La Sagra del 25 Aprile dietro le quinte

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di Chiara Ferraris*

Entro in ACLI alle 9:30 per caricarmi con un buon caffè, la giornata sarà lunga e faticosa. C’è già molta gente e molta confusione, bevo in fretta il mio caffè e mi appropinquo verso i locali degli alpini, dove fervono i preparativi per il pranzo, e cercare di capire in che modo essere utile. L’organizzazione è un po’ nebulosa, non si sa bene da dove iniziare ma qualcosa si deve fare. Comincio ad imbustare fave, non so bene quante metterne, dove metterle, faccio domande: io non so, ma i “vecchi” sanno – mi si perdonerà il termine, per me ha solo accezioni positive – e, con calma e serenità, mi danno indicazioni chiare di chi da molti anni, ormai, tiene le fila di questa sagra. Lavoriamo alacremente, acquistiamo un ritmo incalzante, mentre si chiacchiera, si fa battute, salta in bocca qualche fetta di salame: giovani e vecchi scherzano in genovese, sorrido ai loro scherzi, di cui a volte comprendo ben poco avendo una padronanza del genovese paragonabile a quella dell’ugandese, ma mi piace sentir scivolare questo dialetto stretto che stritola parole per poi dischiudere larghi sorrisi (alla faccia del famoso “risu reu”). Già alle 11:30 comincia ad arrivare gente per il pranzo e si va avanti così, con momenti più intensi ed altri più distesi, fino alle tre passate. E lavoriamo tutti fianco a fianco, di qualsiasi età, di tutte le frazioni di Sant’Olcese, facenti parte di associazioni diverse, c’è chi affetta salame, chi taglia formaggi, chi serve, chi fa avanti e indietro per rifornire i frighi: improvvisamente tutto si incastra armoniosamente come ingranaggi di un meccanismo che andava solo oliato un po’, per funzionare al meglio. Si crea una bella atmosfera, anche con la gente che arriva: la festa si gremisce di persone molto diverse da loro. Ci sono comitive di ragazzi giovanissimi, con chitarra e pallone a seguito, che non si pongono neanche la domanda su dove sedersi: recuperati i vassoi con le fave e il salame si dirigono direttamente nei prati vicini al campo da tennis, dove passare qualche ora a godersi il bello della nostra campagna. Ci sono famiglie con bimbi piccoli e ingombranti passeggini che riescono ad incastrare tra le panche, ci sono anziani in coppia o in comitiva che si degustano il rito delle fave e salame in tranquillità. Non ci sono episodi violenti o qualcuno che si comporta sopra le righe, si respira un’aria serena e rilassata, accompagnata dalle note musicali di brani della storia musicale italiana e non. Certo, si vede qualcuno un po’ più alticcio, barcollante, che canta a squarciagola, ma con fare allegro e per nulla fastidioso. Arriva l’ora di sistemare, ci dirigiamo in sei o sette verso il pratone che, devo dire, troviamo abbastanza pulito. I ragazzi sdraiati sull’erba ci passano la spazzatura, qualcuno addirittura ci aiuta a raccogliere quella che gli amici hanno disseminato intorno e tutti ringraziano. Bello poter sfatare falsi miti: gioventù maleducata, indecorosa, irrispettosa, ma dove? Tutti, gli stessi ragazzi ed adulti che prima affettavano salame, si ritrovano a riordinare e pulire e verso le otto mi dirigo verso la mia macchina. Cammino lentamente, nell’ora tipica della sera in cui il cielo è screziato di tanti colori diversi, e penso che forse potrei accendere il fuoco, a casa, giusto per togliere un po’ di umidità. Poi mi accorgo che c’è un altro fuoco che mi scalda: il senso della condivisione, del lavoro comune, del vicendevole supporto per costruire qualcosa che, oggi, mi è parso veramente piacevole.

* Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare , attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.

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2 Pensieri su &Idquo;La Sagra del 25 Aprile dietro le quinte

  1. L’ha ribloggato su Sant'Olcese Inform@e ha commentato:
    Un bellissimo articolo sulla sagra del 25 aprile che merita davvero di essere divulgato. Una sagra che, dopo alcuni anni di difficoltà, sembra essere tornata quello che merita di essere: un incontro di famiglie, bambini, giovani e meno giovani nel segno dell’allegria e del rispetto. Un anno di pausa, le dovute riflessioni, il rispetto delle ordinanze e delle regole di buon senso e il necessario miglioramento dell’organizzazione, che può scaturire a volte anche dalle difficoltà e dagli errori, hanno ottenuto il risultato sperato, molto più che le misure più drastiche a volte adottate, a volte invocate, nel recente passato.

    Grazie a tutti i volontari che hanno reso possibile questa giornata. Arrivederci all’anno prossimo.

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