9° PUNTATA – IL PIANETA E’ AL COLLASSO! PREPARIAMOCI…

flavioPoggiAndiamo avanti con le Cose da sapere, anche se magari ne faremmo volentieri a meno. Buona lettura.

Ecco come va il mondo – “[…]il più completo sguardo d’insieme sullo stato dell’ecosistema e le previsioni per il suo futuro sono contenuti nel Millennium Ecosystem Assessment, voluto dalle Nazioni Unite e pubblicato nel 2005 dopo un quinquennio di lavoro da parte di 1360 ricercatori di 95 Paesi nonché dell’Earth System Science Partnership. […] Come vedete, ci sono migliaia di teste che stanno spremendosi per trovare soluzioni. Ma là fuori, qualcuno le ascolta?

Riassumendo, questi sono i principali fattori forzanti dei nostri tempi, e rappresentano una sfida inedita e di enorme portata per la nostra civiltà.

  1. il cambiamento del clima dovuto alle emissioni di CO2 sta preparando per noi un pianeta più caldo, tra 2 e 5°C in più a fine 2100; il Mediterraneo è destinato a divenire più torrido e siccitoso d’estate, immaginiamoci un’estate 2003 permanente.
  2. i ghiacciai alpini saranno pressoché estinti verso la metà di questo secolo e i fiumi europei avranno meno portata idrica in estate, con riflessi sull’agricoltura e produzione energetica.
  3. gli eventi estremi (alluvioni, tempeste, ecc.) potranno aumentare di intensità e frequenza con maggiori danni per le attività umane.
  4. il livello dei mari è in aumento e verso fine secolo potrebbe essere di circa un metro più elevato.
  5. gli oceani si stanno acidificando a causa dell’aumento della CO2 atmosferica, mettendo a rischio molte forme di vita.
  6. il ciclo dell’azoto è pesantemente alterato;
  7. il fosforo, elemento fertilizzante indispensabile ai vegetali, è sovrasfruttato e costituirà presto un limite alla produttività agraria.
  8. la popolazione è troppa (7 miliardi) e continua ad aumentare. Anche l’Italia è sovrappopolata (60 milioni).
  9. le risorse petrolifere mondiali “facili” sono in rapido esaurimento.
  10. le risorse naturali, le foreste e gli stock ittici sono sovrasfruttati.
  11. la biodiversità è gravemente minacciata e molte specie si stanno estinguendo a un tasso molto superiore a quello geologico medio.
  12. cementificazione ed erosione stanno riducendo la disponibilità di suolo agrario fertile.
  13. inquinamento e rifiuti sono ovunque in aumento e minacciano la salute dell’uomo e degli altri viventi.
  14. l’economia di mercato non funziona, le disparità aumentanodisaster

Questi condizionamenti stanno già determinando reazioni.

  1. crisi economica e finanziaria globale, con enormi debiti pubblici.
  2. aumento della conflittualità tra Stati e nuove guerre per le risorse energetiche e naturali (petrolio, land-grabbing).
  3. aumento del prezzo dell’energia.
  4. riduzione di produttività agraria e disponibilità alimentare a causa dell’aumento del prezzo del petrolio e dei cambiamenti climatici.
  5. instabilità sociale e migrazioni, masse incontrollabili di profughi climatici.
  6. riduzione del benessere e della qualità della vita.
  7. aumento delle disparità sociali.
  8. aumento della disoccupazione.
  9. rischio di derive autoritarie e riduzione della democrazia (dove c’è).” (pagg. 42-46)

 

COMMENTO: Commentare i primi 14 punti elencati fra i fattori forzanti dell’evoluzione della nostra società richiederebbe migliaia di righe. Ognuna di queste voci sintetizzate in poche parole sottende problematiche enormi, molte delle quali poche persone al mondo possono pretendere di conoscere davvero a fondo. E, dal canto mio, se posso avere la presunzione di conoscere un pochino le questioni inerenti il rischio idrogeologico, per il resto le mie competenze sono di livello superficiale. Quindi non voglio lanciarmi in ragionamenti approfonditi basati su conoscenze traballanti. Analogamente, per quanto riguarda le reazioni che si registrano a questi condizionamenti. A questo proposito, tuttavia, non c’è bisogno di essere grandi esperti per rendersi conto come petrolio, gas naturale, metalli e pietre preziose, ma non solo, anche minerali meno conosciuti come il litio, le terre rare o il coltan (materiale indispensabile per la costruzione dei nostri telefonini) provengano in stragrande maggioranza dalle regioni più povere del mondo. Petrolio dall’Iraq, Libia, Nigeria ed anche dal Congo, assieme ai metalli preziosi ed al coltan. Litio dalla Bolivia, e così via. E, chissà come mai, sono proprio i Paesi più ricchi di tali risorse, basilari per sostenere la struttura delle società occidentali, ad essere i più poveri del mondo. Molto spesso dilaniati da interminabili guerre civili o oppressi da regimi sanguinari e corrotti. Conflitti e povertà talora coincidono anche con le regioni che rappresentano strategici corridoi di trasporto di gas e petrolio: basti pensare a ciò che è accaduto in Georgia e che sta avvenendo ancora oggi in Ucraina. Difficile credere seriamente che tutte queste coincidenze siano assolutamente casuali.

risorse

La questione dei migranti, poi, è argomento di attualità, così come quello dell’aumento della disoccupazione. Anche l’aumento del prezzo dell’energia e, in generale, dei combustibili lo sperimentiamo quotidianamente sui nostri portafogli. Forse, tutto sommato, quello che molti di noi percepiscono in maniera minore è riduzione del benessere e della qualità della vita. Però, se ci soffermiamo un attimo a ragionare sul “welfare”, per usare un termine ormai sdoganato dai media, cioè sui servizi pubblici di base garantiti a tutti, ci rendiamo conto facilmente che più passano gli anni più la situazione diventa critica e scricchiolante in tanti settori. Pensate, ad esempio, al servizio sanitario, fra ticket, ospedali di vallata che chiudono, mesi di lista di attesa per le visite, attese infinite ai pronti soccorsi, guardie mediche accorpate. E vogliamo parlare del trasporto pubblico? Aziende di trasporto sempre più prossime al fallimento che, negli ultimi anni, hanno dovuto compiere pesanti tagli ai servizi per cercare di allontanare un poco il baratro, mezzi sempre più vecchi e con insufficiente manutenzione. Volendo si potrebbe proseguire la poco confortante panoramica analizzando la scuola, il settore pensionistico, l’assistenza agli anziani….non sono affatto un esperto in materia ma difficilmente si sente dire che qualcosa sia migliorato negli ultimi anni. D’altra parte, come sarebbe possibile, visto che ognuno di questi settori è stato colpito da tagli alla spesa?

Le ultime parole di questa puntata le voglio spendere sulla questione del debito pubblico. Nei mesi scorsi è montata una forte polemica fra i vertici politici nazionali e quelli europei e tedeschi in merito all’opportunità/utilità di una linea di condotta economica improntata all’austerità che non peggiori oltre certi limiti la situazione già pesantissima del debito pubblico. In pratica, ci si irrita perché i tedeschi ci impongono di non avere un rapporto fra disavanzo pubblico e PIL che superi il 3%. Ora, pur con tutte le differenze che possono correre fra un bilancio familiare e quello di un’intera nazione, vi domando: ma voi a casa vostra reputereste assolutamente logico e accettabile spendere ogni anno il 3% in più di quanto guadagnate? Se poi aveste anche sulle spalle un mutuo da 100.000 euro da saldare entro i prossimi 30 anni e magari le vostre prospettive di introito non fossero delle più rosee perché magari la moglie o il marito rischiano la cassa integrazione, continuereste serenamente ad indebitarvi?

debito

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