Le scuse del Comitato ai ragazzi del Consiglio Comunale 

  Oggi, noi del Comitato Indipendente per Sant’Olcese non saremo presenti al Consiglio Comunale dei Ragazzi; è successo altre volte in passato, succederà ancora in futuro se i consigli comunali congiunti continueranno a tenersi di mattina. Vi risparmiamo il penoso elenco delle giustificazioni, quelle di oggi sono più o meno simili a quelle della volta scorsa e saranno le stesse della prossima. In buona sostanza si tratta problemi che hanno a che fare con il lavoro e la cura dei famigliari troppo anziani o troppo giovani per essere lasciati a loro stessi. Per una legge arcana, pur essendo il giorno costituito nominalmente da ventiquattr’ore, si deve fare tutto dalle 8,00 alle 14,00. Quando perdiamo un’occasione per incontrarvi ci dispiace. Intendiamoci, non ci dispiace per voi, ci dispiace egoisticamente per noi. Noi che non potremo vedere e capire il vostro lavoro ed ascoltare i vostri pensieri che riescono quasi sempre ad emergere puri nonostante la marea di retorica a buon mercato con cui li sommergiamo.

Ci piace, oggi, farvi una promessa, una cosa da politici che magari lascia il tempo che trova. Un giorno cercheremo di organizzare noi del comitato un incontro con voi e con i consiglieri di maggioranza che vorranno essere presenti. Lo faremo “strano”, di pomeriggio, senza rubarvi quelle due ore di storia a cui sappiamo tenete tanto. Vi aspetteremo e se anche non verrete proprio tutti ce ne faremo una ragione; in fondo i pacchi abbiamo iniziato a tirarveli noi.

A presto,

Coordinamento Comitato Indipendente per Sant’Olcese.

Il Centro di Educazione Ambientale a rischio chiusura!

  Giugno è l’ultimo mese di contratto per le due operatrici del Centro di Educazione Ambientale (CEA) nato nel 1998 come centro comunale di Sant’Olcese poi ampliatosi e trasferito alla Comunità Montana ed ora gestito dai cinque Comuni associati, Sant’Olcese, Serra Riccò, Mignanego, Campomorone e Ceranesi. Con Giugno termina l’ultimo e più recente ennesimo rinnovo “precario”, questa volta attuato per il tramite di una cooperativa, grazie al quale anno dopo anno da ormai più di tre lustri le due educatrici riescono a portare avanti decine e decine di progetti dei quali hanno beneficiato tutti i nostri bimbi e ragazzi.

Questa volta, però, a differenza delle precedenti, le prospettive per trovare una volta di più una soluzione sono decisamente meno rosee perché manca l’ingrediente principale: i soldi.

Con il 2015 e col passaggio delle competenze in materia di educazione ambientale da Renata Briano, divenuta europarlamentare con le elezioni del 2014, a Pippo Rossetti – che è anche e soprattutto Assessore al Bilancio – la Regione ha avviato, in pratica, il processo di scientifico smantellamento del Sistema Ligure di Educazione Ambientale, azzerando il Centro Regionale per l’Educazione Ambientale (CREA) presso ARPAL, sopprimendo progressivamente i centri sul territorio, a partire da quelli provinciali, trapassati assieme alle Province stesse, e rasando completamente i finanziamenti (250.000 € nel 2014 passati a 0 € nel 2015). In vista delle prossime elezioni regionali, peraltro, dando una sbirciata ai programmi elettorali dei candidati, emerge chiaramente come i temi ambientali siano assolutamente, desolatamente assenti dal programma del Partito Democratico e del suo campione Raffaella Paita (come, d’altra parte, era lecito attendersi, data la sbandierata continuità con le azioni portate avanti dall’attuale Giunta regionale), così come in quello di Luca Pastorino e di Enrico Musso. Emerge, invece, come essi siano portanti sia per il Movimento 5 Stelle di Alice Salvatore e per il Progetto Altra Liguria di Antonio Bruno. Il programma del Centrodestra di Giovanni Toti…..non l’abbiamo trovato….

In assenza di risorse economiche per portare avanti i progetti di educazione ambientale che storicamente il CEA promuove presso le scuole di tutta la vallata, si può presumere che con l’anno scolastico 2015/2016 non ci saranno più le attività alle quali siamo abituati: i laboratori con microscopi e rocce nella vecchia scuola di Torrazza, la visita alla camera di volo delle api a S. Lorenzo di Casanova o al Sentiero Botanico di Ciaè e lungo il Rio Gioventina a Campomorone, i progetti sull’educazione alimentare o sui diritti umani e così via.

Gli scenari che si prospettano per l’immediato futuro sono la chiusura definitiva del CEA e, conseguentemente, la perdita di due posti di lavoro qualificati , oppure la sopravvivenza “a regime ridotto” del Centro stesso raschiando le risorse economiche minime vitali su attività strategiche dei Comuni Associati. Ma, anche se quest’ultima soluzione dovesse essere perseguita, il CEA non potrebbe comunque portare avanti le attività con le scuole, che verranno in ogni modo cancellate.

Ma non disperiamo ancora. Siamo assolutamente certi che di fronte a questo scenario, che si è ormai definito chiaramente, i Comuni sapranno fare fronte unico per cercare risorse e trovare soluzioni. Siamo certi che, consci dell’importanza dei temi dell’ambiente e del prezioso contributo che il CEA ha saputo fornire ai nostri ragazzi in tanti anni, smuovendo la loro sensibilità e plasmando la loro consapevolezza, i Comuni riusciranno ancora una volta, in extremis, a garantire la continuità di questa piccola ma prestigiosa ed apprezzata realtà. Sappiamo che l’Amministrazione di Sant’Olcese si sta prodigando da mesi presso la Regione con questo obiettivo. Vogliamo dare atto di questo sforzo ed esprimiamo il nostro apprezzamento. Attendiamo, quindi, con fiducia positivi sviluppi di questa vicenda. Si tratterebbe di una concreta dimostrazione che, a livello locale e di entroterra, le Amministrazioni Comunali, seppur di area PD, credono sinceramente nei valori dell’ambiente, non limitandosi alle vuote dichiarazioni elettorali. Si segnerebbe, così, una netta controtendenza rispetto all’impostazione dello stesso PD a livello regionale, che sta, invece, scientificamente smantellando il Sistema Ligure di Educazione Ambientale.

Coordinamento Comitato Indipendente per Sant’Olcese

L’avanzata degli ultimi 

  Marciavano per ottenere i propri diritti i lavoratori raffigurati da Pelizza da Volpedo nel celebre quadro che rappresenta il primo grande sciopero del ‘900, l’avanzata del quarto stato.

 Marciano per il diritto alla vita gli uomini ripresi in questa foto, scattata ad Augusta in Sicilia. Vengono dall’Eritrea e se non ne avessero avuto necessita non avrebbero dato tutto quello che gli rimaneva a chi gli ha offerto un viaggio in cui le possibilità di arrivare sulle nostre coste vivi erano al 50%.

Li guida, verso un futuro che non augureremmo mai ai nostri figli ma che per loro è quasi un Eldorado, Luigi, un mio collega, un mio amico. 

Tiene per mano dei bambini con una tenerezza che non sospettavo; non indossa guanti e mascherina come previsto dal protocollo sanitario, dopo trent’anni a contatto con i delinquenti non l’ammazzeranno certo una manciata di germi.

Col suo grado poteva starsene a Genova, continuare a dirigere un commissariato e vivere con un po’ più di tranquillità i dieci anni che lo separano dalla pensione. 

La sua scelta impone, certo, riflessioni complesse; farà storcere il naso ai contrari agli sbarchi, riempirà di commozione ed ammirazione il cuore dei favorevoli. Ma intanto i migranti arrivano. E la risposta alla loro emergenza umanitaria non gliela danno certo Salvini, Renzi, Alfano e gli altri parlatori da talk show. A gestire questo problema enorme ci sono poliziotti, carabinieri, guardacoste e volontari. Persone che fanno del loro meglio ma che non riescono certo a costruire strutture meno fatiscenti, ad organizzare un piano di aiuti seri nei paesi d’origine e missioni internazionali; a obbligare i nostri cosiddetti “partner europei ” a partecipare in maniera fattiva alle spese ed all’organizzazione dell’accoglienza. A far uscire, insomma, quest’europa di banchieri dal bunker di ignavia in cui si è rintanata. A farlo dovrebbero essere i nostri politici, se non fossero così occupati a curare i loro affari e a mantenere rapporti sicuramente proficui con le lobby che hanno nei paesi affacciati sul Mediterraneo interessi che si seguono meglio avendo rapporti con regimi fantoccio.

Non ci sarà una soluzione accettabile al problema dell’immigrazione finché non si si farà una politica estera degna di questo nome a livello europeo ed internazionale, non ci si sporcherà le mani favorendo la nascita di regimi democratici nelle regioni d’origine, non si favorirà la crescita economica e culturale di quelli che da troppo tempo sono paesi in via di sviluppo. 

Una bomba ad orologeria è innescata. Scoppierà -con effetti devastanti che faranno impallidire i disagi che la miseria di questa povera gente apporta di riflesso alle nostre comode vite – mentre saremo ancora impegnati a discutere sul se sia meglio accoglierli o respingerli in mare.

Claudio Di Tursi 

DIFESA DEL SUOLO: COSA CAMBIA PER I COMUNI E PER IL TERRITORIO

  

Di Flavio Poggi*

Con la soppressione delle Province e l’istituzione della Città Metropolitana anche nella delicatissima e molto attuale (almeno da Ottobre a Febbraio) materia della difesa del suolo vengono introdotti alcuni importanti cambiamenti di scenario. Fino a pochi anni fa, infatti, gli adempimenti inerenti questo tema erano pressochè interamente di competenza dei due Enti che nel giro di neanche un lustro sono stati cancellati: Comunità Montane e Province. I Comuni avevano poche responsabilità e compiti in materia. Le risorse che la Provincia destinava all’esercizio delle sue competenze del suolo derivavano dai canoni demaniali, cioè gli oneri versati da coloro che hanno ottenuto una concessione per utilizzare i beni del demanio. Per legge, almeno il 70% delle entrate dei canoni dovevano essere utilizzate per interventi di difesa del suolo, con priorità per quelli di manutenzione ordinaria. Per capirci, ogni anno la Provincia di Genova introitava una cifra dell’ordine di grandezza di 2 milioni di euro dai canoni. Va da sé che, per un territorio di quasi 2.000 kmq, con 10.000 km di reticolo idrografico, il 70% di questa somma non sia una cifra spropositata, dopotutto.

Con la Legge Regionale 15 del 2015, in conseguenza della soppressione delle Province, anche le competenze in materia di difesa del suolo vengono ridistribuite. Di fatto, gli unici attori che reciteranno un ruolo in questo ambito d’ora innanzi saranno la Regione stessa ed i Comuni. Questi ultimi, in particolare, acquisiscono le competenze che furono delle Comunità Montane in materia di realizzazione e manutenzione delle opere di bonifica montana e quelle che erano delle Province per la progettazione, realizzazione e manutenzione della gran parte degli interventi di difesa del suolo.

Ma con quali risorse economiche i Comuni dovranno esercitare queste nuove e importanti competenze? Sempre con gli introiti derivanti dai canoni demaniali, che verranno acquisiti dalla Regione e destinati agli interventi di difesa del suolo e manutenzione del territorio per una quota non inferiore al 55%. Questo, però, a partire dal 2018. Perché nel 2016 e 2017 il 75% di queste risorse verrà utilizzato per pagare gli stipendi del personale delle ex-Province.

Quindi, in conclusione, il risultato di questo nuovo giro di valzer della sacrosanta cura dimagrante a cui vengono sottoposti gli Enti Locali da qualche anno a questa parte è che, una volta di più, in una Regione annualmente flagellata da alluvioni e frane, si sacrifica sull’altare del contenimento della spesa la salvaguardia del territorio e delle persone che lo abitano. Si riducono drammaticamente le già largamente inadeguate risorse economiche e si attribuiscono ai Comuni competenze importantissime e critiche senza curarsi del fatto che questi Enti non abbiano in stragrande maggioranza neanche la benché minima qualifica tecnica per gestirle. E con questo scenario già sancito per legge all’orizzonte, il silenzio compiacente dei Comuni stessi e, ancor più, dell’ANCI ci appare incomprensibile, disarmante e preoccupante. La salvaguardia del territorio non dovrebbe essere solo uno spot elettorale. Nei fatti, invece, dobbiamo constatare amaramente come questa politica stia utilizzando questo tema solo a questo scopo. Solo proclami, promesse, dichiarazioni sempre senza copertura finanziaria. Sempre senza investire nel dotare la Pubblica Amministrazione di adeguate risorse ed organismi tecnici per affrontare problemi che anno dopo anno mietono vittime e mettono in ginocchio un’economia, una società già di per sé in evidente difficoltà.

*Flavio Poggi è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

I ragazzi preadolescenti

L’argomento è di sicuro interesse, i temi trattati sono complementari a quelli discussi all’incontro con la Polizia Postale.

Sant'Olcese Inform@

incontrogenitori27maggio2015 I COMUNI DI SERRA RICCO’ E SANT’OLCESE PROPONGONO UNA SERATA DI INCONTRO E CONFRONTO SUL TEMA DEL RAPPORTO CON I RAGAZZI PREADOLESCENTI.

IL PRIMO INCONTRO E’ RISERVATO AI GENITORI DEGLI ALUNNI DELLE CLASSI TERZE MEDIE, IN VISTA DELL’IMMINENTE PASSAGGIO VERSO LA SCUOLA SUPERIORE.

I GENITORI POSSONO RECARSI LIBERAMENTE ALL’INCONTRO IL GIORNO 27 MAGGIO ALLE ORE 21 PRESSO IL CENTRO SOCIO CULTURALE DI VIA A.GRAMSCI 9 A SANT’OLCESE.

GUIDERANNO LA SERATA OPERATORI DEL PROGETTO ASL “MY SPACE” GESTITO DALLE COOPERATIVE CEIS, AFET E MARIS, SPECIALIZZATE NELLA RELAZIONE EDUCATIVA CON GLI ADOLESCENTI.

VI INVITIAMO A PARTECIPARE NUMEROSI ANCHE PER POTER PROGETTARE FUTURE INIZIATIVE RIVOLTE AI GENITORI DELLE NOSTRE SCUOLE.

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I topi invadono i bidoni della spazzatura, il comune adotta nuove tecniche di derattizzazione.

 
Sono molti, e spesso molto più grandi dell’esemplare immortalato dal nostro lettore,  i roditori che da qualche tempo prendono d’assalto i contenitori della spazzatura del nostro comune.  I topi entrano dal fondo forato dei cassonetti o direttamente dal coperchio lasciato aperto dal personale AMIU. 

Vista l’emergenza è stato conferito l’incarico ad una nuova ditta di derattizzazione che effettuerà per almeno un anno una serie di interventi a cadenza fissa e non a chiamata come avveniva in passato.

I primi interventi da giovedì, nelle zone di:

  • Via Don Luigi Sturzo
  • Via Poirè
  • Villa Belforte