F.I.L. (Felicità Interna Lorda): l’indice del vero ben-essere.


di Silvia Bevegni*
È vero, lo ammetto. Sono una persona fortunata perché quale libera professionista ho la possibilità di ritagliarmi spazi che la maggior parte dei lavoratori non possono sfruttare.
Certo che a fronte di ciò ci sono alcuni svantaggi rispetto al lavoro dipendente, sui quali non mi soffermo e che tanti ignorano…
E così, in una mezza giornata feriale di settembre stranamente estiva, strappata a un periodo intenso pieno di cose da fare, mi fermo a pensare come sia vero che la qualità di vita dipenda da un indice ben diverso dal famigerato P.I.L., indice che alcuni hanno denominato F.I.L. (Felicità Interna Lorda).
Basta poco a volte, a poterlo fare e se la salute lo permette… Prendersi qualche ora, nel tempo libero dal lavoro, per leggere un buon libro, fare una passeggiata in un bel luogo panoramico in una bella giornata dal cielo azzurro, coltivare un hobby all’aria aperta, incontrare parenti e amici o, per chi ne ha, lasciarsi sorprendere dai propri figli piccoli in crescita.
Ma a parte ciò, sono convinta che tutti staremmo meglio se il sistema lavorativo, in certi ambiti soprattutto, fosse improntato a logiche diverse dal raggiungimento del profitto ad ogni costo, talvolta a discapito della dignità dei lavoratori e della qualità del lavoro.
Troppa frenesia, e a volte troppe ingiustizie e disparità di trattamento. Per fortuna l’italiano medio che magari lavora per due ed è pagato per uno ha una incredibile capacità di sopportazione… E cerca di consolarsi con le cose belle che la vita e il bel Paese gli offre.
Però sarebbe bello se i datori di lavoro premiassero il merito e facessero in modo di mettere a loro agio i dipendenti, che sarebbero più invogliati e incoraggiati e, così facendo, anche il profitto arriverebbe con piena soddisfazione di tutti.
Di per sé il profitto è un bene, ma dovrebbe almeno in parte essere reinvestito e redistribuito, secondo una logica di equità sociale.
Qualche raro esempio di imprenditore “illuminato” esiste, ma in un mondo ideale tutti i capi d’azienda dovrebbero ispirarsi al sano principio attuato da Adriano Olivetti, che nella sua attività si ispirò alla regola per cui lo stipendio di un dirigente non avrebbe mai dovuto superare di oltre dieci volte il salario di un operaio.
Ad oggi, un bel sogno e nulla più.
*Silvia Bevegni è componente del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

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