Piero Ottone su Repubblica parla del Trenino di Casella 

Da “la Repubblica” del 1 agosto 2015

Per favore non rubateci il trenino di Casella

di Piero Ottone*

  ALLARME, allarme: vogliono portarci via il trenino di Casella. Chi, come me, è quasi centenario, ricorda da tempo immemorabile quel trenino che si arrampicava ansimando fra le colline intorno alla città, coi suoi finestrini bianchi. Magari avevamo un primo moto di rigetto, da ragazzi, come sempre accade quando “i grandi” li portano via dai loro giochi per farli “divertire”. Però piaceva anche a noi, il trenino giocattolo. Ne abbiamo conservato un bel ricordo.

Perché non lasciarcelo ? In una città un po’ grigia come la nostra un trenino coi finestrini bianchi ci sta bene. Il trenino piaceva anche a Micky, intendo il signor Micky Wolfson, quando lo ha visto. Se non conoscete Micky dovreste almeno sapere chi è: Micky è un americano di Miami, suo padre ha fatto una grande fortuna, con televisioni e birra, Micky ama spenderla, o forse sbaglio quando dico che ama spendere ma comunque ha speso molto e continua a farlo, Ha speso anche per il castello D’Albertis.

Ha trovato molto divertente tutto quel che si faceva in Italia nella prima parte del Novecento, quadri e sculture, ha aperto musei. E gli piacciono i treni, ne ha comperato uno tutto per sé e per gli amici, un treno vero, negli Stati Uniti si può. E poi mi viene in mente Klop, la Cimice, commedia di Majakovski. Nella Russia comunista la modernità ha creato (secondo la commedia) un nuovo mondo. Ma nell’incendio di una casa a Mosca, nel quale tutto va distrutto, si salva miracolosamene una cimice, e il gelo moscovita la tiene ibernata ma viva, quando finalmente vengono a spazzar via le macerie, cinquant’anni dopo, gli operai scoprono la cimice. E si commuovono, le fanno festa, la vezzeggiano, la cimicina cara, che ricorda il passato, nonostante le meraviglie del nuovo mondo comunista… Per scrivere Klop, che è un sospiro di nostalgia, e una condanna del nuovo mondo, ci voleva il coraggio di Majakovski, la rappresentazione della commedia comunque fu vietata e dopo qualche tempo Majakovski si ammazzò. Non voglio adesso paragonare il trenino di Casella, come simbolo del passato, alla cimice, sia pure nobilitata dal poeta.

Ma il senso mi sembra chiaro…

*Piero Ottone, pseudonimo di Pier Leone Mignanego (Genova, 3 agosto 1924), è un giornalista e scrittore italiano.

Inizia la carriera giornalistica nel 1945 come corrispondente da Londra per il quotidiano torinese «Gazzetta del Popolo».

Successivamente approda al principale quotidiano italiano, il «Corriere della Sera», per il quale è corrispondente da Mosca negli anni cinquanta, e poi redattore capo.

Dal 1968 è direttore responsabile del «Secolo XIX» di Genova; nel 1972 viene richiamato a Milano per condurre il nuovo corso del «Corriere della Sera», cui l’editore ha impresso una svolta a sinistra.

Dopo la cessione del «Corriere» alla Rizzoli, Ottone viene riconfermato dal nuovo editore, ma nel 1977 rassegna volontariamente le dimissioni. Passa alla Mondadori assumendo l’incarico di consulente per i periodici e la televisione.

Scrive editoriali per il quotidiano «la Repubblica».

(Fonte Wikipedia)

#ioAspettoIlTrenino

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