Tra le mani, solo una lumaca.

  

di Chiara Ferraris *

Sto per farvi entrare in un processo tipo “flusso di coscienza” alla Joyce, ma meno avvincente perché è quello della mia testa. Avete presente quando il vostro lui vi dice una cosa come: “Stasera si potrebbe mangiare la pizza” e voi donne cominciate con una serie di collegamenti all’apparenza logici che vi condurranno ad una conclusione del tutto illogica come: “Quindi quest’estate andiamo in vacanza in Groenlandia!”? Ecco, ho appena fatto una cosa del genere , passando da una lumachina di pochi millimetri all’argomento che più di tutti mi sta a cuore, come si capisce dai miei passati post: sopravvivere nonostante i figli. 

Possibilmente permettendo anche a loro di sopravvivere nonostante noi genitori.

Ho pensato che avere la possibilità di tenere tra le mani una lumaca trovata casualmente nel mio lavandino sia un’opportunità unica, non succede tutti i giorni.

Anche la mia pargoletta più piccola ama dilettarsi in questo modo: l’altra sera l’ho trovata a guardare la televisione con in mano una lumaca senza guscio di notevoli dimensioni (questo mi ha intenerito un po’ meno, facendomi propendere verso lo schifo, invece) e spesso lei ha questa attitudine a giocare con la natura. Raccoglie i fiori mentre camminiamo (vi giuro: tutti, fino all’ultimo, per tutto il tragitto), prende le formiche tra le dita per regalarmele (ancora vive), ama andare nell’orto e aiutarmi con le verdure, conta sassolini, insomma… la natura intorno le parla, a suo modo, e lei sa ascoltare e, soprattutto, sa divertirsi in un modo semplice.

L’altro mio pargolo, invece, sembra essere uscito da un altro utero: i giochi più sono elettronici meglio è, ama la tecnologia e ne è incuriosito, pende dalle labbra di mamma televisione e con questo non voglio dire che sia meno giusto. Fa parte della sua personalità e delle sue preferenze innate (anche perché, come immaginerete e come tutte le mamme dicono: li ho educati allo stesso modo) e su ciò non si discute. Credo davvero nella potenza dell’educazione in quanto capacità di far emergere le potenzialità di ognuno e saperle ampliare, evitando inutili cecità.

Però quando impongo una passeggiata nel bosco a raccogliere castagne, anche il pargolo tecnologico sa adattarsi bene: corre, raccoglie rami che diventano immancabilmente spade, gli alberi si tramutano in capanne d’indiani e la magia dell’infanzia esplode grazie alla sua fantasia e alla voce della natura che lo chiama.

Inoltre, avendo a che fare tutti i giorni con gli adolescenti, mi accorgo spesso che, sebbene amino le lezioni più tecnologiche, con video e film e musica e programmi e app, sono attratti (esatto, direi addirittura ammaliati) dalle cose più semplici: raccogliere le foglie, coltivare una pianta, osservare gli animali.

Non sarà, allora, il caso di fare un passo indietro, ogni tanto?

Tornare ad essere felici perché tra le mani, invece di telecomandi e gormiti, si tiene solo una lumaca?

*Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare, attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.

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