10° PUNTATA – IL PIANETA E’ AL COLLASSO! PREPARIAMOCI…

E siamo giunti alla decima puntata di questa rubrica. Nonostante questo, però, il libro di “Prepariamoci” di Luca Mercalli (Edizioni Chiarelettere) offre ancora parecchi spunti da proporvi, quindi mi dovrete sopportare ancora per un po’.
Oggi è una puntata speciale. Un argomento che mi sta molto a cuore, al quale dedicherò anche la puntata prossima. Buona lettura!

Il mio orto: “Nella primavera del 1998 io e Sofia riuscimmo finalmente ad abbandonare lo stretto alloggio di città al settimo piano di un condominio di periferia […]. Di fianco alla vecchia casa che è divenuta la nostra dimora, c’era allora un giardino di circa 100 metri quadri, uno di quei giardini tristi e fasulli, nato probabilmente negli anni Sessanta per dimostrare che da contadini si era diventati signori: una recinzione di bacchette di ferro bicolore, aiuolette geometriche, un orribile vaso a pagoda, […], un alberello di Prunus ornamentale, un paio palme […], un campo da bocce, un finto pozzo fatto con un tubo di cemento, mancavano solo i nanetti.
Dopo aver osservato questo luogo così estraneo, prendemmo rapidamente la decisione che si sarebbe dovuto trasformare in un orto. […] Il finto pozzo fu trasformato in un contenitore per il compost. Caddero anche il Prunus e una palma, rei di occupare un’area centrale del terreno. […]
L’anno successivo ogni angolo del giardino era stato minuziosamente messo a coltura, e anche il compatto campo da bocce venne sostituito con un buon mezzo metro di terra fertile.
Sono ormai più di dieci anni che il nostro orto ci rifornisce con abbondanza e varietà di ogni verdura […].
Cento metri quadrati sono più che sufficienti a fornire da mangiare a oltre due persone per un intero anno. Non è vero che è una gran fatica (del resto c’è chi va pure in palestra, e paga per fare dell’inutile movimento fisico, che nell’orto rende ben di più!), non è vero che richiede costanti cure. Con un po’ di organizzazione e di pratica i lavori si riescono a ridurre moltissimo e spesso basta qualche ora nel week end per accudire le colture mentre negli altri giorni si raccoglie.
[…] L’orto è dunque soprattutto utile alla vostra sussistenza, alla vostra salute, ma pure fonte di gioia e bellezza. […] Cosa c’è di più bello che passeggiare d’estate fra aiuole e filari osservando le diverse verdure, alcune in fase di crescita, altre già mature, in una varietà di colori, forme, profumi veramente straordinaria? […] l’orto presenta un altro grande valore: una funzione didattica straordinaria per comprendere il funzionamento della vita sul pianeta Terra. Chi si accosta all’orto capirà il significato dei cicli biogeochimici, la necessità di ridare alla terra ciò che viene asportato, capirà la complessità delle reazioni chimiche che avvengono nel suolo e nelle piante, la straordinaria unicità della fotosintesi […]. Comprenderà poi il concetto di rinnovabilità e quello di limite, nonché il significato dell’attesa e della pazienza – ogni pianta ha i suoi tempi biologici che non si possono piegare alla logica del “tutto e subito” -, imparerà a confrontarsi con il rischio di perdere il raccolto e con la previdenza di calcolarne il giusto accumulo per l’inverno, in una parola, l’orto diventa scuola di vita per una completa assunzione di responsabilità verso il pianeta Terra, e ci aiuta anche a comprendere il significato della morte degli esseri viventi e del loro eterno ritorno. Ogni bambino dovrebbe poter frequentare un orto e, se possibile, disporne per tutta la vita. […]
Quindi se vivete in una villetta a schiera con uno stupido prato all’inglese, non indugiate, ricavate subito spazio per le verdure. Se vivete in un condominio in città non scoraggiatevi, unitevi insieme ad altri cittadini e chiedete al vostro Comune che vi assegni un’area da adibire ad orti pubblici. Ad Amsterdam ci sono zone verdi coltivate con centinaia di orti individuali, dove vengono condotti in visita i bambini delle scuole. Migliaia di bambini hanno addirittura a disposizione piccoli orti di dieci metri quadrati dove far crescere le proprie verdure e l’orticoltura fa parte dei programmi scolastici della scuola di base fin dal 1930. In Italia gli orti domestici – forse tra i più belli e vari del mondo – stanno scomparendo sempre più rimpiazzati da sciocchi giardini in stile californiano ispirati dalle telenovele, dotati di plateali olivi centenari da seimila euro espiantati in Puglia e Croazia da trafficanti di organi vegetali. Chiaro esempio della spaventosa ignoranza di un paese che, salvo nobili e recenti eccezioni, non insegna a scuola il valore dell’orto, ma anzi lo dipinge come elemento di arretratezza e lo relega a cultura residuale da pensionati nostalgici.”

COMMENTO: beh, io credo che finora, nonostante la cementificazione abbia divorato irreparabilmente svariati ettari in aree coltivate per secoli dai nostri avi, che con i prodotti di queste terre hanno cresciuto intere generazioni, ci sia ancora sufficiente spazio qui da noi sia per gli “stupidi giardini in stile californiano” sia per gli orti domestici. Ancora molti sono gli ex-coltivi (orti, vigneti o frutteti) ad oggi quasi completamente inselvatichiti ed abbandonati da decenni ed ormai invasi completamente dalla vegetazione infestante o riconquistati dal bosco. A volte cerco di immaginare come dovesse essere Sant’Olcese nella prima metà del secolo scorso…doveva essere un giardino! I racconti dei miei genitori, della leva del 1926 e 1927, mi rievocano le immagini della loro gioventù, mi riportano ad un’economia contadina di sussistenza, fatta di fatica e sacrifici, dove ogni boccone di cibo veniva da questi terreni. Ma non sono così stupido da avere una visione romantica di quella vita ed auspicare di tornarvi…spero sinceramente non ve ne sia la necessità e che il “precipizio di Olduvai” sia più lontano possibile, se non addirittura un ingiustificato timore! Spero si possa continuare più o meno tranquillamente a mantenere il nostro attuale tenore di vita per ancora molte generazioni a venire e che l’orto possa continuare ad essere un utile, piacevole anche se faticoso hobby. Tuttavia, disporre di un po’ di terreno per coltivare le proprie verdure e, perché no, anche un po’ di frutta, dal mio punto di vista è una specie di assicurazione per il futuro. Quando si stipula una polizza, lo si fa sempre sperando che non si verifichino mai le condizioni per usufruirne. Lo stesso valga per l’orto. Intanto mi attrezzo con un po’ di terreno di proprietà ed acquisendo le attrezzature e soprattutto esperienza e conoscenze necessarie a far crescere un bell’orto rigoglioso e produttivo, e poi spero che le mie verdure siano sempre solo una specie di saporito e salutare modo di integrare i pasti della mia famiglia…e anche per rendere più gradevole il paesaggio attorno alla mia abitazione: volete mettere l’aspetto di un bel terreno curato con verdure che crescono e alberi da frutto in fiore con un roveto (çeexa) o una boscaglia di robinie e vitalba (cacce e streppuin)!. Se le cose, invece, dovessero mettersi davvero male, se non altro potrò disporre di un piccolissimo appiglio al quale attaccarmi per non precipitare rovinosamente. Dal mio punto di vista, però, 100 metri quadri sono un po’ pochini…per un orto come si deve ce ne vogliono almeno 500!

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