Adesso ci prendono anche per il culo

IMG_7403.JPG
Guardate la foto: sono i cassonetti dell’immondizia in via Gramsci, vicino alla Canepa & Campi, alla fine di Manesseno. Non solo sono entrambi col coperchio quasi inesistente, quello che ce n’ha un po’ di più è stato messo al contrario, con il pezzetto di coperchio chiuso, così da costituire un ostacolo al suo corretto utilizzo. La questione di per sé non è così importante, AMIU ha fatto anche di peggio, ma è indicativa di un menefreghismo colossale da parte degli addetti alla raccolta e di una scarsa capacità, da parte di chi ha il dovere di farlo, di controllare la qualità del servizio. Un servizio salatissimo che noi cittadini paghiamo interamente con le nostre tasse ricevendo in cambio un trattamento indecente.

È tempo che l’assessore Lottici si faccia sentire.

Claudio Di Tursi

QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA CITTA’ METROPOLITANA

IMG_7396.JPG
di Flavio Poggi*
Domenica 28 Settembre 2014 gli 815 Consiglieri Comunali dei 66 Comuni della Provincia di Genova (sono 67 ma Zoagli viene escluso perché commissariato) voteranno per le prime elezioni del Consiglio Metropolitano di Genova, e io fra questi.
Mi vergogno un po’ ad ammetterlo apertamente di fronte a tutti, perché vi rappresento e, quindi, nella sede di queste strane (per noi italiani) elezioni di secondo livello, dovrei aver studiato ed essermi preparato per bene per adempiere a questo mio dovere, ma devo confessare che mi avvicino a questa fatidica e per certi versi storica data sentendomi profondamente ignorante.
Comunque vadano le cose e qualsiasi sia la propria opinione nel merito, stiamo per affrontare un cambiamento istituzionale piuttosto importante che non dubito che avrà significative e molteplici ripercussioni che non tarderemo a toccare con mano direttamente. Per questo motivo, quindi, sarebbe auspicabile non prenderlo alla leggera. E, tuttavia, pur partecipando a riunioni, leggendo documenti e discutendo con altri Consiglieri comunali di altre aree geografiche, non mi sono granchè chiarito le idee su come cambieranno le cose e cosa succederà a partire dal prossimo 1 gennaio 2015, quando la Città Metropolitana sostituirà a tutti gli effetti la Provincia.
Purtroppo, mi trovo a riscontrare che mancano ancora molti importantissimi pezzi del mosaico per diradare un pochino la nebbia che ancora avvolge questa nuova Istituzione. Quali deleghe avrà oltre a quelle proprie della Provincia? Come faranno i Consiglieri Metropolitani ai quali il Sindaco Metropolitano affiderà deleghe specifiche a gestirle efficacemente, dovendole coniugare con quelle che già si portano appresso dal loro Comune di provenienza, inoltre a titolo gratuito? Quali saranno i loro uffici di riferimento (Dirigenti e Funzionari) e dove risiederanno fisicamente? Personalmente, ho un mucchio di domande ancora senza risposta a ormai pochi giorni dalle elezioni alle quali sono chiamato a dare il mio contributo.
Una mia opinione personale su un aspetto specifico, però, in questi pochi mesi di mandato me la sono fatta e la voglio condividere con voi. La struttura geografica della Città Metropolitana di Genova, rispetto a quella delle altre 9 a statuto ordinario è una follia e il sistema elettorale col quale voteremo ne amplificherà ulteriormente gli effetti, che ho il forte timore che possano essere fortemente negativi per tutti i Comuni dell’entroterra. Ora vi spiego brevemente il perché di questa mia posizione fortemente critica.
La Provincia di Genova ha, complessivamente, poco meno di 870.000 abitanti su una superficie di circa 1.800 kmq. Di questi, circa 600.000 vivono nei 250 kmq del Comune capoluogo e 100.000 nei 100 kmq dei Comuni della fascia costiera del Tigullio, fra S. Margherita Ligure e Sestri Levante. I restanti 170.000 abitanti sono sparpagliati negli altri 60 Comuni, prevalentemente dell’entroterra, in oltre 1.400 kmq. Da questi numeri emerge in maniera crudele l’evidente, drammatica sproporzione fra la realtà della Città (e della fascia costiera, più in generale) e quella dell’entroterra. Da questi numeri si capisce immediatamente che non ci può essere nulla in comune fra una comunità, una macchina amministrativa, un tessuto sociale, un contesto territoriale e ambientale come quello di Genova e quello, per fare un esempio estremo, di Rezzoaglio o di Vobbia. Un’Istituzione come la Provincia, pur con tutti i difetti e gli sperperi di una filiera istituzionale effettivamente troppo lunga, garantiva un equilibrio; faceva da contrappeso allo strapotere del Comune capoluogo. Poteva mantenere un occhio benevolo e rassicurante sui problemi dei territori più remoti e meno importanti (dal punto di vista del peso politico). Non voglio dire che non se ne potesse proprio fare a meno. Sono personalmente favorevole allo snellimento della macchina amministrativa ed alla riduzione del numero degli Enti Locali (e soprattutto delle varie società partecipate). Ma, spero di sbagliarmi, temo che questa Città Metropolitana farà rimpiangere amaramente a tutti i piccoli Comuni la vecchia Provincia. E uno dei motivi che mi ispira questa paura è proprio il sistema elettorale che è stato escogitato. I Consiglieri metropolitani verranno eletti dai Consiglieri comunali, ma ognuno dei nostri voti non avrà lo stesso valore: il voto di chi siede nel Consiglio comunale di Genova peserà per circa 1.100 unità, il mio per 110…quello di un Consigliere di Rondanina per neanche 30…Cioè, il voto compatto dell’intero Consiglio comunale di Sant’Olcese conterà poco più del voto di uno solo dei 40 Consiglieri di Genova. E il voto compatto di tutti i 682 Consiglieri dei 60 Comuni della Provincia di Genova con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, la cui estensione copre circa l’80% del territorio “metropolitano”, avrà un valore largamente inferiore a quello espresso dai 40 Consiglieri di Genova (33.000 contro 45.000 circa)…il timore che l’alta Val Polcevera divenga a tutti gli effetti la nuova periferia di Genova è, ahimè, solo parzialmente attenuato dagli effetti della crisi…e non mi sento di poterne gioire.
*Flavio Poggi, geologo, è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese.

Manesseno: il ponte sospeso

PonteSospeso

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

Dal Corriere Mercantile riportiamo un articolo di Paolo Bertuccio sullo stop ai lavori del ponte di Manesseno.
Le considerazioni che sorgono spontanee sulla vendita della pelle dell’orso prima della cattura del plantigrade sono tanto ovvie quanto amare.

Manesseno, si fermano i lavori per il nuovo ponte

STORIA INFINITA _ La ditta che dovrebbe realizzare l’opera rischia il fallimento: il sindaco scrive ai cittadini per spiegare che la responsabilità dello stop è della Provincia.
Manesseno, si fermano i lavori per il nuovo ponte. Lavori fermi e un grosso punto interrogativo, l’ennesimo, sulla
data di completamento dell’opera.
Si arricchisce di un altro capitolo la tormentata storia del ponte di Manesseno, progettato più a monte di quello attuale, per bypassare l’abitato (che si trova sulla sponda sinistra del torrente Sardorella) e alleggerire il traffico che grava sul paese.
Stavolta il motivo dello stop è il periodo nero – per così dire – che sta attraversando la ditta aggiudicataria dell’appalto.
L’azienda, con sede ad Alba in provincia di Cuneo, è in stato di “concordato preventivo con continuità aziendale”. Per chi non è cultore del diritto tributario, si tratta di una sorta di tentativo estremo di evitare il fallimento: l’azienda continua a lavorare ma sotto lo stretto controllo di un commissario che vigila affinché i debiti vengano onorati. Un regime ridotto, che al momento non permette la prosecuzione dei lavori a Manesseno, fermatisi dopo una serie di prove di carico sulla struttura.
Una situazione di stallo che ha indotto il sindaco di Sant’Olcese Armando Sanna a scrivere ai propri concittadini, spiegando che il ritardo non è imputabile all’amministrazione comunale e che da parte di quest’ultima «ci sarà il massimo livello di attenzione nel monitorare la vicenda». In effetti a gestire la partita è la Provincia di Genova, che ha preso atto della situazione.
«Speriamo di poter concludere entro la fine dell’anno», spiega da largo Lanfranco il direttore dei lavori pubblici Pietro Bellina. Nel caso in cui la situazione della ditta appaltatrice non dovesse sbloccarsi a breve, ci sarebbe la soluzione del cottimo fiduciario,cioè il completamento dei lavori con una procedura d’appalto “velocizzata”, «anche se – prosegue Bellina – proprio in agosto è entrata in vigore la legge che disciplina, tra le altre cose, la realizzazione di opere pubbliche, con una serie di nuovi obblighi e adempimenti per le imprese».
Intanto, Manesseno continua a subire il traffico dei mezzi pesanti diretti verso la zona industriale a monte del paese. Il riassetto della zona prevede, insieme all’abbattimento dell’attuale ponte, il transito dei camion esclusivamente
sulla sponda sinistra. Ma il tutto si sbloccherà soltanto con la fine del cantiere. L’inaugurazione, secondo le previsioni della scorsa primavera, avrebbe dovuto avvenire in agosto, donando così a Manesseno una viabilità più leggera proprio in concomitanza dell’inizio delle scuole. Niente di tutto questo, e il ponte “nuovo” – previsto in un piano di bacino del 2001, finanziato dalla Regione nel 2010, iniziato nel 2012 – rischia di diventare vecchio prima ancora di nascere.
PAOLO BERTUCCIO

IL PIANETA E’ AL COLLASSO! PREPARIAMOCI…

IMG_7394.JPG
di Flavio Poggi
Scusate per il titolo catastrofista: l’ho scelto appositamente per cercare di attirare la vostra curiosità e sperare che qualcuno in più legga queste righe…
In realtà, il titolo è la rivisitazione di quello di un libro di Luca Mercalli, climatologo noto ai più per le sue apparizioni televisive, che sto rileggendo in questi giorni: “Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza…e forse più felicità” (Ed. Chiarelettere, 2011). Questo libro mette in bella prosa e sostiene con citazioni bibliografiche autorevoli tutta una serie di pensieri e considerazioni che da molti anni ormai ho maturato, relativi all’insostenibilità dell’attuale modello economico ed alla falsità del mito della crescita indefinita. Inoltre, l’Autore descrive tutta una serie di comportamenti e stili di vita consapevoli (concedetemi la facezia ironica della citazione di una porzione del lunghissimo titolo assegnato all’oggi cancellato assessorato all’ambiente della Regione Liguria) che mette in pratica in prima persona sia nell’ottica della coerenza etica con il proprio pensiero sia in quella di prevenire le possibili (probabili?) conseguenze del declino, più o meno traumatico, della nostra società.
Questa lettura ed il mio attuale impegno civile nel Consiglio comunale mi hanno stimolato l’idea di diffondere il più possibile questi pensieri e di proporre e promuovere questi stili di vita maggiormente sostenibili.
Dalle pagine di questo blog, quindi, vi proporrò settimanalmente alcuni estratti dal libro di Mercalli con l’obiettivo di avviare una specie di forum con voi lettori che venga popolato con i vostri commenti e valutazioni su gli estratti proposti, ma anche con le vostre esperienze personali ed i vostri comportamenti in merito a questa o quella tematica, oltre che di fornirvi una lettura spero interessante. Io cercherò di avviare la discussione proponendo ogni volta il mio punto di vista.

Permettetemi di partire dal fondo, dalle conclusioni del libro:

“La sera, dalla mia vetrata sulla pianura torinese, entra il bagliore giallastro delle innumerevoli lampade ai vapori di sodio che costellano il territorio. Anche questa è una novità assoluta nella scala dei milioni di anni: per la prima volta, nella storia di tutti i tempi, la faccia buia della Terra brilla di un reticolo di luci artificiali e chi è al suolo non vede più le stelle. […] Da un secolo e mezzo nuovi punti luminosi, prima a gas, poi elettrici, non hanno fatto che moltiplicarsi in modo esponenziale, e i satelliti restituiscono ora la geografia demografica notturna in base alla densità delle agglutinazioni luminose.
Questa pianura costellata di luci non mi da sicurezza, mi ispira invece un senso di estrema precarietà. Possiamo permetterci di sprecare così tanta e preziosa energia fossile per illuminare la notte? Quanto a lungo potrà durare questa distratta opulenza?
Prepararsi non vuol dire ripiombare di proposito nel buio del passato, ma evitare che la troppa luce si spenga di colpo e senza preavviso. Queste lampade stanno illuminando inutilmente vie deserte, parcheggi desolati e fossi dove le lumache e i rospi protestano per lo strano sole che non fa vedere i colori. Sono il simbolo della nostra inefficienza e della nostra inadeguatezza ad affrontare la realtà.
Ma come fare a convincere chi le ha appena installate che non servono, che ci avvicinano al baratro invece di proteggerci […]? Come far capire al parco buoi gaudente che non legge, che non ha capacità critica, intontito dalla pubblicità, dal gossip, dal luccichio della trash TV e delle vetrine, che bisogna cambiare l’agenda delle priorità? Io non lo so, ma spero che queste pagine possano dare una mano almeno a una frazione d’avanguardia della società, covando qui l’unico germe d’ottimismo razionale: se guardo, infatti, ai numeri nudi e crudi, non ce la faremo mai, troppa la moltitudine che rulla, come una mandria cieca e sorda, troppo piccola la parte consapevole, troppo lenta la diffusione dell’informazione e l’attitudine al cambiamento. Ma la società è un sistema complesso, nel quale piccoli stimoli iniziali possono dar luogo a grandi e rapidi cambiamenti. […]
Io mi auguro che per una volta nella storia saremo in grado di utilizzare lo straordinario potenziale di conoscenza acquisito in millenni di avventura umana per decidere almeno in parte il corso del nostro futuro. Perché esso è anche determinato dalle scelte di oggi: “Le passé répond de l’avenir” sta scritto per mano di Vauban sulla cittadella fortificata di Briançon. […]
Quindi meglio prepararsi subito, senza angoscia, ma con lucida alacrità: c’è molto lavoro da fare e, qualsiasi cosa succeda, non sarà lavoro buttato via, come insegna la favola classica della cicala e della formica. […]
Guardiamo in faccia il precipizio e costruiamo il sentiero per discenderlo, consci che l’imprevedibilità dei dettagli che il futuro ci riserverà chiederà sacrifici, ma offrirà pure nuove opportunità e forse più felicità. L’importante è non precipitare […]. Svegliatevi e prepariamoci.”

COMMENTO: il primo sentimento che mi ha ispirato la lettura di queste righe è quello della vergogna. Vergogna per l’irrefrenabile ed immediato istinto di condivisione di questi pensieri e valutazioni. Vergogna perché molti di questi pensieri, prima di leggerli impressi e divulgati dalle pagine di questo libro, li celavo con un po’ di imbarazzo dentro di me. Perché certi pensieri vengono sovente accostati a definizioni quali “snobismo intellettuale” e “radical chic”. Che questa “nuova” corrente filosofica della cosiddetta “decrescita felice” o della “post-crescita” conduca a movimenti neo-Illuminati? E’ pur vero, però, che il contesto socio-economico nel quale ci troviamo a vivere è descritto in maniera tragicamente reale nelle pagine del libro: un modello di sviluppo insostenibile che ci contrabbanda come plausibile e ovvio il mito della crescita infinita che parte da un Pianeta con risorse finite che da decenni stiamo sovrasfruttando. Un’informazione mass-mediatica asservita a questo modello di sviluppo che cerca di lobotomizzarci attraverso bombardamenti a base di pubblicità e programmi trash, trasformandoci da “esseri umani” a “consumatori”. Ecco, questa parola mi fa ribrezzo. Io NON sono un “consumatore”. Nessuno lo è! Dovremmo ribellarci ad un concetto di questo tipo…neppure le “Associazioni dei Consumatori” dovrebbero esistere, perché danno concretezza a questo tentativo criminale di mutazione genetica dal quale siamo minacciati. Ed è una minaccia concreta, perché ci viene da chi ci governa (politici e multinazionali), che propaganda la crescita infinita, l’aumento del PIL e così via. Ma è proprio rimboccandosi le maniche e agendo in maniera concreta in prima persona, con comportamenti e stili di vita “consapevoli” e in controtendenza rispetto ai modelli che ci vengono proposti dai media, che ci si scrollano di dosso le irritanti e sbeffeggianti etichette sopra menzionate. Chi suda e si sporca le mani con la terra per farsi l’orto o per metter via la legna per scaldarsi d’inverno, chi indossa per anni gli stessi abiti, finché non sono “frusti”, chi preferisce spostarsi in autobus, treno o bici, chi raccoglie maniacalmente in maniera differenziata i rifiuti non è uno snob intellettuale o un radical chic, ma una persona di buon senso!

*Flavio Poggi, geologo, è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Corse ATP: interviene l’Assessore Trucco

IMG_7128.JPG
di Elena Viola
Nei giorni scorsi ci siamo fatti portavoce dei disagi dei pendolari che viaggiano sui mezzi ATP parlandone, tra gli altri, anche con l’Assessore Trucco.
Una prima risposta ci è venuta proprio dall’Assessore a seuito dell’incontro con la Direzione ATP di cui vi avevamo parlato nell’articolo precedente. ATP ha chiesto ancora un paio di giorni per poter “studiare ed elaborare” un orario che cerchi di venire il più possibile incontro alle esigenze dell’utenza, specialmente nella fascia oraria del primissimo mattino. Come tutti noi sappiamo le condizioni in cui versa ATP sono precarie e purtroppo i tagli alle corse che negli anni si sono succeduti, rendono dolorosamente evidente ai pendolari e non solo, quanto una corsa eliminata impatti sulla qualità del servizio.
Alcuni utenti avevano avanzato l’ipotesi di utilizzare autobus di dimensioni maggiori rispetto a quelli che viaggiano abitualmente sulle nostre strade, specialmente per la corsa delle 6.43 in partenza da Casanova, tuttavia ciò non è possibile proprio per la peculiarità del percorso che questa specifica corriera deve effettuare.
Siamo consci che la situazione sia delicata e molto complessa, da un lato i tagli alle corse ed un budget che non basta mai, dall’altro le necessità di un’utenza che ormai è tristemente abituata a viaggiare in condizioni francamente umilianti.
In un panorama così complesso occorre dare atto all’Amministrazione di farsi parte attiva dalla parte dei cittadini nel solco di una “tradizione” che vede l’assessorato ai trasporti in da sempre prima linea, ericonoscere ad ATP la buona volontà nel metter a disposizione dei cittadini il numero della persona che si occupa di redigere gli orari per la nostra linea e per il genovesato.
0185/373260 è il numero da chiamare, risponde il sig. Francesconi.
Ci auguriamo che, così come la notte porta consiglio, altrettanto possano fare questi giorni che ATP ha chiesto
Elena Viola è capogruppo in Consiglio Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese

Da podista a podista (AGGIORNATO)

IMG_7392.JPG
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera ad Armando Sanna di Giuseppe, un nostro lettore che evidentemente condivide col nostro Sindaco la stessa passione per la Corsa.
Il fatto che Armando sia chiamato “Orso” e che la sede comunale sia identificata come “Tana”, ci fa pensare che il nostro anonimo amico nel nostro comune ci corra ma non ci viva.
Per il resto condividiamo in toto le sue considerazioni.

CARO Orso,
mi potresti spiegare come mai la strada per la tua tana in comune in quel di Piccarello è il sentiero, perchè ormai a questo si è ridotto, più pieno di arbusti e più male illuminato dell’intera “foresta”?
La domanda è cosa faccia la leggenda del podismo, nella persona del Sindaco che abita la tana.
Certo i podisti ben più proletari di lui, atleticamente parlando, che sviaggiano sulla strada possono avere qualche emozione in più a sopravvivere ai rovi che invadono la corsia e alle auto al buio nelle ore serali e notturne, ma non sarebbe male che il corridore di fama che fa il sindaco si occupasse di fare disboscare la sede stradale Manesseno-Piccarello e illuminarla a sufficienza, salvando magari qualche podista volenteroso, anche se non campione.

Cari saluti Giuseppe

AGGIORNAMENTO:

Dopo solo poche ore ecco la risposta al nostro amico podista “foresto” pubblicata su santolceseinform@ che, per comodità di lettura, vi trascriviamo integralmente. Buona lettura!

Aggiorniamo ed informiamo cittadini, automobilisti, podisti residenti e non sui lavori sulla provinciale Manesseno-Sant’Olcese.

(1) La competenza dello sfalcio sulla provinciale è della Provincia, che proprio oggi ha completato il tratto Sant’Olcese – Vicomorasso e proseguirà verso Piccarello e Manesseno. Nonostante ciò, visto che la Provincia aveva comunicato che i lavori di sfalcio sarebbero partiti a settembre, il nostro Comune aveva attivato una borsa lavoro che aveva provveduto a pulire Manesseno ed Arvigo.

(2) L’impianto di illuminazione pubblica sulla provinciale è relativamente nuovo, completo e funzionante. Oggi sono iniziati i lavori per ultimare il tratto Piccarello – Fabbrica Preti. Lunedì 7 pali nuovi inizieranno a funzionare in zona Gambulli, in un tratto noto soprattutto a chi corre anche in salita, come il nostro Sindaco.

(3) Il Comune ha provveduto alla pulizia delle principali strade comunali e, tra ieri ed oggi, del parcheggio in zona Casa comunale a Piccarello.

LIDL: il pane si fa di notte, il negozio anche!

IMG_7387.JPG
Betoniere operanti a mezzanotte, trapani, flessibile, punta e mazzetta martellanti fino all’una, con tanto di intervento dei Carabinieri chiamati dai cittadini sempre più disperati: sono i lavori della LIDL che sta attrezzando il supermercato per la vendita del pane.
Il disagio dei residenti dura da più di un mese e nei giorni scorsi ci sono state ripercussioni anche sul traffico paralizzato in via Don Strurzo perché c’era da abbattere il muretto all’entrata principale ed i clienti dovevano entrare dal retro congestionando anche la piccolissima via Angelo Scala: parola d’ordine non chiudere mai.
A scuola, quando c’erano le lezioni di educazione civica, ci spiegavano che la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri. Io da un po’ di tempo sto cercando di capire dove finisce la libertà della LIDL.

Claudio Di Tursi