Tutti uniti nella memoria delle vittime dell’odio razziale e religioso

LES ROSES DE NOËL
LOUIS ARAGON

Quand nous étions le verre qu’on renverse

Dans l’averse un cerisier défleuri

Le pain rompu la terre sous la herse

Ou les noyés qui traversent Paris

Quand nous étions l’herbe jaune qu’on foule

Le blé qu’on pille et le volet qui bat

Le chant tari le sanglot dans la foule

Quand nous étions le cheval qui tombe

Quand nous étions des étrangers en France

Des mendiants sur nos propres chemins

Quand nous tendions aux spectres d’espérance

La nudité honteuse de nos mains

Alors alors ceux-là qui se levèrent

Fût-ce un instant fût-ce aussitôt frappés

En plein hiver furent nos primevères

Et leur regard eut l’éclair d’une épée

Noël Noël ces aurores furtives

Vous ont rendu hommes de peu de foi

Le grand amour qui vaut qu’on meure et vive

A l’avenir qui rénove autrefois

Oserez-vous ce que leur Décembre ose

Mes beaux printemps d’au delà du danger

Rappelez-vous ce lourd parfum des roses

Quand luit l’étoile au dessus des bergers

Au grand soleil oublierez-vous l’étoile

Oublierez-vous comment la nuit finit

Lorsque le vent soufflera dans les voiles

Oublierez-vous la mort d’Iphigénie

Pleure la pourpre aux ailes des pâquerettes

Ou s’il y perle une sueur de sang

Oublierez-vous la hache toujours prête

Les verrez-vous avec des yeux absents

Le sang versé ne peut longtemps se taire

Oublierez vous d’où la récolte vient

Et le raisin des lèvres sur la terre

Et le goût noir qu’en a gardé le vin

Quando eravamo il bicchiere rovesciato

Un ciliegio sfiorito nei turbini bigi

La terra sotto l’erpice il pane spezzato

O gli annegati che traversano Parigi

Quando eravamo fieno giallo pestato

Il grano saccheggiato e l’imposta battente

Il canto che smuore la folla piangente

Quando eravamo il cavallo stramazzato

Quando privi in Patria di cittadinanza

Andavamo raminghi senza domani

Quando tendevamo a spettri di speranza

La vergognosa nudità delle mani

Allora quelli che scesero in strada

Foss’anche un momento per subito cadere

Furono in pieno inverno le nostre primavere

Il loro sguardo fu il lampo di una spada

Natale Natale quelle aurore furtive

Restituirono a voi uomini di poca fede

Il grande amore per cui si muore e si vive

Il domani che di ieri si fa erede

Oserete ciò che il loro dicembre osa

Mie belle primavere di scampato pericolo

Ricordate l’intenso profumo di rosa

Quando la stella ai pastori fu veicolo

In pieno sole scorderete la stella

Scorderete come finì quella notte

Quando il vento tenderà le scotte

Scorderete la morte d’Ifigenia bella

Piange la porpora sulle ciglia delle prataiole

O se s’imperlano d’un sudor di sangue

Scorderete la scure sempre in cerca di gole

Le vedrete con occhio che assente langue

Non può a lungo tacere il sangue versato

Scorderete donde venne il raccolto

E l’uva delle labbra sul terreno sconvolto

E il gusto amaro che il vino ne ha serbato

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