Gli abitanti di Borzoli e Fegino siano risarciti


Il Solar Impulse II, un meraviglioso aeromobile ad energia solare, ha ripreso finalmente il suo giro del mondo effettuato senza bruciare una goccia di carburante. Oggi, dopo un fermo di qualche mese dovuto ad un guasto alle batterie, è partito dall’aeroporto di San Francisco alla volta di Phoenix, in Arizona. Ogni ora di volo di questo aereo dimostra in maniera incontrovertibile che l’uomo può liberarsi per sempre dalla schiavitù delle fonti di energia fossili. 


Nello stesso momento 125 petroliere stanno solcando i mari in attesa che si liberi qualche buco dove scaricare 200 milioni di barili di petrolio comprati in fretta e furia per lucrare sull’abbassamento del prezzo del greggio, in questa che dovrebbe essere una congiuntura favorevole dovuta al fatto che i paesi produttori non riescono a mettersi d’accordo sulle quotazioni dell’oro nero. C’è anche chi sostiene che convenga fare andare su e giù per gli oceani queste mine vaganti in attesa che il prezzo del greggio risalga; un calcolo affetto da una qualche percentuale di aleatorietà, visto che lasciare in mare una petroliera costa sessantamila euro al giorno.


E dopo aver viaggiato tra cielo e mare ci sta bene anche una puntatina all’inferno di Fegino, dove il petrolio hanno imparato a conoscerlo. Qui, dopo lo sversamento di seicentomila litri di greggio che ha impestato la terra, il cielo e le acque, mettendo a repentaglio la salute dei residenti, si vorrebbe fare intendere che tutto sta tornando come prima. La vita degli abitanti di Borzoli e di Fegino, di queste “Terre di mezzo” come loro stessi amano definirle, non è affatto com’era prima, non lo sarà mai. E già prima del disastro era una vita piegata alle servitù della discarica e della raffineria. Una vita passata a respirare miasmi d’ogni tipo. 

Bisogna trovare una soluzione radicale al problema. O si spostano definitivamente queste persone in un luogo dove possano vivere una vita degna di questo nome o si chiudono gli impianti. In ogni caso gli abitanti di Borzoli e Fegino vanno risarciti da AMIU e IMPLOM per i danni che il vivere da generazioni a contatto con la tossicità conclamata degli impianti ha provocato alla loro salute e alla loro psiche. 

Di questo si deve occupare la politica, dei trasferimenti e dei risarcimenti. Altro che minimizzare sulla pelle dei cittadini per compiacere gli imprenditori e proteggere i responsabili del disastro ambientale.

Claudio Di Tursi

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