Stanotte ho rubato. A fin di bene

  Era da poco passata la mezzanotte quando, cercando il sonno su Faceboook, mi sono imbattuto  in questa storia bella, vera, attualissima e ben scritta. Qualcuno l’ha condivisa da “La Polcevera”, la testata on line a cui l’autrice, Sabina Ugolotti, deve averla inviata. Parla di latte, questa storia, e dice cose che sapevo delle quali a suo tempo mi sono interessato, cose vere.  Ed io, che voglio che i cinquecento consumatori abituali delle cazzate che scrivo si indignino di mattina presto, ho rubato questa storia bellissima e triste e l’ho fatta mia.  Perché della verità, quando la si trova, bisogna appropriarsene con ogni mezzo. E divulgarla.

Claudio Di  Tursi

QUANDO IL LATTE ERA ORO


di Simona Ugolotti*

Eravamo alla fine degli anni 80 quando cominciai a mungere e già si faceva il formaggio per il mercato di Busalla, era necessario trasformarlo perché la centrale del latte di Genova, che allora produceva il “latte Oro”, lo pagava poche lire, ma molti, un po’ per abitudine e un po’ perché si facevano bastare quei pochi soldi, preferivano darlo alla centrale; si lasciava a terra sulla strada quel bidone di latte appena munto e prima ancora che il sole sorgesse, Pietro era già passato.
C’era Torrigino e Pietro il lattaio che facevano il giro in vallata, Torriggino passava da Crociefieschi e Pietro partiva da Mignanego sui Giovi.
Forse erano gli stessi contadini che non macellarono la mucca Cabannina, nonostante gli incentivi statali, erano quelli che sapevano quanto fosse importante che la centrale rimanesse comunale.
Il comune garantiva a se stesso di andare sino in cima al “bricco più imbriccato” a prendere il latte, per assicurarsi che quel contadino rimanesse a vivere in quella valle, in quel territorio la sua presenza garantiva prati e boschi puliti e se vicino a quel contadino ci fosse stato un altro contadino, avrebbero anche naturalmente collaborato alla pulizia per agevolare il fluire delle acque durante le furibonde piogge invernali, quelle piogge che oggi arrivano in città più rapide e cariche che mai!
Gli effetti della centrale comunale si riflettono sul benessere di tutta la comunità, lo dice il nome stesso; aiuta al presidio del territorio, un necessario “servizio civile” di prevenzione agli incendi e alluvioni, sentieri puliti e prati e boschi praticabili.
Conseguenze che portano in città un buon latte fresco veramente nutriente, aggiungiamo pure che nell’entroterra Ligure dove non ci sono basilico e fiori abbiamo anche uno scarso utilizzo di pesticidi e di vari veleni. lo affermo per logica e per pratica.
Il costo di quella benzina che si mette nel camion di Pietro non è nulla rispetto a quello che costa alla comunità l’abbandono delle campagne!
Quando il comune decise per la vendita alla Parmalat (1992) ci furono molte proteste, non si voleva la cessione alla Parmalat, proteste contro la privatizzazione, proteste di buon senso, proteste che gridavano al mantenimento del bene comune che era la nostra centrale del latte di Genova!
Si arrivò a firmare un accordo dove la Parmalat si sarebbe impegnata a prendere quel bidone nel “bricco più imbriccato”.
Ma appena fu ceduta adottarono i “soliti modi” per togliersi la zavorra del contadino, certo, per un privato costa cara quella benzina da mettere nel camion di Torriginio, che rimase a lavorare ancora per poco alla Parmalat, raccontava che per gli operai della centrale si stava mettendo malissimo e ormai erano mesi che non pagavano i contadini e di conseguenza molti si stufarono, cedettero al macellaio le vacche oppure si misero anche loro a fare il formaggio, quel formaggio che di conseguenza alle nuove norme igieniche, poco dopo smisero di fare.
I tecnici della Parmalet accompagnati dai veterinari cominciarono a fare il giro delle stalle e molti contadini ignari delle conseguenze gli accolsero in casa offrendo orgogliosi qualche assaggio delle prelibatezze di campagna.
Appena raccolsero tutti dati necessari scoppiò il caso del latte sporco, il latte dei contadini e la loro carica batterica elevatissima, quella carica che più la lasci nel bidone più aumenta, quella carica batterica che si abbatte con la solita e garantita pastorizzazione, che ogni centrale de latte pratica, oppure si fanno tanti buoni “biscottini di batteri cotti” che non ammazzano nessuno e non hanno mai ammazzato nessuno.
Anche il formaggio è una biotecnologia naturale ad opera dei batteri, una sana e gustosa trasformazione, quel latte che se non bevi appena munto, meglio fare del buon formaggio, e i contadini lo sanno lo praticano da sempre e senza mettere nessun copyright.
La Parmalat ebbe il consenso dei cittadini che credettero nella necessità di aumentare quelle norme igieniche fondamentali per la salute di tutti, quindi; stalle piastrellate, obbligo di refrigeratori e mungitrici elettriche, tubi e tubetti, pastorizzatori, guanti, cuffiette, saponi, ecc…
Contenti tutti i produttori della lista sopracitata e il contadino impoverito, indebitato sino al collo, debiti che si chiamano “incentivi statali” per vendere quella ventina di litri di latte al giorno, e manco tutti i giorni. Mia nonna ironicamente esclamava : “poveri ma puliti”.
Non farò mai la raccolta punti della Parmalat e con me una grossa comunità di cittadini e contadini che praticano il buon vivere che scavalcano leggi proponendo alternative legali, che evitano trappole per continuare a fare quella buona formaggetta.
Ci sono persone che si permettono il lusso illegale di bere un latte appena munto o l’uovo appena fatto… e come dice il gestore dell’emporio sotto casa: “ma mia un po’ che devo tenere i veleni in vetrina e le cose buone sotto banco!”.
*Simona Ugolotti ha subito il furto di questo splendido articolo sul suo blog http://cantadina.overblog.com

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2 Pensieri su &Idquo;Stanotte ho rubato. A fin di bene

  1. E’ una bella Storia, davvero….posto che ‘Bella, Vera e Attualissima’ in una Storia raramente coesistono; o parlano amorevolmente di un passato che non tornerà (e quindi non sono attuali, almeno per noi, ma chissà che non tornino ad esserlo! -. Che sia Vero o no questo stralcio di memoriale che mostra un’Economia in cui nessuno schiaccia i piedi a nessuno…..Beh, mi tira su il Cuore, anche se poi so segretamente che se l’Economia è l’Economia (oggi come allora) è tale perché se ti hanno dato un latte più buono hanno fatto in modo che tu, rassicurato, comprassi un prodotto ad esso associato che ‘compensava in negativo’ (a dir poco, perché alle aziende non piace a fine mese ‘andare in pari’) il tuo buon latte.
    Comunque, l’unico mio dato certo (ma è un racconto, una fantasia, non voglio che venga indetta un’indagine pregressa (o a valore retroattivo) con i Miei Soldi….Dicevo, il mio racconto, anzi il mio Sogno, fu quello di un Centrale del Latte il cui Dirigente Massimo, a metà anni ’80, facciamo, per appassionare il lettore, disse ad ogni suo Dipendente: ‘O voti un noto partito ‘di centro’, con qualche connessione con una qualsivoglia Istituzione di Matrice Dominante, chessò, Cattolica, a partire dalle Prossime Elezioni, o sei licenziato. Pensaci una settimana’. Oggi sarò fosco ma mi permetto di dubitare anche della Coscienza dell’Importanza della Centrale Comunale per il buon Torrigino. Con la Coscienza nel piatto, a fine mese, non ti riesce facile maneggiare forchetta e coltello. E adesso che ho quarant’anni….Adesso che ne so un po’ di più e un po’ di peggio, Mi permetto di fare a tutti Voi una Domanda, e confido nelle vostre risposte. E’ un po’ difficile da porre, perdonate se risulto oscuro. Come lo definireste Voi il Comune? E la Vallata di cui ci sentiamo parte integrante? Ad esempio: sono contento dei marciapiedi, davvero contento. Ma perché quando lavoravo nella ditta situata dopol a galleria di borgo in quella rotonda terrificante mancavano persino le strisce per cavarsela indenni? Ed il marciapiede constava di 2o centimetri in cui camminare, altrimenti ‘te la rischiavi’ e non sentendo arrivare auto cammivavi un poco più in strada (dentro ad una galleria!). Non crediate, non mi sto lamentando quanto possa apparirivi. succede a me, ad altri, etc. Quello che vorrei capire sono i motivi, i Motivi veri….E visto che non sono capace di aprire una porta se ho in mano tre chiavi diverse, la butto sul Concetto, sull’Idea: Noi prima di cominciare a fare una cosa per la Valpolcevera, ci Sentiamo Valpolcevera? Ma senza sentirci Polceveraschi ricordando ‘come eravamo’ 1300 anni fa o creandoci il nemico degli Stranieri per renderela Comunità più Coesa. Io ad esempio sento che il concetto di Etnia è cambiato. Gli Ecuadoregni sono, per la loro parte, i Nuovi Genovesi. Con la voglia di edificare e quella di distruggere e quella di stare a metà propria di ogni ‘gente’. Tutta la gente che dal Sud è venuta qui, le donne adorabili che conosco che si sono innamorate di uomini di Torrazza o Casanova o vattelapesca, hanno portato qualcosa che ci ha reso ‘Nuovi’ e ‘Diversi’. Non esiste un’Idea ‘immutabile’ di Valpolcevera, Genova, etc. Altrimenti qualcuno pur di mantenere viva quella Idea, la Sua Personale Nostalgia di un Passato Irrecuperabile, finirà per sparare su tutti, su tutto ciò che è cambiato. Non abbiate solo paura della Nuova Valpolcevera o della nuova Genova….Qualcuno porterà qualcosa di Nuovo, qualcosa di diverso dai furti nelle cascine. Abbiamo la Chiesa, sempre aperta alle altre Culture, ed una tradizione di Sinistra che è stata terzomondista, aperta all’Altro sempre. La mia Prof di Filosofia, ai tempi dei vù cumpra, invitava, quando poteva, uno di loro a cena. Parlavano. Mi diceva che guardando questi ‘marocchini’ avvicinarsi piano alla sua tavola le pareva di capire quanta Paura dovesse avere dentro uno che abbandona la Sua Terra. Secondo me se ci ‘rinchiudiamo’ in uno Stereotipo dei Nostri posti, saremo Noi ad abbandonare la Nostra Terra, pur continuando a viverci. Scusate tanto, e Grazie.

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