Da VICOLO CORTO a PARCO DELLA VITTORIA passando per il VIA: il meraviglioso viaggio con i dadi di una piccola donna chiamata Lizzie

 di Giampiero Pepe*
E’ facile dedicare un post alle nostre care amiche nel giorno della Befana (chi mi conosce sa quanto ami questo rito…) ma quest’anno vorrei fare omaggio alla “cara vecchietta” raccontando la storia di una piccola grande donna, legata alla Befana perchè da cento anni contribuisce a riempirne il sacco con una sua ben nota idea. La storia ha una trama degna del migliore Ron Howard, e ricorda un po’ -Klimt a parte- quella pure affascinante di Maria Altmann del recente Woman in Gold.

Un piccolo prologo: una notte del 1932 a Philadelphia un uomo d’affari di nome Charles Todd e la moglie Olive introducono gli amici Charles and Esther Darrow ad un nuovo gioco di società, un intrigante mercato di compra-vendita di terreni e case in un articolato percorso con imprevisti e sorprese. Il gioco era già amichevolmente noto nei salotti come The Monopoly Game. Darrow, ingegnere scaltro e disoccupato negli USA della Grande Depressione, si appropriò dell’idea del gioco e la vendette alla Parker Brothers, diventando presto un successo mondiale. Darrow non potè mai spiegare pubblicamente il “come” della sua “inaspettata” idea, perchè quel gioco era stato inventato da una donna coraggiosa, tenace e progressista, Elizabeth Magie (1866) a Washington nel 1903: un ennesimo caso di plagio, che rese Darrow un simbolo sbagliato dell’ispirazione americana.

Elizabeth Magie, amichevolmente Lizzie, era donna molto impegnata nel suo tempo, che da sola riuscì a pre-vedere i tanti problemi sociali da disuguaglianze economiche del nuovo secolo: una competenza inaccettabile in quel tempo (maschilista, sic!) per una donna semplice e sconosciuta. A Lizzie i pregiudizi suonavano però come sfida: scozzese di origine, testarda, di pelle quasi pallida, con una pronunciata mascella ed un innato senso etico, viveva con e per le sue idee, promuovendole sempre e comunque. E per farlo ancora meglio ebbe la geniale idea di trasformare un gioco di società da passatempo a potente mezzo di comunicazione: ma attenti, era solo il 1906 e non il 2016!

Parlava sempre in pubblico del suo The Landlord’s Game (Il gioco della Proprietà), il vero antesignano del nostro Monòpoli -in Italia Emilio Ceretti nel 1934 introdusse i nomi che oggi appartengono al nostro immaginario-, che lei considerava dimostrazione didattica del sistema economico americano con pochi ricchi accentratori e tante speranze in chi cerca il giusto investimento della propria vita. Il gioco mette in primo piano il denaro con atti e proprietà che si possono comprare e vendere: il denaro può provenire dalla banca come salario o da altri giocatori, e serve per pagare prima di tutto le tasse (ricordate Calvino?!) in un percorso simile alla vita che conduce da Poor House a Public Park (oggi Viale dei Giardini), talvolta passando per la Prigione, l’amaro divertimento su cui Lizzie faceva riflettere.

Nel 1903 Lizzie brevetto’ la sua creatura, subito popolare tra intellettuali e studenti nel Paese, che scadde nel 1924: il gioco subì molte modifiche come quella dei quaqqueri di Atlantic City, che lo adattarono nei nomi nella versione che arrivò nelle mani di Darrow, che -leggermente modificato- lo vendette alla Parker Brothers. Lizzie fu molto delusa ed arrabbiata per questa vicenda ed invano -fino alla sua morte nel 1948- cercò di convincere la Parker Brothers a raccontare (chiedeva solo questo!) la vera storia del suo Monopoly….senza mai riuscirci. Solo nel 1973 il Prof. Anspach, all’interno di una sua vicenda giudiziaria contro Parker Brothers, raccolse il materiale della vera storia di Lizzie per attaccare la “cattiva fede” della Parker Brothers su proprietà intellettuale e dintorni. Anspach vinse la causa e riabilitò Lizzie come vera protagonista del Monopoly.

La storia di Lizzie colpisce per la sua genialità e forza in cerca solo del successo delle proprie idee e non quello delle proprie finanze: chi ha giocato almeno una volta a Monòpoli può ammirare il suo genio nella complessa articolazione delle strategie di mercato che guidano gli acquisti, nella semplicità fatta gioco con cui diamo forma alle speranze di rimetterci ancora in discussione anche dopo un fallimento, nella giocosa preghiera (anche Dio gioca a dadi…) per chi deve indicarci i mezzi per riuscire nella vita…..
Proviamo un giorno ad aprire con calma quella scatola, lanciamo i dadi, guardiamo al centro del rettangolo e forse scorgeremo il volto sorridente di Lizzie, contenta per poter trasmettere il messaggio della sua vita: “….se il caso o la fortuna vi regaleranno un giorno i terreni del Parco della Vittoria o se un Imprevisto vi darà notizia di un’inattesa quanto gradita eredità, la vostra vita potrà davvero cambiare solo se riuscirete a capitalizzare quella fortuna, evitando l’amarezza di una Prigione e ringraziando sempre Madre Terra per il dono ricevuto alla partenza dela vostra corsa.” Eh si, continueremo a sognare con questo gioco affascinante, che la Befana distribuirà ancora nel mondo a cavallo di una scopa in barba alla tecnologia più avanzata….e chissà che stanotte lei non avrà le austere sembianze di questa straordinaria donna di nome Lizzie.

Confidando nell’insonnia, compagna oramai fedele delle mie notti, proverò ancora una volta a scoprirlo, come un bambino preso dall’ansia per un regalo -ahimè- già ricevuto e dall’eccitazione per un insolito incontro degno di un mio indimenticabile Midnight Paris.

*Giampiero Pepe, Dipartimento di Fisica dell’Università

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