ACR di Manesseno: un’occasione di crescita unica per i nostri ragazzi


Lo scorso anno, quando ho capito che non si sarebbe svolto il campo estivo dell’ACR, ci sono rimasto male. Gli educatori che negli anni precedenti non avevano mancato di realizzare il sogno di tanti bambini e ragazzi, a causa di impegni lavorativi avevano dato forfait; e i ragazzi che solo l’anno prima avevano frequentato il campo in qualità di ospiti, ancora non se la sentivano di prendere in mano l’organizzazione di un evento così impegnativo. 

Ho incrociato le dita sperando che fosse solo una cosa occasionale, che questa splendida tradizione non si fosse, in realtà, persa per sempre. 

Perché non è scontato che una ventina di ragazzi tra i sedici ed i venticinque anni decidano di dedicare parte delle loro ferie, della loro estate, a tenere a bada una marea di bambini e ragazzini in una casa colonica. Se lo fanno è perché ricordano i campi che hanno frequentato da ospiti; le risate, le sfide nei giochi a squadra, i manicaretti preparati dalle inossidabili Anna e Rosa e magari anche qualche sobbalzo del cuore; per la voglia di restituire quanto gli è stato dato ed anche di più.

Quest’anno, per fortuna, i ragazzi ce l’hanno fatta. Domenica scorsa abbiamo accompagnato i pargoli a Castagnabuona, un posto incantevole sulle alture di Varazze, dove ad attenderli c’erano già Don Giorgio, Anna e Rosa e loro: i fantastici educatori dell’ACR Manesseno. 

Scaricati zaini e valigie siamo tornati tranquilli a casa, sapendo i ragazzi al sicuro e senza il maledetto cellulare a portata di mano: due telefonate alla settimana a mamma e papà col telefono degli educatori e camminare. 

A Castagnabuona si stanno divertendo un sacco. Sono stati al mare, corrono tutto il giorno e fanno gite. La sera si sfiancano con i giochi di gruppo e poi salgono in camerata a dire un sacco di stupidaggini prima di addormentarsi stanchi morti ma felici. 

Al campo si fanno i turni: chi serve in tavola, chi fa le pulizie… insomma si impara a stare insieme e a rispettare il lavoro degli altri.

Ieri sera Livia, la mia più piccola, ha avuto un po’ di mal di gola. Lara, un’educatrice storica dell’ACR di Manesseno, ci ha telefonato chiedendoci che medicina darle. Noi abbiamo detto sconsolati il nome del farmaco ma loro, incredibilmente, ce l’avevano. Stamattina ci hanno richiamato, la piccola aveva due lineette di febbre, per lei la vacanza aspettata tutto l’anno era finita. Quando siamo andati a riprenderla abbiamo trovato Martina, un’educatrice dell’ultima tornata, seduta sul letto accanto a lei che cercava di consolarla. Livia un po’ frignava, le dispiaceva separarsi dalle amichette del cuore. Nella camerata accanto mio figlio Federico giocava a carte con Stefano e Nicolò, altro che Pockémon Go. Gli ho chiesto se gli dispiacesse che Livia tornava a casa in anticipo e lui, per tutta risposta, ha fatto un ghigno, così gli ho stritolato una spalla. Quel gaglioffo deve imparare come si sta al mondo, fra qualche anno potrebbe diventare educatore ACR.

Claudio Di Tursi

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