La puttanata del giorno

  
Sul decimonono di oggi, a margine di un articolo che spiega come ad AMT sia andato a fuoco l’ennesimo autobus, è uscita un’altra volta l’ipotesi folle. 

Qualche imbecille, da qualche parte tra regione, città metropolitana comune (di Genova), AMT, e ATP, pensa veramente che sia possibile, a lavori praticamente ultimati, fermare per altri due anni la Ferrovia Genova – Casella con lo scopo di affidare ad ATP le corse sostitutive così da migliorarne il bilancio. 

Insomma, è come se per far vendere le medicine al farmacista del paese il medico condotto tenesse i pazienti nel limbo di una non completa guarigione.  (Picco, Ligabue, se mi fregate l’idea voglio la percentuale).

Verrebbe da ridere se non conoscessimo di che pasta sono fatti gli scienziati alla guida delle due aziende del trasporto pubblico genovese.

Solo il nostro piccolo comune, oltre al salatissimo prezzo del biglietto pagato dagli utenti, versa 40.000 € all’anno QUARANTAMILAEUROALLANNO !!!! per non avere un servizio di trasporto pubblico degno di questo nome. Corse ridotte all’osso, ci fanno problemi anche solo per  far fare un giro intorno all’abitato di Manesseno alle corse dirette verso Sant’Olcese per raccogliere passeggeri paganti. Preferiscono  viaggiare vuoti.

Ancora una volta emerge chiara una tragica verità: tenere fermo il trenino serve, fa guadagnare soldi a chi si occupa della manutenzione,  a chi gestisce il servizio sostitutivo su gomma e chissà a chi altro. 

Ci chiediamo cosa aspettino la Corte dei Conti e la magistratura ordinaria a porre fine a questa farsa.

Claudio Di Tursi

Una storia incredibile, o forse solo poco credibile…

 

Boccadasse

 

di Giampiero Pepe*

E’ da alcuni anni che frequento con una certa assiduità Genova e ne apprezzo davvero sapori semplici, profumi ricchi, amicizie silenziose e profonde, storia gloriosa. La mia età avanzata suggerisce ecumeniche considerazioni ma la “corrispondenza di sensi” con questa terra penso che debba avere una spiegazione non comune… sentite un po’.

Passeggiando recentemente per Boccadasse mi sono chiesto il perchè di questo trasporto: saranno il pesto variegato, o il sapore leggero del pigato, oppure le alici sapientemente dorate..?! No, risposte profonde ma non convincenti, sento qualcosa di “genetico ”…Il mio amico genovese Akram, in una delle serate passate nel suo ristorante a parlare di ardite contaminazioni gastronomiche a cavallo tra il Nilo e il Bormida, mi porge le sue accattivanti alici e, tra sospiri di eno-gastro-soddisfazione, mi parla di come lui talvolta sente di essere mosso dalla millenaria fierezza degli avi faraoni… le sue parole inducono in me una transmigrazione di personalità, e con i pensieri comincio a vagare sul quel fondo di verità (-e forse di bottiglia-) di Akram.

Con la mente mi ritrovo allora nella biblioteca di Benevento, ripensando a mie possibili origini liguri: a memoria la mia famiglia mai andò oltre i fiumi Calore e Biferno (e non Tigri ed Eufrate!)! Una strana sensazione mi pervade: sento mia la battaglia per il trenino di Casella, mi arrabbio per i furti di Manesseno, non sopporto piu’ la poca sicurezza nella viabilità di via Poirè, ruglio come un orso per i problemi di Sant’Olcese, ad un signore che parcheggia in seconda fila dico che “da noi in Liguria queste cose non succederebbero mai”… mi sto rapidamente trasformando da meridionale.doc ad una sorta di “ligurtar” in un film con trama velatamente angosciante.

Prendo dagli scaffali vecchi libri di storia di tal Posidonio di Apamea, ma li trovo meno rassicuranti di quelli di Diodoro il Siculo (sarà il nome?!). Leggo e rileggo fino a scoprire che i miei problemi potrebbero derivare da una discendenza legata alla venuta dei Liguri nel mio Sannio nel 180 a.C. in seguito alla deportazione di una intera comunità di Liguri Apuani (47000), puniti -come noi Sanniti- per la fiera opposizione al dominio di Roma. Posidonio sembra insinuare: “Signori miei, e voi pensate che 47.000 Liguri, con relative famiglie, che si stabiliscono nel territorio sannita per secoli formando addirittura due comunità, Bebiani e Corneliani (-allora non erano ancora divisi in genoani e semperdoriani-), non siano riusciti a disperdere il loro patrimonio “genetico” (leggi seme) nell’intero territorio?!” La domanda appare retorica, ed il quadro si rafforza nelle parole del Siculo che ne descrivono i caratteri (mi chiedo se avrà contribuito anche mia madre): “..tenaci e rudi, piccoli di statura, asciutti, coraggiosi e nobili, dalla capigliatura lunga ed irsuta, nervosi, abitano una terra sassosa e spesso sterile, trascorrono un’esistenza faticosa, a tratti infelice per gli sforzi e le vessazioni sostenuti nel lavoro…”

Addirittura, un medico dell’Università del Molise con molti anni passati a Genova, e da me interpellato per un consulto, al pagamento dice che potrei avere nel DNA la presenza di un cromosoma Y e mitocondriale (sono davvero malato, sic!), una specificità dei soli Liguri trasmessa ai Sanniti nei secoli passati, responsabile del forte “senso di economia” che mi prende ad ogni pagamento, soprattutto del suo onorario… Il riscontro genera altro brivido, lo ammetto!, la mia vita improvvisamente manca di baricentro. Come farò a spiegare agli amici del Bar dello Sport del mio paese che non potrò piu’ concedermi con loro all’ozio, pervaso come sono da un patologico senso di attivismo?! Che non potrò piu’ passare intere serate a parlare del Nulla per non sottrarre tempo al lavoro oppure non concedermi piu’ a momenti di pura convivialità per non sottovalutare gli impegni presi?! Sarò per loro un nemico, a rischio infettivo e per questo allontanato… Disperato, devo reagire!

Torno a Genova per sondare il mio “auto-disadattamento”: provo a sperimentare per strada la reciproca diffidenza a dimostrazione della mia diversità etnica. I risultati non sono incoraggianti: cammino, sorrido e ricevo sorrisi da tutti, sono uno di loro, entro nei negozi, mi trattano con estrema gentilezza e mi viene di abbracciare tutti come ritrovati parenti, cammino nei carruggi certo di conoscerne ogni angolo, parlo fluentemente genovese e (udite, udite) senza teatrali gestualità… insomma, mi sento a casa! Scalciando una pietra per strada, preso dai miei pensieri, finisco per colpire un cane che rabbioso mi abbaia intercalando frequenti “baulin” o qualcosa del genere, che tradiscono la sua chiara origine ligure. Il cane mi spaventa oltremodo, non accetto l’idea di dover essere deportato nel Sannio (ma dove sarà mai ‘sto Sannio?!) solo perchè due sconosciuti consoli romani costringono me e la mia gente a questo drammatico viaggio senza speranza! La fierezza mi pervade, proprio come Akram con i suoi faraoni… già Akram….fierezza… faraoni… padri… In preda a questi pensieri, rinsavisco grazie alla voce perentoria di Akram: “Amico, sveglia vorrei chiudere il ristorante stasera.”, che dissipa improvvisamente i fumi delle sue alici fritte e del fondo di bicchiere. Torno subito in albergo, domani mattina avrò una riunione importante in cui dovrò presentare il lavoro della mia Unità di Napoli.

Prima di sedermi al tavolo della riunione, ripenso alla sera precedente: mi compiaccio dello scampato pericolo con un debole sorriso, poi prendo la parola esordendo con ritrovata fierezza: “…Sciûsciâ e sciorbî no se pêu, chi veu stâ ben piggie o mondo comme o ven… Oh mio Dio …”

Una storia incredibile, o forse solo poco credibile, non trovate?

*Giampiero Pepe, del Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli

Tra Sant’Olcese e Serra Ricco trenta furti in un mese, aumentano le richieste di porto d’arma 

 

una delle villette prese di mira nei giorni scorsi

 Dal Secolo XIX on line:

Genova – Passamontagna calato sul volto, torcia e piede di porco ben saldi nelle mani. L’ultimo raid nelle villette dell’entroterra i ladri lo hanno messo a segno giovedì sera. Subito dopo il crepuscolo. Tre colpi in due ore tra Serra Riccò e Sant’Olcese, alta Valpolcevera. Trenta dall’inizio del mese di novembre. È davvero emergenza: «Viviamo nel terrore», lamentano gli abitanti della zona. Stanchi, esasperati di fronte a questi assalti. Al punto di voler reagire. E pensare di armarsi per fermare l’escalation di furti. Pistole, cani e scacciacani, taser, le comune pistole elettriche: «Non ci resta che difenderci da soli», ammettono. E le statistiche confermano questo desiderio. Nei due comuni, quelli maggiormente bersagliati dai ladri, il numero di richieste di porto d’armi in questi mesi è cresciuto : circa il 35 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
La maggior parte delle persone che ne fa richiesta, praticamente una su due, è stata vittima di furti: «Non abbiamo altra soluzione – tuona Giorgio Miorotti, 53 anni, ex dipendente dei macelli che abita nella frazione di Ca’ Rasori a Vicomorasso – io ho fatto richiesta alla prefettura per avere una pistola elettrica.

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Volevo tornare a mezzanotte.

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Di Sabrina Poggi*

Ho fatto le tre. Erano due anni che nn li vedevo oramai il loro cambiamento lo conoscevo sono passati trent’anni da quel primo giorno di scuola ma il ricordo, le emozioni, le risate, la nostra vita negli anni ottanta è ancora lì. Vengono da Firenze oppure da vicino ma da vite lontane e diverse, ognuno con la propria ombra, quei mocassini un po bucati ma oramai comodi. C’è chi non viene da Milano ma è presente nelle chiacchiere leggere, in quel ricordo che è vivo perché ci appartiene, ci rappresenta. Ognuno rincorre i propri sogni, si affanna scontrandosi con una vita spesso beffarda, talvolta cattiva, ma li alla marina sotto una luna che ci illumina e ci scalda si apre una finestra, scompaiono doveri, pensieri oscuri e ci si ritrova, semplicemente. Per il mio compleanno ho ricevuto doni ed auguri, il più bello è stato un biglietto che diceva….guarda le piccole cose perché un giorno ti volterai indietro e ti accorgerai che erano grandi. Grazie alla vita che mi ha dato tanto, cantava una donna.
*Sabrina Poggi lavora per il CNR con funzioni amministrative. Santolcesina da sempre, fa parte del Coordinamento del Comitato Indipendente per Sant’Olcese.

A Manesseno spacciano roba buona!

 Mi mancava solo un litro di latte, mi sono fermato lì per il parcheggio.

Ho preso il cestino e mi sono diretto velocemente verso la zona frigo.

Passando verso il reparto dei salumi e dei formaggi l’ho visto e mi ha incuriosito. Gli spacciatori al di là del banco non ci hanno pensato un attimo, me ne hanno fatto subito assaggiare un pezzetto. Ne ho preso metà di quello che gli era rimasto.

Si chiama “Occelli in foglie di castagno” e, come si legge sul sito del produttore, è un formaggio a pasta dura prodotto con latte di capra e vacca, “che viene posto a maturare per circa un anno e mezzo. Le forme sono poi affinate in foglie di castagno che le trasformano e le arricchiscono di un gusto marcato ed eccezionale.”

Se proprio volete mangiare qualcos’altro prima, che sia leggero ed in modica quantità; e se lo preferite insieme del pane sceglietelo di qualità o fatevelo in casa con della farina di tipo 1 o 2, la 00 fa molto male, la 0 un po’ meno.

Richiede un buon bicchiere di rosso, magari un barbaresco o un nebbiolo, in paese qualcuno lo vende ad un prezzo onesto;  ma anche una birra scura artigianale va benissimo.

Terminate il pasto con un caco, il frutto migliore che ci regalano questi giorni d’autunno; a Manesseno  c’è un negozio che ne ha di buonissimi.

Dove ho comprato il formaggio ? A Manesseno, naturalmente.

Claudio Di Tursi

Tu

  
Tu.
Sì, tu.

Che rientri a casa e riversi su tua moglie le frustrazioni di una giornata di lavoro.

Che ritieni sia normale mortificarla davanti ai tuoi figli, ma specialmente davanti alle tue figlie.

Che non hai mai parole di affetto per la tua compagna e le parli sbraitando ordini.

Che lasci i soldi della spesa sul comodino, di fatto pagandola come si fa con le puttane.

Che regali pugni al suo compleanno e calci tutti gli altri giorni.

Che obblighi i tuoi figli ad assistere a queste scene perché ti nutri del loro terrore, del resto vuoi rispetto e sai come ottenerlo.

Che il giorno dopo ti presenti con un mazzo di rose e accompagni la tua compagna dal medico perchè “è caduta dalle scale”.

Che giorno dopo giorno succhi linfa vitale dalla tua donna e la rendi una larva incapace di provare dolore, tutto in nome del tuo amore.

Che la costringi a rinunciare ai suoi sogni, le sue aspirazioni e a morire dentro ogni giorno un po’ di più per il privilegio di poterti restare accanto.

Che in nome di un Dio le imponi obbedienza e vieti alle tue figlie l’istruzione.

Che dirigi la tua azienda con piglio manageriale e lungimiranza “tedesca” e fai firmare alle tue neo assunte un foglio di dimissioni in bianco nel malaugurato caso decidano di avere figli.

Che paghi meno le tue dipendenti perché così è e sempre sarà in secula seculorum, amen*.

Che tieni lontane le donne dalle posizioni apicali in politica e nei consigli di amministrazione.

Che credi sempre che quella là, la vedi…sarà la segretaria.

Che prendi per il culo il ciclo mensile della tua collega che no, non è mestruata, le girano solo le palle ad elica.

Che ieri, giornata contro la violenza sulle donne, uccidi tua moglie a colpi di fucile.

Io ti disprezzo.

E tu.

Sì tu.

Tu ce l’hai piccolo. E lo sai. Ti illudi che le dimensioni non contino… ma sai benissimo che non è vero caro mio… e tu ce l’hai davvero piccolo. Anche il cervello.

Elena Viola

 

 

 

*In Italia gli uomini guadagnano in media il 7,2% in più rispetto alle donne. Nel dettaglio, la retribuzione lorda annua per i lavoratori di genere maschile, nel 2014, è stata pari a 29.891 euro contro i 27.890 euro delle colleghe. Alla vigilia della giornata internazionale della donna, le differenze retributive sulla base del genere sono state così fotografate dal Gender gap report 2015, uno studio realizzato dall’Osservatorio di JobPricing, portale che fa riferimento alla società di consulenza Hr Pros

 

 

Enrico Trucco, assessore di Sant’Olcese su “l’inchiostro fresco” parla dell’immediato futuro della linea.

  

La riapertura della storica Ferrovia Genova-Casella sembra sempre più vicina e, come già annunciato da più parti, la data per la ripartenza ufficiale, dopo oltre due anni di stop, sembra fissata per l’inizio della primavera. In questa intervista, Enrico Trucco, assessore ai trasporti del Comune di Sant’Olcese, ci spiega lo stato dei lavori e i progetti per il futuro.

Assessore, possiamo parlare di una data indicativa per la ripartenza della ferrovia Genova-Casella?
Si, possiamo parlare per l’inizio della prossima primavera, marzo o al massimo aprile, siamo riusciti a passare i tre mesi autunnali, che sono quelli più critici dal punto di vista climatico per via delle possibili alluvioni, in tranquillità e questo ci fa ben sperare.

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