Quell’ombra del passato che influenza il nostro futuro

20140802-143735-52655670.jpgMatteo Renzi oggi non è stato a Bologna per il trentaquattresimo anniversario della strage del 2 agosto 1980. La sua assenza potrebbe rappresentare il simbolo della latitanza dello Stato, della sua incapacità di dare un nome ai mandanti, un perché al sacrificio di ottantacinque persone innocenti.

La magistratura ha individuato negli estremisti di destra Francesca Mambro e Giusva Fioravanti gli esecutori materiali della strage, ma i dubbi sono tantissimi. A cominciare dal fatto che gli stessi condannati, che hanno rivendicato decine di altri attentati assumendosene la responsabilità, si dichiarano invece estranei a questa vicenda. Dice lo stesso Fioravati:

« A noi è andata di lusso. L’ho sempre detto e ringrazio i bolognesi perché hanno esagerato talmente tanto che alla fine veniamo chiamati a rendere conto solo di una cosa che non abbiamo fatto [la strage] e non di quelle che abbiamo commesso veramente [i numerosi omicidi commessi dai NAR], quindi veniamo perdonati per le cose che abbiamo fatto davvero perché nessuno in fondo ci pensa e discutiamo invece all’infinito di un’altra cosa, è un paradosso. »

A Mambro e Fioravanti, nel 2007, si unisce Luigi Ciavardini, neofascista, condannato in via definitiva quale esecutore materiale e che continua a professarsi innocente.

E in effetti trovare il bandolo della matassa anche dopo tanti processi ed i lavori della commissione stragi sembra difficilissimo, il che significa una cosa sola: depistaggio. Concreto, potente e sistematico.

A questo proposito sono numerose le condanne proprio per aver depistato le indagini: l’ex capo della P2 Licio Gelli, l’ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, sono solo alcuni dei nomi eccellenti toccati da questa vicenda.

Studiando i fatti, le carte, ci si imbatte nelle solite dichiarazioni di Cossiga, poi puntualmente ritrattate, in Gladio, nella P2, nella CIA, nei servizi segreti deviati, nella banda della Magliana, nel terrorismo libico di Gheddafi ed in quello palestinese.

Sullo sfondo l’ombra della strategia della tensione ed il solito filo d’infamia che lega tra loro fatti terribili e gravissimi.

Intanto per i parenti delle vittime l’orologio della civiltà giuridica del nostro paese è fermo alle 10,25 di quel 2 agosto 1980.

Matteo Renzi, che appena il 22 aprile scorso con una sua direttiva ha tolto il segreto di stato anche su questa strage, andrà a Bologna. Lo farà quando saranno finalmente chiari i nomi di esecutori e mandanti, quando verrà mosso un passo decisivo verso la verità ed il compimento della nostra democrazia. Speriamo sia presto.

Claudio Di Tursi

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