Leggere

20140215-083429.jpgdi Sabrina Poggi*
Il mio primo libro da grandi lo lessi a 17 anni, assurdo ma vero, a scuola ci diedero come compito delle vacanze la lettura del libro di Umberto Eco Il nome della rosa. Impiegai l’intera estate che a Tullo non scorreva velocemente ma non so come il tempo per leggere mancava sempre, arrivai a settembre con il mio obbligo adempiuto, compiti fatti, piacere poco più di zero.
Quello fu l’anno della nostra era glaciale, divenni grande in pochi giorni, studiai speditamente ciò che era necessario per trovare un lavoro ed aiutare mia madre nel sopravvivere al freddo ghiaccio che aveva invaso i nostri cuori, non leggevo.
Gli anni seguenti erano troppo fitti di obiettivi, costruire una famiglia, una casa, il lavoro, tanto, troppo, i figli. A Sara il merito di placare la mia anima e di obbligarmi a fermarmi, cominciai a trovare il tempo per ritagliarmi un po’ di libertà. Il suo primo libro, una raccolta di favole. Non sapeva leggere ma la sera sul lettone Enrico si sdraiava e ripeteva con quel tono buffo che “regala” ai cuccioli….Allora Sara stasera leggiamo…..e lei piccolina ripeteva sempre lo stesso titolo pagina compresa, cosi comincia un rito che ancora oggi ripetiamo.
Il piacere del libro per me è sempre stato un insieme di gesti, sempre gli stessi, sempre uguali. I libri da leggere appilati sul mio comodino, il quadernino dove appuntare le frasi o anche le sole parole che mi colpiscono, la matita in mano, la camomilla, la finestra aperta, anche un poco in inverno, comincia la fuga.
Spesso combatto con la mia naturale discrezione esercitando una certa resistenza ad entrare nella storia poi all’improvviso è il libro che mi invade, fino a sentire una terribile nostalgia nel finirlo, come perdere un amico. Ho provato queste sensazioni di recente, leggendo un manoscritto che un’amica mi ha regalato, un dono di cui le sarò sempre grata e che spero potrete vedere racchiuso in una bella copertina patinata in libreria.
Non ho mai viaggiato, forse un poco, ma ho visto tanti paesaggi, colori, odori tratteggiati dagli autori più disparati, alle volte il dubbio che quella certa frase ti appartenga e l’autore l’abbia rubata….La gente non mi piace ma mi applico….(Un giorno questo dolore ti sarà utile) ….sentivo quel tipo di vuoto che scaturisce dall’alternarsi di appagamento e privazione (1Q84)…Quel gesto mi aveva aperto tutto un mondo nuovo, l’idea che qualcuno potesse comprendere i sentimenti di un altro e immedesimarvisi cosi totalmente da non curarsi più dei propri. Era il primo autentico atto morale cui avessi assistito e non mi sembra sensato parlare di nient’altro (Trilogia di NY)
Non ho mai preteso che le mie bambine leggessero perché sapevo che non avrei sortito l’effetto desiderato, cerco di fare ciò che vorrei loro facessero, credo però che vedendomi leggere in qualche modo il meccanismo dell’emulazione abbia portato il risultato che desideravo. La lettura deve essere un piacere, un modo, il mio, per entrare in un altro mondo, forse anche per sfuggire da un’esistenza che talvolta mi sta un po’ stretta, torno sempre volentieri nella mia vita ma la sicurezza che ci sia una finestra da aprire per incominciare a volare mi rassicura.
Buona lettura, buon viaggio.

*Sabrina Poggi lavora per il CNR con funzioni amministrative. Santolcesina da sempre, fa parte del Coordinamento del Comitato Indipendente per Sant’Olcese.

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