Ma Bowie potrà mai essere un app-fenomeno?!

  di Giampiero Pepe
Abbiamo tutti tributato un giusto pensiero a David Bowie: molto è stato detto e scritto, molto ancora si dirà e si scriverà…partecipo all’omaggio con alcune (semplici) considerazioni dopo aver letto un articolo apparso martedi 12 gennaio sul ilFoglio.it della brava Giulia Pompili, che poneva ai lettori una domanda simile a quella che mi ponevo a cena commentando la notizia con mia figlia Cecilia: come si fa a spiegare David Bowie ad un App-ragazzo del Duemila?

Lui, come altri grandi artisti di questi ultimi quaranta anni, è stato davvero un fenomeno artistico del tempo che rappresentato nelle sue canzoni, di cui un ragazzino oggi difficilmente apprezza la portata perchè egli vive la musica ed i suoi risvolti in modo completamente diverso. Non è la conoscenza dei suoi brani a dare la conoscenza: l’avvento di internet ha annullato le distanze temporali nell’ascolto, è vero che oggi tutti possiamo ascoltare tutto, ma non possiamo percepire la potenza di una musica che quando nasceva voleva interpretare forme segrete della nostra vita.

Gli app-boys non possono probabilmente apprezzare il carattere rivoluzionario dei costumi di Bowie e dei trasformismi perchè oggi quel messaggio non ha la stessa forza comunicativa (ricordate anche Renato Zero dei primi anni?! Fantastico…). I nostri ragazzi non riescono a percepire fino in fondo la potenza di un videoclip perchè oggi i video sono solo una veloce consumazione su youtube a cui spesso non si presta neanche attenzione… noi invece eravamo quelli che… passavano ore a commentare i risvolti più reconditi delle immagini in un legame indissolubile con la musica. E Bowie di questo messaggio è stato un sacerdote serio e rivoluzionario interpretando in modo originale un nuovo modo di guardare alla vita.

Può capire un ragazzino che il Duca Bianco era un artista puro, interessato solo a trasformare vita in musica (brava Pompili quando dice che è stato uno Steve Jobs della musica)? Bello l’aneddoto che la Pompili riporta da una intervista a Red Ronnie che rende bene l’idea della “fede” di questo sacerdote laico del gusto: “Non è un mistero che quando Bowie si presentò ad una serata di imitatori di Bowie, e facevano entrare solo quelli che gli somigliavano davvero, beh: non lo fecero entrare!”. Lui amava raccontare questo episodio perchè indicativo della più grande trasformazione della sua vita “

Quando se ne va uno come lui è come se “togliessimo dalla biblioteca della musica un volume troppo grosso, che non può essere rimpiazzato”: ci saranno remix dei suoi brani negli anni a venire, confusi o violentati con nuovi ritmi, ma non riusciranno a riprodurre la vita che raccontavano ; come si fa a spiegare questo ad un Millennial che non ha tempo di fermarsi a guardare quei brani?

Per noi genitori d’ “altri tempi” resta però il dovere di raccontare loro come allora seduti ascoltavamo la vita anche nelle dolci melodie di Bowie, nei suoi accattivanti video e nelle emozioni che le sue trasformazioni ci regalavano. Preparatevi a sbuffi e frasi liquidatorie del tipo “Papà scialla, che barba tu e questa archeologia musicale…. “, per poi entrare un giorno nella loro stanza e trovarli ad ascoltare De Andrè, Dalla, Pino Daniele, Bowie… Avremo il piccolo sorriso di soddisfazione perchè il tesoro di tante “nostre” melodie è lì ancora nell’aria… e forse è già abbastanza.

*Giampiero Pepe, Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli.

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