I Cinque Anni dell’Orso

20140308-203225.jpg

Dodici minuti e trentacinque secondi: tanto è bastato ad un genio della macchina da presa qual’è stato Sydney Pollack per dipingere nel suo capolavoro “I Tre Giorni del Condor” la stereotipata realtà lavorativa di un gruppo di impiegati un po’ particolari che, dietro la targa di copertura dell’Historical Society, svolgeva un delicato lavoro di ricerca documentale per la CIA. In quella manciata di minuti è rappresentato una microcosmo fatto da dinamiche, persone e situazioni che si ritrova più o meno in tutti gli uffici quale che sia la latitudine. La segretaria sveglia, il capo un po’ rompi balle, la collaboratrice carina, il collega un po’ borderline, che arriva sempre in ritardo ma che in fondo può permetterselo perché è brillante e le aggiusta tutte lui. Ed è proprio al brillante Turner, nome in codice Condor, interpretato da un Robert Redford al massimo del suo fulgore, che alle undici e trenta di una piovosa mattina tocca scendere a prendere il pranzo per sè e gli altri colleghi. Al rientro dalla commissione li troverà tutti assassinati, compresa la donna che amava, nell’atmosfera surreale e terribile creata dal rumore ipnotico del ritorno carrello della telescrivente. La storia si dipanerà per tutto il resto del film facendo del contrasto tra la vita routinaria della Manhattan del 1975, dove tutto -musei, taxi, bar, negozi – pare funzionare con una normalità rassicurante, ed il dramma dei protagonisti che scorre sotto traccia, uno dei suoi punti di forza.
Il film del Comitato dura più dei 112 minuti de “I Tre Giorni del Condor”, e Sant’Olcese non è New York. Ma in questi cinque anni abbiamo spesso avuto la sensazione di condurre la nostra battaglia contro le storture del comune sotto traccia, quasi in forma anonima, mentre tutti erano intenti a pensare alla normalità delle loro faccende ed altrettanto normalmente a lamentarsi. In questo film, di cui volenti o nolenti siete tutti interpreti, qualcuno magari protagonista, non c’è un regista che sa come andrà a finire. E se ci incontrerete per sapere cosa facevamo e soprattutto cosa realmente succedeva mentre voi pensavate alle vostre vite, se vi unirete alla nostra pacifica battaglia, può darsi che fra qualche mese ci sia il lieto fine.

Claudio Di Tursi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...