La tetta nel tritacarne, storie di un giornalismo che non esiste più

Katharine Graham

«Tutta questa porcheria la metterete sul giornale? È stato tutto smentito. Katie Graham si ritroverà con una tetta in un tritacarne se questo sarà pubblicato».

«Davvero ha detto così? »: il direttore del Washington Post Ben Bradlee non vuole credere che quelle che ha appena udito da Carl Bernstein siano le esatte parole pronunciate al telefono dal vice ministro della Giustizia John Mitchell, colto di sorpresa dall’annuncio della prossima rivelazione del suo nome tra quelli implicati nello scandalo Watergate. Ma Bernstein ne è certo  «Ce l’ho sugli appunti, parola per parola». «Allora Scrivilo ma senza la parola “tetta”, questo è un giornale per famiglie».

Questo era Ben Bradlee, il direttore che fece grande il Washington Post con  la sua intransigenza e quella schiena dritta che gli impediva di piegarsi alla tracotanza del potere politico. E poteva essere l’uomo che era anche perché alle spalle aveva un editore come Katharine Graham per la quale l’unica cosa che contava era il rispetto per i lettori.

Era il 1972 ed in quegli anni, in America, anche se eri un giornalista con pochissima esperienza come Bob Woodward  o Carl Bernstein, ma avevi fiuto, sete di notizie e di verità, ti potevano affidare un inchiesta come quella del Watergate che portò, due anni dopo essere stato rieletto Presidente degli Stati Uniti, alle dimissione di Richard Nixon.

I cinque arrestati sorpresi la notte del 17 giugno all’interno del Watergate Complex, il quartier generale del Comitato Nazionale Democratico, non erano semplici ladri. Vestiti in maniera elegante, avevano nelle loro agendine i nomi dei maggiori referenti del Partito Repubblicano  e le tasche piene delle microspie che avrebbero dovuto piazzare nell’edificio in sostituzione di quelle guaste, posizionate già tre settimane prima con un’altra intrusione non autorizzata. Bernstein e Woodward partirono da quell’episodio per scoperchiare il vaso di pandora di una campagna elettorale che aveva portato il repubblicano Nixon alla rielezione con metodi non proprio ortodossi, riuscendo a dimostrare il legame tra i cinque falsi ladri e personalità del Comitato per la Rielezione di Nixon vicinissime al Presidente. I due giornalisti, vincitori del Pulitzer, lottarono nel più totale isolamento, sperando invano che la loro inchiesta fosse ripresa da qualche altra testata giornalistica e, nei momenti cruciali della fase finale, furono in forte pericolo di vita.

Ben Bradlee è mancato due giorni fa alla veneranda età di 93 anni ed ha incarnato per decenni il simbolo di quel giornalismo d’inchiesta che sfida i poteri forti e pesta i piedi ai politici potenti e corrotti che nel nostro paese è morto molto prima o addirittura non è mai nato; fatto, questo, che ha contribuito non poco a creare quel brodo di coltura in cui si è sviluppata una certa classe politica di cui sono esponenti i campioni di inettitudine che, proprio in questi giorni, vediamo esercitarsi nella pratica dello scaricabarile.

Claudio Di Tursi

5° PUNTATA – IL PIANETA E’ AL COLLASSO! PREPARIAMOCI…

impronta
di Flavio Poggi*Arieccoci!!!! Siete già stufi? Beh, allora abbiamo un problema, perché ne abbiamo ancora per un bel po’! Questo libro, “Prepariamoci” di Luca Mercalli, è una vera miniera di spunti interessanti. Visto che l’ultimo numero mi è sembrato un po’ troppo lungo e non vorrei che vi addormentaste leggendo, questa volta vi propongo un solo stralcio che, questa settimana, riguarda la prima parte del libro “Cose che dobbiamo sapere”. Come sempre, segue il mio commento. Ad oggi i vostri contributi sono stati scarsini…forza! Coraggio e un po’ più di impegno!

Buona lettura!

 

L’impronta ecologica – “Il 21 Agosto 2010 si è celebrata la Giornata Mondiale del sovra sfruttamento. In italiano suona meno bene di Overshoot Day, ma il concetto è che dal 1 Gennaio al 21 Agosto 2010 l’umanità ha consumato le risorse rinnovabili del pianeta, mentre dal 22 Agosto al 31 Dicembre ha consumato il capitale naturale. […]

Ogni essere umano ha necessità per vivere di una certa superficie terrestre, in grado di produrre alimenti, fornire materie prime ed energia, depurare i rifiuti, una quantità che è stata definita biocapacità e si misura in ettari globali (un ettaro è una superficie pari a 10.000 m2, poco più di un campo da calcio e mezzo). La biocapacità terrestre, ovvero la zona di suolo agricolo, forestale e di superficie oceanica favorevole alla pesca, rapportata all’attuale popolazione del pianeta, che è di quasi 7 miliardi di persone, è di 1,8 ettari per persona. Se si calcola l’utilizzo di risorse e la produzione di inquinanti effettiva dell’umanità (dati 2003) vediamo che è pari a 2,2 ettari: è l’impronta ecologica. Stiamo usando 0,4 ettari in più di quelli che ci sono in realtà, circa il 25% in più di quello che la Terra può offrire in modo durevole e rinnovabile, cioè stiamo sovra sfruttando il sistema. Il superamento di questa pericolosa soglia è avvenuto per la prima volta negli anni Ottanta. […]Per un po’ di tempo la biosfera è in grado di sostenere la richiesta, in quanto si intacca il capitale naturale accumulato in millenni, ma tra un po’ la condizione di overshoot non sarà più sostenibile e noi cominceremo a rimanere senza risorse, come una carta di credito con il conto in rosso. […]

I 60 milioni (di italiani) hanno un’impronta di 4,2 ettari a testa ma dispongono di risorse interne per solo un ettaro, con un deficit di oltre 3 ettari, al quale sopperiscono sottraendo risorse ad altri paesi. Per confronto, le nostre risorse interne ci permetterebbero un livello di vita pari a quello medio attuale dei paesi africani (1,1 ettari per persona) o, se volete, quello che avevamo in Italia verso la metà degli anni Cinquanta, quando, però, c’erano 10 milioni di abitanti meno di adesso! […] Questo mette in luce un elemento di elevata fragilità della nostra società, che vive a spese di altre regioni del mondo e brucia il capitale delle generazioni future..” (pagg. 32-33)

 

 

COMMENTO: premetto che questi numeri medi globali mi lasciano sempre un po’ perplesso. Per certi versi mi piacerebbe capire come siano calcolati e da cosa derivino. D’altra parte, però, mi rendo conto che sicuramente sono conteggi estremamente complessi che “digeriscono” moli di dati enormi provenienti da ogni angolo del mondo…di fatto è impossibile comprenderli così a fondo da apprezzarne realmente il grado di attendibilità e l’aleatorietà ed avere la percezione dell’affidabilità dei numeri che hanno prodotto questi risultati. Quel che è certo è che, istintivamente e a livello qualitativo, riflettendo esclusivamente sul caso italiano, il fatto che ognuno di noi consumi oggi ben più di quanto il nostro territorio sia in grado di offrire mi pare del tutto plausibile, se non addirittura ovvio. D’altronde, nell’era della globalizzazione, nessuno di noi si sorprende che l’Italia consumi risorse provenienti da altri Paesi del mondo: il meccanismo è perfetto! Io ho la pasta e l’olio d’oliva, tu hai le banane, ce li scambiamo e stiamo tutti meglio.

Il problema è quando io ti frego le banane e in cambio sfrutto pure la tua gente facendola lavorare in condizioni miserabili nelle aziende dei miei imprenditori, magari irrorandola pure di pesticidi di tanto in tanto, e la mia pasta la do, invece, agli americani, visto che tu non te la puoi permettere!

Il problema è quando vendo le armi che produco alle bande armate che insanguinano con guerre civili intere nazioni, prendendo soldi ottenuti da loschi traffici alimentati proprio dalle nostre società allo scopo di perpetuare situazioni di instabilità politica maggiormente favorevoli ai loro affari.

Il problema è quando ti scippo le materie prime pregiate procurandoti danni ambientali irreparabili e tu non hai neanche l’acqua potabile da bere.

Il problema è quando ti razzio tutti i pesci persici dal tuo lago, dopo che hanno sfamato centinaia di generazioni dei tuoi antenati, e tu crepi di fame, mentre io al supermercato posso scegliere se acquistare l’acciuga del Mar Ligure oppure il salmone del Canada o, appunto, un bel filetto del tuo pesce persico!!

Personalmente, io mi vergogno parecchio della mia impronta ecologica….e impegnarmi per ricondurla a livelli non dico accettabili ma almeno un po’ meno spropositati mi sembra davvero il minimo sindacale…
Flavio Poggi è Consigliere Comunale per il Comitato Indipendente per Sant’Olcese
footprint

 

Il Centro Ragazzi con i ragazzi al centro!

IMG_7520.PNG
Non sappiamo come esprimere la nostra felicità per la prossima partenza delle attività ricreative rivolte ai più giovani presso quel Centro Socio Culturale che tra di noi ci ostiniamo a chiamare ancora Centro Ragazzi. E non è per l’orso volante che campeggia fiero nella locandina del lancio, o per lo meno non solo; è perché da tempo immemorabile aspettavamo che in questi locali prendesse vita un progetto di qualità destinato ai più giovani.
E bisogna dire che il comune in questo caso ha lavorato bene, ancora una volta l’Assessore alle Politiche Giovanili e Sociali Gabriele Taddeo ha mostrato una sensibilità verso i bisogni dei nostri ragazzi alla quale speriamo di doverci abituare.

Claudio Di Tursi

Centro Socio Culturale, via A. Gramsci 11-17;
Inaugurazione sabato 25 ottobre alle 15,00;
Tre incontri alla settimana dalle 16 alle 19,00: lunedì, mercoledì e venerdì;
Prezzo dai 10 ai 15 euro al mese;
Le attività sono rivolte a ragazzi dai 6 ai 14 anni;
È previsto il servizio navetta di accompagnamento al Centro all’uscita da scuola.

Assolto Stefano Bertoro, il responsabile dell’Ufficio Lavori Pubblici del nostro Comune

IMG_7517.JPG
Stefano Bertoro, l’architetto del Comune di Sant’Olcese, è stato assolto dall’accusa di aver violato la normativa in tema d’appalti per le modalità di assegnazione dei lavori di progettazione della nuova Casa Comunale.
Il processo era stato istruito in seguito ad un esposto presentato nel 2010 dal Comitato Indipendente per Sant’Olcese che, per le sue argomentazioni, aveva convinto il il Pubblico Ministero Francesco Pinto a chiedere il rinvio a giudizio per il responsabile del settore Lavori Pubblici del nostro Comune.
Avevamo ravvisato nel comportamento dell’ufficio quelle che dubitavano potessero essere irregolarità, ci siamo interrogati per capire cosa fare ed abbiamo fatto l’unica cosa che ci consentiva la nostra coscienza: una segnalazione alle autorità competenti.
E se sul piano umano non possiamo che essere contenti del fatto che per Stefano Bertoro sia finita bene, l’amore per la chiarezza e la coerenza ci fanno oggi dire che non rinneghiamo assolutamente la nostra modalità di azione, l’unica consentita a chi voglia interpretare il ruolo della minoranza stabilito dal nostro ordinamento giuridico con serietà: controllare l’operato del Comune dall’interno e, fatte le dovute verifiche, segnalare quelle che dovessero apparirci come irregolarità alle autorità competenti a cui spetta l’onere di emettere il giudizio di merito.

Grazie Marisa

fiore_giallo_foto_2_1440x900Marisa,
Grazie per tutto quello che sei stata per il nostro paese. La tua presenza e volontà costante e silenziosa  e il tuo essere sempre in prima linea negli aiuti volontari ai disabili e agli anziani  è stata  per tutte le persone che hanno avuto l’onore di incontrarti nel loro percorso, un grande esempio di umanità, un esempio che ha rivelato a noi tutti la grande importanza di affiancare in modo semplice ed efficace le persone sofferenti e sole.

Sei stata capace di regalare compagnia preziosa, cura affettiva, protezione e comprensione. Con il tuo sorriso empatico sei riuscita a trasmettere intimità agli anziani ormai senza famiglia, a creare per loro occasioni di socialità ed a far si che si sentissero ancora parte di una vita intensa e gioiosa. Hai fatto credere loro di non essere vuoti a perdere ma persone ancora valide e vive, attraverso la continua motivazione che ricordavi quotidianamente loro con la tua stessa dinamicità.

Hai creduto nella tua missione con grande forza e generosità e attraverso il tuo dolce relazionarti hai insegnato a noi tutti il valore di ogni piccolo contributo sociale fatto azione con rispetto e accettazione per l’altro. Hai accompagnato l’infanzia ,hai abbracciato l ‘anzianità. Sei stata per noi un modello di saggezza e un fondamentale e indimenticabile messaggio d’amore. Ricordandoti. Grazie Marisa.

Il Comitato Indipendente per Sant’Olcese