IL CREPUSCOLO DELL’ENTROTERRA

  

Di Flavio Poggi*

Bajardo è un bellissimo borgo medievale arroccato sulle impervie colline del profondo entroterra di Bordighera, la cui storia affonda fino all’epoca preromana, di cui reca ancora alcune vestigia archeologicheUna vera perla semisconosciuta anche alla gran parte dei liguri, al pari di Ceriana, Perinaldo e Rocchetta Nervina. Torno di nuovo da quelle parti, dopo anni, per discutere col Sindaco del problema di una frana che li preoccupa. Dopo aver pranzato di fronte all’incantevole vista del massiccio dei monti Toraggio e Pietravecchia, la più bella cartolina delle Alpi Liguri, percorrendo a piedi la via che ci conduce alla frana, alcuni dettagli colgono la mia attenzione. L’aria pulita e unica di queste zone, che mescola il frizzante delle montagne al fragrante profumato di macchia mediterranea. Il traffico quasi inesistente lungo le strade principali. Poche persone anziane e sole sedute sui muretti. Le fasce terrazzate che girano attorno alla collina quasi interamente abbandonate, franate e invase dai rovi. Le molte case dirute e fatiscenti e le troppe con le imposte sbarrate e i giardini invasi d’erbacce.

Faccio due parole col Sindaco e gli chiedo se la gente stia pian piano tornando, se la popolazione stia almeno un poco aumentando dopo l’emorragia inarrestabile di fine secolo scorso. Lui, il volto rassegnato, mi dice che, sì, i residenti sono un pochino aumentati, ma solo grazie all’arrivo di qualche extracomunitario attirato dai prezzi stracciati delle abitazioni e qualche tedesco in pensione innamoratosi di questi paesaggi. Ma il tasso di natalità è a zero e quello di invecchiamento della popolazione in continua ascesa, così come i decessi. Se continua così, fra vent’anni Bajardo sarà un villaggio fantasma.

In Liguria, nell’entroterraci sono decine di “Bajardo”. Centinaia di chilometri quadrati di valli magnifiche e impervie che hanno ospitato millenni di storia ligure e che, nel volgere di pochi decenni, rischiano di morire.

Ed è qui, da ligure, da italiano, che leggo le colpe di decenni di una stupida e ignorante politica di “sviluppo” economico che, anziché saper sfruttare il periodo di vacche grasse della fine del secolo scorso per valorizzare, promuovere, difendere il nostro patrimonio ambientale, storico, culturale, paesaggistico e sociale, lo ha devastato, come sulle coste, o dimenticato ed abbandonato, nell’entroterra. E così, in meno di un secolo vengono spazzati via millenni di storia, cultura e tradizioni. Vengono lasciati ai rovi ed all’oblio le testimonianze di secoli di tenace fatica dei nostri avi, conseguendo un risultato che, in passato, neppure i peggiori terremoti, le guerre o le epidemie erano riusciti a raggiungere. Eppure, con un poco più di saggezza, amore e lungimiranza una storia diversa sarebbe potuta essere scritta; basta guardare all’esempio del Trentino Alto Adige, che da sempre difende e tutela concretamente le proprie montagne impedendone l’abbandono. E invece, quando ce ne sarebbe stata economicamente la possibilità, si è agito nella direzione opposta e oggi temo non ci resti che la rassegnazione ed il senso di triste impotenza nello stare ad osservare il crepuscolo del nostro entroterra.

*Flavio Poggi, geologo, è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

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