13a PUNTATA – IL PIANETA E’ AL COLLASSO: PREPARIAMOCI…

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Di Flavio Poggi*
Eccoci, nuova puntata dopo le festività natalizie. Torniamo al nostro Piano B. E, ovviamente, in un Piano B che si rispetti non può mancare il capitolo relativo ai rifiuti. Di questi tempi, poi, è un tema di grandissima attualità. Inoltre, sulle pagine di questo blog e nel DNA di questo gruppo di persone, il Comitato Indipendente per Sant’Olcese, questo è uno dei temi più sentiti e ricorrenti. Ma sentite cosa ne dice Luca Mercalli. Buona lettura!

Io e i rifiuti:
Di rifiuti oggi ne facciamo troppi: ben 540 kg l’anno per persona, circa 1,5 kg al giorno. Trentadue milioni di tonnellate all’anno per tutti gli italiani.
[…] Oggi è un vanto essere promossi “consumatori”! Usa e getta, usa e getta, sempre più in fretta! Mi da molto fastidio buttare via qualcosa, quindi cerco di evitare il più possibile la produzione di rifiuti all’origine. Quelle poche volte che entro in un supermercato, cerco di acquistare prodotti con poco imballaggio, ad alta concentrazione di materia utile: ad esempio una confezione di fagioli secchi è meglio di una scatoletta di fagioli già pronti, dove compri prevalentemente acqua (e, a parità di peso, l’incidenza dell’imballo è decisamente più alta. n.d.r.). Evito i poliaccoppiati di materiali diversi, tipo il tetrapak (del quale si può riciclare solo la parte cellulosica, quindi con molto scarto e con l’impiego di molta energia), o i temibili alimenti precotti in buste di alluminio plastificato stampato con attraenti figure colorate. Evito l’acquisto di acqua minerale in bottiglia, che oltre al polietilene tereftalato da avviare poi al riciclo o peggio all’incenerimento, ha viaggiato per migliaia di chilometri, emettendo gas serra per puro capriccio! Scelgo detersivi in flaconi ricaricabili e il latte alla spina con bottiglia di vetro riutilizzata. Vado a fare la spesa con sporte di tela e respingo quasi sempre il sacchetto di plastica: ne consumiamo solo in Italia circa 20 miliardi all’anno, cioè quasi uno al giorno per persona, e gran parte finisce sui bordi strada, impigliata nei rovi, nei canali, in mare. […]
Ovviamente questo non vuol dire che non produca rifiuti, diciamo che cerco sempre di interrogarmi ad ogni acquisto se ne potrei fare di meno. E in linea di massima posso stimare in circa 100 kg il risparmio annuo rispetto ai 540 kg medi. Ciò che resta lo differenzio in modo scientifico e quasi ossessivo. […]
Mi impegno inoltre a premere affinché i progettisti utilizzino sempre più l’ecodesign, in modo da concepire oggetti sempre più sobri e meno complessi da riciclare. In fatti non è giusto che tutte le responsabilità cadano sull’utente finale: tale e tanta è la confusione che regna oggi che ci vuole una laurea in ingegneria dei materiali per differenziare in modo opportuno! Questo è un tipico dominio della politica: emettere norme che costringano i produttori ad evitare il rifiuto all’origine. Un esempio è la cialda in plastica del caffè, che si è diffusa di recente anche per uso domestico sostituendo la moka. Il risultato è un nuovo terribile rifiuto, un miliardo di pezzi all’anno di materiale organico (il fondo del caffè, che finiva prima nell’umido o a concimare i vasi dei fiori) intrappolato ora dentro a una capsula di plastica o alluminio.
In attesa che le leggi pongano opportuni divieti, io semplicemente NON LE COMPRO.
L’obiettivo rifiuti zero è ancora lontano e richiede un grande impegno dei singoli e delle istituzioni, ma se ci crediamo il cammino sarà più spedito, come dimostra l’impegno del Comune di Capannori vicino a Lucca. Gli inceneritori sovvenzionati occultamente da noi cittadini non sono certo la soluzione, e i giochi semantici che li fanno sembrare buoni se “termovalorizzano” sono prese per i fondelli.

COMMENTO: certo questo è un momento particolare per affrontare un argomento di questo tipo. Alzi la mano chi, con le festività natalizie, non aumenta smodatamente la produzione di rifiuti! Credo di poter dire di vivere in una famiglia che rispetta da sempre in maniera meticolosa tutte le indicazioni riportate da Mercalli nel suo testo, eppure anche noi, in questi giorni, con una bimba di nove anni, ci ritroviamo ad accumulare montagne di rifiuti. Imballaggi dei regali, essenzialmente. Cibo non ne sprechiamo mai, Natale o meno. Questa è una questione di etica che va ben al di là della problematica dello smaltimento dei rifiuti. Il cibo non va mai gettato via. Non è una questione di avarizia ma di rispetto verso i milioni di esseri umani che soffrono la fame, verso il Pianeta del quale siamo ospiti che generosamente ci sostiene, verso le generazioni future.
Ma, tornando agli imballaggi, non si può non consentire a Babbo Natale di portare i doni richiesti nella letterina dalla bimba perché hanno troppo imballo…E neppure si può evitare di avvolgere i pacchi in metri quadri di carta colorata che viene strappata e accartocciata in 10 secondi netti la mattina del 25 dicembre…però che rabbia vedere quelle bamboline di plasticaccia irriciclabile inscatolate in voluminosissimi imballi di carta, plastica e chi più ne ha più ne metta, tutti incollati e piegati insieme in modo da renderne difficilissima la separazione per la raccolta differenziata…se poi penso che questi orridi oggetti sono prodotti dal presidente della mia squadra del cuore mi viene una tristezza…Ad ogni modo, anche stavolta, come tutti gli anni, ce l’abbiamo messa tutta per differenziare il differenziabile…certo, se ci fossero, come auspica Mercalli, leggi che impongono ai produttori di ridurre gli imballi all’origine, sarebbe tutto più facile.
Per il resto, visto che gran parte del peso dei rifiuti prodotti è costituita dal cosiddetto “umido”, cioè dagli scarti di cucina, in particolare vegetali, in un Comune di campagna come Sant’Olcese è abbastanza facile abbatterne in maniera considerevole la produzione separandolo e gettandolo nella compostiera o nel tradizionale cumulo dove formerà nel giro di pochi mesi ottimo terriccio che potrà essere utilizzato nell’orto o nel giardino…questo almeno per la considerevole parte di popolazione che non vive in condominio…ricordate che chi fa il compostaggio domestico beneficia anche di un piccolo sconto sulla tassa sui rifiuti! A proposito, mi permetto di sfruttare questa pagina per un appello: troppe volte mi capita di vedere resti di sfalcio nei bidoni verdi dei rifiuti indifferenziati nelle zone dell’alta valle, in aperta campagna. Se qualcuno che legge queste righe a volte lo ha fatto, lo invito, lo sprono, lo sollecito a non farlo MAI PIU’! Se non sapete dove mettere la potatura della siepe o l’erba del giardino, piuttosto chiedete a un vicino. Arrivo a dirvi che preferirei che li gettaste in una scarpata piuttosto che nel cassonetto dell’immondizia! Così come nel bidone verde invito tutti a non gettare oggetti elettronici (TV, cellulari, lettori DVD, stereo, ecc.) né lampadine bruciate, soprattutto se a basso consumo o a LED, che vanno portati all’isola ecologica. Sebbene più raramente, eppure mi è capitato di trovare nel cassonetto anche pneumatici e pile. Spero non occorra dire che si tratta di materiale fortemente inquinante che DEVE essere smaltito in maniera opportuna, presso gli appositi centri di raccolta, così come i medicinali scaduti e gli oli esausti (sia alimentari che minerali). Chi sversa olio esausto in un tombino o nel terreno compie un atto gravissimo e determina un inquinamento estremamente nocivo delle falde acquifere e dei terreni.
Infine, una parole sull’ultima battaglia sulla riduzione dei rifiuti che abbiamo intrapreso con la mia famiglia: l’eliminazione del tetrapak. Da qualche mese a questa parte non acquistiamo più prodotti conservati nel tetrapak. Vero è che, dati i fortissimi interessi economici in gioco, le multinazionali che producono questi materiali stanno fortemente foraggiando l’industria del riciclo affinché si doti di sistemi che ne garantiscano il recupero. Infatti, da qualche anno a questa parte il tetrapak viene raccolto con la carta. E’ opportuno ricordare che il tetrapak è un materiale poliaccoppiato, cioè costituito dall’accoppiamento di molti materiali, carta, plastica e alluminio. Va da sé che per recuperarlo occorra fare una fatica ben maggiore (cioè usare molta energia) rispetto a quella richiesta per recuperare un materiale “semplice”. Quindi, la domanda è semplice: se può essere sostituito con altri materiali, perché non farlo? Ovviamente, la risposta sta esclusivamente nella finanza. L’economia, ormai, genera e alimenta moltissime di queste assurdità, dal tetrapak all’acqua in bottiglia alle confezioni monodose di centinaia di prodotti, per le quali si paga più l’imballo del prodotto stesso, fino alla follia del caffè in cialde. Nell’abolizione del tetrapak, l’alimento che ci crea maggiori problemi è il latte: è difficile conciliare il no a queste confezioni con la ricerca di un prodotto di qualità, possibilmente biologico. Al momento, stiamo provando a consumare solo latte crudo, quello alla spina, per capirci. E’ un prodotto freschissimo, con le migliori caratteristiche nutrizionali, senza nessun trattamento, a chilometro zero ed ha un sapore buonissimo. Certo, è decisamente meno comodo e pratico del latte UHT o microfiltrato, del quale si può fare scorta senza temere che vada a male….però, da quando usiamo solo latte crudo, la quantità di carta che conferiamo alla raccolta differenziata è diminuita in maniera molto consistente. E la soddisfazione di bere latte di mucche allevate da aziende dei dintorni, unitamente alla diminuita produzione di rifiuti, ci ripaga ampiamente del disagio.
*Flavio Poggi, geologo, fa parte del Coordinamento Indipendente per Sant’Olcese

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