Torrazza in festa dal 19 al 21 settembr

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Da sempre la festa patronale di Torrazza, dedicata a N.S. del Rosario di Pompei, che si tiene la terza domenica di settembre, chiude in bellezza la serie di feste e sagre estive. Da molti anni ormai gli eventi collaterali alla festa religiosa (che prevede il triduo serale da giovedì a sabato, le Sante Messe la domenica mattina e i vespri e la processione la domenica pomeriggio) sono costituiti dalla molto apprezzata polentata organizzata dal circolo ACLI e dalle serate di musica dal vivo e di ballo liscio. Quest’anno, novità assoluta, la cucina della bravissima Lina aiutata dalle altrettanto brave figlie aprirà già venerdi sera! Spazio quindi all’ottimo menù a base di polenta e non solo: salsiccia e carne alla piastra ecc. ecc. Altra novità, musica dance il venerdì! Ma sarà solo l’inizio di una bella tre giorni per salutare l’estate che se ne va. Anche se mi viene da dire… si è vista l’estate quest’anno?! Vi aspettiamo numerosi a Torrazza dal 19 al 21 settembre!
Silvia Bevegni

F.I.L. (Felicità Interna Lorda): l’indice del vero ben-essere.


di Silvia Bevegni*
È vero, lo ammetto. Sono una persona fortunata perché quale libera professionista ho la possibilità di ritagliarmi spazi che la maggior parte dei lavoratori non possono sfruttare.
Certo che a fronte di ciò ci sono alcuni svantaggi rispetto al lavoro dipendente, sui quali non mi soffermo e che tanti ignorano…
E così, in una mezza giornata feriale di settembre stranamente estiva, strappata a un periodo intenso pieno di cose da fare, mi fermo a pensare come sia vero che la qualità di vita dipenda da un indice ben diverso dal famigerato P.I.L., indice che alcuni hanno denominato F.I.L. (Felicità Interna Lorda).
Basta poco a volte, a poterlo fare e se la salute lo permette… Prendersi qualche ora, nel tempo libero dal lavoro, per leggere un buon libro, fare una passeggiata in un bel luogo panoramico in una bella giornata dal cielo azzurro, coltivare un hobby all’aria aperta, incontrare parenti e amici o, per chi ne ha, lasciarsi sorprendere dai propri figli piccoli in crescita.
Ma a parte ciò, sono convinta che tutti staremmo meglio se il sistema lavorativo, in certi ambiti soprattutto, fosse improntato a logiche diverse dal raggiungimento del profitto ad ogni costo, talvolta a discapito della dignità dei lavoratori e della qualità del lavoro.
Troppa frenesia, e a volte troppe ingiustizie e disparità di trattamento. Per fortuna l’italiano medio che magari lavora per due ed è pagato per uno ha una incredibile capacità di sopportazione… E cerca di consolarsi con le cose belle che la vita e il bel Paese gli offre.
Però sarebbe bello se i datori di lavoro premiassero il merito e facessero in modo di mettere a loro agio i dipendenti, che sarebbero più invogliati e incoraggiati e, così facendo, anche il profitto arriverebbe con piena soddisfazione di tutti.
Di per sé il profitto è un bene, ma dovrebbe almeno in parte essere reinvestito e redistribuito, secondo una logica di equità sociale.
Qualche raro esempio di imprenditore “illuminato” esiste, ma in un mondo ideale tutti i capi d’azienda dovrebbero ispirarsi al sano principio attuato da Adriano Olivetti, che nella sua attività si ispirò alla regola per cui lo stipendio di un dirigente non avrebbe mai dovuto superare di oltre dieci volte il salario di un operaio.
Ad oggi, un bel sogno e nulla più.
*Silvia Bevegni è componente del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Trasporti: da domani i nuovi orari invernali

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Fateci sapere se l’orario, secondo voi è adeguato alle necessità del paese. Da una prima analisi emerge il solito dato di buchi incomprensibili in fasce orarie nelle quali dovrebbe esserci almeno una corriera in più.

Originally posted on Sant'Olcese Inform@:

ATPfotoE’ disponibile il nuovo orario invernale ATP, in vigore da domani lunedì 15 settembre 2014.

Sono state mantenute di fatto le corse dello scorso anno, tranne una piccola criticità su cui Comune ed azienda stanno lavorando, senza dimenticare che ATP si è resa disponibile al confronto qualora emergessero richieste o segnalazioni da parte della popolazione. Nei prossimi 15 giorni verranno valutate anche possibilità di aggiustamenti in relazione alle decisioni sui cambi d’orario delle scuole superiori.

Scarica i nuovi orari per la linee Bolzaneto-Piccarello-Sant’Olcese e Staglieno-Trensasco-Campi.

Da domani entrerà in vigore anche l´orario invernale del servizio bus sostitutivo della Ferrovia Genova – Casella. Anche qui qualche aggiustamento su richiesta degli studenti. Scarica l’orario completo.

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Il Pedibus a Manesseno: prove tecniche di normalizzazione

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di Elena Viola*
Mercoledì 17 settembre  alle ore 16.30 si terrà presso la Società di Mutuo Soccorso di Manesseno una riunione aperta ai genitori dei bambini iscritti presso la Scuola Matteotti alla presenza degli insegnanti per rilanciare il progetto pedibus.
ecco quanto scrive l’Assessore Taddeo sull’appuntamento:
Invitiamo tutti i genitori a partecipare all’incontro, è importante che chi conosce e ha sperimentato il servizio porti la propria esperienza ed è altrettanto importante che chi ancora ha le idee confuse esprima le proprie perplessità sull’argomento. Lo scopo della riunione è ovviamente quello di diffondere il più possibile la cultura del pedibus e migliorare il servizio rendendolo fruibile al maggior numero di famiglie.
Detto questo io voglio fare un passo avanti: voglio pensare il pedibus come un segnale. Sì, il segnale per cui cambiare si può – e si deve – a partire dalle piccole cose: ripensare Manesseno vivendolo nella quotidianità, mandare i propri figlia a scuola a piedi permettendo loro di vivere e interagire con il territorio e con il contesto sociale di cui sono parte integrante, ecco per me questi sono i segnali di una volontà di rinnovamento che credo nessuno di noi abbia più intenzione di ignorare…
Sono sicura che i nostri Amministratori abbiano ben chiaro quanto svolto fin ora dal Comitato per implementare il servizio pedibus  e siano consapevoli della bontà di un servizio che è attivo e ben funzionante in moltissime realtà italiane e straniere, e allora lavoriamo in maniera congiunta per raggiungere lo scopo: facciamo ripartire il pedibus, diamo un segnale concreto di impegno sociale
*Elena Viola è il Capogruppo del Comitato Indipendente di Sant’Olcese

S.S. Nome di Maria 2014

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Ogni anno la fine dell’estate è segnata da un evento molto caro agli abitanti di Manesseno: la festa del Nome di Maria. Una settimana di festeggiamenti, peraltro già in corso, che culmineranno nelle giornate di venerdì sabato e domenica in un crescendo di avvenimenti.
Tante sono le persone che si sono impegnate e si impegneranno per la riuscita della manifestazione alle quali va il nostro ringraziamento.
Tra le tante iniziative di contorno alle celebrazioni religiose, a noi golosi piace segnalare il fatto che nelle serate di venerdì, sabato e domenica sarà possibile cenare negli spazi antistanti la chiesa nuova; in particolare Venerdì e domenica potrete gustare i migliori gnocchi della regione!
Che dite, ho esagerato? Provare per credere!!!

Claudio Di Tursi

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GENERAZIONE XYZ

xyzGenerationdi Chiara Ferraris*

Oggi vi racconto una favola….   E’ la storia di un’eroina proprio come quelle dei romanzi: intrepida, scattante, lucida, pronta a   sacrificare qualsiasi cosa per un alto proposito. E’ la mia generazione, che io, confidenzialmente,   chiamo “Generazione XYZ”, e vi spiego perché ricorrendo alla mia esperienza personale.

Mi sono laureata a 23 anni, baldanzosa e curiosa di esplorare il tappeto di splendide opportunità   che credevo attendesse ogni giovane laureato pronto ad affacciarsi alla vita lavorativa. Ho optato   per proseguire la mia specializzazione con un corso di Dottorato in Biochimica, una materia che mi   aveva affascinato oltremodo nel periodo universitario. Così, durante i tre anni di specializzazione   trascorsi perlopiù in laboratorio, ho avuto la possibilità di entrare a contatto con diversi studenti.

Mi ha colpito l’entusiasmo con cui avevo voglia di trasmettere le mie nozioni agli altri, per cui mi   sono chiesta se non fosse il caso di provare a insegnare.  Mi dissero:”Eh no mia cara, non puoi fare dottorato e SSIS (l’allora percorso abilitante per   diventare insegnante) contemporaneamente”.  D’accordo, mi sono detta, finisco il dottorato e poi farò la SISS.  Finisco il dottorato e… SORPRESA! Chiudono le SISS! Peccato, fossi nata un po’ prima   laureandomi due o tre anni prima, avrei avuto la possibilità di abilitarmi.   Pazienza, mi sono detta, in fin dei conti quella dell’insegnamento era una possibilità come altre.  E poi il Ministero dell’Istruzione prometteva:”A breve ci sarà un altro sistema di reclutamento”.

Gli anni passavano (ve l’avevo detto che era una favola!) ma di questo sistema di reclutamento   neanche l’ombra.   Proposte, quasi decreti, poi… ops… cambio di governo, nuove proposte, nuovi quasi decreti, poi…   ops… un altro cambio di governo, siamo quasi pronti, ce lo abbiamo lì, come un asso nella manica,   vi tireremo fuori una scuola nuova.  Nel frattempo, sebbene non fossi abilitata, sono cominciate ad arrivare le prime proposte di   supplenza.  All’inizio rifiutavo. Non mi sentivo all’altezza, non senza aver mai messo piede in un’aula con un   professore al mio fianco che mi dicesse come affrontare l’orda di barbari pronta a banchettare con   me medesima. Non senza un corso di pedagogia, psicologia o cose simili.

Però il lavoro scarseggiava, ad un certo punto mi sono detta: ”Beh, prima o poi dovrò buttarmi”.  In fin dei conti mi sentivo legittimata dalla fiducia che il Ministero dell’Istruzione riponeva in noi   “NON abilitati”: ci lasciava entrare nelle classi, plasmare giovani menti, avvicinarli al sacro fuoco   della scienza. Forse era possibile che i cinque anni di università passati a dare tonnellate di esami   (tra l’altro, io sono stata anche nel primo fortunatissimo anno di riforma universitaria 3+2, in cui   ogni momento c’era un esame da dare. Per fortuna negli anni successivi si sono accorti che era un   filino stressante e hanno aggiustato la rotta) non ci avessero lasciati come degli scriteriati, ma con   qualche nozione pertinente in testa da poter elargire ai nostri studenti: “evviva”, mi sono detta,   “allora l’università funziona: l’esperienza verrà col tempo!”.

Sempre baldanzosa mi sono tuffata   in questo mondo magico della scuola, sempre con l’orecchio teso a percepire notizie del nuovo   percorso abilitante che, dicevano dall’alto, stava per arrivare.  Mentre prendevo coscienza di quanto il lavoro da insegnante mi piacesse e di quanto fosse   appagante impegnare tanto della propria vita e delle proprie emozioni in questo ambito (ogni   studente che ho incontrato ha veramente lasciato un pezzetto di se stesso in me), mi sono spesso   soffermata a pensare su quanto fosse ingiusta la precarietà in questo lavoro: i ragazzi hanno bisogno   di continuità, mi dicevo.  Intanto la mia baldanzosità andava affievolendosi, visto che il famoso nuovo reclutamento   continuava a non arrivare. Quando ormai non ci speravo più, ecco il nuovo percorso abilitante: il   TFA (Tirocinio Formativo Attivo).

Ho tentato il test preliminare senza riuscire a prepararmi a dovere: avevo appena finito un anno   scolastico impegnativo e, inoltre, avevo un primo figlio piccolo e la sorellina in pancia (eh già, ho   portato avanti anche una vita privata nel frattempo! Stolta!).  Ovviamente non l’ho passato. Pazienza, mi sono detta. Ci sarà un’altra possibilità il prossimo anno.

Poi arriva il super concorsone. Ah, però … possono accedere soltanto coloro che hanno già ottenuto   l’abilitazione o per i laureati entro il 2001 … troppo giovane, stavolta, mia cara, ti sei laureata nel   2005, sei nata tre anni troppo tardi…   Ho cominciato a spazientirmi…  Un nuovo anno scolastico, alla fine del quale nessun TFA.  Mi sono decisamente spazientita…  Un altro anno scolastico e infine, finalmente, un TFA.  Stavolta ho passato il test preliminare (non vi dico le mirabolanti gesta per riuscire ad organizzare   lo studio, i figli e tutto il resto) e sono in attesa di fare la seconda prova (sono tre in totale, per poter   accedere al corso: non si sa mai… se sbagliassero a valutarti alla prima, possono sempre mandarti   in panchina in corso d’opera.)  E pochi giorni fa, ecco arrivare “La Buona Scuola”: il nuovo sistema scolastico partorito dai nostri   governanti, nel quale noi “NON abilitati”, tanto degni di considerazione fino ad oggi, da domani   (negli anni a venire, direi) saremo cancellati dalla lista dei possibili insegnanti.

Non mi soffermo sulle speculazioni che vorrei fare su questa scelta e sulla scelta di affidare ad un   canale abilitante che misura solo le competenze didattiche (molte delle quali, tra l’altro, puramente   mnemoniche), tralasciando altre capacità fondamentali per accostarsi alla professione insegnante,   perché non è questo lo scopo del mio post. Era solo per farvi saggiare l’amarezza che mi danza in   bocca in questi ultimi giorni, guardandomi indietro e dando un’occhiata al percorso che mi sono   lasciata alla spalle e chiedendomi: “ma dove avrò sbagliato?”  Torno, invece, alla favola della mia generazione. La mia storia è uguale a quella di tante altre.

Ormai siamo circondati da ragazzi e ragazze più o meno della mia età che sta vivendo queste   situazioni negli ambiti più disparati: stage, lavoro interinale, apprendistati di ogni tipo, contratti   continuativi, a progetto, a tempo, mesi di prove che non vengono rinnovati per evitare di assumere.   Insomma, per ogni possibilità di lavorare ce ne sono abbinate almeno un milione per lasciarti a casa.

Siamo una generazione multidimensionale, XYZ appunto (e quant’altre i signori in poltrona   decideranno di aggiungere): rimbalziamo come palline impazzite da un muro di gomma ad un altro,   innalzandoci in realtà virtuali nelle quali ci viene promessa una futura stabilità e sprofondando   continuamente nella concreta impossibilità di attuarla a causa di una serie di cavilli diplomatici,   burocratici, grandi trovate geniali che i nostri governatori continuano ad infliggerci.  Eppure, guardateci! Siamo flessibili, ci pieghiamo ad ogni necessità, siamo testardi, caparbi,   portiamo avanti le nostre idee con tenacia, senza farci avvilire da questi meschini giochi di potere   con cui tentano imperterriti, col sorriso sul volto, di approfittarsi di noi, sfruttandoci laddove   necessitano di manodopera e poi… una bella pacca sulla spalla, “arrivederci e grazie”! Ci rialziamo,   ogni volta, in piedi e riprendiamo il nostro percorso, sappiamo giostrarci benissimo, ormai, tra tutte   le dimensioni che ci propinano, come fossero livelli sempre più avanzati di un videogioco.  Generazione XYZ.

Sinceramente: io ci punterei, se fossi in loro, su una generazione così.

* Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare, attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.