La trama dei sogni 

Di Laura Startari*

Ogni giorno Annamaria, con le sue pazienti e sapienti mani, creava trame di cotone e tesseva opere rare. Il baule era colmo di lenzuola ricamate, di tovaglie bianche, di un grande copriletto a uncinetto, delle sue speranze di giovane donna. Tutto il suo essere e avere in quel baule. La ragazza, i genitori e il fratello minore vissero nella terra di origine, calda di sole e non di accoglienza per lei, profumata di arance e di olive e non di gigli in fiore. Incontrò l’amore Anna, nello sguardo di un uomo che la rispettava, l’unico. La sua famiglia non seppe darle affetto fino dall’infanzia, quando tra i campi coltivati, sola, sognava di fuggire da un padre padrone, si nascondeva da lui, con il desiderio di sparire, di non farsi trovare mai più. Un giorno di primavera tornò a casa, dopo il lavoro nei campi e un tenero incontro segreto con l’ uomo che le dichiarò tutto il suo amore. Anna andò di corsa in solaio dove custodiva il suo baule di speranze ricamate, avrebbe voluto urlare al mondo la gioia che sentiva nel cuore ma preferì conservarla, con cura, accanto alle trame dei suoi sogni. Chiuse il baule d’oro Anna e lo coprì con un telo come a nasconderlo per proteggerlo. Venne l’ estate ma non per lei. Il fratello convolò a nozze. Anna sognava le sue, si risvegliò presto. Quel giorno in solaio pianse, tutte le sue lacrime. Il suo baule impreziosito dalle trame, dai merletti, dai pizzi che lei tesseva in ogni momento libero, mentre libero le batteva il cuore per il suo amato, era sparito, ceduto in dote al fratello, figlio maschio e come tale unico destinatario di ogni beneficio e vantaggio. Annamaria chiese spiegazioni alla madre silenziosa. Il padre, senza esitare, la percosse, così come era solito fare ogni volta che la ragazza provava a dimostrare di esistere come essere umano, con uguali diritti rispetto all’uomo. La ragazza si chiuse in camera, cercò di smettere di soffrire, forte dell’entusiasmo del suo amore per l’uomo gentile. E riprese a sognare sogni che rimasero tali. Si sentì morire quando il padre le presentò il suo sposo, prima ancora che lei potesse rivelargli l’identità del suo vero amore. E subì ancora Anna, violenza verso la sua anima, percosse sul corpo, fino a farle promettere che avrebbe abbandonato i suoi sogni. Visse morendo ogni giorno, accompagnata da un uomo che altri avevano scelto per lei, un uomo burbero con il quale fu costretta a vivere in un una morsa di privazioni, violenze fisiche e morali. Non si ribellò mai, neppure al suo nuovo aguzzino, per amore verso i figli, per nutrirli di quel pane al gusto di dolore e di quei giorni di falsa serenità da raccontare al mondo come onore. E tutto si svolgeva in quattro mura, all’interno della casa, muri d’odio, rancore, silenzi assordanti e urla soffocate. Non venne mai il giorno della pace se non quando l’uomo se ne andò, attraversando l’inferno della sua sofferenza, la stessa che sotto forma di tumori di odio meschino offrì e inferse alla moglie, nei giorni lenti di oppressione minuziosa, perfida e totale. Gli accadimenti quotidiani parlavano di schiavismo, di decisioni prese dal mostro, dalla spesa per la casa, alle scelte per i figli, alla loro educazione. I figli, i figli, erano i suoi figli. Finirono in giovane età per disprezzare questa madre, tanto l’odio che egli stesso aveva insegnato loro. Solo da adulti compresero i fatti, quando ormai la madre stanca e sfinita si annullò in uno di quei mali che le annientarono la personalità, come del resto si svolse la sua vita, nel dolore della malattia dell’odio senza esistere, solo resistere. E così ancora il male ebbe la meglio. 
Questa è una storia di dolore senza riscatto che vorrebbe ricordare le vittime della violenza di genere, in un sud della prima metà del novecento, dove l’unica difesa e il lieto fine furono la fine. Oggi nulla è cambiato, in ogni dove le donne vengono ancora massacrate, la speranza di una svolta è solo nella forza di continuare a contrastare gli stereotipi di genere, fino dalla primissima infanzia, futura società, attraverso il gioco, l’espressione verbale pensata, i libri a tema, la letteratura e lo studio della storia di quest’ultima e di quanto abbia potuto condizionare i rapporti di genere. In questo modo si inizierà a spezzare la catena di quei modelli discriminatori che da sempre stabiliscono i comportamenti da tenere sia per le donne che per gli uomini. E ancora nel coraggio della denuncia e nel credere fermamente alla sovranità di se stessa la donna può ancora salvarsi e abitare davvero la trama dei sogni di ogni piccolo e laborioso uncinetto dorato. 

*Laura Startari, Tagesmutter, fa parte del Coordinamento del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Sabato 25 febbraio a Sant’Olcese La Festa del Rugby!

E’ prevista per sabato ore 14:40 la Festa del rugby sul campo di Santolcese di sabato 25 febbraio che coinvolgerà oltre 100 mini atleti provenienti da tutta la Liguria. Non è la prima volta che il “prato” di Santolcese ospita questa kermesse sportiva. Le squadre liguri vengono sempre molto volentieri nella verde valle, sarà per il famoso III tempo cucinato dalle nostre mamme, sarà per la possibilità di gustare le prelibatezze locali dei salumifici più famosi della Liguria, fatto sta che la presenza è sempre molto numerosa.Numerose le squadre iscritte tra cui oltre all’ Amatori Rugby squadra di casa ci saranno: CUS Genova, Pro Recco, Tigullio, Province dell’Ovest, Rugby Pegli e RC Spezia. 

Sarà l’occasione anche per chi avesse un bimbo a cui piacesse questo sport di “dare un’occhiata” e magari poi venire a provare. Infatti Il mercoledì e venerdi dalle 17:30 in poi presso l’impianto sportivo di Santolcese sono benvenuti tutti i bambini che vogliono provare a rugby (dai 5 anni in poi). Vi aspettiamo

LA BEFANA: UN LUNGO “CAMINO” TRA STORIA, MITO E.. BONTÀ

di Giampiero Pepe* 

Viene viene la Befana
Da una terra assai lontana,
Così lontana che non c’è
La Befana, sai chi è?

(Filastrocca della befana, G. Rodari) 

E. Luzzati, La Befana


Ebbene si, lo ammetto: appartengo alla generazione della Befana, la nonnina che viaggia sulla scopa entrando in casa dal camino, lasciato spento nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio, vestita in modo trasandato (-diffidate da moderne versioni tipo “ammalianti sirene” che trovate nei supermercati-), piegata su stessa dal pesante fardello di un sacco pieno di …sogni. 

“In quel tempo” (ahimè, stiamo parlando solo di pochi decenni fa!) aspettavamo i nostri regali (sperabilmente) in quella notte speciale, quando, come secoli prima in terra di Palestina, i doni arrivavano per il Bambino e non con il Bambino…Ricordo ancora uno di quei miei regali, un’auto della polizia americana Patrol, bianca e nera, che poteva roteare solo su stessa, tra luci blu e rosse ed con una sirena assordante …non aveva telecomandi o telecamere, non era interfacciabile via wifi, ma era l’auto che sognavo di guidare, sdraiato per ore sul pavimento a muoverla con le mani catturando gangsters nella mia stanza. 

“un misto di antica saggezza e veggenza come tante nonne contadine”

Dolce vecchietta, che, nonostante l’età, cammina 
sui tetti e nella (nostra) fantasia: personaggio
 assolutamente positivo, ma spesso accomunato
 ad una strega vecchia, brutta, malandata,
sdentata, malvestita, dalla lingua lunga e
 tagliente, scontrosa, con conoscenze misteriose. 
Una figura ambivalente, con poteri straordinari,
che premia con doni i “buoni” e punisce con
carbone i “cattivi”, misto di antica saggezza e
veggenza come tante nonne contadine, a
cominciare dalle mie, Adele e Maria Domenica,
che la descrivevano con occhi di brace, capelli
stopposi ed irti, bocca sdentata, corpo
magrissimo, mani nodose, grossi piedi deformi,
 pettegola, impicciona… la paura in me era tanta 
al mattino da chiedere a mia madre di
accompagnarmi al camino dei regali! 

Il noce di Benevento


Nel mio Sannio, terra ricca di storia e tradizioni, l’immagine della Befana si fonde quasi naturalmente con quella della Strega (non solo il Liquore Strega, inconfondibile per profumi e sapore), in una leggenda-mito ambientata a Beneventum sotto un albero di noci, in una fredda ed oscura notte di Natale (manco a dirlo!), sulla sponda del fiume Sabato dove con le sue amiche ballava per venerare il demonio sotto forma di cane o di caprone… Erano donne fattucchiere, capaci di incantesimi e malefìci, brave nel preparare filtri magici e procurare aborti, di giorno persone normali ma che di notte si trasformavano in creature capaci di volare a cavallo di una scopa di saggina essiccata, dopo essersi cosparse di un unguento magico, preparato in una caldaia nella notte del venerdì sotto il noce di Benevento, mettendo a bollire un rospo, una lucertola a due code, una forbicina, un cuore di gatta nata nella notte di San Giovanni ed un pezzo di cordone ombelicale di una bimba nata nella notte di San Pietro… Quel mitico noce fu abbattuto da San Barbato, che al suo posto edificò la sua chiesa, esorcizzando così quei riti ed avviando il lento recupero di credibilità offuscato da quella tetra leggenda. 

Triora, la città delle streghe (Imperia)


Nei secoli successivi la storia riporta una vera caccia alla streghe: arresti, processi, torture e condanne a morte per donne-”streghe” costrette ad ammettere colpe del tutto inesistenti: è emblematica la storia drammatica di una donna di Cervarolo, Valsesia, che agli inizi dell’800 (!) fu accusata di essere “strega” solo perché aveva “una statura alta, faccia deforme, nera, bitorzoluta, con una guardatura fiera, contornata da un profondo increspamento degli angoli delle palpebre, del tramezzo delle sopracciglia e di tutta la fronte che rende vana cupa e minacciosa, con un tono di voce sonoro e risoluto, e tutto ciò accompagnato da un umore ipocondriaco e bisbetico”. Vi rendete conto?! Ancora, a Triora (Imperia), nel XVI sec il popolo sfogò la sua rabbia perseguitando alcune donne del villaggio indicandole come strumento del demonio per una intervenuta carestia: accusate di stregoneria ed infanticidio, arrestate, torturate, incarcerate nelle loro case e solo dopo molti anni (e vittime!) un illuminato Doge di Genova chiuse un assurdo processo … perchè il fatto non sussisteva! 

“la teoria delle erbe per il riscatto della Befana”

Oggi l’alone di malignità si è dissolto, la Befana è di nuovo simbolo di dolcezza… come mai questa riabilitazione? Molte le teorie in proposito, ma quella per me più convincente è… la teoria delle erbe!! Sì, la riscoperta in chiave moderna delle erbe e della loro conoscenza è un patrimonio dell’universo femminile, come il cibo e la cura del corpo: e questa dimensione delicata e robusta di quotidianità di gesti, attenzioni, saperi, maturata attraverso la preparazione di cibi, decotti, tisane, creme, aromi e profumi, da sola è riuscita a fermare un’assurda deformazione storica, ridando giusta sensibilità al protagonismo femminile. Una magia in una storia di magia. Simbolo di questa rivoluzione per me è la malva, erba omnimorbia, che come una madre può curare ferite ed addolcire affanni della vita, come la cara vecchia Befana… Guardate sul camino ancora una volta e troverete sicuramente tracce di un suo recente passaggio: sarà un regalo molto gradito, un nuovo viaggio anche se ….. 

…La Befana, poveretta,
si confonde per la fretta: invece del treno che avevo ordinato un po’ di carbone mi ha lasciato. 

*Giampiero Pepe, Dipartimento di Fisica dell’Università Federico II di Napoli

Halloween 2016 a Manesseno: per stasera è tutto pronto!

A Manesseno se non sono matti così non li vogliamo!


Alla Società di Mutuo Soccorso, si inizieranno a sfornare deliziosi panini caldi già dalle 18,00; alle 18,45 Organizer Vella predisporrà le squadre di piccoli filibustieri a caccia di caramelle. Alle 21,00 si parte con la disco per grandi e piccini ed a seguire la nomina del Re dei Mostri!

Al Centro Socio Ricreativo di Manesseno PRE-Halloween dalle 16,45 alle 18,45.

Non mancate che porta malissimo (a meno che non restiate a casa per consegnare fiumi di dolcetti ai piccoli mostri che busseranno all’uscio)!

Trallallero canti popolari e apericena@ereixe.com

 

DOMENICA 16 Ottobre dalle ore 18 le voci del Gruppo Spontaneo Trallalero in uno dei luoghi dove tanto si è cantato e si canta, Torrazza, nell’Agriturismo E Reixe, luogo bellissimo dall’atmosfera accogliente, situato in una posizione magica che guarda tutta la vallata. I canti a partire dalle ore 18 per prepararsi ad un apericena con sfiziosità varie e a seguire, focaccia con il formaggio e funghi porcini, vino bianco del nostro e per finire torta Zena fatta con la ricetta originale. Prezzo della serata: apericena e concerto 20 euro.

Polizia e Santolcesini insieme per un gesto di solidarietà 

Emozionante, straordinaria, anzi commovente, la partecipazione di tante persone alla cena di solidarietà per le popolazioni terremotate organizzata dal VI Reparto Mobile della Polizia di Stato. Attorno ad una Amatriciana DOC si sono stretti duecento tra poliziotti, con le loro famiglie, e Santolcesini.Il Sindaco di Sant’Olcese Armando Sanna, ha accomunato quella di stasera alle tre cene di beneficenza svolte sul territorio del nostro comune, a testimonianza di quanto stiano diventando sempre più forti l’integrazione e la sinergia tra le due realtà.

Così tra un piatto di spaghetti – sapientemente cucinato dagli allievi dell’istituto Alberghiero Marco Polo –  e un buon bicchiere di vino, tra discorsi dettati dal cuore più che dalla circostanza e qualche momento di sana allegria, possiamo dire di esserci meritati, col nostro piccolo gesto di solidarietà, la medaglia di sugo che l’amatriciana ha lasciato sulle nostre camicie.

Claudio Di Tursi

Novanta senza paura


Ci sono persone che nascono vecchie, altre che rimangono sempre giovani.
Oggi è il compleanno di un giovanotto di novant’anni, un giovanotto che non guarda al passato ma pensa al futuro, che si contrappone con fermezza a tutte le brutture di questo mondo non con il mugugno o scrivendo scemate sui social ma con proposte di cambiamento e con una educazione fuori dal comune.

Il giovanotto in questione è colui che ad ottanta anni suonati ha dato vita al comitato risvegliando le coscienze di tanti giovani dormiente.

Auguri Luciano Lanzavecchia e grazie per tutto quello che hai fatto, per quello che ci hai insegnato e soprattutto per l’esempio che continui a darci.

Il Comitato Indipendente per Sant’Olcese