Regionali: l’analisi del voto del Comitato

 Da quando dieci anni fa abbiamo imparato a conoscerlo, combattiamo un sistema di potere che ha in alcuni esponenti del PD i suoi artefici principali. Lo facciamo con articoli di giornale, scrivendo post su questo blog, parlando con la gente. Raccontiamo di come per certi personaggi, noti anche a livello locale, siano importanti gli affari col cemento, le speculazioni edilizie, i porticcioli e di come la salvaguardia dell’ambiente non venga tenuta in nessuna considerazione in una regione che per la sua bellezza e fragilità dovrebbe metterla tra i suoi obiettivi e le sue priorità. Non siamo soli nella nostra lotta, collaboriamo insieme ai comitati cittadini ed alle liste realmente civiche della Liguria, una pluralità di soggetti che, evidentemente, è riuscita a far passare il messaggio. Attribuiamo la sconfitta di Raffaella Paita alla sua distanza dagli elettori del suo partito ed alla sua manifesta incapacità di occuparsi del territorio. Mentre il 9 ottobre straripava il Bisagno lei, impegnata nella campagna elettorale, brindava a Finale Ligure guadagnandosi un avviso di garanzia per disastro colposo e omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sull’alluvione del 2014.

Della debacle elettorale, senza il minimo accenno ad un po’ di sana autocritica, si dà la colpa a Luca Pastorino ed a Sergio Cofferati, che avrebbero diviso gli elettori; in realtà una buona fetta degli elettori del PD ha semplicemente votato persone e formazioni che meglio incarnavano i loro valori di sinistra. Molti anche gli esponenti di spicco del PD ligure che hanno preso le distanze dalla Paita; tra questi ci piace ricordare Michele Casissa, presidente del Consorzio Villa Serra, che dopo una lunghissima militanza ha lasciato il partito ed ha dichiarato “Non mi riconosco più nel Pd e quindi voterò solo Pastorino”

Il risultato di non aver ascoltato la base e gli esponenti di sinistra del partito radicati sul territorio è stato l’aver consegnato la regione a questa destra che, al perseguimento degli stessi obiettivi visti in dieci anni di burlandismo, aggiunge un pizzico di malcelato razzismo.

A questo punto, forse, in attesa di arrivare al fatidico 51%,  il M5S dovrebbe cercare, visto il successo crescente, di governare facendo alleanze su specifici punti con altre forze politiche in odore d’onesta.

Sia chiaro, non abbiamo nulla contro il PD ed i valori che questo grande partito di massa dovrebbe esprimere; come molti altri cittadini vorremmo semplicemente che quanto scritto nei suoi programmi, ad esempio in materia di tutela dell’ambiente e del territorio, risparmio energetico, gestione dei rifiuti, non venga disatteso con tanta disinvoltura.

Cercare di rispettare i programmi, come ci sembra stiano facendo tra mille difficoltà i nostri attuali amministratori, significa rispettare i propri elettori. Elettori che durante tutta la campagna elettorale non hanno fatto che chiedersi se davvero in tutto il PD ligure non ci fosse una persona più degna di rappresentarli di Raffaella Paita.

Claudio Di Tursi

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