ACLI DI SANT’OLCESE: TENTATO FURTO CON SPARATORIA

Un furto, i cittadini che se ne accorgono, la chiamata ai Carabinieri, la fuga rocambolesca con i militari che sparano i classici colpi in aria a scopo intimidatorio, l’arresto dei due delinquenti. Gli ingredienti per movimentare le calde sere d’estate ci sono tutti, lieto fine compreso. Però l’articolo del Secolo XIX sulla vicenda ci lascia perplessi; avevamo saputo del tentativo di furto all’ACLI con sparatoria annessa e non ne avevamo scritto perché ci mancavano alcuni dettagli, ma le nostre fonti collocano il furto nella notte tra lunedì 24 e martedì 25 luglio; stessi luoghi stessa dinamica.
Piccolo mistero a parte – si tratta probabilmente di un refuso-, alcune considerazioni sono necessarie.

La prima è un richiamo alla normativa vigente. I privati cittadini, quando si accorgono che sta succedendo di qualcosa di poco chiaro hanno il dovere di informare immediatamente le forze dell’ordine.
Tuttavia i privati cittadini non hanno l’obbligo di intervenire direttamente.

L’art. 383 c.p.p., al primo comma, infatti, prevede che i privati cittadini hanno la facoltà – si badi, non l’obbligo – di procedere all’arresto in flagranza ma solo nei casi di arresto obbligatorio previsti dall’articolo 380 c.p.p. e purché si tratti di delitti perseguibili di ufficio. Si tratta, ad esempio, di delitti contro la personalità dello Stato, del delitto di devastazione e saccheggio, di delitti contro l’incolumità pubblica, della riduzione in schiavitù, di prostituzione minorile, del delitto di furto di armi, del delitto di rapina e di estorsione, di delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope, ecc.. e limitatamente ai casi in cui il delitto sia perseguibile d’ufficio. In particolare l’art.383 del Codice di Procedura Penale stabilisce che “ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza”, con l’obbligo consequenziale di “senza ritardo consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia”.

Naturalmente il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di non fare gli eroi e di contattare immediatamente le forze dell’ordine senza affrontare malviventi che potrebbero essere armati.

La seconda è che, in un comune vasto come il nostro, forme di coordinamento tra i cittadini tese ad effettuare una sorta di controllo del territorio possono prendere vita spontaneamente. Il comune deve dire chiaramente se tollera o non tollera questo genere iniziative. Nel primo caso deve cercare di coordinarle, formare ed informare i volontari nell’ottica di evitare che qualcuno si faccia male o che magari per eccesso di zelo si metta nei guai con la legge – la responsabilità penale è personale – e, a scopo deterrente, pubblicizzarle. Nel secondo caso deve fare di tutto perché certe dinamiche non si verifichino e scoraggiarle con ogni mezzo. Quello che l’amministrazione non deve assolutamente fare è tenere una posizione  ambigua in quella che, lo riconosciamo, è una questione molto spinosa.

Claudio Di Tursi

Link all’articolo del Secolo XIX

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