NON SUDARE!

  

di Chiara Ferraris*

Ad un certo punto si diventa madri. Molti pensano che questo capiti quando la famosa doppia lineetta compare sullo stick del test o alla prima ecografia. Qualcuno più romantico dice che te ne accorgi quando uno sfarfallio ti attraversa la pancia. Molto più pragmaticamente credo che una donna diventi madre quando pronuncia una certa frase: “Non sudare!”.Ebbene sì, ce lo siamo sentiti dire da bambini, e ogni nostro passo sotto il sole cocente per raggiungere il campetto dove giocare con gli amici era accompagnato da quello sforzo immane per imporre ai nostri pori di non liberare alcuna misera gocciolina di sudore e al nostro rientro ci si puliva la fronte con il braccio due o tre volte per non mostrarla luccicante e bagnaticcia. Si avrebbe ammesso, piuttosto, di essere caduti per intero in una fontana perché allora la sfuriata materna sarebbe stata molto più misurata. Ma la sua voce ferrea ci rincorreva per i corridoi:

“Dove vai? Ti avevo detto di non sudare!”.

“Ma mamma! E’ agosto, fa caldo, ho solo giocato con i miei amici”.

Niente, non c’era movente plausibile per quell’orribile delitto.

E da ragazzi, poi, quella frase te la rigiri in testa dicendoti che è proprio assurda, non ha senso, il sudore è una reazione normale che ha un suo ben preciso ruolo fisiologico e che, tra l’altro, risulta essere immune alle nostre obiezioni. Ed infine prometti: “A mio figlio non lo dirò mai!”.

Poi, anni dopo, eccoti in vacanza con l’allegra famigliola tu, lui e due bimbetti scalpitanti: hai solo quella settimana per goderti il verde della montagna, prima di tornare in ufficio a morire di caldo. Pensi a come è bello goderti questi giorni con i tuoi bimbi, anche se, accidenti, questo venticello frizzante è davvero fastidioso. E intanto guardi i fanciulli che si rincorrono nel prato e senti il venticello, li osservi di nuovo, scruti le tempie coperte da capelli sottili e ancora asciutti e senti il vento, ascolti i gridolini di eccitazione per essersi presi e di nuovo rincorsi e senti il vento. A quel punto ti alzi in piedi e insieme scatta un meccanismo malefico e geneticamente preimpostato al quale non puoi opporti. La bocca si piega per dare forma a quelle parole, la lingua segue il movimento, si flette per far passare l’aria che trascina dietro i versi nati nelle corde vocali ma ancora di più, nei ricordi più antichi ed immemori.

“Non sudate!” urli e poi lo ripeti e i figli ti guardano appena perché è un ordine senza senso e non saprebbero davvero come reagire. Tu, invece, ne sei convinta, vai ad interrompere il loro gioco, li prendi per le braccia e nuovamente ribadisci il concetto, guardandoli severamente negli occhi, quegli occhi spauriti che sono appena entrati nel vortice delle frasi senza senso, una delle tanti che le madri dicono con fierezza ed incredibile onestà intellettuale in virtù di una serie di ragionamenti che solo una madre può capire.

Lì, si diventa madri. E una volta rotto il ghiaccio con quello è facile farsi trascinare dall’emozione di piazzare ad ogni frangente una qualsiasi raccomandazione visibilmente inutile: dal “mettiti la maglietta della salute” (con annessa spiegazione “così se sudi ti asciuga il sudore!”) al “il bagno in mare solo tre ore dopo mangiato” (e qui probabilmente per regalare tre ore di relax alle mamme, impegnate ad inseguire i figli per le spiagge per il tempo restante).

Sì, sono abbastanza convinta che le madri siano le principali fonti di leggende metropolitane ma altrettanto convinta che tutto nasca dal desiderio di proteggere anche a distanza, in ogni attimo, i propri figli e poco importa se ogni strampalata teoria partorita dalle menti materne abbia poca ragionevolezza. Una ragione vera c’è: è quella del cuore che, come si sa, di logico ha ben poco.

*Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare, attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.

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