Morte a Parigi 

 Dovrei scrivere qualcosa, lo so. Anche se questo è un blog di approfondimento di fatti accaduti a livello locale, quando succedono cose enormi come quelle accadute a Parigi sarebbe giusto metterle giù due parole. La gente se lo aspetta.
Ma cosa posso dire di diverso rispetto a quello che dalle dieci di venerdì sera stanno dicendo illustri giornalisti, commentatori, filosofi, psicologi, mediatori culturali, politici, testimoni oculari. Qual è il valore aggiunto che da queste pagine, lette sì e no da un centinaio di persone al giorno, possiamo dare nell’elaborazione collettiva di un lutto così grande.
Le immagini che scorrono sul televisore sembrano tratte da un telefilm e forse così inconsciamente le percepiamo, come irreali. Gente appesa alle finestre di un teatro che non sa se sia meglio morire con un colpo di kalasnikov o buttandosi dal secondo piano. Persone pacifiche uscite per vedere gli amici in un bar e che invece hanno incontrato la morte. Una morte che a noi arriva inframezzata dalla pubblicità, una morte da palinsesto.
Ma la morte quando la vedi da vicino, quando tra te e lei ci sono metri, non migliaia di chilometri, quando potrebbe toccare te perché ha già preso tuo figlio, tua moglie o il tuo amico è ben altra cosa. La morte è terribile e quando la vuoi anche per i carnefici è perché non la conosci abbastanza o sei una bestia come loro.
Eppure nei salotti della TV ne parlano tutti, tutti si uniformano pubblicando il simboletto di rito, ad ogni strage se ne conia uno nuovo. Tutti hanno un retroscena da raccontare, tutti hanno una soluzione. I tecnici e gli strateghi ti spiegano particolari di armi ed azioni. Poi ci sono i complottisti ed i leoni da tastiera, quelli che vorrebbero le bombe.
Io credo che questo genere di terroristi stia riuscendo a raschiare via dalle nostre vite, uno strato dopo, l’altro la nostra cultura, la nostra civiltà, la nostra storia per ridurci al loro livello bestiale, per desiderare come loro la fine, per portaci ad una guerra tra civiltà che possiamo solo rimandare.
Una guerra che ormai è inevitabile, che come tutte le guerre nasce da un’eccessiva disparità nell’accesso alle risorse, il risultato imprevisto dell’aver coltivato ad arte l’ignoranza altrui e le lotte intestine.
Questo pensò mentre tento, con fatica, di domare la bestia che si agita in me.

Claudio Di Tursi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...