La banda larga, un fiore all’occhiello del Comune di Sant’Olcese

Anche questa mattina ho percorso  con lo scooter il tratto di provinciale che unisce Arvigo a Piccarello. E’ sempre stato piacevole percorrerlo, specialmente d’estate o in primavera nelle belle mattine soleggiate con l’aria fresca che ti sfiora la pelle e con la vista del bosco per un lungo tratto incontaminato.

Dopo aver percorso le brutture di Manesseno, per molti anni questo tratto di strada ha costituito il primo impatto piacevole con la vegetazione e la fine dell’abitato. Peccato solo per quel guard rail che protegge la carreggiata dal fiume, già brutto di suo ma che con gli anni è statto ripetutamente violentato da automobilisti che avrebbero voluto raggiungere l’alveo del Sardorella direttamente con l’automobile.

Un paio d’anni fa la Provincia ha pensato bene di dotare le frazioni alte del nostro Comune della banda larga per il collegamento della rete internet e per fare ciò ha utilizzato il sistema che garantisce la migliore larghezza di banda ossia la fibra ottica.

Fin qui nulla di strano, nulla da obiettare, anzi si dovrebbe elogiare la Provincia per l’iniziativa. Purtroppo tanto è encomiabile il progetto, tanto è deprecabile la realizzazione, affidata probabilmente a qualche ditta al secondo o al terzo subappalto e comunque non in grado di eseguire lavori ben fatti. Si doveva capire da subito che il lavoro sarebbe stato tutt’altro che a regola d’arte quando si videro fare i primi scavi nel tratto Borgo – Arvigo con tagli dell’asfalto tutti storti e mal coperti. Già allora facemmo presente il problema sia all’Amministrazione Comunale che alla Provincia ma ci tranquillizzarono dicendo che gli scavi si sarebbero fermati ad arvigo, che il seguito sarebbe curato meglio e che, comunque, dopo l’assestamento delle pezze si sarebbe riasfaltata la mezza carreggiata deturpata.

Il tratto da Arvigo a Piccarello invece di essere canalizzato sotto asfalto è stato fissato a sbalzo sul torrente utilizzando una orribile quanto fragile canaletta ispezionabile a sezione quadra di colore bianco sorretta da staffe di lamierino pre-arrugginito.  Un sistema per risparmiare –  ci dissero – un metodo che fa schifo –  ribadimmo noi – .

La canaletta posata tutta storta e con le staffe arrugginite ha contribuito ad imbruttire il devastato guard rail per qualche mese, ogni tanto se ne rompeva un pezzo e la delicatissima fibra penzolava sollecitata dal vento; A novembre purtroppo abbiamo assistito alle devastazioni provocate dall’alluvione e i danni, subiti in tutto il territorio, non hanno certo risparmiato il prezioso e delicato cavo proterro da pochi decimi di plastica: l’acqua del torrente ha divelto la canaletta con le relative staffe per lunghi tratti e la fibra ottica si è vista penzolare lungo gli argini o addirittura giacere spezzata lungo l’alveo.

A un anno circa dall’alluvione tutto quello che è stato fatto è alzare la fibra ottica dagli argini e arrotolarla lungo la ringhiera di ferro e fissarla a tratti con del vistoso nastro giallo. Non so in che stato sia la fibra ottica, so per esperienza che è molto delicata e che deve essere trattata con cura, mai piegata o sbattuta, per questo viene normalmente interrata, ma anche ammesso che fosse funzionante l’impatto visivo su chi passa per quel tratto di strada è notevole. Spero che anche gli amministratori del nostro Comune andando a Piccarello siano colpiti da quel “fiore all’occhiello” e che possano intercedere affinchè chi ha commissionato il lavoro lo faccia ripristinare.

Giorgio Bruzzone

Il Giornale si occupa del trenino di Casella

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Riportiamo integralmente questo bell’articolo di Paolo Bertuccioli, apparso l’undici agosto sul sito http://www.ilgiornale.it. (Link)

Il trenino che di bello ha solo il panorama

Viaggiare per ventiquattro chilometri e osservare dal finestrino soltanto alberi, boschi, natura.
Planare lentamente su Genova seguendo il percorso degli antichi forti di Levante, per vedere la val Bisagno farsi sempre più vicina. Tenere inaspettatamente compagnia ad un falchetto che fino a un momento prima, fermo sulle correnti ascensionali, credeva di essere lì da solo a dominare la città. Il bello della ferrovia Genova-Casella è da sempre nell’atmosfera del viaggio: un po’ treno del West, un po’ macchina del tempo. Ultimamente, però, i segni del passato sono un po’ troppi nel piccolo mondo del «trenino» di Casella, dove si manifestano sotto forma di incuria e abbandono, sia delle fermate che dei vagoni.Basterebbe la sola stazione capolinea di Casella a spiegare di che si tratta. Dove c’era un bar, ora c’è una stanza tristemente vuota. Vuoto anche lo sportello da cui un tempo si affacciava un operatore dell’ufficio informazioni e accoglienza turistica del Comune. L’unica accoglienza riservata al viaggiatore è quella di un cartello scritto a mano: «L’ufficio Iat si è trasferito presso la Pro Loco» e si trova, insomma, dall’altra parte dello Scrivia, piuttosto lontano da quello che – in teoria – dovrebbe essere il primo punto d’approccio turistico del paese. La stazione del trenino invece rimane totalmente sguarnita di qualsivoglia anima viva. Il risultato è visibile nelle cartacce per terra e nelle scritte sui muri: il biglietto da visita della Casella-Manin.A bordo, sempre escludendo il panorama, la situazione non è delle più felici. La gentilezza del personale Amt (il biglietto si acquista in carrozza: 2 euro e 30 per un viaggio di sola andata da capolinea a capolinea) non può nulla contro le condizioni del materiale rotabile. Delle sei motrici con posti a sedere in servizio, la più giovane è stata costruita nel 1998 e sottoposta l’anno scorso ad un restyling esteriore. Restyling che è invece stato radicale, nel 2010, per il locomotore numero 5, risalente al 1957 e arrivato in Liguria dopo lungo servizio sulla ferrovia umbra Spoleto-Norcia. Discorso diverso per le altre: un terzetto di macchine acquistate nel 1993 dall’allora società che gestiva la linea è in servizio assiduo da 19 anni. La mitica «A1», infine, ha appena compiuto 83 anni: l’ultimo intervento di restauro ha riguardato solo l’esterno. Delle carrozze, due risalgono a metà anni Novanta, tre al 1980. E così, dopo avere contemplato qui e là gli squarci nei sedili, si può distogliere lo sguardo e notare le condizioni di quasi tutte le fermate intermedie. Casottini invasi da erbacce, oppure stazioni vere e proprie ormai chiuse e abbandonate. Quella di Campi sembra la meno peggio. Per forza: lo scorso 23 giugno proprio lì si è dato da fare un gruppo di volontari radunatisi spontaneamente in un gruppo Facebook, «Salviamo il trenino di Casella». Si tratta di alcuni utilizzatori abituali della linea, che hanno dimostrato di aver capito la doppia valenza della ferrovia: mezzo di trasporto quotidiano per i residenti di Comuni come Casella, Serra Riccò e Sant’Olcese, ma anche potenziale grimaldello turistico da Genova verso l’entroterra. Armati di «pennacco» e decespugliatore, i «salvatori» hanno riportato la fermata ad uno stato di decoro più che accettabile. Dove non intervengono i pendolari-volontari, dovrebbe – in teoria – arrivare la mano del gestore della linea. È stata Amt, nel 2010, ad aggiudicarsi le chiavi del trenino, dopo che la Regione, proprietaria della linea, aveva deciso lo scioglimento della società partecipata che la gestiva. Tra Regione e Amt vige un contratto che scadrà nel 2019: fino ad allora, l’azienda municipalizzata genovese ha l’obbligo di manutenzione di tutte le infrastrutture.Ma le potenzialità della linea restano sottovalutate da chi di dovere, a parte le estemporanee iniziative come la creazione del «treno storico» che, a noleggio e occasionalmente, porta a spasso le sue carrozze d’epoca, stavolta dichiaratamente. Una situazione che allarma Pietro Scalise, noto ristoratore casellese, che dal suo ristorante «Centrale» si affaccia sulla piazza del paese e crede fermamente in Casella come il «vero salotto della Vallescrivia. Una località dal centro storico bellissimo che però soffre terribilmente lo stato di trascuratezza del trenino, che potrebbe essere una grande attrazione turistica. Come se non bastasse – aggiunge – l’Amministrazione comunale sta spostando le feste e gli eventi verso la periferica area verde, lasciando il centro in mano alle iniziative dei privati».

Il Secolo XIX del 25 agosto si occupa dell’alluvione che lo scorso novembre ha colpito anche Sant’Olcese

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Non è certo edificante per il nostro paese la pagina che ci offre oggi il Secolo XIX. Si parla della famiglia Marchioretto, i nostri concittadini che, come ricorderete, hanno subito danni ingenti alla propria abitazione a causa dell’alluvione dello scorso novembre.
A quasi un anno di distanza non è stata trovata una sistemazione definitiva per l’unica famiglia che ha perso la casa nel nostro comune.
È pesante il j’accuse che Maria Rosa Arvigo Marchioretto rivolge al Sindaco Angelo. Cassissa dalle pagine del giornale cittadino: «Dal 2010 – racconta la signora- mio marito aveva più volte denunciato al sindaco di Sant’Olcese la situazione di pericolo che si era venuta a creare per la mancata pulizia dell’alveo del fiume. Bastava prendere una ruspa e spostare un po’ di detriti. La risposta è sempre stata la stessa: “Non ci sono i soldi”. Il sindaco aveva promesso che avrebbe sottoposto la questione alla Regione, ma nel frattempo è arrivata l’alluvione».
A sostegno della famiglia Marchioretto si schierano i vicini di casa. «Subito dopo l’alluvione – spiega Santina Pucciano – è stata una sfilata di politici, sono venuti tutti e hanno fatto molte promesse. Ma non è stato fatto nulla. Hanno messo un new jersey e una rete davanti alla casa e questo è tutto. Ora dicono che non ci sono i soldi. Qui non piove da mesi, ci sono i tombini intasati, l’alveo del fiume è sporco, ci sono ancora i detriti provocati dall’alluvione di novembre, doveva essere fatto un argine e non è stato fatto. I buchi nell’asfalto li tappiamo da soli, ma l’argine non potevamo certo costruirlo noi. Se venisse un acquazzone sarebbe un disastro e sa cosa ci dicono? “Se piove salite al piano superiore”».

Nella foto che chiude il post, per la scarsa qualità della quale ci scusiamo, l’articolo completo.
Qui il link al video della piena del Sardorella

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Pasquino, la pelledellorso e l’anonimato che offende il potere a Sant’Olcese

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Pasquino, fra le statue Parlati di Roma, è sicuramente la più celebre.
Ai suoi piedi o al collo, fra il XVI ed il XIX secolo, nottetempo venivano appesi fogli contenenti satire in versi dirette a pungere, anonimamente e con irriverenza, i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette “pasquinate”, dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l’avversione alla corruzione ed all’arroganza dei suoi rappresentanti. I versi la mattina dopo volavano di bocca in bocca, internet allora non esisteva, e in breve, della cosiddetta “pasquinata”, rideva tutta Roma.
La cosa non era assolutamente gradita ai potenti del tempo, in special modo al Papa, che delle Pasquinate era il bersaglio preferito.
Fra i tanti tentativi di eliminare la statua va annoverato quello compiuto dal forestiero Adriano VI (ultimo papa “straniero” prima di Giovanni Paolo II), che tentò di disfarsene, ordinando di gettarla nel Tevere. Fu distolto quasi in extremis dai cardinali della Curia, che intravidero il pericolo insito in un simile “attacco” alla congenita inclinazione alla satira unica valvola di sfogo del popolo romano.
Cambiano i mezzi, i tempi ed i luoghi ma non cambia la sostanza delle cose.
Con “lapelledellorso” abbiamo scelto di non censurare commenti, anche anonimi, che prendessero di mira i potenti del paese. A dieci mesi da questa scelta possiamo dire che abbiamo fatto bene. Spesso, più che essere sarcastici, i commenti dei nostri lettori mettono in luce i disservizi e la disorganizzazione tipici della cattiva amministrazione del nostro comune, cosa che infastidisce non poco i politici locali che reagiscono contro questa affermazione di libertà con stizza e malcelato fastidio e spesso lo fanno dalle pagine del nostro blog, perché noi diamo voce anche a loro. Però succedono cose strane: ad esempio quando qualcuno si lamenta per il buio nella sua zona, dopo un po’ torna la luce. È un bel segnale da parte della nostra amministrazione che per lo meno non si mostra insensibile e, quando può, qualcosa prova a fare.
E allora avanti con le “pasquinate santolcesine”: siate anonimi, dissacranti, sferzanti. Noi vi pubblicheremo sempre. A patto che non offendiate la persona od i suoi affetti e che in quello che dite ci sia qualcosa di più che un fondo di verità.

Claudio Di Tursi

Per i vostri commenti cliccate il fumetto sulla testata di ogni post;
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Buio pesto in via Meirana

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Non si tratta dell’esibizione estemporanea e ferragostana della nota band genovese, ma della lamentela di una nostra lettrice che non ama percorrere le stradine buie del nostro paese o rimanere travolta dalla caduta di un palo della luce. La solita eccentrica insomma.
Ma lasciamo a lei la parola:

“Ciao a tutti, volevo avvisarvi che nonostante siano passati due mesi da quando in Via Meirana è caduto un palo dell’illuminazione pubblica e dopo svariate e-mail indirizzate al Comune & C…. ancora non si sa nulla per l’attivazione della luce e del palo nuovo!!! Altri pali di legno poi.. sono a rischio “caduta” ma ancora un si fa nulla!!! …E noi alla sera siamo immersi nel buio più pesto….”

È inutile, a Sant’Olcese la gente non capisce le atmosfere dark tanto care al Comune… Manica di ingrati incompetenti!

Claudio Di Tursi

Andare a scuola: un piccolo atto di eroismo quotidiano

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Percorrendo via Antica Romana Occidentale, a Sestri Levante, ci si imbatte ad un certo punto di fronte al pannello luminoso che vedete sulla destra in foto. L’automobilista viene informato della presenza di una scuola poco più avanti, di quali sono i limiti di velocità e di quella che è la sua velocità attuale. Se la velocità è eccessiva la scritta luminosa lampeggia. L’apparecchiatura non è in grado di scattare fotografie e di elevare contravvenzione, gli automobilisti lo sanno, eppure funge lo stesso da deterrente. 20120813-142402.jpg Chi corre troppo è messo di fronte al fatto che sta superando i limiti di velocità nelle immediate vicinanze di una scuola ed è portato a rallentare immediatamente.
Guardando la foto ci si rende conto che questo dispositivo è stato installato su un rettilineo con carreggiate relativamente larghe e provvisto di marciapiede da ambo i lati. A Sant’Olcese non abbiamo la stessa fortuna: per arrivare alle Elementari di Manesseno e Piccarello si percorrono strade strette sprovviste di marciapiede ed in curva.
Dispositivi di questo genere dovrebbero essere alla portata della nostra Amministrazione Comunale, così come i nostri Servizi Sociali dovrebbero essere in grado di istituire il servizio PEDIBUS che tanto successo ha avuto a Serra Riccò e di cui abbiamo parlato in questo articolo ( link).
Coraggio Signor Sindaco e signori Assessori, dimostrate che siamo i soliti disfattisti dando vita, anche nel nostro comune, ad iniziative simili: saremo i primi ad elevare peana nei vostri confronti! (‘Sta cosa dell’ “elevare peana” l’ha tirata fuori il Sindaco nella sua ultima lettera al comitato e da quel momento non riusciamo più a farne a meno!)

Claudio Di Tursi

A.A.A.A. ANSPI Cerca volontari !

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Anche quest’ anno la parrocchia di Manesseno e il circolo Anspi si occuperanno dell’ organizzazione della festa patronale S.S. Nome di Maria che si svolgerà dal 7 al 9 settembre 2012.
Si cercano volontari che possano aiutare nella preparazione degli stand, montaggio del palco, camerieri, personale per la lotteria e dei vari stand gastronomici.
Chi fosse interessato a dare la sua disponibilità può iscriversi cliccando qui oppure contattare Moreno Forlano.