LIDL: quello che mi piace e quello che non capisco 

   
Ora, a me la LIDL piace. E come piace a me piace anche a molti di voi che leggete questo blog. Lo so, ci incontriamo. 

Mi piace perché ci trovo cose un po’ strane e alcune delle cose di tutti i giorni costano un po’ meno. Anche perché, specialmente nei salumi e nei formaggi, spesso si tratta di prodotti italiani e di marca a cui è stato dato un nome improbabile per motivi prettamente commerciali. 

Certo, non ci compro tutto, certe cose preferisco comprarle altrove, la carne, il vino, la frutta… Ma certe birre sono buone e ci trovo un assortimento particolare di patatine fritte. 
Poi, quando sono lì, preferisco la roba italiana che comunque si trova, il latte per esempio; basta leggere l’etichetta. Insomma, un giro ce lo faccio volentieri. 

Ma c’è qualcosa che invece mi fa incazzare come una bestia. Quando arrivi alla cassa, il nastro su cui devi appoggiare la merce è di dimensioni normali, mentre l’area destinata al cliente per il riempimento delle scatole o dei sacchetti è inesistente; ci sta si e no un pacco di biscotti.
Le cassiere fanno passare sull’infallibile lettore laser il codice a barre e scaraventano sul pezzettino destinato all’imbustamento un prodotto sull’altro. Sbattono le lattine, che quando a casa le apri scoppiano, ti rompono la pasta nel sacchetto. Se non stai attento a prenderla al volo, la merce, messa in equilibrio un pezzo sull’altro, cade. Ma loro non ti aspettano, vanno avanti. Probabilmente le hanno formate così, forse devono farti fretta in modo che la coda scorra veloce, si servano più clienti ed entrino più soldi. 

Io però così mi sento offeso. In quel momento è come se mi dicessero “veloce coglione, butta la roba nei sacchetti alla rinfusa, paga e togliti dalle palle”.

Allora cerco di farmi violenza, sto calmo. Imbusto la roba come farei in qualunque altro supermercato. Gli alimentari con gli alimentari, i prodotti freddi tutti insieme, così rimangono alla temperatura giusta per più tempo; distribuisco i pesi così non si rompono i sacchetti. Ci impiego il tempo che ci vuole, non un secondo di più, magari nel frattempo digito il pin del bancomat che ci mette sempre un po’ per effettuare la transazione. 

Spesso noi consumatori dimentichiamo di avere dei diritti, ci adeguiamo alle regole che i gestori di questi imperi della grande distribuzione ci impongono per massimizzare il loro guadagno con il minimo sforzo. Cerchiamo di agire diversamente, cerchiamo di capire se quello che ci impongono è normale o è lecito. Poi, comportiamoci di conseguenza.


Claudio Di Tursi

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5 Pensieri su &Idquo;LIDL: quello che mi piace e quello che non capisco 

  1. É la prima volta che rispondo o comunque ho piacere esprimere la mia opinione in merito alle “grandi catene”…io lavoro in una di queste…nn di generi alimentari ma pur sempre un grande “mostro” conosciuto in tutta Italia. Sono in parte d’accordo con quanto scritto ma c’é sempre (purtroppo) un’altra faccia della medaglia…
    Anche noi siamo vittime di queste grandi imperi della distribuzione…purtroppo cerchiamo di dare il massimo con i mezzi e le regole che ci vengono imposte, che sia una piccolo posto dove accumulare i generi alimentari oppure una sola cassa aperta xché “nn si puó” assumere altro personale e il mazzo te lo devi fare doppio fino alla fine…fino al 24 dicembre…fino a pasquetta…fino alle 20 di domenica sera xché ormai x tutti i commessi nn esistono sabati, nn esistono domeniche passate con marito e figlio, vacanze di Natale…ormai x noi é diventato un ricordo di quando si andava a scuola!
    Per non parlare delle persone maleducate che ti guardano e ti parlano come se fossi una pezza da piedi solo xché sei una “commessa”.
    Quindi…vi prego…nn prendetevela con le commesse dei negozi…sicuramente un sorriso nn lo negano a nessuno…nemmeno all’ultimo cliente.
    Con simpatia….

  2. Salve Claudio, spero si accetti anche il mio contributo, anche se non più (sigh!) cittadino della nostra splendida valle da molti anni.
    In realtà quella di Lidl è una storia molto peggiore rispetto a realtà similari. Essa è condizione standard in tutti i punti vendita europei della catena (sembra che si salvi a malapena qualcosa in olanda).
    V’è stato anche scritto un libro che molto scalpore suscitò sull’argomento, schwarzbuch lidl…ti consiglio di prenderne visione. Le condizioni da gestapo nella quale lavorano i dipendenti sono assurde (si parla di telecamere nelle aree adibite al personale, capiturno e direttori costretti a lavorare 20 ore al giorno ecc…), ed ogni aspetto è dedito al rafforzamento delle tempistiche. I prezzi bassi, pur con qualità dei prodotti sopra la media, è data da politiche commerciali terroristiche nei confronti dei fornitori. Se hai fatto caso, tutti i punti vendita sono identici. Essi vengono prefabbricati con le specifiche stabilite dalla sede centrale. Ad esempio, la mancanza di una “vasca” in coda alla cassa e di un nastro molto lungo non è un caso: le casse sono costituite in modo tale che il cliente ponga tutta la merce sul nastro e arrivi ad avere il carrello vuoto quando arriva il suo turno. Alla fine di ogni cassa vi è un ripiano all’altezza di circa 60cm. Non è una panchina come si puo’ pensare ma lo spazio per l’imbustamento, il cliente dovrebbe riempire il suo carrello nuovamente per poi spostarsi in quest’aree per imbustare da se la merce. E’ una misura adottata per prima dalla catena statunitense walmart, atta a velocizzare le casse e permettere controlli di sicurezza antitaccheggio sulla merce. E’ tutto orientato alla massimizzazione dei guadagni.

  3. Eh si, c’è una cosa su cui Claudio ha proprio ragione, devo ammetterlo: LIDL piace, LIDL a noi ci piace (come il presepe di Edoardo), per quei carrelli larghi, scintillanti nel loro aspetto metallico, ben pensati nelle soluzioni per i pacchi, con una buona tenuta di corsia (aggiungo io che adoro lanciarli e poi salirci sopra come i bambini) .. La strategia di marketing adottata da questa catena di grande distribuzione è stata poi travolgente: hanno trovato il modo per mettere in atto nel modo migliore quella tecnica di sottile convincimento per cui tutto (o molto) di quanto proposto ti appare utile, talvolta addirittura indispensabile, quando poi sappiamo bene -in quell’impeto di razionalità che per qualche secondo ci prende nel corso della giornata- che così non è. Incredibile Claudio, non trovi?!: riuscire a farci desiderare di avere nella nostra dispensa o nella piccola officina del fai-da-te, nata forse proprio grazie al LIDL, cio’ a cui non avevi mai pensato, quell’arnese o quel prodotto che ti mancava davvero, che avevi sempre inconsciamente desiderato ma che nel logorio di una vita troppo moderna non avevi mai messo bene a fuoco.

    Una piccola fabbrica (in senso moderno, certamente) di sogni, magari anche scientificamente inutili, ma è cosi’….di piccoli sogni, che spesso hanno dei nomi non sempre italiani, talvolta non facilmente pronunciabili ma …tant’è, è anche questo un segno tangibile della pluri-cultura verso cui irreversibilmente tendiamo.

    Già, ci incontriamo -caro Claudio-sulla qualità dei prodotti, sulle nostre scelte che vanno a privilegiare filiere italiane (ma che forte raccogliere questi inviti di gastronomia etnica…), condividiamo forse anche quel delicato ed avvolgente profumo di pane appena sfornato e depositato in quegli scaffali fatti di tante piccole gabbiette in cui ci divertiamo a pescare con improbabili pinzette (mi sento come un chirurgo che interviene in robotica sulla sua spesa…bellissimo) oppure a pesare con delle bilance davvero smart brioches di cui forse avremmo fatto a meno.

    Ed il nastro? Non quello “rosa” di qualche bella canzone (italiana, certo!) ma quello su cui posare i la nostra spesa: corsia larga e lunga che nei momenti di sconforto per la lunga coda davanti a te (capita sempre piu’ spesso al mio LIDL) ti verrebbe voglia di saltarci su e scorrere insieme ai tuoi acquisti, magari sdraiandoti e riposando in quei pochi lunghi metri mentre l’addetto alla cassa batte i tasti e ti regale una colonna sonora dei beep del riconoscimento laser che ti intrduce a nuovi pianeti fino all’amaro risveglio del pagamento…..E sei lì, in quei piccoli spazi dove i tuoi prodotti scivolano angusti, raccolti, disordinati, dove le lattine sbattono creando improbabili assonanze, dovei sacchetti di pasta danno quel tocco di colore e già al solo vederli stuzzicano l’immaginazione di una tavola che è li a casa ad aspettarti, dove tutto insomma è li ammucchiato per essere degno della tua ammirazione per aver scelto proprio quello, quasi orgogliosi di far parte della tua piccola borsa ecologica….momento magico da non rovinare se la signorina della cassa ti appare sgarbata o troppo veloce….Non sentirti offeso per questa rapidità, fai bene a rallentare, io trovo sempre il tempo per provare a parlare con lei mentre imbusti perchè so che anche lei è stanca per quella giornata difficile che si apre o che si chiude, e che qualche srriso scambiato insieme che nasce da una battuta, da una considerazione generale sulla vita, da un ricordo legato ad un prodotto comprato ed usato, etc… puo’ essere un modo per scaricare quella tensione che ti prende in quel momento.

    E con il sorriso sulle labbbra uscirai dal tempio della grande distribuzione, felice ancora una volta per aver trovato l’inutile graal che avevi tanto atteso, per essere riuscito a riempire anche oggi le tue buste con la soddisfazione dell’uomo moderno che ha svolto diligentemente la sua preghiera (ricordi Chaplin quando lavorava nella catena di montaggio?!) …quindi non facciamo guerre sante (ahimè anche qui) con la grande distribuzione, proviamo solo a conciliarci con noi stessi e con le persone che ci stanno vicine, fossero anche gli addetti alle casse del LIDL.

    Entra anche tu nel club dei LIDListi simpatici pronto a convincersi che anche per te è fondamentale comprare i ed per illuminare gli armadi (come non averci pensato prima?!) oppure complicati timer per la cucina sapendo di essere destinato sempre a mangiare la pasta scotta. In una delle mie visite del lunedi mattina (occorre programmare la propria agenda per essere li’ pronti a partecipare al grande mercato di queste fantastiche offerte) ho trovato (per chi crede, è stata la Provvidenza a portarmi a questo incontro…anche in questi peccaminosi luoghi essa riesce ad agire) un set di scalpelli per il legno che mi ha fatto innamorare dell’arte dell’intarsio, oppure un’altra volta ho iniziato ad incidere la pietra e le conchiglie grazie al miracoloso incontro con un interessante incisore elettrico … non trovi incredibile questi avvenimenti?! Capisci perchè non posso allinearmi con te sul giudizio negativo contro questa “religiosa istituzione” che la rende diversa dagli altri grandi magazzini?! Far venire fuori le passioni sopite per una discutibile (ahimè) legge di mercato ha qualcosa di piu’ di una semplice e settimanale spesa…. Credo che anche per questo LIDL possa essere un tentativo riuscito (intelligente?! Posso dirlo?) di influire sulle nostre piccole passioni facendole apparire come delle piccole necessità…ma va bene anche così, meglio che tenerle nel cassetto chiuse a chiave magari per sempre.

    Caro Claudio, spero di incontrarti in una delle corsie con quelle grandi vasche piene di “leccornie tecnologiche” da scoprire e da capire leggendo quelle istruzioni rigorosamente in lingua spagnola, che da sola aggiunge quella nota unica di musicalità per cui semplici cacciaviti o robotici taglia-siepi ti sembrano strumenti musicali che tu stai suonando da protagonista su un improbabile palco…e chi se ne frega se non hai mai avuto una siepe a casa tua! Tutto questo è LIDL, caro claudio…parola di un lidlista convinto che ti saluta con un caro Ole’ ,
    giampiero

  4. Pingback: LIDL: Mettiamoci un po’ di “PEPE” e tanta ironia | lapelledellorso

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