Quello che le Orse non dicono…



di Elena Viola*

Oggi mi sono svegliata e ho realizzato che siamo già al 7 marzo…un giorno e poi la mimosa invaderà le nostre case. Eh sì care amiche, il maschio di casa baldanzosamente uscirà per fare una commissione e rientrerà brandendo, sì, proprio come fosse una daga medioevale, il tanto agognato mazzolino di effimero giallo fiore simbolo della stima e dell’apprezzamento che lui, il maschio italico, ha di noi.

Io non festeggio, per principio. Quando mi offrono la mimosa mi viene l’orticaria (e non è una reazione allergica al povero fiore), mi si chiude la gola e la m..a, cioè la bile mi sale al cervello. Perché non tollero vedere come una Festa – che poi sarebbe meglio chiamare Celebrazione –sia finita per essere mercificata e sacrificata sull’altare del consumismo più bieco. Già so che mi odierete e mi considererete una bacchettona e forse in parte è vero ma cappero, se mi guardo intorno, tutti quei diritti, tutte quelle conquiste politiche e civili, tutto il rispetto dovuto alla Donna in quanto tale … bhe , io non li vedo. Sapete come è nata e da dove trae origine la ricorrenza? Da un antefatto accaduto nel periodo novembre 1908 – febbraio 1909, quando a New York 20.000 donne scioperarono per chiedere salari adeguati e maggiori tutele sul posto di lavoro, nonché la fine delle discriminazioni sessuali. L’Internazionale Socialista di Copenaghen del 1910 decise allora di istituire una giornata in ricordo di queste coraggiose donne e alla rivendicazione dei diritti del mondo “rosa”. Durante la Grande Guerra venne sospesa la celebrazione ma nel 1917 a San Pietroburgo (Leningrado allora), le donne stremate dalla guerra e dalle precarie condizioni di vita nella città, organizzarono una grande manifestazione che diede il via alle successive manifestazioni di piazza il cui esito, fra l’altro, fu l’uscita della Russia dal conflitto. Vi sembra poco?Tutto per difendere il proprio diritto ad essere donne. 

Che se ci pensiamo non è mica tanto facile neppure oggi. Il mondo attuale vira pericolosamente verso posizioni fallocentriche, l’ago della bilancia è fortemente sbilanciato vero il mondo maschile in quasi tutti gli ambiti e a nulla vale dimostrare quanto siamo brave, preparate, colte e pronte, siamo femmine e questo ci impone di correre ad una velocità maggiore rispetto ai nostri competitor maschi(etti). Non crediate che ci sia dell’acredine o delle frustrazioni represse in queste mie parole e neppure una (non tanto) tacita volontà di bacchettare l’altra metà del cielo. Lasciatemi dire che è una constatazione un filo amara e disillusa di quello che vedo e percepisco ogni giorno. Non per questo rimpiango le gonadi! Tutt’altro, io sono convinta che il mondo sia rosa, che tutto l’ostruzionismo e l’oscurantismo che certi ambienti culturali e politici con metodo scientifico portano avanti sia solo un castello di carte costruito attorno alle fanciulle e questo non mi spaventa, se mai mi persuade e convince di quanto siamo forti equante risorse che ciascuna di noi ha, pronte ad essere sfoderate nel momento del bisogno.

Non festeggio l’8 marzo perché non sono un panda, non sono una razza in via di estinzione che necessita di una giornata dedicata per avere attenzione che merita, sono quella che lavora, accudisce casa a e figli, aiuta la persona in difficoltà, sono madre, moglie ed amica (e avrei voluto anche essere sindaco ma vabbè, pazienza) , non sono straordinaria, sono una persona normale che svolge compiti normali e che merita il giusto riconoscimento sempre, che merita di non essere discriminata perché ha figliato, che non merita di essere considerata frivola perché esce la sera con le amiche, che non deve essere giudicata perché ha scelto di impegnarsi in ambito istituzionale, che non vuole accontentarsi di una posizione subalterna-così-sei-libera-per-preparare-la-cenache non merita di avere una giornata che le ricordi quanto è speciale e sottostimata dalla società. Non ne ho bisogno, lo vedo da me; fortunatamente sono anche così presuntuosa e boriosa e saccente e sfrontata da sapere  da me quanto valgo. Grazie comunque per la mimosa.

*Elena Viola e Capogruppo per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

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