14a PUNTATA – IL PIANETA E’ AL COLLASSO: PREPARIAMOCI…

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di Flavio Poggi*
Siamo quasi agli sgoccioli delle “Cose da sapere” che ci propone Luca Mercalli nella prima parte del suo libro “Prepariamoci…” (Ed. Chiarelettere). Introduciamo un concetto complesso, la “resilienza”, cioè la capacità di un sistema di affrontare e superare un cambiamento. Buona lettura!

Resilienza condominiale: “In Italia il 53% della popolazione vive in appartamento, mentre il 43% abita in una casa indipendente o semi-indipendente. Su 32,5 milioni di abitazioni italiane circa 14 milioni non avrebbero dunque problemi a mettere in atto subito gran parte degli accorgimenti di efficienza energetica e compostaggio dell’umido.
Per chi vive in condominio è vero che è tutto più difficile, ma non per questo bisogna desistere. Se si ha un tetto esposto a Sud i pannelli solari, sia termici, sia fotovoltaici si possono installare. […] Se non si può perchè c’è un’ombra sul tetto, si possono fare investimenti individuali o in cooperativa altrove: l’elettricità non ha bisogno di passaporto. Posso anche essere proprietario di un impianto su un capannone a cinquanta chilometri da casa, il ritorno economico e ambientale è identico come se il tetto fosse il mio. L’isolamento termico è quasi sempre fattibile anche in condominio, così come la sostituzione dei serramenti con vetri camera basso-emissivi, il cappotto e l’isolamento del tetto. Il problema è per chi si trova in affitto: la riqualificazione energetica dell’immobile spetterebbe al proprietario che ovviamente non avrà interesse a farla: ecco un dominio dove la politica è sovrana. Incentivi, obblighi e sanzioni, non c’è altro da fare.
La raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta è invece ormai una realtà anche in città (sic…n.d.r.) e ho visto condomini con un piccolo spazio verde fare il compost collettivo […]. Per l’autoproduzione, se è vero che sul balcone si può mettere qualche pianta aromatica e sui terrazzi più fortunati qualche cassone con pomodori e insalate, è anche vero che si può fondare un Gruppo d’Acquisto Solidale e sostenere un produttore locale a chilometri quasi zero concordando la produzione orticola in anticipo. Oppure si può affittare o ottenere in assegnazione un piccolo orto urbano in appositi lotti, come sta succedendo in molte località.
Insomma, proprio la città, luogo delle massime emissioni climalteranti, è anche il luogo più fragile nei confronti degli eventi climatici estremi e delle scarsità energetiche e alimentari, dove dunque prepararsi ha un valore più che strategico. […] la metà della popolazione mondiale vive in gigantesche aree urbane, in continua espansione, a rischio di smog, alluvioni, aumento del livello marino e ondate di calore. Eppure ovunque nel mondo i leader tergiversano e non prendono provvedimenti significativi per aumentare le difese e la pubblica resilienza, pressati da richieste apparentemente più urgenti: crescita economica, sicurezza, lavoro. Le imposizioni di regolamenti energetici restrittivi sugli edifici e sul traffico sono minime e la deresponsabilizzazione impera. Più facile costruire nuove strade che occuparsi della “readiness for climate change” […]”

COMMENTO: per molti versi la faccenda dell’inerzia dei governi e delle amministrazioni locali a tutti i livelli nell’affrontare in maniera tempestiva le problematiche connesse con le tematiche ambientali è purtroppo il peccato originale della nostra società. Dall’emergenza rifiuti alla riduzione delle emissioni climalteranti, sia per gli aspetti inerenti la salvaguardia dell’ambiente sia per quelli di risparmio economico delle famiglie in una fase di costante aumento del costo dell’energia e delle risorse alimentari, governi e amministrazioni italiani e, in generale, della gran parte dei Paesi occidentali, hanno coscientemente abdicato al loro ruolo di guida e indirizzo delle società. Una scelta in nome del profitto, del PIL, ed a scapito dei nostri figli. Da mesi, con questa rubrica, stiamo parlando delle strategie da adottare dal basso, come singoli cittadini di un Pianeta sovrasfruttato, per ridurre la nostra impronta ecologica nell’interesse della nostra salute psicofisica, del nostro portafoglio e delle generazioni future. Ma, realisticamente, quante possibilità ci sono che, senza una strategia politica generale, la maggioranza della popolazione adotti di sua spontanea iniziativa comportamenti resilienti?
Inoltre, siccome quest’inerzia si protrae ormai da decenni, oggi ci ritroviamo ad affrontare una situazione in cui i nodi sono arrivati al pettine e molte questioni hanno raggiunto il limite del collasso. Il caso dei rifiuti in Regione Liguria, se avete minimamente seguito le cronache sui giornali di questi ultimi mesi, è emblematico: decenni di totale assenza di strategia politica ci hanno fatti arrivare al 2015 ad avere ancora percentuali di raccolta differenziata da paese sottosviluppato, discariche piene, chiuse o prive di adeguati sistemi di protezione dall’inquinamento e, di conseguenza, un’emergenza continua che ci costringe a far viaggiare la rumenta per centinaia di chilometri, con aumenti dei costi di smaltimento e degli impatti sull’ambiente (pensate agli ettolitri di gasolio che ci vogliono a portare tonnellate di materiali a 200-300 km di distanza). E purtroppo, come spesso accade, i nodi arrivano al pettine nel momento meno opportuno, nel nostro caso proprio quando i soldi sono finiti. Intervenire per risolvere un’emergenza è SEMPRE più costoso che non anticiparla e prevenirla. E se i soldi per intervenire non ci sono più il problema diventa insormontabile. E’ proprio in questo che si evidenziano in maniera sfolgorante le enormi responsabilità politiche di chi ha gestito il Paese e gli Enti Locali per decenni. Ed è per lo stesso motivo che chi governa oggi ha gioco facile a scaricare le responsabilità su chi l’ha preceduto, dimenticando, magari, che fa parte della sua stessa squadra, nella quale gran parte dei colpevoli siedono tuttora fra i quadri dirigenti.
Ma questo è solo un mugugno sterile. Quello che più mi preoccupa, in realtà, è che, col pretesto che non ci sono più soldi, l’inerzia prosegua finché non si arriverà al collasso definitivo, oppure, nella migliore delle ipotesi, si sposti semplicemente un po’ più il là il ciglio del baratro con “tapulli”, anch’essi giustificati dalla penuria di risorse….però, nel frattempo, i soldi per le nuove strade si trovano sempre…..

Flavio Poggi, geologo, è consigliere per il Comitato Indipendentemente per Sant’Olcese

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