Il Mercatino del contadino fa tappa a San Bernardo

lapelledellorso:

Il mercatino è fantastico: provare per credere!

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’appuntamento di grande successo con il mercatino del contadino di Torrazza, nato con il patrocinio ed il contributo del nostro Comune, si sposta questo mese a San Bernardo in occasione della festa per arricchire le iniziative collegate ad essa.

Questa festa, rilanciata quest’anno in grande stile, servirà a finanziare il restauro della Chiesa e del suo prestigioso organo.

Di seguito il manifesto ufficiale, che comprende anche tutti i dettagli sugli orari del mercatino. Partecipate numerosi!

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Dove porterà la nuova scala della scuola materna di Arvigo?

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di Elena Viola*

Buone notizie per i piccoli alunni della scuola materna Luzzati di Arvigo: la tanto desiderata, sospirata, agognata scala interna è in fase di realizzazione. Veramente non si tratta proprio di una scala interna all’edificio, bensì della copertura della già esistente scala esterna che a tutti gli effetti viene inglobata in una struttura atta a salvaguardare da freddo e pioggia chi deve salire al primo piano per raggiungere la propria classe o per le procedure di emergenza in caso di forti piogge.
Ad oggi non si rilevano ritardi e quindi, fatto salvo imprevisti dell’ultima ora, sussistono le condizioni perché l’anno scolastico inizi senza ritardi e conseguenti disagi per le famiglie degli alunni.
La copertura della scala così come concepita, in effetti rende la struttura unica, omogenea e rende l’accesso al piano superiore sicuro e confortevole; durante l’inverno gli scalini erano spesso umidi ed il rischi di scivolare era concreto, se poi durante la notte si verificava una gelata, la bidella che per prima arrivava era costretta ad operazioni supplementari per eliminare il ghiaccio da gradini e corrimano… un incubo che quest’anno non si verificherà!
Inoltre, il fatto di non aver materialmente realizzato dentro l’edificio la scala, non intacca gli spazi interni alle classi e agli spazi comuni, cosa che non può che fare felici insegnanti e bambini.
Le sezioni, occorre dirlo, rimarranno al loro posto, al momento a progetto non è contemplato alcuna opera interna alla scuola, e quindi i rumors che volevano la sezione delle rondini trasferita al piano di sopra accanto a quella dei ricci, al momento risultano essere senza fondamento. Da mamma che vive la struttura sulla propria pelle, devo dire che sono un po’ delusa da questa notizia; ritengo che sia importantissimo per i bambini vivere esperienze condivise e portare avanti progetti comuni che arricchiscono attraverso la condivisione di idee e di opinioni, il fatto che manchi un’aula abbastanza grande da poter ospitare momenti di questo tipo, di fatto penalizzava e continuerà a penalizzare una struttura che avrebbe le potenzialità per divenire il classico “gioiellino” da vantare. Riorganizzare gli spazi interni, permettere alle sezioni di essere avvicinate, da un lato costituisce un beneficio per i bambini, dall’altro può contribuire a risolvere i problemi di gestione della struttura da parte del personale docente e ATA , annosa questione ben presente al Direttore del plesso scolastico e a noi genitori…
Altra note stonata in un concerto altrimenti di lodi, è la questione degli spazi esterni. Da quel che al momento si riesce a capire sbirciando il cantiere, la copertura della scala sembra impattare non poco sugli spazi esterni – ahimè già esigui – e sarà necessario ripensare e riorganizzare in maniera efficiente e razionale il giardino per permettere ai bambini di poter godere di momenti di svago all’aria aperta e per permettere alle insegnanti di portare avanti progetti di psicomotricità tanto apprezzati dai piccoli. A questo proposito sarebbe importante poter verificare e nel caso mettere a norma, la porzione di giardino più esterna, spazio che la momento è inutilizzato ma che potrebbe rappresentare una soluzione al problema della carenza di spazio.

*Elena Viola è il Capogruppo del Comitato Indipendente di Sant’Olcese

SAN BERNARDO 2014: LA RINASCITA!

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di Silvia Bevegni*
… E così un’altra festa di “Sanbe” si avvicina… E pensare che qualche anno fa per “protesta” avevo deciso di non preparare la pesca di beneficenza, motivando la mia scelta (discutibile, ci mancherebbe) con la quasi totale assenza di nuove forze pronte a sostituirmi nel ruolo con cui tutti i parrocchiani sono abituati a identificarmi da quando avevo circa 12 anni. Certo, la festa cade in pieno agosto e tante persone, causa ferie, non hanno mai potuto partecipare; e il vedere l’antica chiesa dedicata all’importante santo domenicano Bernardo cadere in abbandono, in quanto chiusa tutto l’anno (ad eccezione della Festa della Madonna della Salute la prima domenica di Luglio e della Festa di San Bernardo la domenica più vicina al 20 Agosto), faceva cadere le braccia e dire “ma chi me lo fa fare”. Ma mi era bastata qualche settimana per decidere che avrei dovuto continuare a dare il mio piccolo contributo per tirare su le sorti della chiesetta nella quale sono stata battezzata, e a cui sono tanto affezionata, anche perché il piccolo borgo si trova poco sopra la frazione dove abito.
Due cenni storici: quando ancora non esisteva la chiesa di Torrazza, eretta agli inizi del XX secolo e diventata nel 1955 sede della costituita Parrocchia di Torrazza (intitolata a Nostra Signora del Rosario di Pompei e San Bernardo), e le chiese di Sant’Olcese e Casanova erano raggiungibili soltanto dopo ore di cammino lungo sentieri e mulattiere, gli abitanti di Bevegni potevano far riferimento a quella poco distante di San Bernardo. Una prima chiesetta fu edificata nel XVII secolo dai contadini di Bevegni; per un voto fu ampliata a metà ‘800 e successivamente nei primi del ‘900. Una lapide all’interno della chiesa ricorda la grazia ricevuta (“Illeso Bevegni dall’inda lue – gli abitanti di Bevegni posero”).
L’organo a canne all’interno è più antico di quello sito in Torrazza, e prezioso. L’organo è stato costruito nel 1857 dall’organaro torinese Felice Bossi, discendente da una dinastia di organari nata nel 1550 e tutt’oggi attiva. Tra i suoi strumenti più importanti, ricordiamo quello della
Cattedrale di Ivrea, S. Maria Maggiore di Vercelli e la Cattedrale di Aosta. Questo delizioso strumento a trasmissione meccanica è composto da dieci registri dei quali due ad ancia e di un registro particolare denominato “Uccelliera” perché imita proprio il cinguettio degli uccellini (sentire per credere!).
In occasione di un bellissimo concerto di musica sacra tenutosi in chiesa a San Bernardo il 5 Luglio scorso, il Maestro Damiano Profumo (tenore al Carlo Felice e organista presso il Santuario di N.S. della Guardia) si è detto con piacere disponibile a suonare nuovamente lo strumento in questione, che tuttavia ha bisogno di un restauro, il cui costo è preventivabile in circa 4.000,00 euro.

E così, in attesa (finalmente oserei dire, dopo tanto spendersi per la buona causa…) degli ingenti lavori di restauro che dovranno essere svolti sull’edificio, più urgentemente all’esterno, sulle coperture e soprattutto sul campanile (la pratica è stata presentata negli uffici competenti per le varie autorizzazioni), spero tanto che l’imminente festa possa nel frattempo consentire di raccogliere integralmente i fondi necessari per riportare l’organo all’antico splendore.

La grande novità di quest’anno è che alla festa religiosa (VEDI FOTO DEL MANIFESTO ALLEGATA), che si svolgerà da giovedì 21 a domenica 24, come da manifesti affissi, si affiancheranno ricche iniziative collaterali (VEDI VOLANTINO ALLEGATO) da domenica 24 a martedì 26, grazie ad Andrea “Botte” Bottesini al quale si deve l’ottima riuscita del concerto di luglio alla vigilia della festa della Madonna della Salute. E per l’occasione, il mercatino del contadino che da qualche mese si svolge a Torrazza verrà allestito a San Bernardo.

Il mio auspicio è che quest’anno tanti santolcesini decidano di recarsi alla festa di San Bernardo, che a dispetto della mancanza, da tempo, di “extra” costituiti da gastronomia e spettacoli, ha invece sempre visto una viva e convinta partecipazione dei fedeli alle funzioni religiose ed alla processione, che da alcuni anni si svolge il sabato sera. Il che è quello che conta. Ma visto che quest’anno, e speriamo anche in futuro, c’è anche il resto… TUTTI A SANBE !!! Vi aspettiamo numerosi; e che San Bernardo ci protegga sempre.

*Silvia Bevegni, avvocato, fa parte del Coordiname ti del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

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Sant’Olcese: un’opportunità da vivere. Un’opportunità da scegliere.

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di Chiara Ferraris
L’altro giorno, dopo una purtroppo abituale giornata di pioggia, ad un certo punto è spuntato il sole. Saranno state le sei, insomma, quell’orario in cui si comincia ad imbastire la cena. Siamo stati in casa tutto il santo giorno e allora ho preso i pupetti e ho detto :”andiamo a fare due passi”. Emma ha preso il passeggino con la bambola e Francy il monopattino e siamo partiti per una breve passeggiata sulla stradina Beleno-Santo.
Che dire, inutile tentare di non cedere al gioco dei paragoni: quand’ero piccola io non si poteva mica fare una cosa così. Guardare i miei bimbi scorrazzare per la strada, raccogliere fiori e erbacce, qualche bastoncino che facciamo finta sia una spada per improvvisare una battaglia e ogni tanto tendere l’orecchio per sentire se arriva una macchina, unico momento in cui devo riacchiapparli e tenerli al guinzaglio (ovviamente con Emma urlante) è sempre una gioia immensa, per me. Mi riempie di soddisfazione. Sì, sono soddisfatta di aver scelto Sant’Olcese, di aver scelto Beleno dove far crescere i miei figli.
Mi piace vederli disorientati in città, osservare ammutoliti gli autobus e Francy che urla: “Mamma, un pullman enorme, e un altro, ma quanti!” e per nulla disorientati nel sapere che i cinghiali mangiano le mele nel prato sotto casa.
Io sono cresciuta a Sampierdarena, nel quartiere dove sono nati e cresciuti i miei e che, quando erano ragazzini, era tappezzato di piccoli orti, su per la collina, insomma di verde ce n’era un po’ per essere in città. Poi si è trasformato, è diventato un quartiere malandato, proprio vicino all’ospedale negli anni in cui si dava il metadone, quindi non era sempre facile fidarsi di chi incontravi sotto casa. Devo ringraziare i miei genitori perché tutte le estati mi portavano in campagna, in un paesino sperduto dell’Aveto, Bertigaro, a passare le vacanze dal 15 giugno al 1 settembre (come adora ripetere mia madre). Li ringrazio perché mi hanno dato la possibilità di valutare: di osservare un’altra realtà da rendere bagaglio personale e presupposto per scegliere, in futuro, quale vita mi si addicesse di più.
Ricordo la malinconia che provavo quando si rientrava a Genova, come mi faceva pena il grigio della città paragonato al verde della mia Bertigaro, come mi si appesantiva il respiro nell’aria viziata di cui mi accorgevo per la prima volta, anche se poi ci si abituava di nuovo facilmente, e anche di come fosse impossibile “andare giù”. Perché in campagna si andava “giù” a giocare, il che voleva dire uscire dalla palazzina e lanciarsi in prati, boschi, altri prati, le piane, i boschetti che fosse giù o su poco importava. Da genitore ora mi chiedo se i miei non fossero pazzi: partivamo dicendo ciao e spaziavamo per la campagna senza mai preoccuparci di dire dove andassimo (vi giuro, ero piccola, molto piccola) o che facessimo ma c’era poco, in realtà, di cui avere paura. Una volta, a Genova, ho detto a mia madre: “vado giù”, giusto per rivivere i deliziosi momenti delle vacanze estive, e sono andata nel cortiletto sotto casa con mio fratello a giocare a palla. Poi abbiamo trovato una siringa tra i radi ciuffi d’erba, siamo saliti su e giù non ci siamo più tornati.
Con questo non voglio demonizzare la città, né tanto meno il quartiere da cui provengo, dico solo che non mi pesa prendere la macchina per comprare un litro di latte, rimanere bloccata per la neve d’inverno, dover tirare su la legna in casa (va bene, dai, lo ammetto: questo lo fa soprattutto mio marito), essere distante da qualunque posto si voglia andare, perché io ho scoperto, vivendo a Sant’Olcese, che esistono le stelle anche d’inverno.
A Genova, quando osservavo il cielo, di notte, dalla finestra della mia vecchia cameretta, vedevo tutto nero e talvolta rosso. Ma non le stelle. Quelle le ho scoperte qui, e adoro farle vedere ai miei figli.

* Chiara Ferraris, mamma di due bambini, laureata in biologia molecolare e cellulare, attualmente insegnante di matematica e scienze nelle scuole medie.

AMIU: le risposte inaccettabili dell’Assessore Lottici

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Simona Lottici

di Stefano Sobrero*
Durante lo scorso Consiglio Comunale del 7 Agosto del quale si è ampiamente parlato su entrambi i blog principali, si è affrontato come ultimo argomento all’ordine del giorno, la risposta ad un’interrogazione del Comitato datata 23 Giugno inerente la qualità del servizio di raccolta dei rifiuti (link al documento).
Con questa interrogazione si poneva l’attenzione sull’inadempienza di Amiu circa alcune attività previste dal contratto in essere e si sollecitava l’Amministrazione affinchè prendesse contatti col gestoreal fine di migliorare il servizio rendendolo conforme a quanto scritto.
Personalmente mi ritengo molto insoddisfatto delle risposte che l’assessore Lottici ha fornito, a mio parere si è limitata a riportare le spiegazioni fornitele dal referente Amiu per il nostro comune, le quali ritengo siano piuttosto discutibili.
Durante il Consiglio più volte avrei desiderato prendere la parola, ma visto che l’intervento del pubblico non è ammesso (e mi pare ragionevole, se pur limitante..) ho deciso a distanza di una settimana circa di rendere pubbliche le mie osservazioni, il che non significa a prescindere che siano pienamente corrette..
1. soltanto in seguito alla segnalazione del Comitato Amiu ha ammesso di non aver effettuato il lavaggio dei cassonetti dell’indifferenziata almeno per tutto lo scorso inverno (a causa di problemi tecnici…), pulizia che è stata effettuata alla fine di Luglio e schedulata per Agosto per intervento dell’Assessore Lottici.
Questa situazione, per quanto possa essere giustificata, ritengo sia inaccettabile e comunque necessiti di un sistema di controllo più efficace ed efficente nei confronti dei servizi appaltati sul nostro territorio: quanto accaduto con la pulizia dei cassonetti ricalca esattamente la stessa situazione avvenuta con lo spazzamento delle strade, disservizio segnalato dal Comitato nella scorsa primavera.
2. l’obsolescenza dei cassonetti verdi deriva dalla non disponibilità di cassonetti di ricambio da parte del gestore.
Questo mi lascia perplesso, sono davvero tanti, addirittura mi sbilancerei a dire che ci sono più cassonetti danneggiati che integri, ma per essere sicuro di dire il vero sarebbe necessario effettuare un controllo a tappeto.
3. Spesso sono i cittadini che lasciano i cassonetti aperti, non sono solo gli operatori Amiu.
Alla fine del Consiglio ho fatto una verifica solo a Manesseno (vedi foto) e devo dire che in tutti i casi in cui i cassonetti erano aperti e con il coperchio integro, quest’ultimo era completamente spalancato e bloccato tra il cassonetto e il muro/guard rail posto sul retro. Per posizionare il coperchio in quella posizione è necessario spostare l’intero cassonetto, ribaltare il coperchio e poi riposizionare il cassonetto, pertanto dubito che sia il cittadino a fare ciò, molto più plausibile che siano gli operatori Amiu. A maggior ragione ciò avviene quando i cassonetti sono spalancati e affiancati sul lato di apertura del cassonetto stesso.
4. La raccolta di acqua piovana nei cassonetti aperti non comporta nessun extra-costo sul conferimento in discarica perchè i cassonetti hanno dei fori per scaricare in sito il liquido in eccesso e perchè i camion effettuano uno “strizzamento” dei rifiuti scaricando i liquidi prima di conferire in discarica.
Su questo punto si è discusso in Consiglio, ma senza giungere ad una conclusione condivisa da tutti, soprattutto in merito alla pericolosità del liquido che fuoriesce dai cassonetti e/o dai camion. Le medesime spiegazioni erano stato fornite già in passato e personalmente avevo fatto qualche verifica in merito alla presenza di fori nei cassonetti trovando in alcuni contenitori la presenza di fori applicati e fatti anche piuttosto malamente, il che porta a pensare che ciò non sia propriamente previsto.
La cosa che proprio non condivido è che, a detta del referente Amiu, il liquido (liquame) che fuoriesce dai cassonetti possa finire tranquillamente sulla sede stradale come se nulla fosse, andando peraltro a gravare sul decoro e sulla pulizia della zona stessa. Al di là della pericolosità in termini ambientali, e cioè che possa essere inquinante/tossico o meno (e su questo condivido l’intervento di Elena Viola in consiglio la quale dichiarava che non si può sapere quali sostanza vengono introdotte nei cassonetti), il pericolo più imminente è relativo alla sicurezza stradale, il liquido che fuoriesce dai rifiuti rende l’asfalto pericolosamente viscido e lo sanno bene i malcapitati motociclisti che sfortunatamente lo hanno trovato sotto le loro ruote…
Va da sè che possa essere inverosimile che la prassi preveda uno strizzamento e lo scarico del liquido in strada da parte dei camion… quindi, se questo avviene, non può che avvenire in discarica dove la parte liquida confluisce nelle vasche di raccolta dei liquami, presumo le stesse vasche che in quanto colme hanno comportato la temporanea chiusura della discarica di Scarpino lo scorso mese di Giugno e i cui scarichi sono finiti più volte sul giornale nella scorsa primavera perchè hanno invaso il Chiaravagna..

Penso proprio che le spiegazioni poste dal referente Amiu, perlomeno dal mio punto di vista, possano ritenersi inaccettabili.
Mi dispiace di aver usato toni troppo polemici ma, dopo il Consiglio di giovedì scorso, in qualità di cittadino mi sono sentito offeso e quasi preso in giro. Sarei uscito di lì molto più sereno e felice se avessi sentito parole un pò più rassicuranti… In ogni caso mi auguro vivamente che l’Assessore Lottici intenda tenere sotto controllo l’operato di Amiu facendosi trovare sempre più pronta affinchè il servizio erogato venga effettuato nella regolarità del contratto e nella salvaguardia del cittadino e del territorio.
*Stefano Sobrero fa parte del Coordinamento del Comitato Indipendente per Sant’Olcese.

 

La Sabry, la bilancia, i sandali

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di Sabrina Poggi*
Non siamo mai state bene insieme ma crescendo abbiamo trovato un punto di accordo. Io mi alimento in modo corretto lei nn supera i 59kg! Davvero non è stato semplice. Trovare equilibrio e stabilità è un affare complicato in ogni campo della nostra vita. Non ricordo un pediatra e successivamente un medico che tronfio nello spiegare a mia madre il mio stato di salute non abbia usato l’aggettivo “robusta”, che rabbia!!! Mia madre ha fatto la guerra quindi un pò di ciccetta rappresenta per lei benessere MA io no!! Certo a casa si mangiava primo secondo contorno formaggio frutta e dolce tutti i giorni, milioni di calorie che mi invadevano, una conseguenza era l’abitudine di indossare maglio extra-large, cercare di essere più trasparente possibile e mai ma proprio mai sandali!!!
Fino a che qualcuno mi parla del succo di albero: forse doveva integrare il pasto ma io mi vedevo grassisimissima quindi bevevo solo quello più una mela e le vitamine…mai dimenticarle. Nuotavo più possibile, questo per sei mesi. Il mio corpo si prosciugava, prima definendo la muscolatura poi velocemente consumai anche quelli, nopn avevo più muscoli, il mio viso già non particolarmente bello sembrava il profilo di un cavallo, lungo e ossuto. Fino a che non caddi in palestra rischiando l’osso del collo. Mi resi conto che non potevo fare ciò che mi era congeniale, giocare a pallavolo, correre, nuotare ero handicappata, non ero più io. Ricominciai a mangiare piano piano, ma la tregua è arrivata a quarant’anni quando ho deciso che la mia femminilità era un dono da vivere, che dovevo dare l’esempio alle mie figlie, che quando torneranno gli anni 50 io sarò di moda.

*Sabrina Poggi non è poi tanto male e fa parte del Coordinamento del Comitato Indipendente per Sant’Olcese

L’importanza di una goccia nel mare

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Il tratto di via Gramsci ripulito questa mattina dall’operatore ecologico di frazione

Quante volte l’abbiamo sentito dire: “… tanto è solo una goccia nel mare”. Tra tanti luoghi comuni questo è in assoluto il più detestabile, perché nega il valore del buon esempio e della buona volontà; perché nella grettezza dei suoi presupposti utilitaristici ci fa sentire moralmente autorizzati al menefreghismo ed ai comportamenti poco virtuosi che ne conseguono.
Quando ho letto su santolceseinforma, il blog della maggioranza, che un addetto, nel periodo estivo, sarebbe stato assegnato alla pulizia delle frazioni, considerando la vastità del territorio comunale, ho pensato che forse sarebbe stato meglio impiegare diversamente una risorsa preziosa.
Oggi ho visto il risultato di mezza giornata di lavoro e mi devo ricredere, non solo per il risultato raggiunto, un bel pezzo del tratto finale di via Gramsci ripulito dalle erbacce a bordo strada, ma proprio per il valore simbolico di questa iniziativa.
Oggi più che mai ognuno deve versare la propria goccia di tempo, passione, amore per la cosa pubblica ed ottimismo nel mare dei bisogni di questo comune per troppo tempo trascurato. È l’unico modo che abbiamo per cambiare veramente le cose.

Claudio Di Tursi