Dal Bar Marco come a “Porta a Porta”

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Lo guardo mentre mi dà le spalle, intento a fare quel caffè che neanche gli ho ordinato, ma che ha iniziato a metter su non appena mi ha visto varcare la soglia del bar. “Marco, che dici, ce  la facciamo questa volta?” La smorfia che gli si dipinge sul viso mentre poggia la tazzina sul piattino è tutta un programma. “La vedo dura, Claudio. Molto dura”. E continua “hanno una bella squadra”. Lo incalzo: “vabbè, per quello anche noi…” Prosegue senza pietà: “Armando va forte, poi hanno messo anche Picco…”. “Già, Picco… questa non ci voleva…” concludo mentre inizio a consolarmi sorseggiando lo splendido caffè.
Per noi che abbiamo la pretesa di fare politica a Sant’Olcese, andare da Marco è come fare un salto a “Porta a Porta”, solo che lui nei sondaggi ci piglia più di Renato Mannheimer.
Marco parla con tutti, innesca la discussione e se sono presenti i sostenitori degli opposti schieramenti il dibattito e lo sfottò sono garantiti. Lui dall’alto della pedana, con un sorriso sardonico mena un colpo alla botte ed un colpo al cerchione. Solo che, per la gioia degli astanti, sono mazzate formidabili.
Con i rappresentanti delle altre categorie – operai, impiegati, studenti, casalinghe, disoccupati – ci va giù più leggero, con loro la chiacchiera è più affabile; ma a noi, pseudo politici di paese, ci fa un bel mazzo. Ma tant’è siamo sempre lì a pendere dalle sue labbra, a sentire qualche indiscrezione che arriva dalla compagine avversa, ad annusare l’aria che tira, a deliziarci con le sue prelibatezze.
Da Marco tra clienti ci si conosce in fretta, appena entri ci pensa lui a rompere il ghiaccio: “Ecco il miglior politico del paese”, inizia a dire appena entri con la faccia ed il tono di chi ti sta bonariamente prendendo per il culo: tutti ridono mentre provi a dire goffamente qualcosa a tua discolpa, ed il gioco è fatto. Una battuta tira l’altra mentre tempo passa svelto, che alla fine ti dispiace andar via.
Marco è un eroe, ha preso un buco in una curva sperduta tra Manesseno ed Arvigo e ne ha fatto un punto di aggregazione formidabile. Anche nel suo Bar c’è l’immancabile infernale macchinetta magia soldi, solo che non la usa mai nessuno, perché da Marco nessuno ha il tempo di sentirsi solo, nessuno è escluso.
Sono tanti i presidi sparsi per il territorio che svolgono una funzione socialmente importantissima, connotando Sant’Olcese come un paese e non come una squallida periferia: ce ne siamo occupati e ce ne occuperemo. Continuate a seguirci.

Claudio Di Tursi

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