Il livello del servizio scuolabus erogato dal comune di Sant’Olcese è inaccettabile.

Quando un utente del servizio scuolabus di Sant’olcese ci ha girato il messaggio Whatsapp appena ricevuto dall’autista dello scuolabus, siamo trasaliti.

“Buonasera a tutti, purtroppo sono ancora malato e mi è stato detto di avvertire che si è ammalato anche il mio sostituto. Quindi domani non c’è il giro,mi spiace..🤒

Tralasciando le modalità di comunicazione-dovrebbe essere il Comune ad informare gli utenti della sospensione del servizio- è inammissibile che ripetuti disservizi mettano a repentaglio il diritto allo studio garantito dalla Costituzione.

Le famiglie pagano a caro prezzo il servizio di trasporto scolastico, 185€ solo andata, 230€ andata e ritorno, e non ci risulta che, a fronte di tante inadempienze, ci sia mai stato un rimborso. E anche quando tutto funziona per il meglio, non è ammissibile che gli alunni arrivino in aula con oltre quindici minuti di ritardo e siano costretti a terminare le lezioni con altrettanto anticipo.

Il nostro Comune deve immediatamente mettere in atto azioni che scongiurino il verificarsi in futuro di simili circostanze e fare in modo di arrivare – non appena terminato in un modo o nell’altro questo sciagurato appalto – ad una soluzione strutturale del problema, magari condividendo l’affidamento del servizio ad uno stesso soggetto con i comuni limitrofi, stabilendo nel capitolato d’appalto orari garantiti per l’ingresso a scuola e forti penali in caso di ritardi o sospensioni del servizio.

AGGIORNAMENTO!

Su Santolceseinform@ è uscito un articolo sullo stesso argomento, leggetelo:

https://santolceseinforma.wordpress.com/2018/01/14/disservizi-ditta-adigest-trasporto-scolastico/

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Il cervello va nel sacchetto?

di Chiara Ferraris*

La domanda di inizio anno è: salveremo il mondo grazie ai sacchettini biodegradabili? Qui ci sono due schieramenti chiarissimi, a seguire i social. Gli “assolutamente sì “ e gli “assolutamente no”. I primi hanno intuito con grande saggezza infusa loro dall’alto che i sacchettini a due centesimi l’uno sono la soluzione ai disastri ambientali e che ogni strappo al supermercato equivalga alla salvezza di un cormorano. I secondi sono dei burinj che, i-phone di ultima generazione alla mano, non vogliono spendere due miseri centesimi per salvare il pianeta, sebbene dilapidino il loro stipendio in cose inutili, costosissime e inquinanti.

A leggere i social la popolazione italiana, oggi, è suddivisa in queste due categorie. Io non credo che le cose siano così semplici, né da un verso né dall’altro. E visto che siamo all’inizio dell’anno e liste dei buoni propositi non ne ho ancora stilato, allora le mie le regalo a questa causa, sperando possa aiutarci a riflettere.

Vorrei, innanzitutto, che le persone non riflettessero sull’inquinamento solo in qualche occasione fornita dalle polemiche. Vorrei che tutti, facendo la spesa, ci interrogassimo su quanto siano necessari tutti questi incartamenti, imballaggi, eccetera… se davvero abbiamo bisogno i biscotti incartati uno ad uno in confezioni da cento, in modo da avere la merenda pronta in ogni momento. Se dobbiamo avere porzioni monouso impacchettate e se davvero, a nome dell’igiene, sia necessario dover infilare nei sacchettini qualsiasi genere di frutta o verdura. Vorrei ci chiedessimo anche, mentre insacchettiamo, da dove arriva la frutta e la verdura che compriamo, quanto carburante è stato usato per farmi magiare il frutto esotico o quanto in generale è costato avere le fragole a gennaio. Vorrei che la gente non si sentisse a posto con la coscienza sulla questione inquinamento, perché usa sacchettini biodegradabili, così come vorrei che chi usa il lato economico per opporsi a questa vicenda si faccia realmente i conti in tasca, e si renda conto di quanti soldi regala ogni giorno a chi questo mondo lo usa come discarica. E rispetto chi invece i conti se li è fatti e non gli va giù di spendere una decina di euro all’anno per una causa che avrebbe potuto essere affrontata in altri modi. Vorrei che i politici attuassero per davvero norme a difesa dell’ambiente, e non solo frugando nelle tasche dei consumatori, ma con delle manovre significative, in cui ci debbano mettere anche del loro. Vorrei che la faccenda dei sacchettini non diventasse un alibi per alleggerire le coscienze, ma che fosse un primo passo verso una maggiore consapevolezza ecologica. Vorrei che ci regalasse una visione ampia sulla questione, e non che diventi cenere che ci annebbia la vista e rende fumosa la realtà.

Ah! Ovviamente vorrei anche la pace nel mondo! Buon anno.

* Chiara Ferraris, insegnante di scienze per la scuola secondaria superiore.

Buon 2018? Dipende da te!

Fra poco saremo nel 2018; come ogni anno state ricevendo auguri da chiunque, in ogni forma e con ogni mezzo. Per quello che vale ci uniamo al coro, ma sia noi che voi sappiamo che non basteranno le centinaia di auguri che ognuno di noi sta ricevendo in queste ore a migliorarci la vita. Siamo noi gli artefici delle nostre fortune e del buon andamento delle comunità in cui viviamo, lavoriamo e facciamo volontariato. Ogni anno raccogliamo quello che abbiamo seminato nelle stagioni precedenti e se ci mettiamo di impegno riusciamo a superare anche i peggiori imprevisti e a crescere.

È questo che vi auguriamo, di riuscire a trovare dentro di voi la capacità di portare a termine i vostri progetti e di reagire alle avversità che sicuramente si presenteranno.

E che magari in tutto questo continuiate a trovare anche un po’ di tempo da dedicare a chi sta peggio di voi.

Buon 2018!

La fiducia mal riposta

IMBECILLI A CAPODANNO, IMBECILLI TUTTO L’ANNO

Sant'Olcese Inform@

Tra poco più di un’ora arriverà comunque il nostro Buon Anno. Certo, la foto che vi postiamo non è il modo migliore di concludere il 2017. Telecamere manonesse e un grosso petardo. Gravi danni alla nuova casetta del latte. Per fortuna ripartiamo nonostante gli imbecilli. Che per loro sfortuna non hanno disattivato tutte le telecamere. Buon 2018 anche a voi, complimenti!

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Fermatevi un attimo

Oggi hanno preso mio padre e l’hanno portato al Villa Scassi. Mia madre era già lì da qualche giorno, ma non si sono dati appuntamento. Due urgenze e a risolverle la stessa Croce, la nostra Croce d’Oro di Manesseno. Ivano, che stamattina ha dovuto indossare la divisa arancione pur non essendo di turno, mi ha spiegato che il giorno di Natale, ieri, hanno soccorso più di venti persone. Si può dire che il panettone non abbia fatto bene proprio a tutti.

Non riesco a capire come facciano ad essere così operativi, anche in questo periodo, essendo così in pochi. O meglio, lo so come fanno, ma preferirei non saperlo; perché la cosa mi imbarazza, mi mette a confronto con la mia coscienza in posizione di forte svantaggio.

I ragazzi della Croce sacrificano un pezzo della loro vita privata e dei loro affetti per per il prossimo e lo fanno senza ricevere nulla in cambio che non sia la gratificazione derivante dall’avere aiutato qualcuno. Lo fanno soprattutto perché se non lo facessero loro non lo farebbe nessun altro e saremmo nella merda.

E non hanno solo la buona volontà, purtroppo non gli basterebbe; sono, anzi devono essere, anche bravi.

A metà dicembre un mio collega, un poliziotto del reparto in cui lavoro, mentre si cambiava per andare a prendere sua figlia che tornava da scuola, è caduto a terra con un rantolo. Lo hanno soccorso in due, mentre uno gli praticava un massaggio cardiaco l’altro ha chiamato il 118. Così sono arrivati loro, i ragazzi della Croce di Manesseno. Chi li ha visti all’opera li ha descritti come automi del salvataggio. Facevano tutto alla perfezione senza sbagliare un colpo. Si capivano guardandosi negli occhi. Alla fine sono riusciti a riprenderlo, a riportare trentacinque anni della storia del nostro Reparto fra di noi; l’hanno ripreso dalle tenebre in cui l’avevamo perduto. Ci hanno restituito una persona cara e capace e, a distanza di qualche giorno, posso dire che ce l’hanno restituita per come noi la conoscevamo: con la sua grande umanità e col suo brutto carattere.

Ora, vi prego, posate per un attimo la fetta di panettone e seguitemi. Una risorsa come la Croce d’Oro di Manesseno è vitale per il nostro territorio, fa parte delle cose serie, fornisce un aiuto concreto alla collettività e solo grazie alla nostra disponibilità a fornire un aiuto concreto può continuare a vivere. C’è bisogno di militi, di persone che siano in grado di fornire un aiuto anche per poche ore alla settimana: non avete idea di quanto siano utili quelle ore se inserite in un meccanismo efficiente come quello della Croce d’Oro. Certo, fare il milite non è da tutti, ma la maggior parte delle persone in buona salute può avvicinarsi a questa forma di volontariato con serenità. All’inizio si è inseriti in una squadra di esperti del soccorso pubblico, così da avvicinarsi alla materia in modo graduale, poi si cresce.

Un’altra maniera efficace di dare una mano in maniera tangibile è fare un’offerta, peraltro deducibile dalla dichiarazione dei redditi. Coraggio, frugate bene nel portafogli: sono sicuro che qualche rimasuglio di tredicesima è sopravvissuto.

Claudio Di Tursi

Incidente alla rotonda per Pedemonte: traffico bloccato.

AGGIORNAMENTO:

L’incidente è stato risolto, tutto è tornato alla normalità.

Giornata particolare per il traffico: dopo l’uscita di strada del camion di stamattina a Sant’Olcese, un nuovo incidente sulla rotonda subito dopo il ponte Omero Ciai blocca il traffico da e per Manesseno da più di un’ora.