Come farsi male con Facebook. Ma anche no!

  
Oggi avere uno smartphone, un computer ed una connessione veloce per entrambi è alla portata di tutti. Sono strumenti formidabili e potenti e come tutti gli strumenti formidabili e potenti possono darci tante soddisfazioni. Ma sono anche strumenti idonei a far male al prossimo ed a farci finire in un mare di guai. Se ci pensiamo è assurdo: per guidare un’automobile od uno scooter abbiamo bisogno della patente, per guidare all’impazzata sulle autostrade virtuali di internet no. Eppure, credetemi, i danni che possiamo comodamente provocare a noi stessi ed agli altri stando comodamente seduti sul divano a smanettare sullo smartphone sono tantissimi.

Intendiamoci, non è che una patente che certifichi la nostra idoneità all’uso delle nuove tecnologie potrebbe essere risolutiva – per il rimanere nell’esempio automobilistico c’è una marea di teste di cazzo patentate che sfreccia in via Poirè e via Gramsci a tutte le ore del giorno e della notte – ma almeno potrebbe renderci più consapevoli, farci riflettere un attimo in più prima di premere il tasto “invio”. 

Siamo tutti intenti a scaricare centinaia di film e migliaia di canzoni con i vari programmi di condivisione peer to peer. Non è che vedremo tutti i film o che ascolteremo tutte le canzoni, machissenefregatantoègratis. Mentre dormiamo il computer od il Nas di casa scaricano valangate di gigabyte, ma siamo sicuri che siano film? O meglio, siamo sicuri che siano SOLO film? Anche un programmatore di capacità medie saprebbe confezionare un programma, nominato col nome di un brano musicale che, lanciato col classico doppio click, mentre ci fa sentire la canzoncina che ci piace tanto installa un componente che aspetta. Un componente silente che comunica ad un server l’indirizzo del nostro computer e la sua disponibilità ad operare in controllo remoto.

 I nostri computer sono multitasking, fanno più cose contemporaneamente. Premete insieme i tasti Ctrl, alt e Canc e scegliete avvia gestione delle attività e poi processi. Da questa schermata potrete vedere quante sono le cose che sta facendo il vostro PC mentre voi guardate una foto o chattate su Facebook. Sul mio portatile conto 92 processi, 92 singoli programmi che “girano” simultaneamente. C’è l’antivirus, il gestore della sincronizzazione col mio iPhone e tanti altri. Uno fra questi potrebbe essere un virus che risponde a comandi remoti senza che io me ne accorga. Con il mio computer a sua disposizione un terrorista potrebbe inviare minacce e rivendicazioni di attentati. La Polizia Postale, seguendo le tracce lasciate da queste comunicazioni, busserebbe alla porta di casa solo qualche ora dopo. Mi sequestrerebbe il computer, il disco di rete, le chiavette USB, gli hard disk portatili. Il contenuto di ogni cosa sarebbe scrupolosamente analizzato e probabilmente, dopo qualche settimana di crepacuore, sarei scagionato dall’accusa di terrorismo. Ma se, esaminando il materiale sequestrato, si accorgessero di film scaricati illegalmente, gli agenti sarebbero costretti a segnalare la cosa alla Procura della Repubblica e non è detto che il magistrato competente deciderebbe per l’archiviazione. Se poi scaricando incautamente “Biancaneve e i sette nani” credendo di fare una sorpresa ai bambini, il contenuto di quello che io credevo un cartone si rivelasse materiale pedo pornografico avrei bisogno di un avvocato di quelli bravi ed una fornitura industriale di pillole contro la dissenteria.

Ma è con i social network che possiamo farci veramente male.

Ci scattiamo le foto che in vacanza, le pubblichiamo su Facebook in tempo reale con il nome dell’ameno luogo di villeggiatura e l’elenco minuzioso di ogni partecipante e per ognuno la data di arrivo e quella di rientro. Poi quando torniamo ci meravigliamo per la casa svaligiata.

L’altro giorno una bella ragazza di 26 anni mi ha chiesto l’amicizia. Normale se io fossi Brad Pitt. Ho messo il suo nome tra virgolette su Google e mi sono imbattuto in un tale che da questa stessa persona era ricattato. La ragazza (ma quale ragazza, chissà chi si nasconde dietro quel profilo) dopo avergli chiesto l’amicizia su Facebook ha detto che voleva fare sesso virtuale con lui in videochat. “Accendiamo le webcam e ci masturbiamo insieme”. Lei o chi per lei mandava un filmato, il povero frescone si contorceva davanti all’obiettivo, con la faccia e non solo bene in vista, mentre dall’altra parte veniva registrato tutto. Finito il divertimento la richiesta per non divulgare il tutto su YouTube è stata di 500 euro prima, 1500 poi … 

Insomma io a ‘sta qui l’amicizia non gliel’ho mica data.

Molti, poi, su Facebook raccontano la propria vita. Quanto è stronzo il capo, che tanto non siamo amici e non legge, quant’è zoccola quella. lì, quant’è cretino quell’altro. Ma nella vita virtuale come in quella reale ci sono i traditori e gli amici degli amici e allora giù con licenziamenti e querele con gli avvocati che ingrassano. 

Facebook e gli altri social, però, se usati a dovere, possono essere molto utili e non solo per ritrovare i compagni del liceo o per scambiarsi la ricetta della frittata di cipolle.

Possono essere formidabili strumenti di pressione per perorare giuste cause anche a livello locale. In questi giorni, ad esempio, abbiamo lanciato l’hashtag #ioAspettoIlTrenino. L’iniziativa a favore della riapertura della Ferrovia Genova Casella consiste nel farsi una foto in una stazione e pubblicarla sul proprio profilo con quell’hashtag come didascalia. È stato un successo enorme, ne hanno parlato i giornali per giorni, verrà fatta un’interrogazione al Senato e l’assessore Regionale ai trasporti si è pronunciato in termini nettamente favorevoli alla riapertura.

Possiamo usare i social per fare pressioni perché le promesse dei politici vengano mantenute e possiamo usarli per coordinarci nel mettere in atto azioni non violente che facciano desistere chi cura i propri interessi a scapito di quelli della collettività. Lo strumento c’è ed è potente. Sta a noi utilizzarlo senza farci male.
Claudio Di Tursi, informatico della Polizia di Stato. 

 

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2 Pensieri su &Idquo;Come farsi male con Facebook. Ma anche no!

  1. Sottoscrivo e condivido in toto l’articolo di Claudio Di Tursi sui pericoli di FB . Grazie per tutti coloro che dopo la lettura dell’articolo staranno in guardia da tali nemici della nostra vita. Utilizziamo tutti questi mezzi moderni con saggezza. Ciao sr M Grazia

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