Il tassista


La gente dovrebbe parlare più spesso con i tassisti, scoppierebbe finalmente la rivoluzione.

Il tassista è il perfetto sconosciuto a cui raccontiamo i cazzi nostri da ben prima dell’avvento di Facebook, da sempre. Una fogna, un tombino nel quale riversiamo tutte le nostre frustrazioni, la nostra rabbia, le nostre aspirazioni e le nostre verità. Niente è più vero di quello che raccontiamo al tassista. E nessuno ci conosce bene come il tassista, nemmeno la mamma. Il tassista ti capisce da uno sguardo, da un gesto, dal tuo odore. Anche se stai zitto ti classifica subito aiutato dalla tua destinazione, da quanto ti squilla il telefonino, da quello che racconti…al telefonino. Dalle smorfie che fai quando paghi. Ne ha visti tanti meglio di te, peggio di te, come te, che sei unico per tutti, ma non per il tassista.

Poi ci sono le volte in cui lui, il tassista, apre il libro ed inizia a parlare. Certo dipende da te, da quanto sei abile a stimolarlo, ma se scoperchia la fogna…

Oggi, per esempio, il mio tassista ha letteralmente eruttato. Non saprete mai cosa gli ho raccontato io per provocarlo, certe cose si dicono solo al tassista, ma è bene che sappiate quello che mi ha raccontato lui. 

Mio Dio quanta rabbia sincera, quanta buona indignazione, quanta verità. Quanta merda. 

Oggi c’è lo sciopero del trasporto pubblico locale e, tanto per cambiare, si parlava di sprechi. Mi ha raccontato di suo fratello, che faceva il meccanico in una ditta molto grande di rettifica dei motori; quelli a cui porti un motore sfiancato e loro gli cambiano i pistoni, alesano i cilindri, spianano la testata, sostituiscono le valvole, cambiano le bronzine e te lo ridanno meglio che nuovo. Gente che sa il fatto suo, insomma. Ad un certo punto quest’uomo, il fratello del tassista, decide di fare un concorso come meccanico in una ditta di trasporto pubblico locale, ed essendo un meccanico finito lo vince. 

Iniziano le frustrazioni, si rende conto che nella nuova ditta non può fare il suo lavoro, si sente inutile. Tutte le lavorazioni vengono appaltate all’esterno, anche quelle meno importanti. Motori d’avviamento che avrebbero avuto solo bisogno di una pulita, di una piccola revisione, magari della sostituzione delle spazzole e di una piccola rettifica al rotore, vengono inviati fuori città, spendendo solo di costi di spedizione più di quanto necessario, in pezzi, alla sua riparazione. Poi la goccia che fa traboccare il vaso. Costretto ad indossare per due anni la tuta di lavoro direttamente in officina perché, a causa di un guasto, negli spogliatoi c’era buio pesto, quando finalmente arrivano i neon necessari a risolvere la situazione prende la scala e si decide a cambiarli da solo, cosa che fa incazzare il suo capo che aveva appaltato il lavoretto ad una ditta esterna e che gli fa rapporto. A questo punto il povero meccanico va in ginocchio dal suo vecchio datore di lavoro e gli chiede di riassumerlo perché a prendere lo stipendio senza lavorare si sentiva una merda.

Certo, a volte il tassista esagera, inventa, non dice la verità, magari per compiacere il cliente. E forse oggi è stata una di quelle volte. Forse.

Claudio Di Tursi



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