Finalmente il distributore di latte crudo al CONAD di Manesseno, ma la politica non ha alcun merito.


Sarebbe stato bello se l’amministrazione in carica, aderendo ad il una nostra richiesta formalizzata con una mozione nell’ottobre del 2015, avesse installato di sua iniziativa un distributore di latte crudo. Così non è stato, ma fortunatamente non è un grosso problema. Da oggi, infatti, la CONAD di via Don Sturzo, accordatasi privatamente con la Cooperativa dei produttori latte della Valpolcevera, distruisce un ottimo latte crudo ad un prezzo che non immaginate. Un latte di qualità superiore che non ha nulla a che vedere con quello della multinazionale francese che voleva strozzare i nostri allevatori offrendo loro 25 centesimi per un litro di “ORO” bianco. 

Comprando questo latte faremo qualcosa di buono per la nostra salute ed assolveremo ad un dovere civico.

Claudio Di Tursi

Bestia, il tuo cane non ti merita 


Suvvia Bestia, ce la potevi fare. Ti assicuro che ci sono cacche più difficili da raccogliere e tu, che di merde sicuramente te ne intendi, dovresti saperlo. Invece ti ha pesato il sedere e non ce l’hai fatta. Probabilmente non ti sei ancora adattato al decoro, ti trovavi bene quando il marciapiede non c’era,  quando noi, oltre a scansare le merde lasciate da quell’amico a quatte zampe che non ti meriti, dovevamo scansare anche le auto ed i camion che sembravano doverci travolgere da un momento all’altro. Non te la meriti questa calma, questa pulizia. Non ti meriti Sant’Olcese.

È ufficiale, il Trenino di Casella riparte il 21 maggio


Dal sito del Secolo XIX:

Genova – Torna il trenino di Casella. Atteso da quasi quattro anni, al centro di polemiche e interessato in questi anni anche da frane e smottamenti lungo la linea ferroviaria, che hanno costretto la Ferrovia Genova Casella a interventi massicci (con la costruzione di due nuovi ponti), il momento della riapertura è arrivato: sarà il prossimo 21 maggio, per un sabato di festa (anche se Amt, proprietaria della ferrovia avrebbe puntato su lunedì 16 maggio). In ogni caso, dopo tanto tempo e dopo che il timore di un addio definitivo a questa linea ferroviaria amata da turisti e pendolari.

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Interessante la disamina che di questo articolo fa l’Assessore Enrico trucco che condividiamo e sottoscriviamo:

Qualcuno vorrebbe un’apertura sotto traccia? Può essere. Non ci sorprende. Visto che qualcuno sembra volere male al trenino. Beh, l’importante è che riapra. Alla festa ci penseranno le persone che invece lo amano.

Solo qualche considerazione. L’articolo di Edoardo Meoli non ci piace. Primo perché fa confusione tra proprietario e gestore. Secondo perché fa considerazioni da teatrino della politica mascherate da considerazioni economiche.
I costi a cui si fa riferimento non sono tutti a carico di AMT, ma anche della Regione, proprietaria dell’impianto. Ci viene da pensare che AMT venga definita proprietaria non per errore ma per dare forza alle tesi dell’articolo.
E poi la cifra di 27 euro a passeggero comprende anche gli investimenti per il ripristino. Questi costi andrebbero spalmati sulla vita degli investimenti stessi. Queste sono nozioni elementari, che ogni capo famiglia sa benissimo quando amministra i conti in casa. Chi legge il giornale queste cose le capisce, ed anche chi scrive. A meno che non scriva sotto dettatura.
Ah, a proposito: il trenino non è fermo da 4 anni, ma da 2 e mezzo.

Bravo Enrico, ben detto.

Claudio Di Tursi


Primo Maggio in Ciaè con la festa ecosostenibile!


Dal sito della proloco:

Una giornata tra natura, allegria e sostenibilità con la tradizionale Festa Ruspante Sostenibile in Ciaè il prossimo 1 Maggio.

Nata grazie ai Volontari della Guardia Antincendi Sant’Olcese nel 1982 con l’obiettivo di far rivivere l’antico borgo abbandonato di Ciaè, nel fondovalle del Torrente Pernecco, al confine fra i Comuni di Sant’Olcese e Serra Riccò, la Festa Ruspante attira centinaia di persone ed ha sempre unito promozione del territorio e rispetto dell’ambiente.

Come sempre la Festa Ruspante è orientata alla sostenibilità ambientale: attraverso l’utilizzo di stoviglie biodegradabili ed eco-sostenibili, la raccolta differenziata dei rifiuti e l’utilizzo di prodotti locali la Guardia Antincendi si propone di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale della Festa.

L’edizione 2016 prevede inoltre un’innovativa proposta di promozione del territorio, la “Grande Sentieri”, aperta agli escursionisti esperti così come ai semplici appassionati: una camminata di circa 4h che permette di raggiungere la festa attraverso un affascinante percorso lungo un tratto di Alta Via dei Monti Liguri ed i sentieri di raccordo al complesso di Ciaé.

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Al via servizio sperimentale di trasporto sociale

Un buon inizio. Un servizio che può sembrare normale ma che in realtà richiede l’allocazione di risorse difficili da trovare, di questi tempi, per un comune piccolo come il nostro. Un servizio che con l’amministrazione precedente ci saremmo sognati.

Sant'Olcese Inform@

trasporto sociale

Con l’intento di rispondere ai bisogni crescenti della popolazione, dando priorità alle persone con scarsa rete familiare di supporto, l’Amministrazione Comunale di Sant’Olcese si appresta a rendere operativo un ampliamento del servizio di assistenza domiciliare.

Il servizio consiste in:

  • Accompagnamento per visite ambulatoriali (medico famiglia, analisi sangue, prelievi, cure infermieristiche )
  • Consegna a domicilio di materiale medico e ausili sanitari
  • Ritiro e/o consegna prescrizioni mediche e medicinali
  • Accompagnamento per piccole attività domestiche

Il servizio sarà operativo da venerdì 29 aprile 2016, per dodici (12) ore alla settimana, cosi suddivise:

  • Lunedì      8.30 / 11.30
  • Martedì  13.30 / 16.30
  • Giovedì    8.30 / 11.30
  • venerdì    8.30 / 11.30

Per richiedere l’attivazione è necessario telefonare il lunedì e il venerdì dalle ore 8 alle 13 al numero 010 7172198 (Ufficio sociali).

Successivamente, valutate tutte le richieste, verrà organizzato il servizio di trasporto, rendendo compatibili le necessità evidenziate con la disponibilità…

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Trent’anni fa Chernobyl: il racconto di quella notte


Sabato 26 aprile 1986 mezzanotte e ventitré minuti: a Chernobyl, nella sala di controllo del reattore numero 4, si sta consumando un dramma umano che nel giro di un’ora sfocerà nella catastrofe nucleare che tutti conosciamo. 
Il Vice capo della centrale, Anatolij Djatlov,   quella sera è al reattore numero 4 per condurre un test, voluto dall’autorità sovietica per l’energia atomica, necessario a capire cosa succederebbe in caso di attacco alla centrale. In particolare si vuole verificare se, in caso mancanza di energia elettrica, l’inerzia della turbina principale, che in condizioni normali è fatta girare dalla pressione del vapore generato dal calore della reazione nucleare, sia sufficiente per produrre l’energia elettrica necessaria a far funzionare le pompe dell’acqua per il raffreddamento del nocciolo, durante i quaranta secondi necessari all’avvio dei generatori diesel di emergenza.

Nessuno degli operatori in servizio quella notte alla centrale sa che il reattore numero 4, come tutti quelli appartenenti alla prima generazione dei reattori RBMK-1000, soffre di un difetto di progettazione che lo rende altamente instabile a bassa potenza. Ma soprattutto non lo sa Djatlov che è determinato a condurre il test ad una potenza di soli 200 mega watt. Certo, qualcuno dell’autorità sovietica per l’energia atomica è a conoscenza del problema del reattore, ma per motivi di sicurezza questa vulnerabilità non deve essere comunicata ai tecnici. D’altronde i manuali operativi a cui il personale si deve attenere sono chiari: durante i test è tassativamente vietato fare scendere la potenza del reattore sotto i 700 mega watt. 

Ma Anatolij Djatlov vuole dimostrare di sapere il fatto suo. Lo vuole dimostrare ai suoi superiori del Partito, che se il test va bene potrebbero promuoverlo alla qualifica di capo ingegnere della centrale, e a sé stesso, per cancellare l’onta di un incidente nucleare di cui si è reso responsabile qualche anno prima. Così fa valere la sua autorità su quella quella del capoturno Alexander Akimov e dell’ingegnere Leonid Toptunov, addetto al controllo del reattore, che gli contestano di voler disinserire tutti i sistemi automatici di sicurezza, che avrebbero impedito di scendere così tanto nella potenza erogata.

D’altronde più di tanto non si poteva insistere: andare contro Djatlov avrebbe significato perdere il lavoro ed il prestigioso appartamento a ‪Pripjat, la bella cittadina a 15 chilometri da Chernobyl, in cui viveva la maggior parte dei tecnici della centrale, dove il tenore di vita e la qualità dei servizi erogati erano molto alti per gli standard sovietici.‬

Inizia il test, la potenza deve diminuire. A condurre l’operazione l’ingegner Boris Stolyarchuk, addetto al circuito di raffreddamento, che fa scendere 211 barre di boro tra le 1661 barre di uranio del reattore per rallentare la reazione. Probabilmente lo fa troppo in fretta, il reattore si blocca. A questo punto l’impianto si sarebbe dovuto spegnere definitivamente, ma Djatlov ha bisogno del test, ne ha bisogno la sua carriera, il suo orgoglio. Ordina di far ripartire il reattore e alzare la potenza fino ai fatidici 200 mega watt. È mezzanotte e 38 minuti. A mezzanotte e 42, commettendo un’imprudenza che sarà fatale, tutte le 211 barre di boro vengono sollevate, la potenza inizia a salire. All’una e tre minuti tutto sembra calmo, si raggiungono i 200 mega watt, Djatlov fa proseguire i preparativi  per il test. Intanto gli allarmi che segnalano anomalie nel circuito di raffreddamento iniziano a suonare, ma i tecnici presenti in sala controllo sembrano non saperli interpretare correttamente. Molti di loro hanno conseguito la laurea per corrispondenza e occupano quella prestigiosa posizione perché fedeli al Partito. 

Ore una e 17 minuti, il calore nel nocciolo continua a crescere ma Djatlov vuole effettuare il test. All’una e 22 vengono attivate le due pompe di riserva.  


All’una e 23 Djatlov da ordine di iniziare il test, il vapore non viene più inviato alla turbina che rallenta e non riesce a fornire l’energia alle pompe per portare nel nocciolo la quantità d’acqua necessaria al suo raffreddamento. La potenza del reattore è ormai fuori controllo, si cerca di far scendere tutte le barre di boro per fermare la reazione, ma il calore eccessivo ha mandato in avaria il sistema, le barre scendono per soli due metri e mezzo invece dei sette previsti. È la fine. L’enorme pressione prodotta dal vapore fa sollevare la copertura alta quindici metri. Si produce una reazione che sviluppa idrogeno infiammabile, l’esplosione è fortissima e scoperchia completamente il tetto del reattore. Per raffreddare il nocciolo si usa acqua corrente, cosa che provoca un’enorme nube di vapore radioattivo  che se ne va a spasso per l’Europa, fino ad arrivare in Svezia dove viene rilevata dalle apparecchiature di una centrale nucleare. Da lì parte l’allarme. I sovietici ammetteranno l’incidente soltanto tre giorni dopo, il 29 aprile. 

I morti nell’immediato saranno sessantacinque, altre quattromila persone moriranno per effetto delle radiazioni.

Una tragedia causata dall’inesperienza, dall’ambizione, dal carrierismo e dalla mancanza assoluta di meritocrazia, dove invece dei più capaci ad occupare posti di responsabilità sono stati messi servi di partito. Cose che ai giorno nostri ed alle nostre latitudini non succedono più. O forse no. 

Claudio Di Tursi