Topi nei bidoni della spazzatura tra Manesseno e Arvigo


I roditori  hanno colonizzato l’area di conferimento tra Manesseno ed Arvigo, fate attenzione quando aprite i bidoni per depositare i rifiuti. È auspicabile che gli organi preposti procedano celermente alla bonifica e prendano gli opportuni provvedimenti nei confronti di AMIU.

Claudio Di Tursi

ATTENZIONE: A FEGINO, TRASTA, BORZOLI E CORONATA ESCE ACQUA MARRONE DAI RUBINETTI


Circa un’ora fa è stata segnalata la fuoriuscita di acqua sporca dai rubinetti di Fegino, Trasta, Borzoli e Coronata. 

IREN è stata avvisata e si sarebbe raccomandata di non bere l’acqua. Appena saremo in possesso di ulteriori notizie ve le comunicheremo. Se volete fare  segnalazioni inerenti altre zone usate i commenti al post su questo blog o su Facebook.

Condividete questo post e restate sintonizzati.

Claudio Di Tursi.

Vieni a morire in Valpocevera 


In Valpolcevera la mortalità è più alta che in altre zone della Liguria, è un dato di fatto certificato. La popolazione è costretta a vivere in mezzo ad inquinanti di ogni tipo prodotti dalle tante servitù che con gli anni si sono insediate in questa povera valle. Si vive in mezzo ai depositi di petrolio con le case sotto i ponti delle autostrade e l’incubo che se ne costruiscano di nuove. Si vive, anzi si muore, respirando l’amianto tirato fuori dalle gallerie del Terzo Valico.

La Valpolcevera è il posto in cui si manifesta più che altrove la dicotomia tra salute e lavoro tipica dei paesi sottosviluppati perché si è vittime di un’imprenditoria incapace di cogliere la sfida del cambiamento epocale che sta facendo crescere l’occupazione e l’economia in altri paesi: il passaggio dal petrolio alle energie rinnovabili. Sono complici di questa inerzia letale i politici a livello centrale e locale sistematicamente piegati ai voleri di intrallazzatori, banchieri e faccendieri, abituati a fare affari sulla pelle dei cittadini senza rischiare capitali nella conversione delle attività produttive.

Amministratori di cui abbiamo potuto cogliere l’impreparazione proprio in questi giorni, occupati a rilasciare dichiarazioni rassicuranti sui pericoli per la salute mentre a Fegino i cittadini si sentivano male per le esalazioni fortissime prodotte dal greggio. Cittadini che avrebbero dovuto essere tempestivamente evacuati dalle loro abitazioni fino al ripristino delle condizioni minime di sicurezza, a cui invece è stato detto di respirare il meno possibile.

Se avesse piovuto qualche ora in più sabato, se ci fossimo trovati di fronte ad una perturbazione di quelle a cui siamo tristemente abituati in Liguria, il danno a livello ambientale sarebbe stato immane; altro che affermare, come ha fatto il Presidente della Regione,  che il pericolo è scampato perché le correnti non portano il greggio verso le spiagge ma verso la Francia.

Claudio Di Tursi

Genova, torrente Polcevera - perdita di petrolio nel torrente

Genova, torrente Polcevera – perdita di petrolio nel torrente

L’aria salubre di Fegino 

  Ieri, il giorno dopo il disastro ambientale causato dallo sversamento di circa 600.000 litri di petrolio greggio prima nel Rio Pianego, poi nel Rio Fegino e, successivamente, nel Polcevera, il Presidente della Regione Toti, confortato dal l’assessore Giampedrone, dall’Assesore Comunale alla protezione civile Crivello e dai tecnici dell’ARPAL, si è affrettato a dire ai giornali, alle TV locali e nazionali che non c’è pericolo per la salute degli abitanti di Fegino.

A sentire molti di loro, però,  le cose non starebbero proprio in questi termini, visto che accusano difficoltà respiratorie e fastidio per il cattivo odore.

Facendo ricerche in rete ci siamo imbattuti in un documento sulla sicurezza  destinato ai lavoratori dell’Eni che vi linkiamo per dovere di cronaca. Nel documento si parla anche dei malori dovuti all’inalazione e si classifica la sostanza “petrolio greggio ” come “cancerogeno di categoria 1B (classificazione CEE). “Tale caratteristica , si legge nel documento,  associata all’elevata volatilità del prodotto rende necessaria la predisposizione di adeguate misure preventive e protettive che limitino l’esposizione ai vapori.

Ecco il link al documento prelevato dal sito dell’ENI:

https://lapelledellorso.files.wordpress.com/2016/04/petrolio_grezzo_v3_it.pdf

Ecco il link originale:

https://www.americanagip.com/it_IT/attachments/azienda/attivita-strategie/exploration-production/regolamento-reach/Petrolio_Grezzo_V3_IT.pdf
Claudio Di Tursi

Saltano cinque tubature della IPLOM a Fegino: è disastro ambientale

  Il Rio Fegino è stracolmo di petrolio e lo sta riversando nel Polcevera. Alle 20 sono saltate cinque tubature della IPLOM, le valvole di sicurezza non sono state chiuse in tempo permettendo al petrolio di raggiungere  il Polcevera. Per fermare la chiazza nera si stanno realizzando tre dighe con degli escavatori all’altezza  dell’Ikea e sono state posizionate delle “panne”. Il pericolo che le cinque squadre di pompieri impegnate sul posto vogliono scongiurare è che il petrolio raggiunga il mare, ma l’impresa è disperata. In tutta la zona si sente un odore molto forte di petrolio, alla popolazione è stato chiesto di chiudere le finestre usando degli asciugamani bagnati per impedire al gas di penetrare, il rischio evacuazione è concreto. Sul posto è operativo il nucleo NBCR per il rischio Nucleare, Biologico, Chimico e Radioattivo; impegnata anche una squadra di volontari della Croce d’Oro di Manesseno.

   
    

   

  

  

La battaglia del pane: i risultati

  Il difficile è stato trovare la ricetta giusta, che ci impegnasse poco nella preparazione e, al tempo stesso, desse un buon risultato. Setacciando internet abbiamo trovato una modalità di preparazione che ci ha molto incuriosito e che abbiamo voluto provare.
Si tratta del pane senza impasto e, vedrete, vi stupirà.

Ecco gli ingredienti:
1kg di farina tipo 1

740 ml di acqua

20gr di sale

2 cucchiai di zucchero

70 grammi di lievito madre essiccato Molino Rossetto o, in alternativa, 20gr di lievito di birra fresco

4 cucchiai di olio extravergine di oliva.

  
La preparazione è semplicissima. 
La sera prima mescolate a secco in una ciotola grande la farina con il sale e lo zucchero.

Subito dopo sciogliete il lievito nell’acqua e versatelo nella farina, insieme ai 4 cucchiai di olio.

Mescolate molto velocemente con un cucchiaio di legno senza impastare e senza curarvi che l’impasto sia omogeneo o che tutta la farina sia bagnata dall’acqua: il miracolo avverrà nel frigo dove riporrete la ciotola a riposare per almeno 12 ore, coperta molto accuratamente con della pellicola trasparente.

 

l’impasto dopo la livitazione in frigo

 
L’indomani, togliete l’impasto dal frigorifero e versatelo sulla spianatoia ben infarinata e procedete a fare due semplici pieghe a portafoglio, come nelle foto.

 
 Girate sottosopra in modo che le pieghe rimangano sotto e rimettete l’impasto nella ciotola infarinata, coprite con un canovaccio e fate riposare un’ora.
Prima che l’ora di riposo sia trascorsa, accendete il forno alla massima temperatura e ponete sul fondo una pentola o una teglia piena d’acqua.

Mettete nel forno anche la teglia sulla quale desiderate cuocere il pane, in modo che sia rovente al momento di utilizzarla.
Quando siete pronti ad infornare, togliete la teglia dal forno e facendo attenzione a non scottarvi, rovesciate l’impasto al suo interno, facendo in modo che questa volta le pieghe fatte in precedenza siano rivolte verso l’alto.
Infornate e fate cuocere per circa 45 minuti, controllando comunque la cottura.
appena possibile togliete il pane dalla teglia e mettetelo a raffreddare sulla griglia del forno leggermente aperto in modo che si raffreddi lentamente.

Fate raffreddare il pane completamente prima di tagliarlo a fette.

  

   
   
 

Fonte:

http://creme-de-cassis.blogspot.it/2014/02/pane-senza-impasto-con-farina-tipo-2.html?m=1

La battaglia del pane

 
Che le farine di tipo “0” e “00” facciano male, non è più un mistero o un argomento da salutisti integralisti, è un fatto scientificamente provato. Il Professor Berrino, dell’Istituto Nazionale Tumori, specialista nell’alimentazione, si spinge addirittura a definire la “00” un veleno e ad affermare che è cancerogena.  In una recente intervista Berrino ha dichiarato:

La nostra alimentazione è caratterizzata da troppi zuccheri e da troppi alimenti raffinati. La farina 00 ne è un esempio. Si può dire che questa farina sia anche peggio della zucchero: fa aumentare troppo velocemente la glicemia. Questo aumento fa aumentare a sua volta di molto l’insulina e questa fa alzare i fattori di crescita che determinano la maggior parte dei tumori. Infine questi picchi di insulina favoriscono l’obesità, perché ci mandano in ipoglicemia, e questa ci fa venire fame di zuccheri. Più mangiamo zuccheri e più abbiamo fame di zuccheri. 

La farina “00” o “0” è fatta conservando solo una piccola parte del chicco di frumento: quella che contiene più amido. Ad essa vengono aggiunti miglioratori – che ne aumentano la capacità di lievitazione ed altre caratteristiche tecniche – quali l’acido ascorbico (E300), la L-cisteina (E920),  l’acido fosforico e i suoi fosfati (E338 – E452), il malto o farna maltata e glutine. Il germe del grano viene eliminato durante il processo di raffinazione  perché il suo utilizzo, essendo la parte viva del chicco di frumento, aumenterebbe la deperibilità della farina. 

  Eppure Il germe di grano è fonte di importanti sostanze nutritive come aminoacidi, acidi grassi, sali minerali, vitamine del gruppo B e tocoferoli (vit. E),  fibre e sali minerali. 

Nonostante l’evidenza scientifica dei danni provocati dalle farine di tipo “0” e “00”, si continua a sfornare pane fatto solo con queste farine. Non lasciatevi fregare da quello che in panetteria viene spacciato per pane fatto con farina “tipo” integrale: il prodotto pessimo dal punto di vista nutrizionale che ne sta alla base è farina “00” o “0” alla quale viene aggiunto il “cruschello”, la parte più esterna del chicco di frumento che nelle coltivazioni non biologiche si prende una buona dose di antiparassitari. Pane prodotto con farine di tipo “1”, “2” o VERAMENTE integrale non se ne trova, a meno di non abitare a Triora, ridente cittadina in provincia di Imperia famosa per le streghe e per il suo pane. 
 Attualmente, dalle nostre parti, il pane di Triora si trova solo all’IPERCOP ed  essendo pochissimi i clienti a chiederlo, i negozi della zona non lo trattano. 

La buona notizia è che il CARREFOUR di Manesseno ha da ieri messo sugli scaffali una farina di tipo “1” macinata a pietra  con cui provare a fare a casa, almeno ogni tanto, pane degno di questo nome. Se riesco a convincere mia moglie ad aiutarmi a farne un po’ nel fine settimana vi faccio sapere.

Claudio Di Tursi.

Fonti ed approfondimenti:

http://www.prevenzionetumori.it/archivio/archivio_text.php?cat_id=947&pos=290

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=577415559101091&id=184919368350714

http://www.lafucina.it/2014/11/10/farina-00/