attendere Giuliana all’aeroporto Punta Raisi di Palermo c’è Roberto Superchi, suo papà, che anche se l’arrivo del DC 9 è previsto con centotredici minuti di ritardo è felice lo stesso: Giuliana lo sta raggiungendo per vivere stabilmente insieme a lui e alla sua compagna.

Sono le 19,55, a Borgo Panigale ha appena smesso di piovere. Il Comandante Domenico Gatti dà il benvenuto a bordo dell’Itavia IH 870 e presenta i membri dell’equipaggio. 
Alle 20,02 l’aereo è pronto al decollo, Il Comandate riceve le ultime istruzioni via radio dalla torre di controllo: “Itavia 870 autorizzato a Palermo via Firenze, Ambra 13, salire e mantenere livello di volo 190. Ripeta e chiami pronti al decollo”. 
Sono le 20,10 di venerdì 27 giugno 1980 e l’IH870 è già un puntino scintillante nel cielo sopra Bologna.
C’è tanta vita tra cielo e terra a bordo di quel DC9 in quella sera d’estate, tanta vita con le sue speranze, con le sue delusioni, i suoi sogni. Ed era proprio un sogno quello che realizzava quel giorno Antonio, tredici anni: il sogno del volo. Antonio aveva una passione smodata per l’aviazione. Era pieno di modellini, faceva tutte le raccolte a fascicoli… Così quando si è trattato di accompagnare Antonella, sua sorella di ventidue anni, in Sicilia, ha chiesto di poterlo fare lui al posto di Francesco, il fratello maggiore. Ed il padre, fatte tutte le raccomandazioni del caso, ha acconsentito.

Alle 20,20 il Comandante Gatti stabilisce il contatto con il centro di controllo di Ciampino: “Buonasera radar di Roma, è l’IH 870″
“Buonasera anche a lei, 870. Inserisca 1136 sul transponder ed é autorizzato a Palermo via Bolsena, Puma, Latina, Ponza, Ambra 13″.

Sembrerebbe tutto normale, ma qualcosa di strano sta succedendo, anche se a bordo del DC 9 ancora nessuno se ne accorge.

Alle 20,24 un TF104 G dell’Aeronautica con alla guida i comandanti istruttori Mario Naldini e Ivo Nutarelli di ritorno da una missione di addestramento si trova nello stesso spazio aereo occupato dal DC 9 dell’Itavia. I due piloti notano qualcosa di strano e, per ben tre volte consecutive, lanciano l’allarme generale. Perderanno la vita a causa di un incidente, una collisione in volo, durante l’esibizione delle Frecce Tricolori del 28 agosto 1988 a Ramstein, in Germania, senza mai spiegare cosa avevano visto quella sera. 
E che qualcosa di strano stava succedendo nello spazio aereo sopra il Tirreno lo videro in molti. Lo videro gli addetti ai radar della portaerei americana Saratoga ancorata nel Golfo di Napoli, che affermarono di avere registrato nei cielo a sud di Napoli uno strano affollamento di velivoli. Guarda caso i registri della Saratoga, consegnati al comando americano di terra, sono andati persi.
Che qualcosa sarebbe successo lo sapevano soprattutto gli agenti del SISMI che avvisarono il leader libico Gheddafi, che quella sera si sarebbe dovuto recare in Jugoslavia per partecipare ad un incontro internazionale, che per lui si stava preparando una trappola aerea mortale, organizzata verosimilmente dai francesi con l’appoggio degli americani, cosa che lo indusse a ritornare a Tripoli. 
Insomma, quella sera tutt’attorno al DC 9 c’erano molti aerei militari di diverse nazionalità; alcuni si riparavano dietro la sua scia radar per non essere individuati ed almeno tre avevano inserito nel proprio transponder il suo stesso codice: 1136.
Intanto la vita a bordo dell’Itavia IH 870 scorre serena. I piloti si raccontano barzellette tra una comunicazione radio e l’altra. 
Alle 20,40 l’aereo è su Roma; vira a destra, abbandona l’Ambra 14 e sorvola Pratica di Mare.
“E’ la 870, buonasera Roma.”

“Buonasera 870, mantenga 290 e richiamerà 13 Alpha.”

Alle 20,46 un nuovo contatto, l’aereo chiede di abbassare la sua quota a 25.000 piedi per evitare una forte corrente d’aria:” È la 870, è possibile avere 250 di livello?”

“Sì, affermativo, può scendere anche adesso.”

“Grazie, lasciamo 290.”

Alle 20,50 l’IH 870 ha superato l’isola di Ponza ed è ormai prossimo a Palermo; tra poco raggiungerà il cosiddetto “Punto Condor” dove non potrà essere più controllato dai radar di Ciampino ed è ancora troppo distante per passare sotto il controllo traffico aereo di Palermo. 
Sono le 20,57, l’ultima comunicazione con Ciampino ha il tenore beffardo della routine: 
“115 miglia per Papa Alpha…per Papa Romeo Sierra, scusate, mantiene 250″

“Ricevuto, IH870, e può darci uno stimato di Raisi?”

“Sì, Raisi lo stimiamo intorno ai 13″

“870, ricevuto, autorizzati a Raisi VOR, nessun ritardo è previsto, ci richiami per la discesa.”

“A Raisi nessun ritardo, chiameremo per la discesa.”

“870 corretto.”

Alle 20,58. Gatti chiama la torre di controllo di Palermo Punta Raisi, è a metà strada tra Ponza e Ustica, in pieno Punto Condor: “Calma di vento, temperatura 23, autorizzati ai 15, altimetro 1013″
“Molto bene.”

Non passa neanche un minuto, da un caccia parte un missile che centra in pieno il DC 9 dell’Itavia. Giulia, Rosa, Giovanni, Antonella ed altre settantasette vite si perdono nel mare di Ustica a 3700 metri di profondità. I primi corpi verranno a galla insieme a pochi rottami dell’aereo all’alba del giorno seguente; per fare venire a galla tutta la verità non sono bastati trentacinque anni, gli autori materiali, coloro che materialmente hanno lanciato il missile, non sono ancora stati trovati. 
Una storia, questa, fatta di depistaggi, di suicidi dubbi ed incidenti strani occorsi alle persone che dovevano sapere, di fogli su cui venivano registrate le attività del controllo aereo strappati e ricopiati in bella, di nastri spariti. Una storia in cui qualcuno ha avuto il coraggio di dire che il MIG-23 libico trovato venti giorni dopo sulla Sila non aveva nulla a che fare con la strage, pur avendo certificato il medico legale lo stato di decomposizione del corpo del pilota essere compatibile con una morte avvenuta nel giorno del disastro. 
Una storia in cui i francesi si ostinano a dire che alla loro base aerea di Solenzara in Corsica quella sera le attività si sono chiuse alle 17,30. Eppure a smascherarli ci ha pensato un nostro generale dei Carabinieri, Nicolò Bozzo, braccio destro di Dalla Chiesa, che in quel periodo era in vacanza in proprio in Corsica, in un albergo che dava sulla pista della base, e che quella sera voleva mangiare una pizza con la sua famiglia nella pizzeria attigua alla base aerea. “Tutto il locale è prenotato ed è a disposizione della base, inizieranno a venire dalle otto” gli fu detto dal gestore. Ed infatti uscendo il generale vide arrivare i primi piloti. 
Il rombo delle operazioni, durate fino a mezzanotte, gli impedì di dormire, tanto che ad un certo punto inizio a segnarsi le sigle degli aerei, che dal balcone della sua camera vedeva benissimo, e gli orari di partenza. Anche qualche traccia radar sfuggita a quello che doveva essere un ripulisti generale, registrata dal centro di Poggio Ballone, inchioderebbe i francesi che continuano a sostenere imperterriti la loro tesi.

Questo è la storia recente del paese in cui viviamo, un paese in cui un padre, dopo trentacinque anni, non sa ancora chi gli ha ucciso la figlia, un paese in cui chi sa ancora non parla. E non solo sulla strage di Ustica.
Claudio Di Tursi

TORRAZZA E SCUOLABUS: NOTIZIE DAL CONSIGLIO PARTE 1

  

di Flavio Poggi*

In avvio della seduta di Consiglio comunale di ieri 18 Giugno, l’Assessore all’Urbanistica Sara Dante ha riferito un’importante comunicazione in merito all’avanzamento del contenzioso fra il Comune e la Società costruttrice delle villette di S. Bernbardo, presso Torrazza. A quanto riportato, la situazione sta evolvendo in maniera positiva ed il Comune sta riscuotendo l’importo della polizza fidejussoria che verrà messa a bilancio su un apposito capitolo di spesa vincolato per un suo utilizzo riservato alla sistemazione urbanistico-idrogeologico-ambientale dell’area interessata dalla lottizzazione incompiuta. I lavori di sistemazione non vengono avviati immediatamente perchè le aree non sono al momento ancora nelle disponibilità del Comune che, però, si accinge ad avviare i contatti col curatore fallimentare della Società per cercare di trovare un accordo bonario ed anticipare il più possibile questo passaggio, che si spera possa avvenire entro l’anno. L’Assessore ha, inoltre, voluto sottolineare che la Giunta si opposta con fermezza alle richieste dell’impresa edile di proseguire con le edificazioni nell’area, anche in ragione della presa coscienza della delicata situazione idrogeologica che la caratterizza, e, pertanto, non ci dovrebbero essere ulteriori cementificazioni.

Si è poi discussa la proposta di convenzione con il Comune di Ceranesi per la gara di appalto dei servizi di trasporto scolastico per il periodo 2016-2018. La scelta di convenzionarsi con Ceranesi è motivata dal fatto che entrambe le amministrazioni hanno il contratto in scadenza quest’anno (a differenza degli altri Comuni polceveraschi) e, oltre ad essere un segnale concreto della volontà di traguardare ad una gestione associata di taluni servizi con i Comuni limitrofi, nell’ottica di promuovere in prospettiva l’unione dei Comuni stessi, dovrebbe garantire un risparmio economico, sia negli stessi costi di gestione della gara sia del servizio appaltato. L’Assessore Taddeo ha riferito che la gara verrà perferionata dalla Stazione Appaltante della Città Metropolitana dopo l’estate e dovrebbe garantire che il nuovo servizio parta nel Gennaio 2016. Oggetto dell’appalto sarà il serviizo di trasporto scolastico, comprese anche le gite ed i servizi estivi (bagni marini e altro), comprensivo anche di tutti gli oneri di manutenzione dei mezzi, sgravando, quindi, il Comune dalle problematiche inerenti la soluzione tempestiva di eventuali guasti. La Polizia Municipale rimarrà, comunque, responsabile del servizio e dovrà farsi carico di garantire il rispetto delle clausole di contratto da parte della Ditta appaltatrice. Nel merito, il nostro Gruppo ha chiesto che si verifichi la possibilità di armonizzazione delle scadenze dei rispettivi contratti inerenti questo servizio con gli altri 3 Comuni polceveraschi, nell’ottica di poter addivenire in futuro ad una gestione associata di questo servizio da parte di tutti e 5 i Comuni. Si è, inoltre, richiesto che la nuova gara traguardi anche, nel limite del possibile, un miglioramento del servizio, ad esempio integrandolo con le tratte che in oggi sono coperte da una convenzione con ATP, considerate anche tutte le incognite che in oggi gravano sul futuro di questa Azienda. L’Assessore ha registrato con interesse la nostra prima osservazione mentre si è mostrato più dubbioso relativamente alla seconda, sia per questione di costi che, soprattutto, di insufficienza del numero dei pulmini disponibili per coprire anche quella tratta. Il Comitato ha, comunque, votato favorevolmente alla convenzione proposta, in coerenza alla nostra impostazione da sempre favorevole a qualunque iniziativa vada nella direzione di promuovere l’unione dei Comuni.
Per concludere questa prima parte del report sulla seduta di §Consiglio comunale, non si possono non sottolineare onestamente e correttamente le molte note positive emerse, che ben si sintonizzano con alcuni dei principali punti fermi del nostro programma, in merito sia alla situazione di Torrazza alla promozione dell’unione dei Comuni.
Nella seconda parte riferiremo della ampia discussione seguita alla nostra interrogazione inerente le strategie dell’Amministrazione in materia di edilizia scolastica.
*Flavio Poggi, geologo, è consigliere comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Villa Serra: le suore ed i bambini dell’asilo di Manesseno mandati indietro perché senza biglietto.

  Riportiamo la segnalazione di un nostro lettore:

Buongiorno,
Voglio segnalarvi un fatto quantomeno increscioso che mi ha molto colpito, meravigliato, sbalordito… non so nemmeno io cosa!
Questa mattina, maestre e suore, della scuola per l’infanzia Rolla Rosazza Vitale (per tutti noi l’asilo delle suore), sono partiti, a piedi, per andare in Villa Serra a vedere papere e tartarughe. Ovviamente bambini festanti, immagino le loro fantasie su questa “gita”.
Venendo al dunque, arrivati (bimbi, maestre e suore) al cancello di entrata, si sono visti negare tassativamente l’ingresso gratuito al NOSTRO parco! Pazienza gli adulti ma i bambini?!!! Così, a malincuore per i bambini e molto arrabbiate per gli adulti, le educatrici dell’asilo, hanno riportato i bimbi indietro.
Comprendo che esistano regolamenti e che Villa Serra debba sostenere spese di gestione ma questo fatto mi sembra eccessivo, ancor di più che molti di questi bambini, con i loro genitori, usciti dell’asilo, si recano proprio in Villa per continuare a giocare, pagando il biglietto d’ingresso.

Ogni ulteriore commento è superfluo.

50 anni e … sentirli tutti!

  di Chiara Ferraris*

Le cose cambiano, tutti si invecchia.

Lo so: non potevo usare incipit più retorico ma, a onor del vero, non ce n’era di più azzeccati per l’occasione.

Le famose frasi dei compleanni dai 30 in su: “non li dimostri”, “sì, ma sembra che ne hai meno”, “io non me li sento” e quant’altro non calzano per nulla a pennello. Le ultime due giornate all’insegna dei festeggiamenti dei 50 anni del circolo ANSPI di Manesseno mi hanno fatto riflettere sulla pienezza di questo percorso.

Non è invecchiare, non semplicemente. E’ diventare grandi, maturi, saggi. E’ bello.

Il compleanno del circolo è tutto oro che cola, se mi si perdona l’azzardo: è stato l’occasione per ricordare, ancora una volta, quanto tutti coloro che si sono più o meno impegnati per il Circolo siano parte di una ingranaggio storico, un meccanismo infinitesimo ed essenziale, e di quanto sia vitale farne memoria continua.

Sabato sera la festa sembrava ricalcare le orme del Nome di Maria: il campetto allestito con tavoli e palco, i giovani camerieri con la maglietta del circolo che zigzagavano tra la folla con i vassoi carichi di pietanze preparati dalle cuoche storiche, i bambini che scorrazzavano nella ghiaia elevando nuvoloni di polvere, i “non più giovani” che camminavano distratti sollevando mani e sorrisi per salutare vecchi amici. Davvero, sembrava non ci fosse nulla di più.

Abbiamo mangiato i ravioli e la salsiccia con le patatine, abbiamo inseguito i nostri figli per tutto il campetto e oltre e abbiamo atteso che cominciassero a suonare.

Ad un certo punto è cambiato qualcosa. Lentamente, però.

Già è stato commovente vedere quattro quindicenni che, strumenti alla mano e faccia di ghisa, son saliti sul palco con i loro cappellini di paglia, ammettendo di aver scelto come primo pezzo “Gli anni” proprio per onorare i festeggiamenti del circolo. L’atmosfera, allora, si è caricata di un elettrizzante euforia nostalgica. La serata, tutto sommato, stava cominciando a prendere una piega diversa dalle solite feste a cui sono abituata. Dopo “Gli Eventuali” si sono susseguiti sul palco una serie di band “storiche” di Manesseno: i “Flowing Water”, i “Mistake Five”, i “Megaptera” e veramente gli sguardi, i sorrisi intorno a me sono cambiati. Lì ho capito che si stava festeggiando la storia di ognuno, non quella stampata sui libri, ma la storia memorabile del proprio vissuto, fatto di pomeriggi a sparar cazzate con gli amici, a voler diventare una rock star e ad impegnarsi a fondo in questo o semplicemente per la voglia di divertirsi o per voler dire qualcosa di diverso. Ho visto volti inaspettati sul palcoscenico accennare melodie di qualche anno fa con la stessa energia di allora, probabilmente, ho visto giovani mamme incitare i propri amici come vere fans, come le adolescenti che sono state, ho visto la gente scorrere la mostra fotografica sorridendo allibita di fronte ad antiche riesumazioni dal passato. E anche quando sono saliti sul palco i “Vigorsol” e abbiamo visto Maurizio assumere la famosa “posa” dantesca non si era a teatro o ad uno spettacolo, no… si era tra amici, ci si è chiamati per nome, ogni riferimento, ad un certo punto, si è concretizzato, e la serata è scorsa via fluida, certo ridendo a crepapelle grazie a Maurizio, ma anche per la serenità che si prova quando ci si ritrova con chi ha percorso insieme un pezzetto di vita. Questa diffusa sensazione di benessere non è sfumata via, poi, è rimasta sospesa nella notte, come una nube densa ma leggera e ha accompagnato anche la giornata di Domenica: la Messa così partecipata, accompagnata dal Coro di San Martino e dalla Cantoria dei Giovani, le belle parole che ci si è scambiati, il pranzo in compagnia, di nuovo cercando visi familiari tra le foto appese un po’ ovunque.

Per una “furesta” come me è stato un ottimo strumento per toccare con mano tante emozioni di cui ho sentito parlare per molto tempo. E’ stato un viaggio, un viaggio nel passato, un meraviglioso tuffo in ciò che è stato il circolo per molti di voi e un meraviglioso scorcio delle potenzialità che ha questo circolo per tutti noi.

Ecco a cosa serve sentirsi “cinquantenne”: avere fondamenta solide, stabili, sulle quali è possibile scommettere per il futuro.

Ecco a cosa serve sentirli tutti, quei 50: a sbirciarli bene per sapere come fare per fare ancora e sempre meglio.

Auguri Circolo!

* Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare, attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.