MegapterA: una storia santolcesina 

In una sera d’inverno di tanti anni fa come i sei personaggi di Pirandello in cerca di autore, eravamo anche noi in sei in cerca di un nome da dare alla nostra band.

Stavamo in un locale nei pressi della Foce a Genova che si chiamava Cuvée Noir, davanti a una birra o a una Coca Cola quando dietro le spalle di due di noi si ergevano in un poster le maestose pinne di una Balenottera Azzurra, mentre nella didascalia in basso c’era scritto MEGAPTERA.
All’epoca suonavamo già da un po’ e ci chiamavano Dirty Name, due parole prese a caso aprendo un vocabolario di inglese.

Quel nome non ci era mai piaciuto soprattutto per il significato che letteralmente vuol dire “nome volgare”, ma in lingua inglese ha anche un significato molto peggiore.


Trovato il nome nuovo, trovammo anche una certa vena compositiva imparando a decodificare certe nostre idee in musica, e così nacquero molte nostre canzoni da proporre insieme a tante cover di gruppi famosi della storia del rock.

Etichettare le nostre canzoni in un solo genere fu piuttosto arduo, in quanto esse erano l’espressione complementare dei nostri più che variegati gusti musicali.

Paolo Pittaluga cresciuto a pane e Deep Purple, AC/DC e Iron Maiden, Claudio Pittaluga stessi gruppi con l’aggiunta di una passione sottaciuta per il rock degli anni sessanta come Doors e Kinks, Fabio Lanzavecchia prettamente di impostazione classica, Fabio Poggi con passione per l’Hard Rock e il Progressive, Claudio Cantelli amante dei Rock ‘n’ Roll anni cinquanta e sessanta e della New Wave e il buon Sergio Carrossino con gusti folk e cantautorali nostrani.

Queste canzoni impreziosite dai testi di Claudio Pittaluga ricchi di allegorie e metafore divennero per noi un qualcosa di importante e da conservare gelosamente.

Un mal di testa cronico divenne “mille folletti che ballano il mambo”, il male di vivere di un venditore di grano genovese costretto a fare la spola tra Liguria e Basso Piemonte si concretizzò in “un puntino nella folla di una foto su un giornale che nessuno leggerà”, un racconto horror fantasy dello scrittore americano H.P.Lovecraft si trasformò nella ricerca alchemica di un povero malcapitato che si spinge troppo oltre e non riesce più a tornare indietro, fino ad arrivare alla claustrofobica “Nemici d’infanzia” o a una lunga suite di oltre 20 minuti “Luna che guardi”, che narra una specie di Educazione Sentimentale di flaubertiana memoria ambientata nei primi anni Novanta, sotto una luna che osserva silenziosa richiamando il Canto errante del pastore dell’Asia leopardiano. Senza dimenticare di “In miniera”, che racconta in maniera grottesca la propensione a guardare solo i propri dolori.

Ovviamente gusti diversi, canzoni di altri molto diverse.

Passavamo da gruppi Prog e Hard come Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath, Jethro Tull, Pink Floyd a gruppi come Faith No More, The Cure, Rolling Stones, Doors, Orme, Premiata Forneria Marconi, Dire Straits, per finire con brani italiani di Ivano Fossati, Enrico Ruggeri e Franco Battiato.

Cominciammo a suonare anche in giro, non tantissimo ma alcuni concerti rimarranno per sempre nella nostra memoria, come quando suonammo a oltre mille metri di altezza sul Passo del Faiallo in pieno inverno attorniati dalla neve e dal gelo (-10°) a un raduno di Bikers intervallati da uno spogliarello quasi integrale di due ragazze pagate dall’organizzazione per la gioia dei motociclisti e non solo; per l’occasione suonammo anche Born to be Wild dei Steppenwolf (colonna sonora del film Easy Rider) e Io vagabondo dei Nomadi.

Alla manifestazione del Comune di Genova Vivicittà in Piazza del Carmine dove a fine concerto eravamo osannati da strani peronaggi che popolavano i vicoli attirati dalla nostra musica psichedelica.

Suonammo addirittura quasi tre ore a una Festa dell’Unità nei locali della Fratellanza a Pontedecimo dove le canzoni anni settanta furono molto richieste.

Spesso suonammo in piccoli locali dell’epoca (Lucrezia, Mascherona, Coccodrillo) partecipando a pseudo gare dove si vinceva qualche soldo, ma inevitabilmente vinceva sempre chi portava più gente indipendentemente dalla bravura o interesse del gruppo.

Per l’ultimo, ma non per importanza le innumerevoli volte che suonammo nel nostro comune, sia alle feste del Nome di Maria a Manesseno, le feste di Sant’Alberto dalla Chiesa Vecchia, a Torrazza per la festa della Croce e in Villa Serra per le più varie manifestazioni.

Spesso dividevamo il palco con altri gruppi nostri amici come i “The Great Complotto” o i “Thomas & the Overdrive” scambiandoci spesso idee e condividendo strumenti e strumentazione.

Nel 1995 dopo un concerto in quel di Murta dove ci trovammo come sei pesci fuor d’acqua (la gente voleva ballare e con noi effettivamente si ballava poco) entrammo in crisi, qualcuno non aveva più voglia, ma questa voglia riguardò sempre la musica, perché come forse avete intuito il progetto Megaptera più che un progetto musicale è stata una bellissima amicizia fra sei ragazzi tra i venti e i trent’anni che dura ancora oggi visto che dopo vent’anni, tutti e sei chi un po’ più imbiancato e chi un po’ più stempiato si è ritrovato con rinnovato entusiasmo a ripercorrere quelle tappe e risalire su un palco per suonare nell’occasione dei 50 anni del Circolo ANSPI di Manesseno

​….to be continued

Fabio Poggi (voce e ammennicoli vari), 

Claudio Cantelli (chiitarra solista, chitarra ritmicha, voce e arrangiamenti), 

Sergio Carossino (chitarra ritmica, chitarra solista e arrangiamenti),

 Fabio Lanzavecchia (Tastiere), 

Paolo Pittaluga (Basso e cori), 

Claudio Pittaluga (Batteria, testi, cori e arrangiamenti).

MegapteraA

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Un pensiero su &Idquo;MegapterA: una storia santolcesina 

  1. Vogliamo ringraziare Claudio Di Tursi e la redazione de lapelledellorso, per aver pubblicato questo articolo, uno spaccato di storia vera e Manessenese.
    Spero ne seguano altre!
    Saluti a tutti!
    Paolo Pittaluga

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