Nel vento a cercare risposte…

Piccolo ringraziamento a Bob Dylan che ha cantato, canta e canterà ancora la nostra vita.

(Monet, La passeggiata nel vento)


di Giampiero Pepe*

Fiumi di parole, migliaia di video sui social, tantissimi lettori ottici che in un millesimo di millimetro illuminano piste di CDs, molti fruscii di puntine a solcare vecchi vinili ora rispolverati…tutto per omaggiare Bob Dylan, giullare moderno, portato alla sommità del riconoscimento letterario, uomo esile ma potente, dolce ma graffiante, che con la magia di un’armonica è riuscito ad dipingere sapientemente la nostra anima ed a darci chiavi per nuove strade del nostro sentire.
Non sono un sociologo ma adoro guardare i versi in controluce, quei versi che hanno segnato la vita di molti di noi.. Ho immaginato di camminare con lui accompagnato dal suo vento mentre gli ponevo le stesse domande che hanno affollato le menti di tanti giovani (e non solo) al vibrare delle sue indimenticabili note… ed ho cercato risposte con lui che spero regalino anche a voi piccole emozioni, un po’ come fa sempre quel miracolo musicale dal titolo Blowing in the wind.
Ci ritrovammo in una radura in prossimità di un ruscello dove scorreva libera acqua trasparente come l’aria che si respirava intorno: e su un piccolo masso presto lui si sedette a guardare quell’acqua, un po’ affaticato nei pensieri come il vecchio pescatore che seduto scruta di sera il suo mare. Ero preso dalla bellezza di quel posto, e non riuscivo a contenere la mia emozione del momento: e senza preoccuparmi di rompere la profondità dei suoi pensieri feci irruzione chiedendogli: ”Quante strade deve percorrere un uomo, prima che si possa chiamarlo uomo?”
Non sembrava turbato per le mie parole, ma guardò lontano, verso il cielo, e con la voce dipinta di quello stesso azzurro del cielo mi rispose: Non saprei, amico mio, proprio non saprei… la vita è un po’ come il percorso che abbiamo seguito per arrivare fino a qui… parti in un bosco dove ci sono molte strade, che spesso divergono oppure si intrecciano: e per molte di loro riesci a scrutarne la fine con lo sguardo, per molte di loro intuisci che sono state percorse già da altri prima di te, ma solo una di esse ti accorgi che non è stata battuta, non vedi impronte nere di passi… è la strada che forse stavi cercando, quella che magari ti regalerà te stesso. Decidi di imboccarla per cercarti, e non sai se sarà facile tornare indietro… in fondo ad essa capirai il tuo essere uomo.
Guardavo il suo sguardo mentre ascoltavo il rumore dell’acqua del ruscello che scivolava su pietre oramai erose dall’eterno agire della gravità e correva verso il mare, che non si scorgeva ma di cui si avvertiva la potenza e l’odore, rapito dal volo di pensiero. E senza pensare oltremodo chiesi ancora:” E quanti mari deve attraversare una colomba bianca, prima che si riposi nella sabbia?”
Un tenue sorriso segnò il suo viso mentre posava lo sguardo verso di me: forse era compiacimento per il mio pensiero maturato, che aveva acquisito ali per correre lontano e seguire le acque di quel ruscello.
“La via che avrai scelto in quel bosco ti allontanerà dalla banalità e dal vuoto del passato: la colomba che ora solleva la tua curiosità capisce che oltre al cibo lei ha profondo bisogno della luce e del calore del sole, del soffio del vento, delle onde spumeggianti dei mari che sorvolerà e della freschezza dell’aria contro cui anche volerà. Sarà solo la percezione della conquista di ciò che cerca a fermarne il viaggio… e la sabbia dorata su cui si poserà sarà il suo giaciglio conquistato, che le darà quel calore rigenerante per tutto lo sforzo fatto nel suo lungo, lungo viaggio. Ma sarà serena, forse felice, per esserci giunta… “
Immaginavo nella mia mente ora quella colomba nell’aria volteggiare e guardare dall’alto il mondo, moderno drone che discrimina e fotografa il senso di ciò che sta osservando. Improvvisamente un pensiero cupo mi assalì: “E se i suoi occhi cangianti avranno anche visto guerra e morte su questa terra ?!”
Mi rivolsi ancora a lui chiedendogli: “E quante volte devono volare le palle di cannone, prima che siano bandite per sempre?”
Un lungo silenzio accompagnò la mia ennesima domanda: stavolta turbamento e dolore avevano ombrato il suo viso, il pensiero della guerra, di quella guerra a cui per tanto tempo aveva sofferto… poi sussurrò: “la guerra è il segno della miseria della vita, è un viaggio continuo nella notte, è la musica imperfetta della vita… ho dentro di me tanto dolore, ho difeso la mia anima fino ad oggi dalla crudezza di certi ricordi pieni di morte. Ma se la morte venisse oggi a prendermi qui su questo sasso comunque non sarei cialtrone perchè ho sempre portato con me l’amore che proprio quella guerra mi ha regalato. Non so quante volte dovranno tuonare ancora quei cannoni ma so che in quei roboanti boati sarà sempre più profondo l’amore che riusciremo a trovare.”
Già l’amore, il suo tempo, la sua intensità, la sua robustezza, il suo cangiante aspetto… Pensavo alla vita ed ai suoi appuntamenti con l’amore, ed ai tanti accadimenti che spesso lo mettono in discussione… Lui era piegato a guardare il terreno erboso, disegnava a terra con un bastoncino strani simboli mentre scalciava qualche piccola pietra capitata lì per caso, innocua ed indifesa, come quelle anime tristi che ora affollavano i suoi ricordi. E continuò ancora: “Non sai quante volte ho guardato il cielo senza però capire mai il mio destino, quante volte ho pregato per avere pietà in quell’azzurro infinito che senza quella preghiera appariva solo come una macchia estesa. Non sai quante volte, come quella colomba bianca dei tuoi pensieri, ho preso il volo ma poi il sole habruciato le mie ali e sono caduto insieme alla mia vanità, e privato della mia libertà. Ma non per questo smetterò mai di guardarlo quel cielo finchè ci saranno il sole e le stelle a brillare ed ad illuminare i nostri viaggi al termine della notte.”
A quelle parole mi ricordai ancora di quella colomba bianca che poco prima aveva volato nei miei pensieri. Improvvisamente lui alzò di nuovo la testa, prima guardò me e poi ancora il cielo, e con la soddisfazione di chi sembra abbia ancora raccolto una riposta mi dice sorridendo: “La risposta, amico mio, a tutto quello che cerchi soffia solo lì nel vento, ascoltalo…”.

*Giampiero Pepe, Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli

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