Trenino di Casella: continua il tam tam sulla stampa

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Dal sito di Repubblica

“La Regione salvi il trenino di Casella”

La mobilitazione per la ferrovia ferma da due anni: servono 350mila euro

di VALENTINA EVELLI

Si riaccendono le luci sul trenino di Casella, anche se sui binari si muove solo qualche ciuffo d’erba mosso dal vento in un silenzio triste e un pò surreale.
Tutto fermo da quasi due anni e la data di riapertura della storica ferrovia, che dalla stazione di piazza Manin arriva fino in Valle Scrivia, resta ancora top secret, alimentando la mobilitazione che corre su Facebook.Per far ripartire il trenino manca una ditta a cui affidare i lavori e servono soprattutto risorse economiche, già stimate per trecentocinquantamila euro, per sistemare il ponte di Fontanassa.
«E pensare che quando sono iniziati i lavori, alla fine del 2013, avevano programmato di riprendere il servizio nel giro di qualche mese. A pensarci vien quasi da ridere – ricorda scuotendo la testa Flavio Poggio del comitato Salviamo il Trenino di Casella- Da lì è partito un vero e proprio calvario e ancora oggi non sappiamo se e quando finirà. Ma siamo stufi di aspettare e ci uniamo alla protesta dei sindaci e dei commercianti della zona».Il nodo da sciogliere resta il rifacimento del ponte Fontanassa .
Una richiesta partita dal l’USTIF a fine 2013 (l’Ufficio Speciale Impianti e Trasporti Fissi, emanazione del Ministero delle Infrastrutture) per la messa in sicurezza i due ponti metallici (di Crocetta e Fontanassa) per cui la Regione ha stanziato 376.960 euro.
«Lavori a oggi tutt’altro che finiti – chiarisce Armando Sanna, sindaco di Sant’Olcese- Sul ponte Crocetta manca ancora il collaudo e a Fontanassa dopo due anni non è ancora stata messa neppure una pietra».

Un percorso a ostacoli senza fine: il primo stop arriva … (continua a leggere sul sito di repubblica)

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Non si può votare contro il buon senso e l’impegno 

 

di Elena Viola*

L’altro Ieri si è svolto il Consiglio Comunale, all’ordine del giorno tanti punti – 12 per la precisione. Quello su cui vorrei spendere due parole e darvi la mia personalissima chiave di lettura è il n. 10 ovvero la presentazione del bilancio di previsione dell’esercizio 2015 e del bilancio pluriennale per il periodo 2015-2017. Perché è presto detto. Per la prima volta da 6 anni a questa parte il Comitato ha votato a favore di una pratica di bilancio e questo ha per noi un valore e un significato grandissimo. Nei fatti siamo andati ad approvare un bilancio che, seppur con i distinguo del caso e le diverse posizioni sulle singole voci, trova concordi opposizione e maggioranza sulla assoluta necessità di investire in maniera forte e sensibile per superare le criticità di un Paese che nelle precedenti legislazioni è finito in un pericoloso pantano fatto di inerzia e immobilismo.

Tale indegna situazione è stata denunciata a più riprese dal Comitato, voi lettori conoscete le battaglie che insieme abbiamo combattuto. Abbiamo affrontato una campagna elettorale accusati di essere litigiosi e “criticoni”, lontani dalla vita reale del paese, capaci solo a stare dietro ad una tastiera a pontificare. Eppure abbiamo lavorato tanto, per 5 anni abbiamo proposto e cercato di portare un “qualcosa” di nuovo sulla scena politica santolcesina. Uno dei punti che maggiormente ci stava a cuore era il progetto di una riqualificazione dell’abitato di Manesseno che mettesse in sicurezza i suoi abitanti e cercasse di contribuire al rilancio delle attività commerciali della frazione. Oggi ci troviamo ad un passo dalla partenza dei lavori. E come fare a non dare fiducia ad un progetto che noi stessi abbiamo cullato in campagna elettorale nella speranza che venisse portato avanti- indipendentemente da chi sarebbe stato ad indossare la fascia tricolore?

In quest’ottica non potevamo che dare fiducia al bilancio che rappresenta lo strumento finanziario per attuare tale progetto. Non crediate che sia stata una decisione presa a cuor leggero, ci siamo interrogati più volte sul significato politico che una decisione simile riveste. Però siamo assolutamente convinti che se il bene del Paese è il fine ultimo cui tende il nostro mandato, bhè allora non potevamo mancare il momento. All’indomani dell’appuntamento elettorale vi abbiamo detto che avremmo voluto essere opposizione critica ma costruttiva e propositiva, opposizione capace di convergere e di lavorare in maniera congiunta con la maggioranza qualora il bene del Paese fosse stato al centro dell’azione della Giunta; il nostro voto in Consiglio rappresenta tutto il lavoro che in questi mesi abbiamo compiuto e, lasciatemelo dire con soddisfazione, i fatti dopo le parole pronunciate un anno fa.

Tuttavia… orsi siamo e orsi rimaniamo, che volete farci; il brutto vizio di essere costruttivamente critici e presenti per vigilare sull’operato dell’Amministrazione non riusciamo a togliercelo di dosso … e allora da questa nuova e inusuale posizione cercheremo di svolgere al meglio il compito che ci compete nel rispetto delle posizioni di tutti ma forti nelle nostre convinzioni e nella nostra morale di donne e uomini.

*Elena Viola Capogruppo in Consiglio Comunale del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

#ioAspettoIlTrenino: il Sindaco parla dell’iniziativa dei selfie a Primocanale

  Un Armando Sanna molto determinato quello che parla dai microfoni di Primocanale per spiegare perchè ha portato tutto il Consiglio Comunale sui binari della Ferrovia Genova Casella.
Ecco il link al video:
http://www.primocanale.it/video/un-selfie-per-non-far-morire-il-trenino-genova-casella-72908.html

#ioAspettoIlTrenino: il selfie del Sindaco e dei Consiglieri di Sant’Olcese fa il giro de “La Repubblica”

  
L’iniziativa di Armando Sanna e dei consiglieri del nostro comune non è passata inosservata, dopo poche ore è già sul sito repubblica.it.

Trenino di Casella, il selfie del Comune di Sant’Olcese: “L’Amt non ci prenda in giro” 

di VALENTINA EVELLI 

ore 16.3 del 29 luglio 2015

Continua la mobilitazione su Facebook per salvare l’impianto

Continua la campagna social per salvare il trenino di Casella. Questa volta, in posa alla stazione di vico Morasso, c’è tutto il consiglio comunale di Sant’Olcese. Maggioranza e opposizione uniti in uno scatto per salvare la ferrovia e la sua storia. “Siamo stufi di questo immobilismo che va avanti dal 2013 tra proroghe e rinvii. La pazienza è finita – mette in chiaro Armando Sanna, sindaco di Sant’Olcese che nella foto compare con la fascia tricolore- L’Amt ha realmente intenzione di riaprire questa linea o stanno facendo il gioco delle tre… continua a leggere sul sito di Repubblica 

Chiude il Corriere Mercantile, se ne va un pezzo della storia di ciascuno di noi

 Mi ricordo uno dei periodi più felici della mia vita, saranno trentacinque quarant’anni fa. Ogni sabato che il signore mandava in terra, uscito da scuola, andavo a trovare mia zia Marisa, che abitava nella splendida via Balbi. Insieme a mio zio tenevano la portineria della Levante assicurazioni e vivevano lì, in un appartamento ricavato probabilmente dividendo uno degli immensi saloni del palazzo. Dopo pranzo, nel primo pomeriggio, mio zio mi mandava a comprare il giornale all’edicola della vicina piazza della Nunziata. Era il Corriere Mercantile e in quegli anni usciva di pomeriggio. Prima di consegnarglielo mi sedevo nella sua poltroncina in portineria e leggevo le notizie. Parlava molto del porto; c’era scritto il nome, il molo d’attracco e la provenienza o la destinazione delle navi in arrivo o in partenza da Genova. Ma c’erano anche tante notizie di cronaca; erano gli anni del terrorismo, dei tanti omicidi irrisolti. Quanto mi affascinavano ed al tempo stesso mi inquietavano quegli articoli. Ogni tanto alzavo lo sguardo e dalla finestra con le inferriate che dava direttamente su via Balbi vedevo le persone camminare ed andare tranquillamente al bar di fronte e mi rasserenavo. Anche se i fatti terribili che narrava quel giornale erano spesso avvenuti a poche centinaia di metri di distanza. Camminando tre minuti si era in via Pré, all’epoca territorio della malavita partenopea tutta made in Italy; ogni tanto c’era qualche pistolettata, qualche sequestro di sigarette di contrabbando, qualche prostituta che moriva in circostanze poco chiare. E camminando da via Balbi verso la Stazione Principe si arriva in Salita Santa Brigida, dove l’8 giugno 1976 le BR hanno ucciso il giudice Francesco Coco ed i carabinieri della scorta. Era un martedì e quando il sabato successivo immancabilmente andai a pranzo dagli zii li trovai scossi. Mi raccontarono del trambusto, delle ambulanze, delle sirene della Polizia.

Ora mia zia Marisa non c’è più, lo zio è da qualche giorno in ospedale e questa fiumana di ricordi mi travolge mentre ho tra le mani l’ultima copia della Gazzetta del lunedì, settimo numero del Corriere Mercantile, che da domani chiude i battenti. E mi fa male.

Claudio Di Tursi 

NON SUDARE!

  

di Chiara Ferraris*

Ad un certo punto si diventa madri. Molti pensano che questo capiti quando la famosa doppia lineetta compare sullo stick del test o alla prima ecografia. Qualcuno più romantico dice che te ne accorgi quando uno sfarfallio ti attraversa la pancia. Molto più pragmaticamente credo che una donna diventi madre quando pronuncia una certa frase: “Non sudare!”.Ebbene sì, ce lo siamo sentiti dire da bambini, e ogni nostro passo sotto il sole cocente per raggiungere il campetto dove giocare con gli amici era accompagnato da quello sforzo immane per imporre ai nostri pori di non liberare alcuna misera gocciolina di sudore e al nostro rientro ci si puliva la fronte con il braccio due o tre volte per non mostrarla luccicante e bagnaticcia. Si avrebbe ammesso, piuttosto, di essere caduti per intero in una fontana perché allora la sfuriata materna sarebbe stata molto più misurata. Ma la sua voce ferrea ci rincorreva per i corridoi:

“Dove vai? Ti avevo detto di non sudare!”.

“Ma mamma! E’ agosto, fa caldo, ho solo giocato con i miei amici”.

Niente, non c’era movente plausibile per quell’orribile delitto.

E da ragazzi, poi, quella frase te la rigiri in testa dicendoti che è proprio assurda, non ha senso, il sudore è una reazione normale che ha un suo ben preciso ruolo fisiologico e che, tra l’altro, risulta essere immune alle nostre obiezioni. Ed infine prometti: “A mio figlio non lo dirò mai!”.

Poi, anni dopo, eccoti in vacanza con l’allegra famigliola tu, lui e due bimbetti scalpitanti: hai solo quella settimana per goderti il verde della montagna, prima di tornare in ufficio a morire di caldo. Pensi a come è bello goderti questi giorni con i tuoi bimbi, anche se, accidenti, questo venticello frizzante è davvero fastidioso. E intanto guardi i fanciulli che si rincorrono nel prato e senti il venticello, li osservi di nuovo, scruti le tempie coperte da capelli sottili e ancora asciutti e senti il vento, ascolti i gridolini di eccitazione per essersi presi e di nuovo rincorsi e senti il vento. A quel punto ti alzi in piedi e insieme scatta un meccanismo malefico e geneticamente preimpostato al quale non puoi opporti. La bocca si piega per dare forma a quelle parole, la lingua segue il movimento, si flette per far passare l’aria che trascina dietro i versi nati nelle corde vocali ma ancora di più, nei ricordi più antichi ed immemori.

“Non sudate!” urli e poi lo ripeti e i figli ti guardano appena perché è un ordine senza senso e non saprebbero davvero come reagire. Tu, invece, ne sei convinta, vai ad interrompere il loro gioco, li prendi per le braccia e nuovamente ribadisci il concetto, guardandoli severamente negli occhi, quegli occhi spauriti che sono appena entrati nel vortice delle frasi senza senso, una delle tanti che le madri dicono con fierezza ed incredibile onestà intellettuale in virtù di una serie di ragionamenti che solo una madre può capire.

Lì, si diventa madri. E una volta rotto il ghiaccio con quello è facile farsi trascinare dall’emozione di piazzare ad ogni frangente una qualsiasi raccomandazione visibilmente inutile: dal “mettiti la maglietta della salute” (con annessa spiegazione “così se sudi ti asciuga il sudore!”) al “il bagno in mare solo tre ore dopo mangiato” (e qui probabilmente per regalare tre ore di relax alle mamme, impegnate ad inseguire i figli per le spiagge per il tempo restante).

Sì, sono abbastanza convinta che le madri siano le principali fonti di leggende metropolitane ma altrettanto convinta che tutto nasca dal desiderio di proteggere anche a distanza, in ogni attimo, i propri figli e poco importa se ogni strampalata teoria partorita dalle menti materne abbia poca ragionevolezza. Una ragione vera c’è: è quella del cuore che, come si sa, di logico ha ben poco.

*Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare, attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.