Natale 1940, nei pressi di Sant’Olcese

IMG_0211.JPG

di Elena Viola*
Dicembre 1940, sono passati sei mesi da quando l’Italia è entrata in guerra. Antonia ha 8 anni e vive in campagna al confine con il comune di Sant’Olcese. Da sei mesi a questa parte la vita non è più la stessa, un sentimento di paura e precarietà si fa strada dell’animo della gente comune, dei bambini che vedono padri e fratelli partire per il fronte e spesso non tornare. La tessera annonaria raziona pane e carne per rifornire le truppe al fronte, la stoffa diventa merce rara e le scarpe un bene di valore assoluto.
Ma oggi Antonia è felice, la magica atmosfera del Natale contagia i compagni di giochi e al ritorno dalla Novena dell’Avvento tutti scherzano e cantano e annusano l’aria che profuma di panettone e arance. Fin dal mattino Antonia ha osservato la madre impastare panettoni. Una volta pronti il padre – aiutato da Matteo il figlio maggiore – smonta la porta di una stanza e su questa vengono sistemati i pandolci che verranno portati dalla Teodora, nella casa accanto, per essere cotti. Lungo la strada verso casa Antonia chiude gli occhi e pregusta la gita notturna in dispensa per rosicchiare un pezzettino di quei dolci… allenterà un pochino il mandillo che racchiude il preziosissimo e profumatissimo tesoro e ne assaggerà solo un po’. La bambina è felice, a casa l’aspetta un bel tepore ed il presepe che la madre ha preparato nel forno di casa spento e pulito per l’occasione. Ogni bambino ha contribuito: Matteo ed Antonia hanno girovagato nei boschi dietro casa alla ricerca del “pa-tan” mentre la sorella minore ha sistemato la carta roccia e la carta blu per il cielo usando una colla di farina e acqua (e speriamo che gli irrispettosi topi di campagna non ne facciano banchetto …). La mattina di Natale Gesù Bambino lascerà per loro arance e mandarini, noci e nocciole e forse un paio di caramelle che i fratelli gusteranno un morso alla volta, fino all’Epifania. Insieme ai genitori porteranno alle bestie nella stalla una fetta di panettone: è festa anche per loro. Nel pomeriggio poi, giocheranno a far rotolare le arance giù per il pendio dietro casa, chi vince piglia tutto – o forse no, in questo giorno di festa, in questo fazzoletto di terra alle spalle di Genova alla periferia del mondo in guerra, serenità e gioia sono le sole regole del gioco, in fin dei conti è Natale!
Nel dicembre del 1940 Genova è una città ferita, offesa dal fascismo ed ignara di un futuro di morte e distruzione. Renato, ragazzino ossuto e lungo, si muove veloce per le vie del quartiere di Marassi; c’è la scuola al mattino e poi lesto a risuolare zoccoli, aggiustare piccoli oggetti di cui le persone si disfano, intagliare fischietti e casette per i grilli per i bambini dei palazzi di Via del Piano. Renato canta, canta mentre prepara la cena per la madre e le sorelle maggiori, canta mentre in fila aspetta che venga distribuito il pane, canta come il fratello Vittorio che è stato da poco richiamato alle armi. La Vigilia di Natale, il ragazzino è riuscito in maniera rocambolesca a trovare un ramo di pino, lo porta a casa e lo sistema nel cortile del palazzo; presto tutte le famiglie portano qualcosa per decoralo: un mandarino, un biscotto, chi porta due fichi secchi, chi delle carrube e qualcun altro un paio di maccheroni di natale. L’albero è bellissimo, tutti i bambini lo guardano estasiati. Dopo la Veglia di Mezzanotte si rientra a casa e tutte le famiglie del palazzo dividono i panettoni; sono dolci speciali, ciascuna famiglia ha condiviso gli ingredienti per cucinarli, chi ha messo l’uvetta, chi parte della farina, chi parte dello zucchero e poi li hanno cotti nel forno del panettiere di quartiere. Stasera lo mangeranno tutti insieme, bevendo latte e cioccolata (che proviene rigorosamente dalla borsa nera e chissà chi lo ha trovato!) e vino di quello buono, che scalda più della stufa. Ciascuno penserà con nostalgia ai propri cari al fronte e una silenziosa preghiera verrà recitata per loro. Ben presto i bambini intonano “tu scendi dalle stelle” e gli adulti li seguono con altri canti più coloriti e meno spirituali man mano il vino scende. Il giorno dopo, Renato e gli altri bambini spoglieranno l’albero delle decorazioni e le gusteranno seduti sugli scalini del palazzo con i visetti distesi, stretti nei loro cappotti troppo lunghi e troppo lisi, tuttavia felici e sereni in questo giorno di festa: per oggi niente guerra, niente camicie nere, è Natale!

Antonia e Renato esistono davvero, sono due arzilli ed energici ottuagenari che tutti i giorni mi donano un po’ di loro stessi perché io condivida la loro Storia con i miei bambini, i loro pronipoti. Oggi ne condivido un pò con voi.

*Elena Viola è Capogruppo in Consiglio Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese. Ed è anche una persona meravigliosa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...