IL PIANETA E’ AL COLLASSO! PREPARIAMOCI…

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di Flavio Poggi
Scusate per il titolo catastrofista: l’ho scelto appositamente per cercare di attirare la vostra curiosità e sperare che qualcuno in più legga queste righe…
In realtà, il titolo è la rivisitazione di quello di un libro di Luca Mercalli, climatologo noto ai più per le sue apparizioni televisive, che sto rileggendo in questi giorni: “Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza…e forse più felicità” (Ed. Chiarelettere, 2011). Questo libro mette in bella prosa e sostiene con citazioni bibliografiche autorevoli tutta una serie di pensieri e considerazioni che da molti anni ormai ho maturato, relativi all’insostenibilità dell’attuale modello economico ed alla falsità del mito della crescita indefinita. Inoltre, l’Autore descrive tutta una serie di comportamenti e stili di vita consapevoli (concedetemi la facezia ironica della citazione di una porzione del lunghissimo titolo assegnato all’oggi cancellato assessorato all’ambiente della Regione Liguria) che mette in pratica in prima persona sia nell’ottica della coerenza etica con il proprio pensiero sia in quella di prevenire le possibili (probabili?) conseguenze del declino, più o meno traumatico, della nostra società.
Questa lettura ed il mio attuale impegno civile nel Consiglio comunale mi hanno stimolato l’idea di diffondere il più possibile questi pensieri e di proporre e promuovere questi stili di vita maggiormente sostenibili.
Dalle pagine di questo blog, quindi, vi proporrò settimanalmente alcuni estratti dal libro di Mercalli con l’obiettivo di avviare una specie di forum con voi lettori che venga popolato con i vostri commenti e valutazioni su gli estratti proposti, ma anche con le vostre esperienze personali ed i vostri comportamenti in merito a questa o quella tematica, oltre che di fornirvi una lettura spero interessante. Io cercherò di avviare la discussione proponendo ogni volta il mio punto di vista.

Permettetemi di partire dal fondo, dalle conclusioni del libro:

“La sera, dalla mia vetrata sulla pianura torinese, entra il bagliore giallastro delle innumerevoli lampade ai vapori di sodio che costellano il territorio. Anche questa è una novità assoluta nella scala dei milioni di anni: per la prima volta, nella storia di tutti i tempi, la faccia buia della Terra brilla di un reticolo di luci artificiali e chi è al suolo non vede più le stelle. […] Da un secolo e mezzo nuovi punti luminosi, prima a gas, poi elettrici, non hanno fatto che moltiplicarsi in modo esponenziale, e i satelliti restituiscono ora la geografia demografica notturna in base alla densità delle agglutinazioni luminose.
Questa pianura costellata di luci non mi da sicurezza, mi ispira invece un senso di estrema precarietà. Possiamo permetterci di sprecare così tanta e preziosa energia fossile per illuminare la notte? Quanto a lungo potrà durare questa distratta opulenza?
Prepararsi non vuol dire ripiombare di proposito nel buio del passato, ma evitare che la troppa luce si spenga di colpo e senza preavviso. Queste lampade stanno illuminando inutilmente vie deserte, parcheggi desolati e fossi dove le lumache e i rospi protestano per lo strano sole che non fa vedere i colori. Sono il simbolo della nostra inefficienza e della nostra inadeguatezza ad affrontare la realtà.
Ma come fare a convincere chi le ha appena installate che non servono, che ci avvicinano al baratro invece di proteggerci […]? Come far capire al parco buoi gaudente che non legge, che non ha capacità critica, intontito dalla pubblicità, dal gossip, dal luccichio della trash TV e delle vetrine, che bisogna cambiare l’agenda delle priorità? Io non lo so, ma spero che queste pagine possano dare una mano almeno a una frazione d’avanguardia della società, covando qui l’unico germe d’ottimismo razionale: se guardo, infatti, ai numeri nudi e crudi, non ce la faremo mai, troppa la moltitudine che rulla, come una mandria cieca e sorda, troppo piccola la parte consapevole, troppo lenta la diffusione dell’informazione e l’attitudine al cambiamento. Ma la società è un sistema complesso, nel quale piccoli stimoli iniziali possono dar luogo a grandi e rapidi cambiamenti. […]
Io mi auguro che per una volta nella storia saremo in grado di utilizzare lo straordinario potenziale di conoscenza acquisito in millenni di avventura umana per decidere almeno in parte il corso del nostro futuro. Perché esso è anche determinato dalle scelte di oggi: “Le passé répond de l’avenir” sta scritto per mano di Vauban sulla cittadella fortificata di Briançon. […]
Quindi meglio prepararsi subito, senza angoscia, ma con lucida alacrità: c’è molto lavoro da fare e, qualsiasi cosa succeda, non sarà lavoro buttato via, come insegna la favola classica della cicala e della formica. […]
Guardiamo in faccia il precipizio e costruiamo il sentiero per discenderlo, consci che l’imprevedibilità dei dettagli che il futuro ci riserverà chiederà sacrifici, ma offrirà pure nuove opportunità e forse più felicità. L’importante è non precipitare […]. Svegliatevi e prepariamoci.”

COMMENTO: il primo sentimento che mi ha ispirato la lettura di queste righe è quello della vergogna. Vergogna per l’irrefrenabile ed immediato istinto di condivisione di questi pensieri e valutazioni. Vergogna perché molti di questi pensieri, prima di leggerli impressi e divulgati dalle pagine di questo libro, li celavo con un po’ di imbarazzo dentro di me. Perché certi pensieri vengono sovente accostati a definizioni quali “snobismo intellettuale” e “radical chic”. Che questa “nuova” corrente filosofica della cosiddetta “decrescita felice” o della “post-crescita” conduca a movimenti neo-Illuminati? E’ pur vero, però, che il contesto socio-economico nel quale ci troviamo a vivere è descritto in maniera tragicamente reale nelle pagine del libro: un modello di sviluppo insostenibile che ci contrabbanda come plausibile e ovvio il mito della crescita infinita che parte da un Pianeta con risorse finite che da decenni stiamo sovrasfruttando. Un’informazione mass-mediatica asservita a questo modello di sviluppo che cerca di lobotomizzarci attraverso bombardamenti a base di pubblicità e programmi trash, trasformandoci da “esseri umani” a “consumatori”. Ecco, questa parola mi fa ribrezzo. Io NON sono un “consumatore”. Nessuno lo è! Dovremmo ribellarci ad un concetto di questo tipo…neppure le “Associazioni dei Consumatori” dovrebbero esistere, perché danno concretezza a questo tentativo criminale di mutazione genetica dal quale siamo minacciati. Ed è una minaccia concreta, perché ci viene da chi ci governa (politici e multinazionali), che propaganda la crescita infinita, l’aumento del PIL e così via. Ma è proprio rimboccandosi le maniche e agendo in maniera concreta in prima persona, con comportamenti e stili di vita “consapevoli” e in controtendenza rispetto ai modelli che ci vengono proposti dai media, che ci si scrollano di dosso le irritanti e sbeffeggianti etichette sopra menzionate. Chi suda e si sporca le mani con la terra per farsi l’orto o per metter via la legna per scaldarsi d’inverno, chi indossa per anni gli stessi abiti, finché non sono “frusti”, chi preferisce spostarsi in autobus, treno o bici, chi raccoglie maniacalmente in maniera differenziata i rifiuti non è uno snob intellettuale o un radical chic, ma una persona di buon senso!

*Flavio Poggi, geologo, è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

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