ATP: È IL FALLIMENTO L’UNICA SPERANZA?

Ieri, domenica 18 giugno, una banda di giovinastri adolescenti – tra cui il mio primogenito- ha pensato bene trascorrere la prima giornata di sballo presso le piscine di Casella. Le autorità locali di Pubblica Sicurezza erano state avvertite per tempo, così tutto è andato per il meglio. Mezzo di trasporto prescelto, naturalmente, il trenino; punto di ritrovo all’andata, e di smistamento al ritorno, la stazione di Vicomorasso. 

Il trenino la domenica fa otto corse all’andata verso Casella e sette al ritorno verso Manin: non c’è da scialare ma neanche da lamentarsi troppo. I ragazzi sono partiti alle 9 e 35 – le piscine aprono alle 10,00- ed erano di ritorno alle 19 e 40, più dieci ore di casini inenarrabili, roba da picchiarli al rientro a prescindere. 
Mentre, intorno alle 19,30, salivo con la macchina verso Vicomorasso per andarli a riprendere, ho incrociato il bus ATP che scendeva da Sant’Olcese diretto a Bolzaneto per la sua TERZA ED ULTIMA corsa della giornata. 
Ecco, è qui che vi volevo portare. Il Comune versa ad ATP ben 40.000 (quarantamila) euro all’anno: non solo le corse che coprono l’intero percorso da Sant’olcese a Bolzaneto nelle giornate festive sono solo tre all’andata e tre al ritorno, un numero irrisorio, una vera e propria presa in giro, ma non sono nemmeno integrate con il servizio ferroviario.  
Delle tre ridicole corse a scendere neanche una ha una coincidenza decente con gli orari del Trenino alla stazione di Vicomorasso che, per la sua posizione, è la più indicata per l’interscambio treno/linea extraurbana.
Se arrivi col trenino a Vicomorasso alle 8,02, e da lì vuoi proseguire con la corriera verso Bolzaneto, devi aspettare trenta minuti il mezzo che parte alle 8,25 da sant’Olcese chiesa; se prendi la corsa del trenino che arriva alle 10,57 aspetti fino alle 11,30; se arrivi alle 19,40 sei fottuto perché la corriera è passata dieci minuti prima e ti chiami un taxi -che tanto devono lavorare anche loro- oppure prendi il treno prima, quello che arriva alle 18,18 e te ne stai ad aspettare quasi un ora e un quarto. 

A salire la situazione da ridicola diventa tragica.
Uno sventurato che volesse partire da Bolzaneto con ATP e arrivare a Casella via trenino si troverebbe a compiere un’impresa titanica. 

Il primo dei tre bus utili parte da Bolzaneto alle 7,48 ed arriva a Vicomorasso intorno alle 8,15: il trenino passa alle 9,35 aspetti un’ora e venti in un posto dove non c’è assolutamente nulla se non la fermata del bus e quella del treno. Portati da leggere.

A Casella, però, si mangia anche bene. Partendo con lauto anticipo da Bolzaneto alle 10,48 arrivi a Vicomorasso alle 11,15. Il Trenino è passato alle 10,57 e…niente, l’hai perso. Aspetti solo un’ora e 18 minuti fino alle 12,33- intanto si stimola l’appetito- e sei a Casella all’una e tre minuti: non male.

Forse con la cena ed il pernotto a Casella va meglio, vediamo. Prendi il bus a Bolzaneto alle 18,53 – la tua terza ed ultima possibilità- arrivi a Vicomorasso alle 19,20, aspetti “solo” venti minuti fino alle 19,40 e sei a Casella paese alle 19,55: perfetto, un ora e due minuti sono un tempo accettabile per una tratta del genere e l’orario per la cena è indicato. Poi, però, rimani a Casella a dormire perché l’ultimo treno del ritorno è partito alle 19,10 e l’ultima corriera alle 19,25. 
Ditemi, ora, a cosa servono i continui richiami a non usare il mezzo privato quando si fa di tutto per scoraggiare l’uso del mezzo pubblico, non lavorando con un po’ di intelligenza ad una cosa essenziale come le coincidenze. E ditemi anche se vi sembra questa la maniera migliore per incoraggiare il turismo nell’entroterra sfruttando un mezzo dal richiamo formidabile come il Trenino.
Claudio Di Tursi

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Primo giorno di scuola, allerta meteo e trenino 


Di  Flavio Poggi*

Oggi, 15 Settembre 2016, era il primo vero giorno di scuola per molti studenti. Primo giorno subito benedetto da una delle tante allerte meteo alle quali la nostra regione ci ha ormai da diversi anni abituati. Scuole chiuse a Casella, non altrettanto a Genova e Sant’Olcese. Primo vero giorno di scuola, quindi, anche per il Trenino, dopo i quasi tre anni di chiusura per lavori. C’era la curiosità di vedere quali fossero le scelte delle famiglie dopo tanto tempo e col permanere degli orari non proprio ottimali che ormai da molti anni siamo stati costretti a digerire. Sono rimasto interdetto nel vedere giungere alle 7 del mattino alla stazione di Campi la sola motrice senza carrozza, con oltre 20 persone in attesa. Sul treno, da Campi fino a Genova erano stipati più di 50 passeggeri! Considerato l’allerta in corso, si può pensare che nei prossimi giorni saranno anche di più. Con piacere, mentre domandavo al controllore il motivo per il quale non avessero attaccato anche una carrozza, rassegnato ad affrontare in piedi il trasferimento verso la città, ho visto comparire i responsabili di AMT che si sono scusati con tutti per il disagio. Visti i recenti problemi occorsi con la caduta degli alberi lungo la linea, stante lo stato di allerta meteo, hanno preferito viaggiare con la sola motrice per prevenire eventuali problematiche di interruzione della linea.Quindi, al di la del piccolo disagio del viaggio in piedi, c’è soddisfazione da parte nostra, utenti e “fan” del Trenino, nel vedere quanto sia ancora un servizio vitale per gli abitanti delle valli….ma la stessa soddisfazione l’ho letta anche nei volti dei responsabili di AMT.

Peccato solo che, nonostante tutte le premesse e le promesse, ancora non sia partita la tanto agognata e richiesta integrazione tariffaria con  i mezzi AMT su tutta la tratta: resto dell’idea che sarebbe servita anche a rosicchiare qualche abbonato ai “concorrenti” di ATP…

*Flavio Poggi è membro del Comitato Utenti della FGC e Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Il miracolo del trenino: a luglio 14099 viaggiatori!


Dal sito della regione Liguria:

“Questa è l’estate della Signora in Rosso: Trenino di Casella superstar!”, ha commentato il Presidente Giovanni Toti, “a luglio 14.099 passeggeri con una media giornaliera di 455 viaggiatori. Dall’1 al 17 agosto sono stati 7.460 i visitatori che hanno scelto la Signora in Rosso, 439 al giorno e un picco il giorno di Ferragosto con 868 passeggeri!”. 

Se è costante l’utilizzo durante la settimana, quando viene usato soprattutto da chi lavora e abita nell’entroterra, i numeri si alzano nei weekend: la media di passeggeri nelle domeniche di luglio e agosto è stata di 840 viaggiatori. “Sono doppiamente contento, come assessore sia ai Trasporti che al Turismo”, ha sottolineato l’assessore regionale Gianni Berrino, “perché abbiamo riconsegnato a Genova e a tutti i genovesi un importante mezzo di trasporto e collegamento con l’entroterra, dimostrando, al contempo, che il Trenino di Casella è anche una forte attrazione turistica, con centinaia di passeggeri ogni giorno, non solo italiani ma anche stranieri”. 

Il Trenino di Casella a rischio incidenti come quello tragico della Bari – Barletta? Quando il pressappochismo sale in cattedra


Paragonare in questi giorni  la Ferrovia Genova – Casella alla Bari – Barletta è un’operazione di sciacallaggio giornalistico in piena regola che mai avremmo voluto leggere sulle pagine del quotidiano genovese più diffuso. Fortunatamente, a smontare le illazioni di un articolo furbescamente allarmistico, con fatti e dati inoppugnabili, ci ha pensato ANDREA MARTINELLI dell’Associazione Amici Ferrovia Genova Casella, persona di rara competenza in ambito ferroviario.

La FGC, sulla base del DM 28T/2005 prima e del D.Lgs 15/VII/2015 n. 112 poi, è stata esclusa dall’obbligo di attrezzare linea e mezzi con un sottosistema di bordo evoluto atto al controllo della marcia treno, ossia simile all’SCMT ed affini. Non era invece stata esonerata la Bari – Barletta, oggetto della tragedia, che avrebbe dovuto adeguarsi sin dal 2007, ma questa è un’altra storia.
Il motivo dell’esonero della FGC è relativo al fatto che per velocità dei convogli (massima 35km/h, media 25km/h), frequenza delle fermate e caratteristiche del percorso è del tutto paragonabile ad una tranvia anche per il legislatore che la classificò ferrovia negli anni ’20 più per incidente storico che per altri motivi (del resto anche la Principe-Granarolo è classificata ferrovia). Ed infatti i convogli tranviari milanesi viaggiano anche più veloci con sistemi di gestione della circolazione non più evoluti di quelli in suo sulla Casella e spesso in mezzo al traffico cittadino con frequentissimi attraversamenti stradali ed incroci. E’ evidente che con le velocità in gioco sulla FGC (media di 25km/h) e con la massa dei mezzi impiegati, un incidente come quello avvenuto in Puglia sarebbe impossibile.

Implementare un sistema come l’SCMT sarebbe improponibile su una realtà come queste: ad oggi non esiste in Italia nessuna linea a scartamento ridotto dove l’SCMT della rete di RFI sia mai stato implementato.
Tuttavia la direzione della ferrovia ha deciso di migliorare comunque, nonostante non sia attualmente un obbligo di legge, la sicurezza della circolazione dei convogli. A noi risulta che sia stato commissionato uno studio che coinvolge aziende leader nel settore ed anche l’Università, volto ad implementare una soluzione per aumentare la sicurezza della circolazione anche su una realtà specifica come FGC.

Nel frattempo che questo studio dia i suoi frutti, magari sfruttando anche i nuovi finanziamenti appena promessi dal governo, si è lavorato comunque sulla sicurezza. Da quest’anno tutte le motrici della FGC sono equipaggiate con sistema “vigilante” di tipo attivo, ossia che verifica ogni 15 secondi che il macchinista sia al suo posto, concentrato nella guida e cosciente. In caso di fallimento di questa verifica, il sistema manda immediatamente in frenatura di soccorso l’interno convoglio. E’ un sistema di sicurezza che previene colpi di sonno o distrazioni di chi guida nonché che mezzi incustoditi possano mettersi in marcia da soli. Questo sistema, che sulle FS sino a 10/15 anni fa neppure esisteva, da solo sarebbe stato utile prevenire numerosi incidenti dalle gravi conseguenze anche molto noti.
Molte cose sono dunque cambiate dal 1937 quando oltre al vigilante non c’erano neanche radio a bordo dei convogli e cellulari. Inoltre su una motrice si sta sperimentando un sistema proprio di AMT volto alla localizzazione satellitare costante del mezzo.

La FGC non è l’unica ferrovia che viene esercitata con queste modalità: anche la celeberrima Ferrovia del Renon (impropriamente chiamata tranvia, ministerialmente è una ferrovia a tutti gli effetti) è gestita esattamente come la FGC in virtù delle caratteristiche del suo tracciato. Ma troviamo sistemi di gestione della circolazione analoghi anche sulle reti a scartamento ridotto di Sardegna, Lazio, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata e su numerose tranvie in Lombardia, Friuli, ecc… Ed anche nella vicina Nizza-Digne la maggior parte del tracciato è esercita in questo regime.

Inoltre l’emotività del momento non deve portare a dimenticare che il sistema ferroviario è di per sé molto più sicuro di qualunque bus dove necessariamente tutta la sicurezza delle persone trasportate è demandata ad un solo uomo e dove non esiste alcun sistema “vigilante” atto a verificare che il conducente sia cosciente: quando successo recentemente in Spagna, dove a causa di un colpo di sonno dell’autista 13 giovani ragazze (di cui 7 italiane) sono morte (fra cui una nostra concittadina) ci ricorda di quanto sia intrinsecamente rischiosa questa modalità di trasporto senza equipaggiamenti di questo tipo che sui treni sono obbligatori. Un gap che anche qui sarebbe da colmare al più presto!

Inoltre anche l’infrastruttura stradale non offre nessuna sicurezza, soprattutto su un itinerario tortuoso, pieno di tornanti ciechi e curve strette come quello delle strade che costeggiano la FGC.

I percorsi enogastronomici del Trenino

Vi proponiamo l’interessantissimo articolo pubblicato dal Secolo XIX di ieri a firma Umberto Curti. Curti, storico dell’alimentazione, ci parla con rara competenza delle specialità gastronomiche dei territori attraversati dalla Ferrovia Genova – Casella. Buona lettura e, soprattutto, buon viaggio!

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TRENINO: UNA MOSTRA MERAVIGLIOSA!

Sono pazienti ma soprattutto molto competenti Roberto Rava e Mario Striseo, che per l’Associazione Amici della Ferrovia Genova – Casella hanno allestito questa specialissima esposizione, visitabile fino domenica 29 maggio all’Oratorio San Giovanni Battista  di Sant’Olcese Chiesa. Su un plastico molto realistico viaggiano i modelli dei rotabili che hanno fatto la storia della FGC  realizzati con una cura dei dettagli stupefacente. 

Fateci un passo, non ve ne pentirete.

Claudio Di Tursi



Quattro donne per il trenino

Me ne ricordo come se fosse ora, eravamo in mensa per la pausa pranzo. Elisa posò il vassoio sul tavolo, si sedette vicino a me e mi disse “Ho un’idea fantastica per il Trenino.” Era luglio dello scorso anno. Chi conosce Elisa Nicolini sa quanto sia raro che si lasci andare a espressioni d’entusiasmo di questo tipo, così ascoltai con attenzione. “Sfruttiamo a dovere i social”, mi disse; “Facciamoci un selfie alla stazione di Vicomorasso poi pubblichiamola su Facebook con l’hastag #ioAspettoIlTrenino ed invitiamo i nostri amici a fare lo stesso, cerchiamo di fare diventare la cosa virale!” L’idea mi parve luminosa, ma ancora non ne avevo capito la portata. Andammo a Vicomorasso, ci facemmo il selfie e, un po’ titubanti,  lo postammo su Facebook con l’hastag fatidico. Fu un delirio. Santolceseinforma rilanciò l’iniziativa. Si facero selfie i rappresentanti del consiglio comunale, il nostro sindaco, l’assessore ai trasporti Enrico Trucco, il suo omologo del Comune di Casella, gruppi di appartenenti alle associazioni, l’intera frazione di Busaletta, la Croce Rossa. Ma soprattutto tanta gente. 

Valentina Evelli

Ne parlarono i giornali, la prima fu Valentina Evelli di Repubblica, da sempre attenta alla tormentata vicenda della Ferrovia Genova – Casella, che ha continuato imperterrita a seguire col suo giornale l’evolversi della situazione. Ma Elisa e Valentina non sono le uniche due donne ad avere avuto a cuore le sorti del trenino.

Silvia Bevegni

Silvia Bevegni conosce ad una ad una le traversine della ferrovia, chiama per nome le motrici ed è sempre stata battagliera; ha fondato il Comitato Utenti, uno straordinario strumento di pressione e coordinamento col gestore.

Cristina Trucco

C’è un’altra donna a cui il Trenino deve molto: Cristina Trucco. Correva l’anno 2012. Da mesi si rincorrevano voci funeste che, a causa dell’aggravarsi ciclico delle crisi di AMT e dei tagli economici all’orizzonte al trasporto pubblico locale, additavano la Ferrovia Genova Casella come una delle principali zavorre dell’azienda di trasporti genovese, fomentate soprattutto da autorevoli figure di Palazzo Tursi. Le voci si fecero così insistenti che in molti fra gli utenti di tutti i giorni ed gli appassionati simpatizzanti si preoccuparono sul serio. La nostra voce, tuttavia, al di là del mugugno e dell’invettiva, non aveva nessuna risonanza. Nessuna speranza di poter contrastare chi ha il ruolo ed il potere di rilasciare dichiarazioni ai giornali ed alle TV e di essere sempre pubblicato. Oggi, però, c’è il web e le piattaforme social, come Facebook. Se le sfruttiamo a dovere, chissà che non riusciamo anche noi a fare sentire la nostra voce. La voce di chi difende il Trenino. Di chi ne ha da sempre capito il valore poliedrico: mezzo di trasporto pubblico locale, certo, ma anche partimonio storico, culturale e paesaggistico con un potenziale turistico mai sfruttato. Così deve aver pensato nel Maggio 2012 Cristina, Santolcesina DOC, di una dinastia di quelle che il Trenino ce l’hanno nel DNA. Nata e cresciuta con i ritmi della vita scanditi da fischi del Trenino, come tanti di noi nell’alta valle di Sant’Olcese. Dalla sua idea semplice ma geniale nacque allora la pagina Facebook “Salviamo il Trenino di Casella”, che oggi conta oltre 7.200 “Mi Piace” e raggiunge, con i suoi post oltre 25.000 persone. Grazie a questa pagina tutte le iniziative promosse da allora a sostegno della Ferrovia hanno avuto una risonanza mediatica inimmaginabile ed anche i canali di informazione tradizionali hanno iniziato a fare pendere l’ago della bilancia dalla parte del Trenino. Persona schiva, Cristina, un po’ come Elisa e Silvia, non ha mai voluto comparire e prendersi meriti che sarebbero stati suoi. Anche oggi, in questa giornata di festa, c’era, a lavorare dietro le quinte, dietro lo stand di Preti, a promuovere i prodotti di un’altra eccellenza del nostro territorio. Speriamo non si arrabbi se per una volta la portiamo agli onori delle cronache. Se oggi torniamo a sentire il fischio del trenino, in questa giornata di festa, il merito è anche di queste quattro donne fantastiche. Grazie Elisa, Grazie Valentina, Grazie Silvia, Grazie Cristina! 

Claudio Di Tursi e Flavio Poggi