Ricordi da un’infanzia di periferia

20120531-222224.jpgHo vissuto fino quasi alla maggior età in paesino alle pendici del Monte Gazzo sulle alture di Sestri Ponente. Finita la scuola i giochi erano sempre gli stessi, le corse in bici, la fionda, la cerbottana… E si svolgevano prevalentemente in strada. A pallone, invece, giocavamo in un campetto ai lati della ferrovia, sulla linea che porta ad Acqui. Per arrivarci dovevamo buttarci giù da una scarpata. Arrivati in fondo se andavi a sinistra imbucavi la galleria, se comminavi a destra, lungo i binari, arrivavi al campetto: un’area priva di alberi e sufficientemente piana da poterci giocare a sette. Qualche volta, mentre la raggiungevamo, passava il treno. Chi si buttava a terra, chi si addentrava tra i rovi, chi si aggrappava ad un albero e chi, non trovando di meglio, si aggrappava a quello che si era aggrappato all’albero. Passato il pericolo ci guardavamo in faccia l’un l’altro e camminavamo verso la meta ridendo nervosamente, senza dire una parola. Una volta, una sola, arrivato in fondo alla scarpata girai a sinistra, presi la galleria e la percorsi interamente per scoprire cosa c’era dall’altra parte. Ma questa è un’altra storia, anzi… Un altro post.
Nel tardo pomeriggio, di sera dopo cena e quando pioveva c’era il bar. Con Il biliardo, il jukebox, il flipper e, solo più tardi, con i primissimi giochi elettronici: un muro da rompere facendo rimbalzare contro i mattoni una pallina o lo space invaders.
Ti accorgevi che stava iniziando l’estate quando arrivavi al bar ed avevano cambiato la lamiera rettangolare, attaccata al muro con quattro chiodi, con la lista dei gelati.
Passavamo ore a studiare quelli nuovi rispetto all’anno passato.
Devo dire che che il gelato mi piace, forse anche più di allora, ed ho imparato a riconoscere quello buono in base ad alcune semplici regole. Se quelli della maggioranza non ne combinano qualcuna stanotte, ed collega blogger Enrico Trucco non scrive sul suo blog qualcosa che mi fa imbestialire a cui dover controbattere, ve ne parlo nel post di domani. 🙂

Claudio Di Tursi

I lavori in alveo del Sardorella: le nostre considerazioni

20120530-145222.jpgdi Tullio Sobrero*
Si legge sul blog non blog (dove è impossibile fare osservazioni) della nostra cara maggioranza, che l’entusiasmo regna sovrano perché la Provincia sta sistemando il greto del nostro caro torrente Sardorella, in prossimità dell’abitato di Manesseno. Bontà loro, ci citano perfino, perché mesi or sono avevamo polemizzato per i grossi lavori di sistemazione realizzati sul Secca sul territorio di Genova e Serra Riccò, mentre… visto? Bastava aspettare e sarebbe arrivato anche il nostro turno! E giù di lusinghe e di adulazioni verso quegli Enti così collaborativi e solerti nel soccorrerci nelle nostre necessità!
Forse al nostro caro Enrico Trucco sfugge che fa parte dei compiti istituzionali della Provincia gestire e mantenere in sicurezza l’alveo dei torrenti, del Sardorella come del Secca?
Volendo fare polemica sterile possiamo banalmente osservare che si è dovuto attendere oltre 6 mesi… Sì perché l’attuale sfacelo del Sardorella perdura dal 4 novembre 2011, quando il nostro territorio è stato colpito dall’ultima alluvione. Mi viene da dire che forse, più che ringraziare la Provincia, sia il caso di ringraziare il Cielo! Che in tutto questo tempo (periodo decisamente rischioso, dall’autunno a primavera inoltrata) non ci ha voluto omaggiare di altre piogge torrenziali. Nello stato in cui ancora si trova il torrente, proprio nel tratto più pericoloso compreso fra l’abitato di Manesseno e il nuovo insediamento industriale in sponda sinistra, ne sarebbe bastata molto meno di quella che è venuta a novembre per fare danni decisamente superiori.
A proposito, la volete sapere una cosa? Ad onor del vero non ho mai avuto il piacere di leggerlo da nessuna parte (si sa, scripta manent), ma ne ho ripetutamente sentito parlare dai cari a amministratori del comune prospiciente: la manutenzione del letto del torrente Sardorella, per l’intero tratto in corrispondenza dei nuovi capannoni, è stata appioppata come onere all’impresa costruttrice del complesso. In questi 6 mesi di stato disastroso dell’alveo nessuno li ha costretti ad adempiere ai loro obblighi contrattuali; anzi, per premiarli della loro inadempienza, adesso ci pensa la Provincia a fare il lavoro che spettava a loro, con soldi pubblici naturalmente. Vien da dire: ottimo tempismo degli interventi di manutenzione programmata! Se i nostri amministratori sciorinano ringraziamenti, chissà quanto sarà enorme la gratitudine di questi signori.
A proposito di tempismo, vi voglio raccontare un fatto. 5 anni or sono, durante i vani tentativi di far ragionare l’amministrazione del comune di Genova (ma anche quella di Sant’Olcese, sempre schierata al fianco dei cugini maggiori) sulla pericolosità del riempimento della piana dove stavano sorgendo i capannoni, erano venute quattro gocce d’acqua (una bella piena invero, ma come tante se ne succedono) che come sempre accade avevano scavato sotto l’argine destro, scoprendone per un lungo tratto il piede e mettendone a rischio la stabilità (come avvenne nel 93). Ebbene, in occasione di un incontro con l’assessore provinciale Fossati, il Comitato per la Salvaguardia di Manesseno aveva richiesto che venisse effettuata una verifica della stabilità dell’argine destro. Massima disponibilità da parte del rappresentante dell’amministrazione provinciale: la verifica si sarebbe effettuata di lì a brevissimo. L’incontro si tenne di venerdì. Il lunedì di primo mattino le ruspe del costruttore scesero in alveo e ridistribuirono perfettamente tutto il sedime in alveo, coprendo perfettamente il piede dell’argine: poche ore e il letto sembrava un biliardo! Inutile dire che la verifica di stabilità dette risultati di assoluta tranquillità.
A pensarci bene, forse di tutto quanto abbiamo anche un po’ colpa noi: se avessimo chiesto una nuova verifica di stabilità degli argini, entrambi questa volta, chissà, magari così ce li avrebbero sistemati con maggiore solerzia…
Concludendo, siamo alle solite: i nostri asserviti amministratori si prostrano innanzi ai loro compari di partito, questa volta della Provincia, tessendone le lodi perché svolgono un loro compito colpevolmente in ritardo. Forse lo fanno per darci il buon esempio: bisogna ringraziare ed essere riconoscenti per avere quello che in realtà ci spetta di diritto. Quello che da quarant’anni accade nel nostro caro vecchio comune.

*Tullio Sobrero è il Coordinatore del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Terremoto: evacuata la scuola elementare Matteotti di Manesseno

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Alle 9 di stamane un terremoto di magnitudo 5,8 della scala Richter ha colpito l’Emilia e Modena in particolare dove è stato registrato l’epicentro. La scossa si è sentita anche a Sant’Olcese dove è stata evacuata la Scuola elementare Matteotti. I bambini sono stati portati nel campo di pallone antistante Chiesa Nuova di Manesseno. Dopo un sopralluogo dei vigili volto a verificare lo stato della struttura i piccoli sono stati riportati nelle aule.
Alla scuola elementare di Piccarello la scossa non è stata avvertita, così come alla materna di Arvigo dove, per precauzione, i bambini sono stati tenuti un po’ più di tempo in giardino.

Grazie a quanti sono stati impegnati nella gestione dell’evento.

Claudio Di Tursi

AAA ASSISTENZA MEDICA DIGNITOSA CERCASI

20120528-084307.jpgdi Maria Grazia Lanzavecchia*

Pochi giorni fa, mio padre ha avuto problemino di salute che ci ha costretto a portarlo al Pronto Soccorso di Villa Scassi. Il cielo ci ha assistito e, poichè siamo arrivati in un momento di tranquillità del tutto straordinario, l’iter è stato veloce: triage, visita del medico, richiesta di consulto con un neurologo che in tempi ragionevolissimi arriva, fa fare una Tac, fa la diagnosi, prescrive la cura e poi …tutto si blocca.

Motivo? Mancanza di posto letto in reparto. Non resta che attendere in pronto soccorso fino a quando ce ne sarà uno disponibile.

E qui comincia la seconda fase, quella un po’ meno fortunata e che mette a dura prova i nervi di tutti. Sì, perché quando si può aspettare, in condizioni che non sono quelle dell’urgenza, ci si rassegna e si aspetta, ma se si sta assistendo qualcuno che sta veramente male, è dura non perdere le staffe e magari prendersela proprio con chi dà il massimo per garantire cure e assistenza a tutti: quei poveri medici ed infermieri che non hanno un momento di tregua, che girano come trottole, che si prodigano come possono per non far mancare il loro intervento là dove c’è più bisogno…

Ma nonostante tanta serietà professionale, loro non possono proprio rimediare ad una situazione che è frutto di provvedimenti presi a tavolino da Assessori preoccupati solo di far tornare i conti e per i quali la necessità di razionalizzare la spesa li porta sempre ad un unico tragico equivoco: tagliare, tagliare, tagliare…

Tagliare il numero dei primari, tagliare i dipendenti, tagliare i posti letto…

Ma se la popolazione è più o meno sempre la stessa e il numero degli anziani aumenta, non viene il sospetto che un sistema sanitario così gestito non sia più in grado di garantire il diritto alla salute dei suoi cittadini?

Cari politici, riflettete sull’emergenza sanitaria che affligge chi dalla Val Polcevera e dalle vallate limitrofe si deve servire dell’assistenza medica del Villa Scassi!

Nel giro di pochi anni, questo ospedale si è trovato a farsi carico di tutti quei pazienti che in passato avevano come riferimento gli ospedali di Busalla, Rivarolo, Pontedecimo e che ora sono costretti ad attendere per ore ed ore in un Pronto Soccorso affollatissimo nella speranza di riuscire a conquistare prima o poi il sospirato posto letto nel reparto che li deve prendere in cura.

E’ una situazione inaccettabile, che in qualche modo deve essere risolta: lo meritano i pazienti che per anni hanno contribuito con le tasse a garantirsi un’assistenza sanitaria degna di questo nome, lo meritano i medici e quanti lavorano seriamente in questa struttura che allo stato attuale mi pare in difficoltà a gestire un numero di pazienti che non sempre è in grado di accogliere.

*Maria Grazia Lanzavecchia, insegnante, è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Una domanda ad Enrico Trucco, Presidente del Consiglio Comunale di Sant’Olcese.

Enrico Trucco, esponente del PD e Presidente del Consiglio Comunale di Sant’Olcese, dalle pagine del suo Blog, commenta il successo del Movimento 5 Stelle alle amministrative che si sono appena concluse. La sua opinione, a nostro avviso, a tratti non è chiara e, soprattutto, non affronta alcune questioni di importanza fondamentale poste dal movimento di Beppe Grillo.

Noi de “lapelledellorso”, però, vogliamo andare a fondo su certe questioni ed una cosa semplice semplice gliela vogliamo chiedere:

Signor Trucco,
il Segretario del suo partito Bersani, in contrasto a quanto desidera il Movimento 5 Stelle e la quasi totalità dei cittadini italiani, è contrario all’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Qual è la sua posizione in merito?

A G G I O R N A M E N T O : la risposta di Trucco.
Chi vive nell’ottica partitica non concepisce un movimento che nasce dal basso e non vuole avere un partito come riferimento. Cosi Enrico Trucco, nel rispondere alla nostra domanda, ha voluto metterci il cappello da grillini ammettendo candidamente che la cosa gli faceva piacere. Peccato, perché sa benissimo come stanno le cose. Nel 2009 quello di Grillo era un movimento già affermato; se avessimo ragionato in termini di convenienza ci saremmo fatti certificare, possedevamo, infatti, tutti i requisiti. Non lo abbiamo fatto perché volevamo e vogliamo conservare la nostra indipendenza.
Trucco, per venire al merito della discussione, ha risposto dal suo blog alla nostra domanda. In sintesi, pur non approvando le modalità attuali, è favorevole ad una qualche forma di finanziamento dei partiti, una sorta di rimborso con un tetto di spesa. Chi volesse entrare nel dettaglio del Trucco Pensiero può vedere la risposta in coda al suo post su santolceseinforma.

Claudio Di Tursi

Ultime dal Torneo della disperazione

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Un accidente deve aver colpito il nostro infiltrato presso il solito Torneo dei misci a Manesseno, visto che il solito rapporto questa settimana non è pervenuto. Così ho preso il coraggio a due mani e sono andato personalmente a caccia di informazioni. Arrivo proprio mentre si sta giocando una partita. Fuori dal campo urla furibonde da parte degli spettatori ” Mié che û ballun l’é quellu riundu” … ” droughee de suppe” … “arbitro malpigiou”… Le auto parcheggiate lungo il vialetto borlate e con i finestrini rotti dalle pallonate. Guadagno a fatica lo spiazzo antistante la chiesa. Trovo un pacco di documenti vicino al bancone del bar e mi metto a ficcanasare. Davanti ai miei occhi si concretizza l’amara scoperta: il nostro infiltrato D.P. non ha più dato informazioni per la vergogna! La squadra in cui milita, infatti, i “Bersandie”, è ultima in classifica. Mentre trafugo il documento che vedete riprodotto in foto, vengo distratto da urla familiari. È il nostro infiltrato che grida tenuto fermo da un gruppo di muscolosi ragazzi dell’ACR: “Ti ammazzo… ti distruggo…ci hai rovinato…” Ce l’ha con Pinna, il capocannoniere!

Allacciamoci le cinture

Le cinture di sicurezza sono state il primo accessorio automobilistico che ha migliorato la sicurezza degli automobilisti e di tutti i viaggiatori in genere. Se vi ricordate da accessorio sono diventate parte integrante della vettura e sono state installate di serie su tutte le vetture con obbligo di utilizzo per i sedili anteriori (1988). Successivamente sono state installate anche sui sedili posteriori e dal 2006 è stato introdotto l’obbligo di utilizzo su tutti i sedili a bordo della vettura. Sono una bella invenzione che ha salvato molte vite e che si devono utilizzare sempre, anche per brevi viaggi. Purtroppo certe utilitarie di piccola cilindrata hanno le cinture dei sedili posteriori piuttosto scomode per non dire impossibili da utilizzare anche perchè i sedili anteriori sono talmente vicini alla panca posteriore che per potervi sedere si deve stare in diagonale con i sedili anteriori a diretto contatto col passeggero. Non penso di essere un sovversivo se mi permetto di asserire che in queste vetture le cinture posteriori siano pressocchè inutili.

Accade in questi giorni a Genova che un mio amico, piuttosto robusto, seduto sul sedile posteriore della fiat 600 della moglie, mentre era in coda e andava a passo d’uomo, venga multato dai vigili per essersi slacciato la cintura di sicurezza: 75 euro e -5 punti sulla patente. Stabilito che la mancanza di buon senso e l’ordine di far cassa vigono tra i vigili del Comune di Genova raccomando a tutti, anche in situazioni apparentemente tranquille, in città o nei parcheggi pubblici di indossare sempre le cinture così i vigili…dovranno almeno inventarsi un altro motivo per farvi la multa!

Giorgio Bruzzone