Storia di Giuliana, Rosa ed altri settantanove

Rosa de Dominicis

Giuliana ha undici anni, è all’aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna Borgo Panigale e sta salendo su un aereo. Viaggia da sola, assistita da una hostess. Indossa la classica tracolla con la sigla UM, Unaccompained Minor. Si prenderà amorevolmente cura di lei Rosa De Dominicis, romana, Allieva Assistente di Volo con la prorompente bellezza dei suoi ventun anni. Chissà se Giuliana da grande vorrà solcare anche lei i cieli a bordo di un aereo di linea; ore in piedi su quegli scomodi tacchi a spiegare ai passeggeri dove sono le uscite di sicurezza e cosa fare in caso di emergenza, a servire un caffè che a diecimila metri d’altezza deve sembrarti buono per forza, a rassicurare persone che hanno quelle stesse paure che non riusciranno mai a superare la barriera del sorriso di ordinanza.

Ad attendere Giuliana all’aeroporto Punta Raisi di Palermo c’è Roberto Superchi, suo papà, che anche se l’arrivo del DC 9 è previsto con centotredici minuti di ritardo è felice lo stesso: Giuliana lo sta raggiungendo per vivere stabilmente insieme a lui e alla sua compagna.

Sono le 19,55, a Borgo Panigale ha appena smesso di piovere. Il Comandante Domenico Gatti dà il benvenuto a bordo dell’Itavia IH 870 e presenta i membri dell’equipaggio.
Alle 20,02 l’aereo è pronto al decollo, Il Comandate riceve le ultime istruzioni via radio dalla torre di controllo: “Itavia 870 autorizzato a Palermo via Firenze, Ambra 13, salire e mantenere livello di volo 190. Ripeta e chiami pronti al decollo”.
Sono le 20,10 di venerdì 27 giugno 1980 e l’IH870 è già un puntino scintillante nel cielo sopra Bologna.
C’è tanta vita tra cielo e terra a bordo di quel DC9 in quella sera d’estate, tanta vita con le sue speranze, con le sue delusioni, i suoi sogni. Ed era proprio un sogno quello che realizzava quel giorno Antonio, tredici anni: il sogno del volo. Antonio aveva una passione smodata per l’aviazione. Era pieno di modellini, faceva tutte le raccolte a fascicoli… Così quando si è trattato di accompagnare Antonella, sua sorella di ventidue anni, in Sicilia, ha chiesto di poterlo fare lui al posto di Francesco, il fratello maggiore. Ed il padre, fatte tutte le raccomandazioni del caso, ha acconsentito.

Alle 20,20 il Comandante Gatti stabilisce il contatto con il centro di controllo di Ciampino: “Buonasera radar di Roma, è l’IH 870”
“Buonasera anche a lei, 870. Inserisca 1136 sul transponder ed é autorizzato a Palermo via Bolsena, Puma, Latina, Ponza, Ambra 13”.

Sembrerebbe tutto normale, ma qualcosa di strano sta succedendo, anche se a bordo del DC 9 ancora nessuno se ne accorge.

Alle 20,24 un TF104 G dell’Aeronautica con alla guida i comandanti istruttori Mario Naldini e Ivo Nutarelli di ritorno da una missione di addestramento si trova nello stesso spazio aereo occupato dal DC 9 dell’Itavia. I due piloti notano qualcosa di strano e, per ben tre volte consecutive, lanciano l’allarme generale. Perderanno la vita a causa di un incidente, una collisione in volo, durante l’esibizione delle Frecce Tricolori del 28 agosto 1988 a Ramstein, in Germania, senza mai spiegare cosa avevano visto quella sera.
E che qualcosa di strano stava succedendo nello spazio aereo sopra il Tirreno lo videro in molti. Lo videro gli addetti ai radar della portaerei americana Saratoga ancorata nel Golfo di Napoli, che affermarono di avere registrato nei cielo a sud di Napoli uno strano affollamento di velivoli. Guarda caso i registri della Saratoga, consegnati al comando americano di terra, sono andati persi.
Che qualcosa sarebbe successo lo sapevano soprattutto gli agenti del SISMI che avvisarono il leader libico Gheddafi, che quella sera si sarebbe dovuto recare in Jugoslavia per partecipare ad un incontro internazionale, che per lui si stava preparando una trappola aerea mortale, organizzata verosimilmente dai francesi con l’appoggio degli americani, cosa che lo indusse a ritornare a Tripoli.
Insomma, quella sera tutt’attorno al DC 9 c’erano molti aerei militari di diverse nazionalità; alcuni si riparavano dietro la sua scia radar per non essere individuati ed almeno tre avevano inserito nel proprio transponder il suo stesso codice: 1136.
Intanto la vita a bordo dell’Itavia IH 870 scorre serena. I piloti si raccontano barzellette tra una comunicazione radio e l’altra.
Alle 20,40 l’aereo è su Roma; vira a destra, abbandona l’Ambra 14 e sorvola Pratica di Mare.
“E’ la 870, buonasera Roma.”

“Buonasera 870, mantenga 290 e richiamerà 13 Alpha.”

Alle 20,46 un nuovo contatto, l’aereo chiede di abbassare la sua quota a 25.000 piedi per evitare una forte corrente d’aria:” È la 870, è possibile avere 250 di livello?”

“Sì, affermativo, può scendere anche adesso.”

“Grazie, lasciamo 290.”

Alle 20,50 l’IH 870 ha superato l’isola di Ponza ed è ormai prossimo a Palermo; tra poco raggiungerà il cosiddetto “Punto Condor” dove non potrà essere più controllato dai radar di Ciampino ed è ancora troppo distante per passare sotto il controllo traffico aereo di Palermo.
Sono le 20,57, l’ultima comunicazione con Ciampino ha il tenore beffardo della routine:
“115 miglia per Papa Alpha…per Papa Romeo Sierra, scusate, mantiene 250”

“Ricevuto, IH870, e può darci uno stimato di Raisi?”

“Sì, Raisi lo stimiamo intorno ai 13”

“870, ricevuto, autorizzati a Raisi VOR, nessun ritardo è previsto, ci richiami per la discesa.”

“A Raisi nessun ritardo, chiameremo per la discesa.”

“870 corretto.”

Alle 20,58. Gatti chiama la torre di controllo di Palermo Punta Raisi, è a metà strada tra Ponza e Ustica, in pieno Punto Condor: “Calma di vento, temperatura 23, autorizzati ai 15, altimetro 1013”
“Molto bene.”

Non passa neanche un minuto, da un caccia parte un missile che centra in pieno il DC 9 dell’Itavia. Giulia, Rosa, Giovanni, Antonella ed altre settantasette vite si perdono nel mare di Ustica a 3700 metri di profondità. I primi corpi verranno a galla insieme a pochi rottami dell’aereo all’alba del giorno seguente; per fare venire a galla tutta la verità non sono bastati trentacinque anni, gli autori materiali, coloro che materialmente hanno lanciato il missile, non sono ancora stati trovati.
Una storia, questa, fatta di depistaggi, di suicidi dubbi ed incidenti strani occorsi alle persone che dovevano sapere, di fogli su cui venivano registrate le attività del controllo aereo strappati e ricopiati in bella, di nastri spariti. Una storia in cui qualcuno ha avuto il coraggio di dire che il MIG-23 libico trovato venti giorni dopo sulla Sila non aveva nulla a che fare con la strage, pur avendo certificato il medico legale lo stato di decomposizione del corpo del pilota essere compatibile con una morte avvenuta nel giorno del disastro.
Una storia in cui i francesi si ostinano a dire che alla loro base aerea di Solenzara in Corsica quella sera le attività si sono chiuse alle 17,30. Eppure a smascherarli ci ha pensato un nostro generale dei Carabinieri, Nicolò Bozzo, braccio destro di Dalla Chiesa, che in quel periodo era in vacanza in proprio in Corsica, in un albergo che dava sulla pista della base, e che quella sera voleva mangiare una pizza con la sua famiglia nella pizzeria attigua alla base aerea. “Tutto il locale è prenotato ed è a disposizione della base, inizieranno a venire dalle otto” gli fu detto dal gestore. Ed infatti uscendo il generale vide arrivare i primi piloti.
Il rombo delle operazioni, durate fino a mezzanotte, gli impedì di dormire, tanto che ad un certo punto inizio a segnarsi le sigle degli aerei, che dal balcone della sua camera vedeva benissimo, e gli orari di partenza. Anche qualche traccia radar sfuggita a quello che doveva essere un ripulisti generale, registrata dal centro di Poggio Ballone, inchioderebbe i francesi che continuano a sostenere imperterriti la loro tesi.

Questo è la storia recente del paese in cui viviamo, un paese in cui un padre, dopo trentacinque anni, non sa ancora chi gli ha ucciso la figlia, un paese in cui chi sa ancora non parla. E non solo sulla strage di Ustica.
Claudio Di Tursi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...