Il Bancomat taroccato ed altre truffe.

IMG_0229Sono tante le diavolerie tecnologiche che ci circondano, che rendono più semplice e veloce la nostra vita. Senza qualcuna di queste non sapremmo davvero come fare, e questo non è un bene, ci rende più vulnerabili
Un guasto ad un cavo del telefono il giorno dell’ultima alluvione e tuttora irrisolto, ha fatto capire a me e mia moglie quando sia grande la nostra dipendenza dalla rete e penso che ci metterei molto a riorganizzare i miei impegni e la mia attività lavorativa senza l’ausilio dello smartphone con cui sto scrivendo anche questo post. L’uso delle cosiddette nuove tecnologie, ormai alla portata di tutti, unito ad una conoscenza non sempre profonda delle loro potenzialità, però, può portare ad inconvenienti spesso spiacevoli.
Sono molti gli utenti della posta elettronica, uno strumento funzionale ma non certo recentissimo e che, proprio per questo, dovrebbe essere ben conosciuto, che ancora rispondono a mail, che assomigliano a quelle ricevute dal proprio istituto bancario, in cui qualcuno gli chiede di digitare nome utente e password per verificare la sicurezza del proprio conto corrente che, invece, sarà svuotato nel giro di qualche minuto. Sia chiaro, la vostra banca non vi invierà mai mail di questo tenore, per nessun motivo: ha già tutti i dati che gli interessano.
Quando vedete qualcuno guardare nella spazzatura non è detto che stia cercando qualcosa da rivendere, riusare o necessaria in qualche modo al suo sostentamento. Magari sta cercando una di quelle comunicazioni della banca, che noi spesso gettiamo perché la riteniamo inutile, in cui ci rendicontano operazioni di secondaria importanza come la ricarica di un cellulare. In quel pezzo di carta è contenuta l’associazione tra una persona e la sua banca, la filiale, il numero del conto corrente, l’iban, l’indirizzo e magari il numero di telefono. Trovare la mail del malcapitato su internet essendo in possesso di questi dati è questione di secondi. Poi si scarica qualche logo dal sito della banca e si confeziona la mail fraudolenta andando a colpo sicuro perché, con tutti quei dati esatti, questa sembrerà credibile alla vittima che sarà felice di constatare quanta attenzione l’istituto di credito dedica alla sua sicurezza e che, una volta dirottato da un link sul sito dei malfattori identico nell’apparenza a quello della sua banca, digiterà le credenziali di accesso al suo conto corrente a cuor leggero.

E non è detto che non avere un conto corrente on line sia sufficiente a farci dormire sonni tranquilli. Un caro amico, poche ore dopo aver fatto un prelievo ad un bancomat in periferia, ha iniziato a ricevere messaggi sul cellulare che lo informavamo di acquisti effettuati in India con la sua carta. Bloccare immediatamente il bancomat telefonando al numero verde gli è servito a limitare il danno a qualche centinaio di euro.IMG_0212
Nottetempo qualcuno ha sicuramente manomesso l’apparecchio appiccicando davanti alla feritoia dove si inserisce la carta un dispositivo in grado di leggerne i dati prima di spingere la tessera dentro la feritoia originale del bancomat. Poi, una piccola telecamera sistemata su una lamiera sagomata in modo da poter essere applicata sulla parte alta dello sportello automatico, inquadrava la mano di chi digitava il codice segreto. I dati rilevati dai due dispositivi sono stati memorizzati da questa infrastruttura tecnologica posticcia ma efficace o, addirittura, trasmessi a distanza consentendo ai malviventi di ricostruire l’accoppiata tra l’identificativo del bancomat ed il suo codice segreto così da poterlo clonare.
Fate attenzione, quindi: osservate bene il bancomat prima di fare il prelievo, prelevate preferibilmente dallo stesso sportello e cercate di farlo nelle ore centrali della mattina, quando un eventuale taroccamento dell’apparecchio dovrebbe già essere stato scoperto.


Claudio Di Tursi
Informatico della Polizia di Stato

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