Sant’Olcese 2.0: la riqualificazione urbanistica

NewManne

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A cura dello Staff Tecnico Urbanistico

Durante la campagna elettorale il Comitato ha avuto la capacità di catalizzare l’attenzione di professionalità specifiche su tematiche di interesse per il nostro territorio.  Con grande soddisfazione abbiamo l’opportunità di avvalerci del supporto di uno studio di architettura che crede nella capacità del comitato di migliore la vivibilità del  nostro territorio ed ha quindi elaborato  uno studio per la riqualificazione dell’abitato di Manesseno.

Si vedono finalmente marciapiedi, passeggiate, parcheggi ed una piazza. Il tutto inserito in un contesto di viabilità a senso unico,  prospettiva da cui il progetto prende le mosse dimostrando come l’ipotesi sia, effettivamente, percorribile.

Dopodiché, siamo assolutamente consapevoli che certe scelte vadano fatte dopo aver preso coscienza in maniera approfondita di tutti gli aspetti e le ripercussioni che comportano in ogni ambito: dalle attività commerciali (attività commerciali che vanno assolutamente preservate per la loro
funzione primaria di servizio ma anche sociale) alla destinazione d’uso degli spazi recuperati (piazze pedonali o parcheggi), fino alla qualità della vita dei residenti. Questa scelta dev’essere, quindi, ben ponderata, avendo prima acquisito tutti gli elementi tecnici necessari, attraverso un vero e proprio progetto di riqualificazione urbana ed un’analisi del traffico veicolare leggero e pesante.

Alla luce degli esiti di questi studi, però, la scelta dovrà essere presa dall’Amministrazione, garantendo, naturalmente, la massima condivisione e divulgazione verso la popolazione che potrà partecipare alla decisione inviando elaborati e proposte attraverso un forum tecnico appositamente predisposto. Delegare decisioni di questo tipo, che non attengono a questioni etiche ma prettamente tecniche, alla volontà della popolazione attraverso lo strumento referendario significa sfuggire alle proprie responsabilità con soluzioni pilatesche che portano a scelte sovente sbagliate o, peggio, all’immobilità della “non scelta”, come avvenuto, ad esempio nel caso della cosiddetta “Busvia” della Val Bisagno.

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