Suicidio e ingiustizia

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La  foto di apertura ritrae Bletchley Park, e senza il lavoro delle persone che lì hanno praticamente vissuto durante la seconda guerra mondiale, oggi la nostra vita sarebbe sicuramente diversa.

Gli ospiti della Stazione X, questo era il nome in codice di questo bellissimo complesso situato a circa 75 km a Nord-Ovest di Londra durante gli anni del conflitto, erano persone dall’estrazione sociale la più disparata, ma con la caratteristica comune di avere un’attitudine particolare per la matematica e la crittografia. A Bletchley Park ogni giorno si combatteva una guerra nella guerra: la guerra dei codici. Ed è anche vincendo questa guerra che le forze alleate hanno potuto avere ragione della Germania Nazista.
I tedeschi affidavano la sicurezza delle loro comunicazioni ad “Enigma”, una macchina cifrante che era un vero è proprio incubo per chi aveva il compito di intercettare le comunicazioni e provare decifrarle.

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Apparentemente simile ad una macchina da scrivere, Enigma aveva un principio di funzionamento semplice e nello stesso tempo diabolico. La pressione di un tasto, non provocava immediatamente la riproduzione del carattere corrispondente, ma la rotazione di un disco con impresse 26 lettere di una posizione; quando questo disco, dopo ventisei scatti, aveva compiuto una rotazione completa faceva girare di una posizione un secondo disco identico e questo, a sua volta, un terzo: era da quest’ultimo che partiva l’impulso necessario a fare illuminare la lettera che doveva essere trascritta nel messaggio cifrato.
Ogni giorno tre rotori venivano scelti da un gruppo di cinque e posizionati in una configurazione iniziale diversa e questa, per i crittoanalisti di Bletchley Park, era un’ulteriore complicazione. I reparti tedeschi che ricevevano i messaggi, per decifrarli usavano una macchina Enigma identica. Posizionavano i tre rotori nella configurazione iniziale di quel giorno, riportata su un apposito registro, digitavano il testo cifrato e la macchina, una lettera alla volta, riproduceva il testo originario.
Quando a Bletchley Park veniva intercettato un messaggio iniziava una tragica corsa contro il tempo dal cui esito dipendeva la vita di innocenti ignari di quello che stava succedendo. Per capire quale fosse la configurazione iniziale con cui erano disposti i tre rotori, elemento base di tutto il ragionamento che portava alla decifrazione, si doveva partire da un messaggio semplice di cui fosse conosciuto, almeno in parte, il contenuto. Il bollettino meteo emesso ogni mattina, che stoltamente i tedeschi cifravano alla stessa maniera dei messaggi riservati, sembrava fatto apposta. Poi il messaggio veniva “passato” ad un calcolatore elettromeccanico per l’epoca formidabile, il “Colossus”, con l’aiuto del quale spesso, ma non sempre, si riusciva a decifrarlo. Il suo inventore, Alan Turing, era un illustre matematico, padre dell’intelligenza artificiale e del calcolo elettronico, che all’età di 28 anni fu chiamato a servire il paese in questo complesso dove, negli anni della guerra, si alternarono altre 12000 persone, l’80% delle quali donne.

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Alan Turing, 1912-1954

Il riserbo sull’esistenza di Bletchley Park e sui risultati conseguiti da questa struttura è sempre stato altissimo durante e dopo il conflitto. Addirittura, quando lo sventare un azione tedesca poteva indicare chiaramente che si avevano gli strumenti per rompere il codice di ” Enigma”, se la perdita in vite umane si prevedeva essere contenuta, si lasciava compiere ai tedeschi l’azione. La guerra comporta anche il dover prendere decisioni terribili.
Il lavoro degli eroi di Bletchley Park è rimasto segreto fino al 1974. Fino a quella data nessuno di loro ha potuto parlare dell’attività svolta per il paese. Nemmeno Turing che terminata la guerra riprese ad insegnare a Cambridge e continuò ad essere un protagonista della ricerca scientifica. Il 31 marzo del 1952 si recò ad un commissariato per denunciare un furto subito dal suo compagno. Alla domanda se fosse omosessuale rispose di non vederci niente di male. Fu tratto in arresto e condannato alla castrazione chimica. Devastato nel corpo e nello spirito dalle iniezioni di ormoni, nel 1954 si tolse la vita addentando una mela nella quale aveva iniettato cianuro di potassio, prendendo spunto dal capolavoro di animazione della Disney Biancaneve che aveva visto nel 1937 e che lo aveva molto colpito.
Le scuse ufficiali del governo inglese, caldeggiate da una campagna in internet senza precedenti, arriveranno solo nel 2009 per bocca del primo ministro Gordon Brown

Per quelli fra noi che sono nati dopo il 1945, in un’Europa unita, democratica e in pace, è difficile immaginare che il nostro continente fu un tempo teatro del momento più buio dell’umanità. È difficile credere che in tempi ancora alla portata della memoria di chi è ancora vivo oggi, la gente potesse essere così consumata dall’odio – dall’antisemitismo, dall’omofobia, dalla xenofobia e da altri pregiudizi assassini – da far sì che le camere a gas e i crematori diventassero parte del paesaggio europeo tanto quanto le gallerie d’arte e le università e le sale da concerto che avevano contraddistinto la civiltà europea per secoli. […] Così, per conto del governo britannico, e di tutti coloro che vivono liberi grazie al lavoro di Alan, sono orgoglioso di dire: ci dispiace, avresti meritato di meglio.

Nello scorrere degli eventi c’è la consequenzialità logica che li consegna alle pagine dei giornali ed ai libri di storia. Non è detto, però, che in questo trasferimento, per forza di cose approssimativo, si conservi l’essenza della verità. Spesso questa viene offuscata da fatti non veri, mistificazioni create ad arte o dalla maldicenza, ma prima o poi viene a galla. Le scuse sono un fatto decisamente più raro.

Claudio Di Tursi

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