Oberto de’ Visconti e quel pranzo nel castello di Vico Morasso (Anno Domini 1347)

  

….piccolo (forse indegno) omaggio ad Umberto Eco…

 di Giampiero Pepe*

Credo che più della mia antica ossessione per il gusto fabulatorio e di una piccola, sana dose di vanità per poter regalare un breve (presunto, ahimè) pezzo di storia a Sant’Olcese, mi abbia convinto a scrivere questo post il desiderio di ringraziare “a suo modo” il Maestro del racconto storico (e non solo!), Umberto Eco, per i viaggi unici nel tempo in cui ci ha condotti con mano e mente sapienti. A lui un grazie di cuore, per me un po’ di indulgenza per questo (forse indegno) omaggio.

Il 16 ottobre 2015 tra i volumi impolverati della Biblioteca Berio a Genova mi è capitato tra le mani un libro attribuito alla penna di tale Abate Guglielmo da Brescia, Lo manuscripto di Ubertum de Viscontium: un libello medievale che mi ha colpito per alcune sue straordinarie pagine ambientate in un misterioso castello posto lungo il dorsale appenninico tra Liguria e Piemonte, “avvolto nel fogliame di alti castagni a ridosso di un piccolo torrente denominato Pernaeccio”, che ho riconosciuto nel Castello di Vico Morasso…..Anno Domini 1347.

Racconto lungo ed articolato, signori miei, che vi risparmio se non per un passaggio a mio dire affascinante su uno spaccato di vita medievale che esso ci offre: un pranzo signorile consumato all’interno del Castello, di cui spero qualcuno dei lettori avrà poi ricordo visitarlo ancora.

Premessa. Gabriele Adorno, già Principe di Chio e Vicario Imperiale, ha qui invitato -tra gli altri- il fratello Giannotto, il genero Pietro Recanello ed il Principe Alberto del Carretto, accogliendo loro con la bella moglie Madonna Violante di Giustiniani. Scopo dell’incontro: discutere i rapporti tesi con Oberto de’ Visconti, che vuole il controllo del territorio genovese, e che la famiglia Adorno cerca di bloccare con l’aiuto del Papa Urbano V. Il pranzo all’epoca era un’occasione davvero importante per mostrare i segni del potere della famiglia, il luogo scelto era garanzia di riservatezza e di genuinità di quanto a tavola proposto: ed gli Adorno per questo non “badarono a spese “ …ma erano altri tempi, si sa….!!. Tralascio la parte “politica” del racconto, e vado alla parte più conviviale, sicuramente più intrigante, confidando nell’apprezzamento dei lettori per l’affresco e per l’invitante e curioso menù proposto.

“… Era dunque l’ora quattuordecima, quando si partirono dal salotto, essendo già finita la farsa; e mentre venivano alla tavola nella camera de lo Cavallo, gli andavano innanzi quattro musici vestiti tutti ad una livrea che sonano una cetra, un leùto, un’arpa et uno flauto, con quattro giovinette che veniano danzando e li accompagnavano alla mensa. A tavola sedeano Madonna Violante a la mancina de lo Principe Adorno, a la destra lo Principe de Carretto, poscia lo cognato Pietro, lo frate Giannotto e li altri signori de lo Borgo Fornarium et Petrabassium. Innanzi a la cena si rappresentò la commedia di Maestro Emenione da Gorreto “L’Orso et lo Santo”, che narrava de lo coraggio et la fide de lo Santo che ivi avea dimorato. Prima de lo pranzo si adacquarono le mani vicino a la tavola, poscia si sedettero con tovaglie bianchissime et bicchieri che d’ariento pareano, et ogni cosa di fiori di ginestra coperta. Le vivande dilicatamente fatte vennero e finissimi vini fur presti; e senza più chetamente serviron le tavole, e con piacevoli motti e con festa desiarono. Su pe la tavola il fido servente Melinno posuitte delicatum pescetelli fritti in Saor et vicino torta di cipolla a la zenovese cum delicata odora, et minestra di pane vulgare con foglie tenere di faggio et porro, et pasticcio di cinghiale in crosta et busechina di Santa Savina. Il Principe si vantava de la sua cognitione in cocina appresso a quanno avea al Papa fatta visitatione in Avignone: e pure lo vino era cistercense de la franchigena terra, et Melinno esso distillava cum parsimonia in gocce. A la fine de lo pranzo Madonna Violante offritte a li commensali uno delicato liquorium de camomilla.

Lo Principe de Carretto avea subìto lo fascino de lo pranzo, e in spicial modo de lo pasticcio di cinghiale: e Madonna Violante pregionsi a lui narrare lo modo di cocinare cum roseo sorriso: “Mio Signore, ponete lo magro de lo cinghiale di valle con cepallie, pastinaca rossa, gineprio, làvoro, garofano, salvia et rosmarino, e tutti li pulcherrima odora ne li occhi chiusa tenete….” Et concludea soavemente: “…….et serà perfettissima”. Lo Principe de Carretto rimanea estasiato da lo dolce favellare di Madonna e da lo suo roseo sorriso, che mosse a bene volere lo suo core….”.

Inutile raccontare l’epilogo “politico” della cena…voi certo non difetterete di fervida immaginazione, sono sicuro!

PS

 il libro contiene anche le ricette per chi avesse il desiderio di ricreare la tavola di quella storica cena.

*Giampiero Pepe, Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli.


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2 Pensieri su &Idquo;Oberto de’ Visconti e quel pranzo nel castello di Vico Morasso (Anno Domini 1347)

  1. Io durante le mie camminate ‘per funghi’ in una sottofrazione Vicomorassina denominata ‘Gambulli’, incocciando il passo sperperato di inetto su un ‘Fungo Nero’, e sfracellandolo che più non poteasi di cavarci lo sugo Nostro, m’imbattei in un semi-manoscritto anonimo, certamente opera vergata da contadini pre-trotzkisti autoctoni, che del giogo opprimente de’ padroni de’ latifondi dovettero aver dato segno di stancarsi.
    Sono poche, malconce malvergate righe, conservate in eterna vergogna dalla brina che t’estrapola dal senno locuzioni le più abbiette, lo mattino alle sette, al momento d’estradarti verso lo mercato del rion di bolzaneto, ove saputi mercanti prendon due capponi ma non li rendon in moneta tanti. Ecco lo Documento, che principia in medias res, non si sa se perché manchino i ‘fogli primi’ o perché i villici non sapendo da dove cominciare a scrivere, abbian cominciato un po’ così…Come dovette venirgli….

    Allo Principe Oberto de’ Visconti,
    auendo Noi avuto Conoscienza
    che della casa del Signore fé Presenza
    e coll’altro Adorno s’ebbe consumata
    la cacciagion, l’Essenza di lombata
    – Con l’Alma lor sicuramente ad essa maritata
    come in congiunzione, per Noi, col signor delle tempeste,
    che rende varia tale vita agreste.

    O dunque, Visconteo Cavalier,
    noi dimandiam d’averti sopra ogni poder, Novello Regno
    che tu ne prenda minor parte in pegno
    ch’anche se l’altro Signor ne renderà all’Empireo facile l’ingresso, d’esta donata a te coltivazione….
    noi confidiam di desinar colla verdura adesso;
    e senza ecceder, farne provvigione…
    come tu ti fai con la Carne tua, che lomba o manzo
    ne trai sempre un tuo ben; sai cena o pranzo.

    Concesso un glicine a sfogliar
    d’esto polceverino trobador
    Andrea Vinetti,
    che l’ha vergata.

    (che faccia sì il levarcene d’intorno,
    come l’Adorno e ‘l suo carretto,
    …)

    …bensì: dice lo provenzale di attestar in d’esto documento che ‘da verun negati sian l’essere i nomi quivi fatti se non puri purissimi accidenti…’

    In fede,
    la contrada de’ villan de’ territori

  2. Pingback: Quando Messer Andrea Vinetti incontra Messer Giampiero Pepe  | lapelledellorso

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