Vieni a morire in Valpocevera 


In Valpolcevera la mortalità è più alta che in altre zone della Liguria, è un dato di fatto certificato. La popolazione è costretta a vivere in mezzo ad inquinanti di ogni tipo prodotti dalle tante servitù che con gli anni si sono insediate in questa povera valle. Si vive in mezzo ai depositi di petrolio con le case sotto i ponti delle autostrade e l’incubo che se ne costruiscano di nuove. Si vive, anzi si muore, respirando l’amianto tirato fuori dalle gallerie del Terzo Valico.

La Valpolcevera è il posto in cui si manifesta più che altrove la dicotomia tra salute e lavoro tipica dei paesi sottosviluppati perché si è vittime di un’imprenditoria incapace di cogliere la sfida del cambiamento epocale che sta facendo crescere l’occupazione e l’economia in altri paesi: il passaggio dal petrolio alle energie rinnovabili. Sono complici di questa inerzia letale i politici a livello centrale e locale sistematicamente piegati ai voleri di intrallazzatori, banchieri e faccendieri, abituati a fare affari sulla pelle dei cittadini senza rischiare capitali nella conversione delle attività produttive.

Amministratori di cui abbiamo potuto cogliere l’impreparazione proprio in questi giorni, occupati a rilasciare dichiarazioni rassicuranti sui pericoli per la salute mentre a Fegino i cittadini si sentivano male per le esalazioni fortissime prodotte dal greggio. Cittadini che avrebbero dovuto essere tempestivamente evacuati dalle loro abitazioni fino al ripristino delle condizioni minime di sicurezza, a cui invece è stato detto di respirare il meno possibile.

Se avesse piovuto qualche ora in più sabato, se ci fossimo trovati di fronte ad una perturbazione di quelle a cui siamo tristemente abituati in Liguria, il danno a livello ambientale sarebbe stato immane; altro che affermare, come ha fatto il Presidente della Regione,  che il pericolo è scampato perché le correnti non portano il greggio verso le spiagge ma verso la Francia.

Claudio Di Tursi

Genova, torrente Polcevera - perdita di petrolio nel torrente

Genova, torrente Polcevera – perdita di petrolio nel torrente

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Un pensiero su &Idquo;Vieni a morire in Valpocevera 

  1. . . . da una parte e dall’altra pare una infarcitura di malafede . . . “e noi di qui”. . . “e noi di la” . . . e intanto . . . “via in volo di qui e via in treno di la”. . . e “via in auto e in moto di qui e di la” . . . con l’illusione, oggi, dell’auto elettrica che non inquina perché va di . . . puro spirito!
    Quel che è triste e riprovevole però è che nessuno pare conoscere la storia di una città, Genova e della Valpolcevera, visto che si parla di lei, martoriata sin dalla seconda metà dell’ottocento sull’altare dell’emancipazione della nazione!
    Genova, motore propulsore . . . Porto – Fonderie – Acciaierie – Stabilimenti di ogni genere compresi quelli che lavoravano i pericolosi materiali utili alla costruzione ed al minuto mantenimento degli altiforni e delle acciaierie – Stabilimenti Navali – Raffinerie con le loro belle torri di catalisi e gli immensi depositi costieri – la prima vera Ferrovia e la prima vera Autostrada – . . . e tutto il resto.
    E tutto questo. . . elevato in mezzo alle abitazioni . . . sulle spiagge . . . negli orti di primizie, frutteti, vigne ed uliveti abbattendo anche l’elevato “per far posto” al nuovo che avanzava”!
    L’esempio più eclatante di questa distruzione è quel che fu il “nostro Miramare”, il “Castello Raggio” di Genova Cornigliano!
    Ma di cosa si parla se non di una città che ha subito nel giro di pochi decenni il quasi raddoppio dei suoi abitanti qui, in questa parte del “triangolo industriale” dove “è nata e risorta” per ben due volte la “storia” dell’industria italiana . . . oggi quasi morta.
    Ma nel frattempo son divenuti irriconoscibili luoghi meravigliosi e “dimore di villa” principesche – che in troppi non sono neppure in grado di immaginarne la grandezza e la bellezza – ed un’agricoltura – d’eccellenza – che ha supplito per secoli ai bisogni della Repubblica! Questo sfacelo ha reso ricco qualcuno, ha creato illusorie continuità di attività lavorative oggi non più percorribili “non per colpa loro” e periferie degradate “non per colpa loro” dove si può sversare quel che . . . dalle deiezioni animali al greggio. . . quel che si vuole e così via tra lo stupore e lo sdegno di schiere di pubblici amministratori che hanno . . . “messo” e/o “tenuto” tutto li nel Ponente e sopratutto nella Bassa Valpolcevera!

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